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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 21/07/2014 @ 12:14:16, in D) Guerre, cliccato 772 volte)
GUERRA O PACE?
 
Guerra, anzi GUERRE, fortissimamente GUERRE, fino alla fine dei nostri giorni.
 
Facciamo un breve esame della situazione. Fino a 4 giorni fa le notizie principali sui media erano limitate a quelle dello scambio di azioni guerresche fra Israele e i miliziani di Hamas della striscia di Gaza. Si mettevano in evidenza i lanci di missili palestinesi che per la prima volta avevano la capacità di raggiungere Tel Aviv e persino Haifa, e che regolarmente venivano intercettati dai contro-missili israeliani, i quali sono sempre riusciti a colpirli e distruggerli in aria: test di nuovi armamenti sempre più efficaci.
Le notizie dell’Ucraina si erano fatte più rare; poi c’è stato il missile terra-aria che ha colpito l’aereo civile della Malaysian Airline, assassinando 298 persone, che ha riconquistato le prime pagine. Strage colposa o preterintenzionale?
La guerra civile triennale in Siria continua regolarmente ma non è più di interesse primario perché non è più di attualità e ha perso il pregio della novità: i giornalisti non amano il “tran tran” perché hanno stabilito che la gente si annoia a sentire solo il conto dei morti dall’inizio della guerra e a leggere notizie ripetitive.
Non parliamo poi di numerose altre guerre civili meno importanti per i media, ma tuttora in atto, senza che se ne parli più perché i morti sono pochi, come per esempio l’attacco e la conquista dell’aeroporto di Tripoli di Libia (ormai chiuso al traffico aereo) con la distruzione di un aereo da parte di una fazione di cui non so più di quale parte siano, cirenaici? oppure un’altra tribù tripolina?
E non dimentichiamoci di altre piccole e medie guerre sempre in corso, cominciando con la Nigeria fra gli estremisti musulmani che uccidono i cristiani di ogni tipo e le truppe dell'esercito governativo; in Iraq dove altri estremisti islamici fanatici hanno creato un nuovo califfato che comprende anche parte della Siria,uccidendo centinaia di persone, soprattutto cristiani; pensano di estendere il califfato fino al cuore dell’Europa. E poi la Somalia, lo Yemen, il Sudan, il Kenya, la Repubblica Centro Africana, il Mali, l’Afghanistan e il Pakistan dove i talebani non hanno mai finito di farsi esplodere, fino alle Filippine.
Le caratteristiche di queste guerre sono in massima parte derivanti da contrasti religiosi i quali costituiscono terreno fertile per i venditori di armamenti. E chi più ne ha, più ne metta.
Esperti editorialisti dissertano di estremismi politici e religiosi ed anche qualche volta di  interessi economici.
Grandi politici di importanti paesi e persino le Nazioni Unite si sono lanciati in azioni diplomatiche per far terminare queste guerre, per stabilire delle tregue in attesa di conversazioni fra le parti, spesso inconcludenti o simili fra di loro, le quali si sono succedute a ripetizione negli anni. Ed infine le minacce di sanzioni o qualcuna effettiva che non risolve alcunché.
Il Papa Francesco  incita alla preghiera e dice che la violenza si combatte non con altra violenza, ma con la pace, Tutto molto bello, senza dubbio.
 
Ammetto che molte cause seminascoste di questa situazione siano certamente economiche (petrolio e gas) e religiose fra fazioni (sunniti, sciiti, ecc.), Israele ne fa una questione di sicurezza, ma queste cause hanno a mio parere un peso molto relativo rispetto ad un’altra.
Infatti nessuno pensa e parla della ragione principale che ho messo in evidenza anche in passato.
Qual è? Secondo me è ovvia: il necessario consumo delle armi e di tutto ciò che ci gira intorno in termini di denaro. L’industria degli armamenti esiste, prospera ed è potentissima: non può fermarsi, chiudere le sue fabbriche, licenziare i relativi migliaia di addetti (vorrei che qualche eminente editorialista faccia un'inchiesta sul peso economico di questo settore industriale nel mondo) sperimentare armi sempre più sofisticate, cioè la più deleteria innovazione industriale che in ultima analisi produce solo morte. Quindi appoggia e paga governanti di tutte le specie, nei paesi considerati più democratici, fino alle dittature.
 
Fra poco, spero proprio fra pochissimo, la diplomazia riuscirà a fermare o a rallentare (purtroppo solo provvisoriamente) questo macello di persone e di cose, perché le riserve di armamenti avranno subito una drastica diminuzione dei magazzini e ciò contribuirà ad una fermata in qualche paese.
Poi si ricomincerà da qualche altra parte perché i governi e i partiti che aiutano le varie fazioni versando alle parti in causa finanziamenti e rifornimenti di armi originati quasi sempre dalla corruzione, dovranno cedere ai venditori di armi che ne propongono di nuove (di recente anche i droni) sempre più capaci di stroncare gli avversari delle fazioni in guerra fra di loro. L’altra caratteristica è che nella maggior parte dei casi, salvo in Israele dove il tenore di vita è decisamente alto e dove si parla solo di  sicurezza, gli stati ove allignano queste guerre civili, le popolazioni sono povere, oltre a soffrire di distruzioni di beni, di morti e feriti di tutte le età, compresi numerosissimi bambini.
 
Mettiamo i piedi per terra e cerchiamo di essere realisti. Come si potrebbe risolvere questo immenso problema? Io sono pessimista, pur essendo un convinto pacifista.
A meno che, nell’ambito delle Nazioni Unite nasca un gruppo di paesi governati da giovani onesti e capaci (vedi ad esempio Costa Rica) che impongano agli stati dove vi sono le principali industrie degli armamenti, il controllo - non un disarmo concordato, cosa assolutamente utopica – di tutto ciò che riguarda la corruzione, l’economia delle energie, ecc.
Per realizzare questa nuova situazione però sarebbe assolutamente necessario una modifica dello Statuto delle Nazioni Unite dove il Consiglio di Sicurezza potrebbe votare le decisioni a maggioranza, cioè democraticamente, senza il diritto di veto degli stati membri permanenti, pratica istituita dai vincitori della seconda guerra mondiale, ed ormai superata.
Anche l’Europa aveva istituito la regola dell’approvazione di regolamenti all’unanimità; ora in molti casi le approvazioni sono a maggioranza. Potrebbe succedere anche all’ONU?
 
Anche questa è utopia? Forse si, ahimè!
 
Mi farebbe piacere sentire qualche parere
 
Di Gennaro Aprea (del 26/03/2014 @ 18:08:32, in D) Guerre, cliccato 559 volte)
CRIMEA - LE SCARAMUCCIE ECONOMICHE E POLITICHE FRA RUSSIA, UE E USA
Per curiosità ho dato un’occhiata su Internet-Google alla storia della Crimea fin dalle sue origini ancor prima dell’era cristiana. Chi è interessato, può rendersi conto che questa storia è certamente complicata e molto variegata.
 
Senza entrare nei dettagli, ci sono stati anche i greci, poi i romani, i goti, l’impero romano d’oriente e successivamente l’impero ottomano, cioè i turchi. Durante un breve periodo è stata unita anche a Kiev, ma alla fine è divenuta russa fin dal 1800 dopo una serie di guerre durante le quali perfino il Regno di Sardegna è stato coinvolto insieme ai francesi e gli inglesi grazie al nostro buon amico Camillo Benso Conte di Cavour, quando c’era ancora l’impero ottomano.
Però ben prima e dopo la rivoluzione russa conclusasi nel 1921, pur restando in un certo senso un territorio/provincia indipendente, è rimasta principalmente russa, popolata in grande maggioranza di russi, con minoranze di tatari ed altre esigue etnie, compreso gli ucraini.
 
Solo nel 1954  il presidente dell’URSS Krutscev premiò l’Ucraina donandogliela (si dice che quel giorno fosse più ubriaco del solito) per l’anniversario del trattato di 300 anni prima fra i cosacchi ucraini e la Russia. Tutto ciò comportò l’inizio di numerosi e lunghi disordini da parte degli abitanti che si sentivano russi al 100%.
 
Non so immaginare le ragioni profonde per cui siano nati i disordini che hanno portato al referendum dopo la cacciata del vecchio presidente filorusso Janukovyc che non aveva voluto firmare l’accordo con l’Unione Europea; probabilmente sono molte, fra le quali certamente c’è l’impuntatura di Putin che ha colto l’occasione per mostrare una volta di più la sua volontà di dominio, unita al timore di perdere la grande base navale della flotta russa a Sebastopoli. Da parte occidentale le ragioni sono più oscure, a parte il timore di vedere perdere un zona importante di un paese, l’Ucraina, che potrebbe diventare un altro stato dell’U.E. (?)
Le ragioni degli USA sono ancora più oscure, non mi risulta che vi siano giacimenti di petrolio e/o di gas, uranio ecc., cosa che spiegherebbe più facilmente il loro intervento; sicuramente c’è quella di perdere ulteriore autorità a livello mondiale se non mostrano a Putin che non si può permettere di fare e disfare qualsiasi cosa senza che gli USA siano coinvolti, consapevoli e con il loro permesso (cioè delle Nazioni Unite e della NATO), senza ricevere in cambio qualcosa di più (vedi la brutta figura che hanno fatto in Siria, minacciando lo sconquasso e facendosi by-passare da Putin).
 
Conclusione, la storia della Crimea conferma che certamente questa regione è più russa che ucraina, così come altri territori dell’Ucraina orientale al confine con la Russia.
Il mio ultimo pensiero è – e spero che tutti siano d’accordo – che queste “discussioni” e “scaramucce” economiche e politiche non portino a qualcosa di più grave, cioè ad un ennesima guerra che potrebbe essere più pesante di quella in Georgia di qualche anno fa.
 
Di guerre ne abbiamo fin sopra le scatole!
 
Di Gennaro Aprea (del 30/04/2011 @ 18:28:45, in D) Guerre, cliccato 969 volte)
QUESTE “MEZZE” GUERRE
 
Da quando numerosi giovani di paesi musulmani del Nord Africa, Vicino e Medio Oriente hanno iniziato a collegarsi ad Internet e a parlarsi fra di loro, hanno scoperto che in altri paesi del mondo esisteva una parola, democrazia, senza ben capire di cosa si trattasse perché non la conoscevano. Poi, negli ultimissimi anni hanno scoperto che in quei paesi le persone non erano “sudditi” ma “cittadini”, che la religione non era alla base di tutti i rapporti fra governo e governati, che questi potevano parlare grazie alla libertà di stampa e di espressione, senza essere messi in prigione o al limite fatti sparire. Hanno scoperto anche che alcuni connazionali “meno giovani” avevano lasciato il loro paese, auto-esiliandosi in paesi democratici e li hanno ascoltati. Così hanno pensato che anche loro potevano avere la “libertà”, un lavoro e soprattutto un tenore di vita decente e meno miserabile, in contrapposizione con lo sfarzo della vita dei loro padroni.
Allora hanno iniziato a manifestare nelle piazze mentre la polizia, l’esercito e le guardie speciali dei loro re, sceicchi, dittatori, presidenti a vita li sorvegliavano e li manganellavano, fino alla repressione sparando prima in aria e poi ad altezza d’uomo. Ci sono stati i primi martiri, quelli che si sono dati fuoco per la libertà, poi le vittime della repressione spinta al massimo. Abbiamo queste situazioni ancora tutti i giorni sotto i nostri occhi leggendo la stampa, vedendo scene di guerra civile sul nostro schermo, ascoltando la radio ed i commenti, quasi sempre risse fra i politici saputelli (e affini) e strilloni.
In Libia le cose sono andate un po’ diversamente nel senso che le manifestazioni si sono trasformate in guerra civile per cui numerose persone inermi sono state uccise dagli aerei, dall’esercito fedele al dittatore e dalla polizia che hanno bombardato e sparato con i cannoni ed i mortai su e all’interno di intere città e cittadine; per non parlare dei cecchini.
A questo punto, dopo molti tentennamenti e riunioni sono intervenuti alcuni paesi occidentali, poi le Nazioni Unite, prima con le sanzioni, poi con la risoluzione n. 1973.e infine con l’affidamento alla NATO di iniziare le ostilità
Vi sono una serie di ragioni più o meno importanti, ma che hanno un loro valore (anche negativo), e vorrei esaminare tutte quelle che mi vengono in mente, mentre finora  i media ne hanno escluse o minimizzate alcune di gran peso.
Molte le conosciamo a memoria perché le abbiamo sentite ripetere fino alla noia, così alcuni non hanno bisogno di ulteriori  commenti:
1)     non è ammissibile che tanti civili siano uccisi dal loro “leader”, quindi dobbiamo difenderli con la “non fly zone” e poi distruggendo i suoi carri armati, cannoni, aerei, caserme, ecc. con i nostri aerei
2)     la disponibilità di petrolio e di gas naturale che la Libia possiede non possono mancare ai paesi dell’occidente (l’Italia prima di tutti), né possono restare in mano a quel dittatore che li può usare come ricatto
3)     vi è una buona occasione per alcuni paesi che finora ne sono stati esclusi (es. USA e Francia) di mettere le mani su queste risorse energetiche se aiuteranno i “ribelli” a prendere il potere al posto di Gheddafi
4)     se distruggiamo le infrastrutture militari e civili (radar, TV, centrali elettriche, industrie ecc.) avremo buone opportunità di ricostruirle nuove in cambio di risorse energetiche dopo la fine delle ostilità
5)     le forze armate libiche sono potenti (hanno comprato molti armamenti – anche italiani - a destra e manca) ma c’è una nuova occasione di vendere armamenti più moderni e tecnologicamente avanzati dopo che avremo distrutti quelli che hanno adesso
6)     i depositi di nostri armamenti, missili di tutti i tipi, bombe da mortaio, cannoni, munizioni varie, sono strapieni; possiamo quindi svuotarli un po’ e sostituirli con armamenti tecnologici più avanzati; quindi consumiamo quelli obsoleti usandoli direttamente o fornendoli ai “rivoltosi”
7)     appena Gheddafi sarà allontanato o eliminato in qualche maniera, continueremo ad aiutare i suoi dissidenti, istruendoli non sono militarmente come abbiamo appena iniziato a fare con consiglieri ed istruttori “in borghese”, ma aiutandoli a far nascere uno stato “democratico di stile occidentale” ed impiantandoci in Libia come già abbiamo fatto per anni in molti stati del Sud America, dell’Africa, che ora si sono stancati di noi e delle nostre politiche coloniali nei loro confronti.
Tutto ciò naturalmente senza utilizzare i nostri eserciti di terra perché gli altri stati arabi  limitrofi, la Lega Araba e l’Unione Africana non lo permetterebbero perché non ammettono che i paesi occidentali inizino altre guerre del tipo Iraq e Afganistan. Insomma abbiamo inventato le “mezze guerre” perché in effetti non sono proprio delle guerre alle quali finora eravamo abituati, cioè con i soldati che si sparano reciprocamente.
 
A questo punto mi chiedo e vi chiedo: avete mai sentito o letto le ragioni che vi ho elencato a partire dal numero 3 in avanti? Pensate che siano reali? Io ritengo di si.
In particolare, per quanto riguarda gli armamenti, finché vi saranno le industrie che le costruiscono, finché non vi sarà un ordine mondiale che cerchi di limitare ed evitare le guerre (le Nazioni Unite erano state costituite anche per questo, cioè per riciclare le industrie degli armamenti in industrie pacifiche) queste industrie e le loro lobby riusciranno a “convincere” (o meglio comandare) i governanti.
Come mi è capitato di dire altre volte, non è questa l’unica ragione delle guerre, ma essa ha certamente un peso molto importante fra le altre, cioè le economiche, le politiche, le religiose, le tribali, ecc.
Cosa succederà negli altri paesi di questa zona? Mi auguro che non si sviluppino tragedie come quella libica, alla quale seguono invasioni di derelitti che fuggono verso la libertà ed il benessere del paese più vicino, l’Italia che è maledettamente implicata ed è fra quelli meno ricca fra i ricchi.
Perché non abbiamo preso esempio dalla Germania (stato che fa' parte della NATO) che si è defilata fin dall’inizio? Ne avremmo guadagnato in serietà e comportamento conseguente anche nella considerazione dei libici dopo questa mezza guerra. Avremmo anche risparmiato qualche decina (o centinaia?) di milioni di Euro in favore della nostra disastrata economia.
Invece abbiamo (o meglio ha) cominciato a dire no: siamo troppo amici di Gheddafi, forse, può essere, vedremo, si ma senza sparare. Il resto lo sapete.
Come finirà non lo sa nessuno.
 
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