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LETTERA DI ROBERTO SAVIANO A BERLUSCONI
Di Gennaro Aprea (del 18/11/2009 @ 10:07:21, in C) Commenti e varie, cliccato 644 volte)
 
LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
 
La lettera che potete leggere qui sotto è stata inviata da Roberto Saviano a Silvio Berlusconi qualche giorno fa ed è apparsa sul quotidiano La Repubblica.   Non poteva essere più perfetta.
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Ho avuto l’idea di ricopiarla con qualche modifica perché io non sono uno scrittore di successo e tanto meno noto come Saviano, quindi ho eliminato “il mio mestiere di scrittore”
 
 
 
 
 
 
 
Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l´unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
Roberto Saviano
 
La mia lettera invece inizia così:
 
“Signor Presidente del Consiglio, questa lettera è la copia esatta di quella dello scrittore Roberto Saviano che mi permetto di copiare integralmente perché non vi possono essere parole migliori per esprimere il mio pensiero.
L’unica differenza è che non sono uno scrittore, ma un semplice pensionato,  quindi ho tagliato quella frase.
 
Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola,. Sono un cittadino che ama l’Italia. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l´unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
 
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
Gennaro Aprea”
 
Stamattina parte ed invito i miei lettori a copiare la mia copia modificandola ovviamente secondo il loro status e la loro opinione, ed infine spedendola a:
 
Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Piazza Colonna
00187 Roma
 
Sarebbe molto bello se questi amici, molti dei quali non conosco affatto, volessero invitare anche i loro amici e parenti a fare la stessa cosa. Sarebbe bellissimo se migliaia di queste lettere invadessero gli uffici del Presidente del Consiglio, oltre alle migliaia di firme di solidarietà che Repubblica sta già raccogliendo