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\\ Home Page : Storico : M) Satira e Umorismo (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 03/06/2010 @ 12:02:09, in M) Satira e Umorismo, cliccato 746 volte)
COME CONCILIARE IL SACRO COL PROFANO
 
 
Quando leggo i racconti di Umberto Vitello, eccelso scrittore, mi vergogno della povertà di contenuti e di stile dei miei scritti su questo sito. Per mia e vostra fortuna Umberto mi ha dato il permesso di pubblicarli sul sito, quindi ce li godiamo insieme.
 
 
 
Umberto Vitiello
 
Carne bianca di gallina, biscotti di Castellammare
e Lacryma Christi
 
(Come conciliare il sacro col profano)
 
Non era diverso da tanti altri napoletani della sua generazione don Giovannino Manzella.
Religioso e pio, ma anche schiavo dei sensi, si struggeva da tempo nella inutile ricerca di conciliare il sacro col profano..
E certo fu per questo che una notte gli capitò di fare un sogno bello e strano.
Spenta la luce e segnatosi devotamente nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, prima di alleggerirsi l’anima con la solita invocazione di perdono diventata da tempo una incomprensibile cantilena, don Giovannino fu preso dal bisogno di farsi un approfondito esame di coscienza.
I peccati erano sempre gli stessi. Di gola e di sesso.
Negli ultimi tempi, però, aveva esagerato. E come !
- Il Signore questa volta non potrà proprio perdonarmi - si disse costernato dopo aver passato in rassegna gli atti riprovevoli che aveva commesso recentemente a tavola e a letto.
E la sua invocazione, più lunga e accorata del solito, si concluse con un sospiro, una promessa e una supplica.
- Dio mio, non ti offenderò mai più; ma salvami, ti scongiuro, dalle pene dell’inferno!
Si fece di nuovo il segno della croce. si asciugò gli occhi e attese non poco, prima di sprofondare nel sonno.
 
 
In una nube di pulviscolo attraversata dal fascio di luce d’una vetrata dai colori sgargianti lo scuro confessionale era illuminato da Dio in persona.
E don Giovannino si vide lì, in ginocchio e con l’orecchio attento alla voce che gli giungeva dallo spioncino.
- Da quanto tempo non ti confessi, figliolo?
- Da più di un mese, padre.
- Hai atteso tanto e hai rischiato di dannarti per l’eternità.
- Ho avuto tanta vergogna...
- Vergogna di cosa?
- Questa volta ho esagerato, sia a tavola che a letto.
- Se il tuo pentimento è sincero e la tua confessione sarà completa, il Signore, nella sua infinita bontà, saprà ben perdonarti. Parla, dunque, e dimmi contrito tutto ciò che di male hai commesso in questo mese.
- Le mie sregolatezze sono ormai senza limiti. Quando in tavola ci sono frutti di mare non mi accontento di un assaggio e me ne faccio una grande abbuffata. E questo, invece di togliermi l’appetito, mi mette addosso una voglia che non vi dico. Allora mi butto con ingordigia su vermicelli alle vongole, sartù di riso, spaghetti al pomodoro fresco, maccheroni al ragù e lasagne al forno, pesci di tutte le specie, braciole e salsicce, mozzarelle, ricotta, pecorino, provolone, scamorze, provole, caciocavalli, insalate e verdura. Per non parlare di babà, sfogliatelle, pastiere, casatielli, struffoli e paste reali. Certo, mi aiuto col vino. Ne tracanno a litri e di tutte le qualità. Greco di Tufo, Gragnano, bianco e rosso di Capri e di Ischia, Solopaca, Taurasi e Fiano.
In compenso, però, quando esagero nel mangiare mi addormento subito e non commetto altri peccati.
Ma quando a letto ci vado un poco più leggero e con una bella ciaciona, faccio peggio che a tavola. Comincio con.....”
- Basta, ho capito! - urlò il prete indignato. - Vedo che nonostante le mie esortazioni e i tuoi buoni proponimenti non solo continui a ricadere negli stessi stravizi di gola e di sesso, ma ti comporti ormai come un ossesso. E allora, come un padre affettuoso ricorre a estremi rimedi pur di salvare il proprio figliolo da morte sicura, questa volta io non mi accontenterò di promesse da marinaio. Perciò ti impongo di dirmi in tutta sincerità se ti senti disposto ad accettare una dura penitenza.
- Per riconquistarmi la benevolenza di nostro Signore, sono pronto a sottomettermi a qualsiasi tortura.
- Se è così, e solo per indurti al pieno ravvedimento, condizione indispensabile per riconciliarti con Dio, ti ordino di non toccare per un anno intero né carni rosse né pane né vino né donne, ricordandoti che se non eseguirai fino al termine stabilito questa dura ma salutare penitenza ben difficilmente potrai salvarti dalla dannazione eterna!
Don Giovannino accettò umilmente la condanna, recitò l’atto di dolore e ottenne l’assoluzione.
Ma non appena mise piede fuori dalla chiesa un atroce dubbio gli spezzò il cuore.
- E se nonostante i miei buoni proponimenti mi lascio indurre in tentazione prima del termine stabilito? - si chiese spaventato a morte e due lacrimoni gli rigarono il volto.
Una giovane suora che varcava in quel momento la soglia della chiesa si accorse del suo turbamento e gli si avvicinò.
- Cosa ti succede, fratello ? - gli chiese. 
- Ho paura che questa volta mi dannerò senza rimedi.
- Il Signore, vedrai, è misericordioso.”
- Sì, è misericordioso; ma io sarò capace di rispettare fino in fondo la penitenza che mi è stata imposta?
- E qual è questa penitenza?
- Per un anno intero non devo toccare né carni rosse né pane né vino né donne. E un anno è lungo a passare.
- Asciugati il viso, fratello, e gioisci, perché io posso aiutarti a superare questa lunga prova.
- E come? - chiese fiducioso e incuriosito don Giovannino.
- Devi sapere che nel nostro convento non si mangiano né carni rosse né pane, ma solo carni bianche di gallina e biscotti di Castellammare. E in quanto al vino, noi non beviamo che Lacryma Christi del Vesuvio e qualche bicchierino di marsaletta.”
- E allora?
- Allora, te ne vieni per un anno da noi - gli rispose tutta allettante la giovane suora.
- Ben volentieri, sorella. Ma in quanto alle donne?
- Anche per questo c’è rimedio. Io, come puoi immaginare, ho rinunciato da un pezzo alla mia femminilità. Perciò, quando non sai trovare altro rimedio alle tue voglie, te ne vieni da me e ti abbracci a questa croce - gli rispose la giovane suora e gli allargò le braccia.
“ Questo è un miracolo ! “ - esclamò don Giovannino e si svegliò di buon umore.
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 20/04/2010 @ 11:34:36, in M) Satira e Umorismo, cliccato 580 volte)
UN SORRISO, PER CAMBIARE UN PO’
 
In questo periodo ne sentiamo di cotte e di crude: mi sembra che manchino in assoluto notizie allegre. Anch’io ho scritto di cose serie, ho protestato, mi sono arrabbiato.
Allora oggi ho deciso di raccontarvi una storiella che spero vi spinga ad un sorriso.
 
C’era una volta un grande intellettuale che propose di fare un concorso nel quale i concorrenti dovevano parlare con accuratezza di elefanti, un animale intelligentissimo che rischiava l’estinzione. Così furono invitati numerosi intellettuali di molti paesi importanti.
Ecco i risultati:
-          Il famoso etologo tedesco Herr Doctor Ludwig Werner di Berlino, scrisse un trattato intitolato:”Die Ursprung, die Entwicklung und die Leben des Elefant” (Le origini, lo sviluppo e la vita dell’elefante)
-          Il presidente dell’associazione inglese per la caccia Mr Thomas Brown intitolò il suo trattato: “Memories of my elephant hunting parties” (le mie partite di caccia all’elefante – memorie)
-          Il famoso economista americano Mr. Al Campbell, scrisse un trattato di circa 2850 pagine cui diede il seguente titolo: “How to make money out of elephants” (come guadagnare con gli elefanti)
-          Il grande sociologo francese Monsieur Pierre Duvivier interpretò il concorso in maniera diversa e intitolò il suo trattato: “ Les éléphants et ses amours – Etude sur la difference comportamentale entre les éléphants asiatiques et africains” (gli elefanti e i loro amori – studio sulle differenze comportamentali fra gli elefanti asiatici e africani)
-          Lo scienziato israeliano Rabin Sikorswy ebbe molto successo con il suo “The elephants and the palestinian argument – which solutions”  - ndr: il mio PC non ha l’alfabeto della lingua Jewish (gli elefanti e la questione palestinese – quali soluzioni)
Stranamente nessun italiano partecipò al concorso ed il grande intellettuale promotore creò un commissione formata da intellettuali italiani per capirne le ragioni, la quale ancora adesso non ne è venuta a capo dopo molti anni di discussione, anche durante talk-show televisivi con la partecipazione del pubblico.
Forse sono riuscito a farvi sorridere ma.…in fondo la morale di questa storiella è anch’essa seria: l’atteggiamento e l’interpretazione diversi delle persone di fronte a un problema ed l’affermazione del loro punto di vista.
Viva la libertà di pensiero!
 
 
Di Gennaro Aprea (del 27/02/2010 @ 15:16:54, in M) Satira e Umorismo, cliccato 561 volte)
TALEBANI O TALEBANE ?
 
Oggi su uno dei telegiornali della RAI ho visto e sentito il nostro presidente del Consiglio dei Ministri che parlava di una ”banda di PM talebani” che devono essere riformati. Nello stesso tempo un giornalista commentava mentre cambiava scena dove si vedevano prima uno, poi tre magistrati in toga di sesso chiaramente femminile, che entravano in aula…poi ritornava la scena di Berlusconi che comiziava in Piemonte.
Delle due, l’una: o il presidente ha frainteso, oppure è stato informato male dall’onorevole avvocato Ghedini (si intramezzavano anche le scene con la sua figura) sul genere dei PM (inteso come maschile o femminile).
Se l’avesse saputo che erano del gentil sesso, forse le avrebbe trattate così? Di solito, il minimo che può fare con le donne, è far loro un po’ di corte, o anche qualcosa di più….eppure avevano la toga che sembra proprio un burka senza cappuccetto, quindi si vedevano bene i capelli lunghi, le labbra con il rossetto, ecc. mentre le curve erano certamente nascoste dal burka, ….pardon, dalla toga.
Spero che il Nostro cambi idea e ci ripensi, altrimenti riesco pure ad incazzarmi in nome e per conto delle povere PM talebane che hanno rigettato la proposta di sospensione fatta da Ghedini.
 
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