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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 07/02/2015 @ 18:46:44, in F) Questa è l'Italia, cliccato 290 volte)
MOSCHEE A MILANO
 
E’ da tempo che si sta discutendo se far costruire 3 moschee a Milano. E finora la decisione non è stata ancora presa perché i politici di maggioranza della Regione (Lega Nord e destra) insieme a quelli di minoranza in Comune (Lega Nord e destra) le rifiutano adducendo che esse diverranno covi di jihadisti dai quali potrebbero partire attentati simili a quelli avvenuti a Parigi.
 
Personalmente ritengo invece che le ultime esperienze abbiano dimostrato che questi assassini non sono legati ad alcun luogo di culto; chiunque di loro potrebbe essere uno o più di questi musulmani.
La pena di morte che qualcuno (ad imitazione di altri imbecilli francesi del Front National che la propugnano per questi jihadisti) vuole ripristinare per loro, è assolutamente inutile perché i fondamentalisti sono, non solo pronti a morire in battaglia con la polizia se li trova, ma addirittura si suicidano o si fanno saltare in aria.
Le loro terribili iniziative nascono da un episodio che li sminuisce, o li offende, o fa loro un torto. Spesso non sono premeditate.
Quanto alle moschee milanesi, ritengo quindi che la decisione politica definitiva di non dare i permessi alla loro costruzione sarebbe oggetto di larga pubblicizzazione sui media e potrebbe essere considerata una provocazione da uno o pochi sconosciuti terroristi; darebbe anche adito ad un grave episodio da parte dei terroristi con morti e feriti
A questo proposito ricordo che qualche anno fa l’allora ministro Calderoli mostrò una vignetta di Maometto; dopo pochi giorni vi fu una manifestazione di protesta al Consolato di Bengasi con diversi morti.
 
Un’ultima considerazione: la mancanza di moschee a Milano fa sì che i musulmani si possano riunire in vecchi capannoni o seminterrati non ufficializzati e simili, siti fra i quali è probabile che vi siano alcuni terroristi più difficilmente controllabili.
 
La mancanza di un luogo di culto per loro e per tutte le persone di religioni diverse dimostrano inoltre la capacità di tolleranza e democrazia dell’Italia.
 
Tutti quelli che non capiscono e non accettano questi semplici principi ci fanno tornare ai tempi delle leggi antisemite del ventennio fascista.
E dimostrano di essere unicamente dei grandi imbecilli.
 
Di Gennaro Aprea (del 25/10/2014 @ 18:32:47, in F) Questa è l'Italia, cliccato 351 volte)
LA MANCANZA DI CULTURA IN ITALIA
 
Vi sono molti tipi di cultura di cui gli italiani sono deficitarii, Uno fra i tanti è quello che riguarda i problemi legati all’ambiente in generale, e più precisamente alle conseguenze negative della situazione di degrado e di inquinamento che ha un forte impatto sulla nostra salute e sulla produzione agricola.
Un certo numero di persone ha iniziato a rendersene conto (alluvioni e disastri di tutti i generi dovuti al cambiamento del clima, a sua volta causato dall’uso crescente ormai plurisecolare delle fonti di energia fossili e delle loro emissioni nell’atmosfera). Però la maggior parte della gente comune non ha ancora l’esatta percezione della gravità della situazione perché l’informazione è scarsa e (volutamente) confusa; e così anche dell’urgenza di cambiare l’andamento.
 
Uno degli esempi è il seguente. All’inizio della settimana scorsa ho assistito a un “wokshop” internazionale che si è tenuto per 2 giorni presso l’università Bocconi, organizzato dallo IEFE che è l’Istituto di ricerca dell’università per l’ambiente e le energie, con la partecipazione di rappresentanti della Commissione Europea e di altri due istituti del settore ambiente.
Naturalmente il convegno si è svolto interamente in inglese (molte lezioni sono ormai in questa lingua alla Bocconi) e tutti gli astanti evidentemente non avevano problemi di comprensione. Però l’Aula Magna dove si è tenuto il convegno era piena per il 30%; quasi mi sono vergognato che gli “speakers” di alto livello (inglesi, francesi, spagnoli, finlandesi, olandesi, greci e italiani) si trovassero di fronte a un’aula semivuota.
Anche se la partecipazione era gratuita, a parte un certo numero di studenti, gli ascoltatori che fanno parte della gente comune erano completamente assenti (in tutto una cinquantina di persone lunedì e meno di quaranta il giorno successivo). Conclusione, ho avuto la netta impressione che tutti non potessero altro che parlarsi addosso.
Il titolo era “Innovazione nella valutazione e gestione del ‘LowCarbon’ e ‘Smart Cities’ “
In particolare si è parlato dei seguenti argomenti specifici che dovrebbero da tempo far parte della cultura almeno di una parte della gente comune:
-          controllo, misurazione e benchmarking (cioè con richiamo alle situazioni ottimali) dello sviluppo della “green economy”, con riferimento al Patto dei Sindaci (che si sono impegnati a raggiungere e migliorare nei rispettivi Comuni le mete previste dalla politica economica e ambientale europea del 20-20-20)
-          l’applicazione e l’utilità degli standard internazionali per le misurazioni
-          l’innovazione nella valutazione e la gestione del clima e della diminuzione delle emissioni di anidride carbonica (low carbon)
-          le “Smart Cities”, cioè le città “intelligenti” che hanno pianificato o stanno raggiungendo l’organizzazione ottimale di tutti i servizi al cittadino compreso il miglioramento della situazione ambientale. Presentazione di vari esempi di Smart Cities.
 
Argomenti questi che dovrebbero essere prioritari in tutti i media fra le notizie che ci tempestano di resoconti interviste e filmati su convegni di tutti i generi: politici, sociali, letterari, musicali, cinematografici, religiosi, ecc.
Invece non ho visto alcun giornalista, né alcuna notizia preventiva e successiva su questo importante evento. Mi chiedo se gli organizzatori si sono preoccupati di invitarli oppure – più probabile – i media non avevano disposizione giornalisti all’altezza della situazione.
 
In conclusione, la cultura della “green economy” continua a non essere di interesse generale come sarebbe necessario, nonostante i problemi del clima, della salute, dell’inquinamento e del degrado a livello europeo e mondiale siano da tempo divenuti gravi problemi sociali, politici, economici e della conservazione del globo terraqueo.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 09/07/2014 @ 19:09:06, in F) Questa è l'Italia, cliccato 407 volte)
LA TERZA REPUBBLICA
 
Un paio di anni fa, o forse più, scrissi un articolo in cui dimostravo che la “seconda repubblica” non esisteva; affermavo che eravamo sempre nella “prima repubblica”.
A dimostrazione di ciò elencavo l’esempio delle numerose repubbliche francesi che si differenziarono per motivi sostanziali l’una dall’altra a distanza di molti anni, con interruzioni di imperi, e cambiamenti radicali della loro costituzione.
Dicevo infine che il periodo che va dalla fine degli anni 80, seguito da tangentopoli e dall’avvento del periodo berlusconiano, fino al 2011, sarebbe stato considerato dai posteri un normale avvicendamento di governi politici peggiori dei precedenti.
In effetti non era stata fatta alcuna modifica della Costituzione; nemmeno i cambiamenti delle leggi elettorali fino al “porcellum” possono essere considerati importanti non essendo leggi costituzionali (solo oggi si parla di modificare, per esempio, il bicameralismo originario della nostra Costituzione, che sarebbe una sostanziale riforma).
 
Da qualche mese a questa parte mi sono ricreduto per tutt’altre ragioni.
Da qualche mese continuiamo a scoprire cose gravissime che non avremmo mai immaginato: cioè che i politici del cosiddetto (secondo) ventennio hanno portato l’Italia ad essere un paese “marcio”, che è stato gestito da uomini ladri, furbi, delinquenti di ogni genere, corrotti, che si sono appropriati del potere e lo hanno usato per i loro puri interessi personali e degli amici degli amici, arricchendosi e dimostrando anche una notevole incompetenza a tutti i livelli, dai politici agli alti dirigenti delle società in cui le amministrazioni centrale e locale possiedono la proprietà completa o parziale. E questi soldi sono stati pagati da noi cittadini che sono stati contributo sostanziale all’aumento delle spese delle Pubbliche Amministrazioni, quindi al deficit e al debito in continuo aumento.
Per non parlare delle varie mafie che hanno invaso l’intero paese mentre i politici di qualsiasi livello negavano o al massimo minimizzavano l’esistenza della mafiosità diffusa ovunque.
E che dire della sofisticata “macchina del fango” creata da puri delinquenti, ivi compresi alcuni alti prelati, che ha falsificato o inventato cose gravissime per distruggere la reputazione di persone oneste e rispettabili?
"Last but not least", il rinvio della burocrazia a tutti i livelli.
Insomma, sono saltati fuori comportamenti per i quali Totò si sarebbe fatto la croce con due mani.
 
Insomma cose gravissime che mi hanno portato ad uno stato di profonda frustrazione.
Sicuramente è la mia età avanzata che mi permette di poter fare dei paragoni fra la cosiddetta classe dirigente del Paese della prima repubblica - che ho vissuto fin dall’inizio - e quella di ora. E mi sono schifato, mi sono vergognato di essere italiano di fronte agli stranieri che ho incontrato e che incontro, di fronte alla tristezza di amici italiani o parenti che vivono all’estero.
Unica eccezione che mi dà un po’di consolazione è il nostro Presidente della Repubblica che, nonostante tutto, fa il possibile per incitare a cambiare le cose.
 
Tuttavia, da convinto ottimista, mi auguro che i giovani politici che si stanno affermando nella politica attuale riescano a cambiare l’Italia, e soprattutto gli italiani, (dobbiamo diventare più seri in tutti i nostri comportamenti) con le riforme necessarie, che non sono solo quelle istituzionali, giustizia compresa e istruzione, ma tutte le altre, cominciando dalle leggi sulla corruzione, sul riciclaggio, sul conflitto di interessi, sul falso in bilancio; che riescano ad abbassare drasticamente l’evasione fiscale per poter dare “cassa” alla macchina statale e locale, che si risolverebbe in possibilità di maggiori investimenti, di aumenti di reddito della classe povera (pensionati, ecc.) di facilitazioni alle imprese valide e quindi all’aumento dell’occupazione, ecc. ecc..
Mi rendo conto – e lo vediamo ogni giorno - che ancora numerosi politici, perfino dello stesso partito o movimento, continuano a far resistenza e ritardare o bloccare le riforme necessarie, alcune più urgenti, altre meno ma sempre da fare a breve e medio termine.
Io spero che questi giovani ci riescano nonostante le difficoltà.
 
Per tornare al mio ripensamento sull’esistenza della seconda repubblica, devo ammettere che essa effettivamente è esistita e rappresenta un periodo vergognoso per l’Italia. I nostri posteri la dovranno ricordare per essere stata una parentesi poco più che ventennale (seconda dopo quella della prima metà del secolo scorso), un periodo storico assolutamente negativo finito alla metà degli anni 10 del XXI secolo (cross fingers, dicono gli inglesi).     
 
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