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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 21/08/2018 @ 19:18:27, in C) Commenti e varie, cliccato 29 volte)
VIVA GENOVA !
 
Stavo guardando la televisione in attesa del TG 3 quando è successo.
Dopo pochi minuti ho visto lo sfacelo e mi si è fermato il cuore. Che si è messo a piangere mentre mi mancava il respiro.
 
Per me Genova è il ricordo di più di 15 anni di lavoro in collaborazione con degli armatori che erano diventati amici perché li avevo ammirati e stimati come pochi nella mia vita.
Ormai da molto tempo li ho persi di vista. So che alcuni non ci sono più: avrei voluto parlare con loro per dirgli il mio sentire profondo, per usarli come tramite di questo mio sentimento verso tutti i genovesi, dicendo che posso dargli solo la mia amicizia, che è certamente poca cosa: ma non so cosa fare di più.
Ho chiamato due altri amici genovesi più giovani di me, ex colleghi di lavoro, e ho cercato di esprimergli la mia amicizia, sempre per trasmettere grazie a loro la mia a tutti i genovesi, gente forte che sa sempre risollevarsi dalle frequenti sventure che sono capitate, aimè, alla loro città.
Uno dei due mi ha detto: "E' il nostro 11 settembre….". Era passato sul ponte poche ore prima, era sconvolto più di me.
 
Ma la mia amicizia va anche a tutti i parenti più e meno stretti, e agli amici dei 43 morti fra i quali, oltre ai molti cittadini, vi sono adulti, giovani e bambini le cui origini sono sparse in tutta Italia; e con loro ancora alcuni turisti stranieri…
Ma sono molto vicino anche ai tanti sfollati e ai feriti….
 
Non so se riesco a spiegarmi, ma voglio solo dire che abbiamo un assoluto e crescente bisogno di amicizia per risollevarci dalla situazione attuale in cui assistiamo a una "spirale distruttiva" nei rapporti fra le persone, come afferma Massimo Cacciari. Per me amicizia è molto più che solidarietà: questa è contenuta nell'amicizia, insieme a molte altre cose.
 
Se riusciamo smettere di essere egoisti e a creare amicizia nei rapporti di qualsiasi genere con le persone con le quali siamo in contatto tutti i giorni, al di fuori, ma anche all''interno della famiglia, potremo creare la necessaria coesione sociale, indispensabile per migliorare il nostro Paese.
 
VIVA GENOVA !
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 03/04/2018 @ 11:21:09, in C) Commenti e varie, cliccato 90 volte)
PASTIERA


 
In questi giorni di feste pasquali sui "social" si è parlato molto della pastiera, dolce tipicamente napoletano. Non esiste un dolce chiamato pastiera di altra provenienza, quindi non si dovrebbe - e non si deve - aggiungere, come spesso sentiamo, l'aggettivo "napoletana"...è solo un inutile spreco di parole!
 
Vi sono leggende e tradizioni trasmesse oralmente e su qualche documento antico sull'origine della pastiera: ve ne sono di tutti i tipi ma io preferisco quella che racconta che la pastiera era il dolce tipico della primavera della Magna Grecia, quindi prima ancora della fondazione di Roma di Romolo e Remo. Napoli fu fondata infatti dai greci.
Una delle caratteristiche era, ed è, di profumare l'impasto con l'acqua di fiori d'arancio che nell'attuale sud era molto disponibile all'inizio di primavera. L'altro, tipicità era la frutta candita soprattutto quella di zucca (chamata a Napoli "cucuzzàta"), di buccia di cedro e d'arancia che servivano a dare la dolcezza all'impasto (allora non esisteva ancora lo zucchero) fatto di ricotta di latte vaccino mescolato con quello di capra o pecora, uova, grano cotto nel latte profumato di scorza di limone, il tutto contenuto nell'involucro di pasta frolla fatto di farina e uova dolcificata con un po' di miele
La pastiera è sempre stato il dolce fatto in casa ed ogni famiglia del popolo ha la sua ricetta particolare con qualche segreto trasmesso da nonna a madre e figlia. Solo poche pasticcerie a Napoli fanno pastiere accettabili ed hanno successo perché le donne che sanno cucinare di questi tempi sono poche e hanno meno voglia rispetto alle nostre nonne e bisnonne...in effetti  hanno meno tempo per farlo; ma va bene così.
 
Vorrei precisare che mi posso permettere di parlare di pastiere perché, fra le cose che amo fare, c'è la cucina tradizionale di Napoli imparata fin dalla mia adolescenza da mia madre e da una mia zia sorella di mio padre, cuoca superlativa, conosciuta in tutta la l'ambiente degli alti ufficiali della Marina Militare perché lo zio era negli anni 50, prima colonnello commissario, e infine generale. La pastiera è stato sempre uno dei dolci che mi sono divertito a preparare per Pasqua, cosicché  gli amici che l'avevano assaggiata mi hanno sempre chiesto di gustarla.
Fino a qualche anno fa ne facevo una decina che erano distribuite fra parenti e cari amici, alcune spedite anche in Inghilterra e Francia.
 
Non vorrei che qualcuno (la grande industria) si inventasse un dolce imitando male la vera pastiera e la chiamasse pastiera napoletana ma di origine nord o centro Italia, o siciliana, o sarda, come è successo con la mozzarella. Ricordo benissimo che fino al periodo del dopoguerra, cioè gli anni 50 del secolo scorso, a Roma e a Napoli, se andavi in una salumeria chiedevi la "mozzarella" e ti davano quella che oggi si chiama "mozzarella di bufala campana" per fortuna ormai protetta (DOP). Altrimenti tu chiedevi il "fiordilatte" e il salumiere ti serviva ciò che oggi è servita come "mozzarella" ma è fatta di latte vaccino ben scremato.
Al centro e nord Italia non sapevano nemmeno cosa fosse la mozzarella. Solo negli anni sessanta, quando il reddito degli italiani aumentò e si cominciò ad andare in vacanza al sud, i "nordici" assaggiarono la mozzarella e la chiesero ai loro salumieri che la facevano venire dalla Campania in aereo....poi l'industria si appropriò del nome e fece la brutta copia della mozzarella con il latte vaccino superscremato.
 
A proposito di conservazione di prodotti tipici, quest'anno alcuni supermercati hanno messo in vendita delle pastiere "made in Parma" (Esselunga). La cosa si è risaputa e i "neo-borbonici"(1) si sono rivoltati contro questa invasione: hanno comprato una pastiera falsa cioè made in Parma, l'hanno regalata al Governatore della Campania De Luca, rimproverandolo di non aver fatto niente per tutelare le tradizioni napoletane. Al contempo hanno inviato una pastiera vera fatta in una nota pasticceria napoletana alla Esselunga, sottintendendo che la loro è una schifezza.
 
A Milano quest'anno tutti si sono messi a fare pastiere più o meno false: ne ho comprate due piccole per sentire come erano, una fatta industrialmente (Auchan) l'altra da un pasticciere spacciatosi di tradizione del sud; risultato: due banali "pizze di ricotta". Frutta candita quasi inesistente, l'acqua di fiori di arancio, zero (costa troppo) sapore di grano, zero, ricotta industriale di latte vaccino scrematissimo, cioè "nun sàpe 'e niènte".
 
Allora, neo-borbonici datevi da fare affinché la pastiera non diventi un banale prodotto industriale che si trova tutto l'anno.
Insomma la PASTIERA è qualcosa di molto particolare che deve continuare a vivere ed essere fatta solo artigianalmente. E' talmente buona e delicata che - come si dice a Napoli - "ti ricrea"
 
Infine c'è una vecchia storia che risale la secolo XIX. Maria Teresa d'Austria andò sposa a Ferdinando II di Borbone, buona forchetta ed ottimo ardente amante (ci fece 12 figli). Lei non si trovava bene a Napoli, non era riuscita a piacere alla corte, così era sempre seria ed arcigna.
Il cuoco di corte suggerì al re di farle assaggiare la pastiera, dolce del popolo sconosciuto allo stesso re, che approvò. Risultato: la regina sorrise, divenne allegra e la fece gustare e sorridere tutte le cortigiane che finalmente divennero devote, cosicché il re espresse la famosa frase: 'a reggina ha fernuto 'e stà sempe cu 'e ppaturnie 'nce vuleva a pastiera pe' falla rìrere.


(1) Movimento culturale  apolitico per la valorizzazione e la tutela dei beni storici, artistici, ambientali e della tradizione del Regno delle Due Sicilie

 
Di Gennaro Aprea (del 04/03/2018 @ 20:15:06, in C) Commenti e varie, cliccato 115 volte)
PER CHI HO VOTATO
 
Quando si è saputo che il centro-destra avrebbe favorito Tajani come candidato alla  presidenza del Consiglio dei Ministri in caso di vittoria della coalizione FI - Lega - FdI, Salvini ha detto: "...la mia idea dell'Italia è completamente diversa da quella del leader del PD. Nel centro-destra abbiamo deciso di far scegliere gli italiani, non i partiti..."
 
Da questa affermazione mi è venuto lo spunto di scrivere per chi ho votato, perché da sempre, cioè da quando ho votato per la prima volta nel 1953 /(avevo 22 anni), ho pensato, su suggerimento di mio padre, che per votare bene, si doveva scegliere in primis da che parte si sta (sinistra, centro, liberali, destra, ecc).; poi si doveva conoscere e seguire durante le campagne elettorali le persone all'interno della propria area politica, conoscerle, cioè sapere chi erano, cosa avevano fatto, quale era il loro programma, ecc. Infine seguirle nel loro percorso di parlamentare; e così via.
 
Successivamente questo percorso politico di elettore comune come sono io, è diventato la caratteristica di base al momento delle elezioni perché ho avuto anche la fortuna di iniziare il mio percorso di lavoro in un ambiente britannico dove gli elettori fanno esattamente quanto ho appena descritto. E ciò vale anche in altri stati di grande tradizione democratica.
In altre parole ho avuto "un imprinting anglosassone" che non ho mai più abbandonato.
 
Col passar degli anni invece in Italia gli elettori non sono maturati in pratica verso questa caratteristica democratica, salvo una minoranza non elevata;  si sono disinteressati alla politica; hanno cercato solamente di "stare meglio", di guadagnare di più, ecc. (comunque giusto). Però si sono disinteressati alla POLITICA; e si sono affidati a quei partiti/governi che avevano una grande capacità di comunicazione per vantarsi di ciò che avevano fatto se al potere, e alle promesse di fare molto meglio dei precedenti se all'opposizione .
 
L'elettore comune ha iniziato e continuato a fare solo chiacchiere da bar, al bar, dal barbiere o dal parrucchiere, al mercato, ai vari the o aperitivi, ecc. con amici, conoscenti e sconosciuti, senza interessarsi alla/e persona/e che avrebbero votato. E tanto meno hanno seguito da vicino il percorso dei parlamentari eletti della maggioranza e della minoranza/opposizione.
 
Così i partiti hanno chiesto sempre di più  di votare il partito, o al massimo il candidato Presidente del Consiglio di Ministri del loro partito. E così è stato.
 
Da parte mia invece il comportamento è stato sempre quello che ho appena descritto.
Ricordo che una volta, dopo aver cercato, trovato e sentito, qualche volta anche conosciuto e parlato, una persona degna di fiducia per la Camera dei deputati di un certo partito di cui condividevo le idee politiche di base, lo votai con conoscenza di causa; e lo seguii durante la legislatura. Nella stessa votazione per il Senato, l'unico candidato uninominale mi era stato completamente sconosciuto durante la campagna elettorale per una serie di situazioni concomitanti fra le quali il fatto che non si era mai fatto vedere nella zona dove abitavo perché evidentemente pensava, e così la maggioranza dei colleghi, che bastava chiedere il voto al partito. Non solo non lo votai ma sulla scheda elettorale scrissi: "non ti conosco, non ti sei mai fatto vedere da queste parti, quindi hai perso un voto".
 
Nei paesi di lunga tradizione democratica i candidati, non solo si fanno vedere molto in giro, compreso in TV (da noi lo fanno solo i capi) ma girano per le case, visitano le famiglie, e parlano con loro.
 
Devo dire con piacere che in questa campagna elettorale qualcuno dei candidati minori è stato più presente sul mio territorio rispetto al passato, ma non mi risulta che abbiano bussato alle porte nelle strade dell'abitato o delle aziende per salutare gli elettori chiedendo di fare una chiacchiera.
 
Quindi ho avuto la fortuna ci conoscere le persone che ho votato nelle 3 schede elettorali (Camera, Senato e Regione Lombardia) qualche volta non votando per il partito principale ma uno collegato della coalizione.
 
Per concludere, se avessi potuto rispondere a Salvini (è impossibile via e-mail o telefono se non vai ad un suo comizio sgomitando per avvicinarlo...sempre che ce la fai e ti ascolta se non per un selfie) gli avrei consigliato di correggersi così:
"....abbiamo deciso di far scegliere agli italiani le persone valide del nostro partito e non i partiti"
 
E ora attendo di vedere chi nelle istituzioni sarà designato a rappresentarmi, cioè fare i miei/nostri interessi.
 

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