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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 16/09/2008 @ 11:00:11, in G) Ricette, cliccato 653 volte)
IL POMODORO TURCO-NAPOLETANO (o romano)
(piatto estivo)
Siamo ormai alla fine dell'estate, ma i pomodori sono ancora belli e disponibili. quindi vi do questa ricetta che va bene in una bella giornata di sole che ci fa' ricordare le vacanze...
Non in tutti i libri di cucina si trova questa ricetta, che viene chiamata semplicemente “pomodori con il riso”, ma io ho adottato una leggera variante nella preparazione perché abitualmente la mistura che riempie il pomodoro viene preparata prima e tutta insieme a parte e poi immessa nel pomodoro-contenitore.
Dunque, perché “turco-napoletano” (o “romano”)?
La prima ragione è per un omaggio a Totò che ho sempre amato moltissimo e che fece un film che si chiamò appunto “Totò, Turco Napoletano”. Ma lo spunto viene dal fatto che ho adottato per cuocere il riso la stessa maniera con la quale si cuoce il riso alla turca. Per chi per caso non lo sappia, nella casseruola (di coccio o di ghisa con coperchio) si mette la quantità di riso desiderata, il sale necessario e l’acqua fredda che ricopre completamente il riso di almeno 2 cm. Poi si chiude la casseruola con il coperchio e si mette in forno a circa 130-140 gradi per una mezzora. Risulta il miglior riso bollito che si possa gustare, il quale durante la cottura ha assorbito completamente l’acqua. La “napoletanità” dipende dal fatto che a Napoli l’insaporitore principale è il basilico (mentre a Roma è la mentuccia romana, da cui turco-romano). Altri aggiungono la cannella che non io prendo nemmeno in considerazione. Io preferisco la mentuccia, oppure una mescola di basilico e mentuccia.
E allora, ecco gli
 
ingredienti per quattro persone: 2 pomodori molto grandi e molto maturi, ma sodi, a persona, o 3 se sono di media dimensione; riso (basmati o paraboiled o patma), circa mezza tazzina da caffè per ogni pomodoro; aglio 1 o 2 spicchi , mentuccia romana e/o basilico fresco in abbondanza, olio e.v., sale e pepe. Alcuni aggiungono anche l’origano che a mio parere “ammazza” il sapore-profumo della mentuccia o del basilico.
 
Tagliate una calotta (1/4 circa dell’altezza) di ciascun pomodoro e svuotatela della polpa; poi svuotate il pomodoro adoperando un cucchiaio possibilmente rotondo con i bordi taglienti. Occorre fare molta attenzione a non bucare il pomodoro altrimenti non potrà essere usato come contenitore. Ponete i pomodori in una teglia nella quale avrete messo qualche goccia d’olio. Preparate a parte un trito finissimo con le foglie della mentuccia e/o del basilico e l’aglio in maniera che risulti un cucchiaio da tavola ricolmo per ogni pomodoro. Versate il riso in ogni pomodoro in maniera che sia pieno a poco più della metà.
Mettete il trito di mentuccia ed aglio in ogni pomodoro, il sale, il pepe macinato di fresco e versate il sugo di pomodoro che avrete preparato a parte macinando la polpa con la passatrice a fori piccoli (o con un passapatate) e olio abbondante senza far debordare il liquido. Mescolate accuratamente e aggiungete ancora il sugo in maniera che raggiunga il massimo livello. Poi coprite con le calotte aggiungendo su queste ancora sale ed olio. Ponete la teglia in forno a 140 gradi e lasciate cuocere per circa ¾ d’ora. Assaggiate il riso per controllarne la cottura.
Evidentemente questo è un piatto estivo che può essere gustato anche a temperatura ambiente e che richiede tempo e soprattutto pazienza per la preparazione. Ma il risultato è molto gustoso.
 
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Di Gennaro Aprea (del 09/09/2008 @ 18:47:46, in F) Questa è l'Italia, cliccato 627 volte)
CHI LO HA PRODOTTO E DOVE E’ STATO FABBRICATO?
          
 
Qualche giorno fa, dando un’occhiata ad una scopa un po’ “speciale” acquistata in un magazzino della grande distribuzione, ho notato, sulla fascetta che la racchiudeva, l’origine: “prodotto importato”.
La cosa mi ha meravigliato perché finora su tutte le confezioni avevo sempre notato “made in Italy” oppure “made in Germany” o “made in China”, ecc.
Non sono campanilista, ma mi piace sempre sapere l’origine di cosa compro e dove è stato fabbricato. Nel seguito capirete il perché.
Nonostante sia di sesso maschile ormai da molto tempo, mi sono dimenticato del detto “la curiosità è femmina”,  cosa in effetti non vera, e ho cercato la legislazione relativa.
Subito ho trovato che, nella finanziaria del 2004 e nella sezione che riguarda la protezione dell’origine del “made in Italy”, è stato stabilito fra l’altro che l’origine del prodotto deve essere specificata solo se esso proviene da paesi extra-europei.
Quindi “prodotto importato” significa, salvo errore, che la scopa è stata fabbricata nell’Unione Europea.
Perché non dire allora che è “made in EU”? (che sarebbe l’Unione Europea), come gli americani scrivono “made in USA”?.
Per fortuna saremo sicuri che, se qualcosa è fabbricato in paesi dove il rapporto fra datori di lavoro e lavoratori è inaccettabile, come succede in molti paesi asiatici, dell’Africa e nelle Americhe latine (ma anche in Europa e negli USA), potremo scegliere di non comprarli per non favorire questi pessimi datori di lavoro.
Se non erro, questa legislazione non vale per i prodotti alimentari nei quali è obbligatorio evidenziare l’origine anche se originari dei paesi europei. Meno male!
Perché meno male?
Avete sentito in questi giorni che i poveri animali, bovini, ovini, maiali e cavalli che sono trasferiti in Italia per la macellazione (siamo i maggiori consumatori europei di carne equina) sono caricati su camion in maniera barbara, vi vivono – si fa’ per dire - stretti per un periodo che raggiunge spesso 48 ore, senza acqua, senza alcuna alimentazione. Né altra cura. Alcuni cadono e vengono calpestati, altri arrivano feriti o morti.
Allora facciamo attenzione a queste cose e non acquistiamo carne “di animali nati, allevati in ……(paese fuori dell’Italia), e macellati in Italia”., Significa che sono andati incontro a questi inumani (anche si dice che essi non sono umani: non è vero spesso sono più umani di noi!) trattamenti.
Ho sentito anche che gli esperti hanno accertato che gli animali trattati così sono talmente stressati e la loro carne si riempie di tossine, ciò che la rende assolutamente di pessima qualità!
 
 
 
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Di Gennaro Aprea (del 02/09/2008 @ 14:34:03, in F) Questa è l'Italia, cliccato 574 volte)
LA “RIFORMA” DELL’ISTRUZIONE
 
In questi giorni abbiamo appreso, prima come intenzione e poi come inclusione in un decreto legge, che il nostro “amabile” Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca ha fatto la riforma della scuola primaria e media inferiore, salvoerrore, che consiste principalmente in questo:
-         i voti numerici al posto dei giudizi
-         il 5 in condotta come voto per essere bocciati
-         il maestro/maestra unico/a alle elementari (primarie)
E’ tutta qui la riforma?…ma mi permetto di fare qualche commento.
 
1)     Non c’è molta differenza fra voti numerici e giudizi. Quando io frequentavo le scuole medie inferiori (in periodo fascista) si istaurò la “moda” dei giudizi. Non vi fu alcun impatto negativo salvo, forse il fatto che il giudizio spiegava meglio del semplice numero, di come il professore giudicasse ogni alunno
2)     Sono d’accordo sulla bocciatura col 5 in condotta agli indisciplinati e teppisti nelle classi
3)     Mi sembra che il nostro beneamatissimo Presidente del Consiglio dei Ministri qualche anno fa disse che, visto il cambiamento della società in atto in tutto il globo terraqueo, era necessario basare l’istruzione e l’educazione (nel senso più lato) su 3 “i”, Impresa, Inglese, Internet. E infatti nella scuola primaria finora vi è stato un insegnante di inglese ed uno di PC che vale molto per gli alunni del Sud Italia dove il numero di PC esistenti in famiglia è decisamente ancora basso per motivi economici. Certamente l’insegnante unico non sarà in grado di insegnare l’inglese (per insegnare una lingua ci vuole per lo meno una laurea e l’aver soggiornato nel paese della lingua conosciuta e studiata anche dal punto di vista pedagogico) e solo pochi potranno farlo con il PC. Allora come la mettiamo? E quelli che restano a casa perché “di troppo” cosa fanno? Ed i costi risparmiati vanno forse a beneficio di quelli che restano sobbarcandosi a classi di 30-35 alunni? Non mi risulta.
 
Se la primavera si vede dalle rondini (poche ahimè) cosa succederà nell’Università e nella Ricerca?….Poveri noi!
Faccio una piccola aggiunta dopo qualche giorno di ulteriori notizie apparse sui media a seguito di ulteriori dichiarazioni.
La Ministra Gelmini ha detto che ci saranno gli isegnanti  di inglese e quellli di informatica, ma ribadisce che il maestro o la maestra sarà unico/a perché - poveri bambini - devono avere un punto di riferimento unico, altrimenti sarebbero stressati.
Ma dove le va a trovare queste scuse/fandonie? Il fatto è che vogliono risparmiare e ci saranno 84000 esuberi... che vogliono inserire nel turismo.
Stiamo a guardare!
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