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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 29/09/2012 @ 10:37:24, in L) Zero-carbonio, cliccato 431 volte)
UNA VOLTA DI PIÙ, AZIENDE E OPERATORI SI DISINTERESSANO ALLE OPPORTUNITÀ OFFERTE DALLE ENERGIE RINNOVABILI

 
Giovedì 27 settembre sono andato in Camera di Commercio a Milano per ascoltare un interessante “Rapporto sul Biogas e Distretti Rinnovabili della Lombardia”, organizzato in collaborazione fra la CCIAA e il Politecnico di Milano. L’impegno era solo per la mattina.
Non sto qui a dare dettagli sui vari interessanti argomenti trattati dai 5 relatori i quali hanno sottolineato che la Lombardia è al primo posto fra tutte le Regioni italiane per l’uso del biogas derivante dalla combustione di legna, rifiuti (differenziati) e discariche.
Fra l’altro, il Responsabile dell’Energy Group del Politecnico, Prof. Ing. Vittorio Chiesa ha relazionato accuratamente sullo “Stato delle energie rinnovabili in Italia e in Lombardia”.
Una delle piccole cose che è saltata all’occhio è che l’industria italiana delle stufe e caldaie che utilizzano la biomassa legno (di tutti i tipi) ha un mercato in Italia che è molto inferiore a quello estero, soprattutto europeo, il quale importa da noi grandi quantità di queste apparecchiature ad alta tecnologia.
Ma ciò che mi ha fatto più impressione è che la Sala Consiglio della CCIAA che ha una capacità di più di 100 posti era pressoché vuota: all’inizio vi erano 30 persone, me compreso che sono un ascoltatore anomalo ed alcuni studenti; alla fine erano 19!
 
Di Gennaro Aprea (del 21/08/2012 @ 16:52:41, in L) Zero-carbonio, cliccato 407 volte)
TRAFILETTI FRETTOLOSI SUI TRAGUARDI ENERGETICI
 
Il 13 agosto scorso è apparso un trafiletto non firmato su La Repubblica, apparentemente non importante proprio per essere un trafiletto. In poche righe si accennava frettolosamente al cosiddetto: “5° Conto Energia che ha imposto un’ulteriore riduzione degli incentivi per il fotovoltaico (ministro Passera) perché l’approccio del passato è stato “non certo ottimale e troppo costoso, privilegiando il settore elettrico senza prevedere adeguati meccanismi di contenimento dei volumi”: vero, ma la parte negativa è causata da pessime leggi, speculazioni e mancanza di controlli adeguati.
Il mio commento – di cui il trafiletto non parla mentre ne parlano altri articoli in altre date senza connetterlo a questi problemi – è che il Governo ha deciso di dare il via libera all’estrazione di petrolio e gas (cominciando dalle nostre due imprese semi-pubbliche ENI ed ENEL) sul nostro territorio e off-shore, al fine di aumentare l’apporto nazionale di queste due fonti energetiche dal 10 al 20%, ossia ridurre le importazioni dal 90 all’80%, Cosa positiva ma che tralascia altri problemi importanti che troverete più avanti, cominciando dal fatto che continuare ad utilizzare petrolio e gas naturale significa non diminuire l’emissioni di gas serra e aumentare quelle di inquinanti.
Il trafiletto afferma trionfalmente in chiusura che: “Anche se i vantaggi della green economy sono ora evidenti, abbiamo raggiunto in anticipo gli obiettivi di produzione rinnovabile imposti dall’Europa nel 2020 ed ottenuto un calo netto dei prezzi elettrici grazie proprio al contributo di sole e vento”.
I miei commenti a queste superficiali considerazioni sono i seguenti:
1) Perché gli obiettivi imposti? Qui si tratta di obiettivi concordati: l’Italia ha partecipato alla definizione del piano ed è nostro interesse raggiungere gli obiettivi al 2020.
2) Uno dei tre obiettivi è infatti aumentare del 20% l’utilizzazione di fonti di energia rinnovabili; tuttavia alla discussione sul "quanto", dopo la decisione del 20% da parte della maggioranza dei paesi, l’Italia si è messa a piangere che la nostra industria non ce l’avrebbe fatta ed ha ottenuto uno sconto, quindi il traguardo per noi è il 17%.
3) Da notare che nelle fonti rinnovabili è compresa l’energia idroelettrica non inquinante che già abbiamo.
4) Gli altri due obiettivi sono: la maggiore efficienza del 20% nell’uso delle fonti in tutte le attività economiche e amministrative, il che si traduce in buona parte in risparmio di energie, e la diminuzione delle emissioni di gas serra, sempre del 20%. Nel trafiletto si parla di obiettivi, invece sembra che abbiamo raggiunto solo quello del 17% di energie rinnovabili, certamente non gli altri due di cui nessuno parla; per il terzo, ribadiamo, come possiamo raggiungerlo se si decide di continuare ad usare petrolio e gas?
5) Perché poi limitarci al 17% o al 20%? Il fine dell’accordo europeo non è quello di raggiungere i famosi obiettivi 20-20-20 e poi fermarci. Altri paesi europei, cominciando dalla Germania, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda e Svezia non si fermano ed alcuni stanno oggi già raggiungendo i tre obiettivi avendo anche deciso di velocizzare e raggiungere le percentuali prima del 2020. Hanno capito - non il nostro governo attuale - che la soluzione dei problemi del caldo in aumento inesorabile, delle alluvioni che ci rovinano il territorio, dei ghiacciai (ed i ghiacci del Polo Nord) che si sciolgono, e in generale del clima che si deteriora dipendono dalle di politiche virtuose di chi pensa al bene dei cittadini e non solo a quello delle società petrolifere e del risparmio di valuta per l’importazione di petrolio, gas ed anche del carbone, i quali possono certamente essere sostituiti da altre energie alternative e dai risparmi nell’utilizzazione di tutte le energie.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/05/2012 @ 18:58:27, in L) Zero-carbonio, cliccato 472 volte)
QUELLO CHE (NON) HO
 
La trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano coadiuvati da eccellenti amici-colla- boratori, ha avuto ascolti dai 9 ai 10 milioni di telespettatori ogni sera, fra i quali il sottoscritto.
Quando ho visto che si poteva suggerire una parola da sviluppare durante le tre giornate, ho subito cercato sul sito se era possibile suggerire, oltre la parola, anche un percorso, ma mi sono reso conto che ciò non era ammesso; quindi ho inviato la sola parola che avevo in mente, cioè che io (ed altre persone) non ho: AMBIENTE, nel senso di un buon ambiente naturale in cui viviamo.
Ed ecco il percorso che avevo in mente di suggerire.
Quello che abbiamo:
-          un ambiente economico e soprattutto finanziario che ci ha ridotto nelle condizioni in cui tutto il mondo si trova, salvo pochissime eccezioni
-          un ambiente politico inquinato e troppo spesso ributtante
-          un ambiente religioso troppo spesso da rifiutare e da riformare
-          un ambiente amorale troppo diffuso e dove l’etica è sparita in ogni azione umana
-          un ambiente sportivo troppo spesso inquinato da comportamenti non sportivi
-          un ambiente familiare dove aumentano le azioni ed i comportamenti relazionali, fino alla criminalità nei confronti di donne, bambini e in minor misura anche contro uomini
-          ci sono poi molti altri tipi di ambienti che abbiamo e che potremmo menzionare i quali ammorbano la nostra vita
Quello che non abbiamo:
-          in generale un ambiente naturale sano e piacevole che non provochi danni al globo terraqueo e alla nostra salute
-          un ambiente ove l’acqua non inquinata sia a disposizione di tutti nel mondo intero
-          un ambiente atmosferico che ci permetta di non respirare veleni
-          un ambiente su tutte le terre emerse che non diventi gradualmente deserto a causa dell’effetto serra
-          un ambiente paesaggistico che non sia devastato da costruzioni
-          ecc.
Ebbene, fra le parole suggerite da chi ha scelto le parole importanti (che sono state tutte trattate benissimo), la parola ambiente non ha avuto molti “clic”, quindi non è stata esaminata.[1]
Ciò purtroppo conferma quanto vado dicendo e scrivendo da tempo, cioè che solo un’infinitesima percentuale dei cittadini a livello mondiale ha preso coscienza dell’importanze di avere un buon ambiente naturale e di fare qualcosa di concreto per ottenerlo, nonostante numerose persone inascoltate si diano da fare in favore dell’ambiente naturale.
Molti parlano di diritti, quello all’alimentazione, alla disponibilità di acqua, ai servizi sanitari, all’istruzione, alla buona politica ed economia, alla libertà, democrazia, e chi più ne ha più ne metta; ma l’origine di tutti questi diritti sono i bisogni che l’evoluzione umana nei secoli ha fatto diventare diritti.
Ciò che manca ancora nel caso del buon ambiente naturale è che non è ancora diventato bisogno, quindi che sia “desiderabile” a tal punto da divenire diritto.
Spero che avvenga al più presto possibile, altrimenti i nostri discendenti se la vedranno proprio male.


[1] vi è stato solo un breve accenno nella conclusione delle tre serate, con il quale il WWF ha detto più o meno che non abbiamo un pianeta e mezzo di cui avremmo bisogno
 
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