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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 04/04/2019 @ 18:00:50, in C) Commenti e varie, cliccato 4 volte)
TAV, CHE FACCIAMO?
 
Ne hanno parlato tutti, nessuno escluso. Da un po' di giorni non se ne parla perché ci sono altre urgenze (?), si fa per dire, allora mi metto in coda anch'io.
 
Le notizie che leggerete qui di seguito sono in parte basate su realtà concrete, altre sono tratte da spiegazioni di esperti apparse sui media.
 
1) Cominciamo dalla definizione di base. In generale la maggior parte della gente comune ritiene che il Treno Alta Velocità si riferisca solo a quello per passeggeri, per esempio il Milano-Roma o il Roma-Napoli o viceversa, che possono raggiungere velocità tali da effettuare il tragitto in tempi decisamente interessanti. Per esempio permettono a donne e uomini di affari di lavorare in una sola giornata, compreso il tempo del viaggio andata e ritorno senza dover pernottare nella città di destinazione, magari facendo una visita anche ad una mostra d'arte.
Quando invece abbiamo sentito discutere, e si continua, del TAV Torino-Lione, dobbiamo pensare che il progetto della nuova linea prevede anche l'utilizzo della linea per treni merci.
 
2) Vorrei ricordare che la Torino-Lione è parte di uno dei 9 Corridoi Europei, chiamati "TEN-T", cioè di linee TAV trans-europee che coprono l'Europa da Nord a Sud e da Est a Ovest, spesso intersecandosi fra di loro. La nostra, compreso il tratto Torino Lione, si chiama Mediterraneo; parte dal sud della Spagna ed arriva quasi in Ucraina; si interseca con un'altra che parte dal Portogallo, passa nella Francia del sud, e da Lione arriva in Italia nella Val di Susa, più o meno lo stesso percorso della vecchia linea ferroviaria Fréjus esistente, costruita ai tempi di Cavour (inaugurata 1871) e con molte curve. Poi la TAV continua lungo la pianura padana, entra in Slovenia e termina in Ungheria.
 
3) Il vecchio tunnel del Frejus non è molto lungo (circa 13,5 km) perché il foro è ad un'altitudine di circa 1340 metri  mentre il nuovo progetto prevede la galleria di 57 km a circa 500m perché l'ingresso verso la Francia è situato fra Bussoleno e Susa e l'uscita a Saint Jean de Maurienne a poco più di 500m. Ciò significa che passando dal vecchio tunnel del Frejus la pendenza è decisamente alta.
 
4) Il risultato è che i locomotori nel nuovo progetto TAV possono trainare vagoni merci di 750m di lunghezza a 120 km/ora mentre sul vecchio Frejus essi non possono trainare treni di vagoni merci superiori a 500m, a velocità media molto inferiore. Non solo, le sezioni del tunnel monoforo del Frejus sono inferiori a quelle del nuovo progetto biforosenza curve. Nel primo solo pochi fra i moderni/grandi camion articolati possono essere caricati sui vagoni adatti al loro trasporto.
 
Sulla base di queste considerazioni ritengo che, indipendentemente dalle beghe politiche e di parte dei progettisti che si contraddicono reciprocamente con discorsi biblici, sia economicamente valido il nuovo progetto TAV. A mio parere bisogna infatti guardare il trasporto ferroviario trans-europeo nel lungo termine senza dimenticare le sostanziali consistenti diminuzioni di inquinamento delle strade del percorso/valico terrestre, la maggiore velocità delle merci su treno rispetto ai pesanti veicoli, tutti con motori diesel (cose che possono facilmente essere calcolati fra i benefici, soprattutto nel medio/lungo termine).
Infine non bisogna dimenticare, in mancanza del TAV, la molto probabile perdita di traffici di merci attraverso la pianura padana verso e dai paesi dell'est Europa previsti dal Corridoio Mediterraneo.  
Dimenticavo: nel 2020 il tunnel attuale del Fréjus sarà fuorilegge perché non ha uscite di sicurezza e ventilazione adeguate alle leggi italiane ed europee. Ho letto questa notizia proprio oggi ma non sono certo sia vera. Se lo fosse, temo che questo tunnel non sarà chiuso al traffico nel 2020 perché in Italia ci divertiamo a posticipare tutto e trovare scusanti…
CHE FACCIAMO?
 
Di Gennaro Aprea (del 21/08/2018 @ 19:18:27, in C) Commenti e varie, cliccato 71 volte)
VIVA GENOVA !
 
Stavo guardando la televisione in attesa del TG 3 quando è successo.
Dopo pochi minuti ho visto lo sfacelo e mi si è fermato il cuore. Che si è messo a piangere mentre mi mancava il respiro.
 
Per me Genova è il ricordo di più di 15 anni di lavoro in collaborazione con degli armatori che erano diventati amici perché li avevo ammirati e stimati come pochi nella mia vita.
Ormai da molto tempo li ho persi di vista. So che alcuni non ci sono più: avrei voluto parlare con loro per dirgli il mio sentire profondo, per usarli come tramite di questo mio sentimento verso tutti i genovesi, dicendo che posso dargli solo la mia amicizia, che è certamente poca cosa: ma non so cosa fare di più.
Ho chiamato due altri amici genovesi più giovani di me, ex colleghi di lavoro, e ho cercato di esprimergli la mia amicizia, sempre per trasmettere grazie a loro la mia a tutti i genovesi, gente forte che sa sempre risollevarsi dalle frequenti sventure che sono capitate, aimè, alla loro città.
Uno dei due mi ha detto: "E' il nostro 11 settembre….". Era passato sul ponte poche ore prima, era sconvolto più di me.
 
Ma la mia amicizia va anche a tutti i parenti più e meno stretti, e agli amici dei 43 morti fra i quali, oltre ai molti cittadini, vi sono adulti, giovani e bambini le cui origini sono sparse in tutta Italia; e con loro ancora alcuni turisti stranieri…
Ma sono molto vicino anche ai tanti sfollati e ai feriti….
 
Non so se riesco a spiegarmi, ma voglio solo dire che abbiamo un assoluto e crescente bisogno di amicizia per risollevarci dalla situazione attuale in cui assistiamo a una "spirale distruttiva" nei rapporti fra le persone, come afferma Massimo Cacciari. Per me amicizia è molto più che solidarietà: questa è contenuta nell'amicizia, insieme a molte altre cose.
 
Se riusciamo smettere di essere egoisti e a creare amicizia nei rapporti di qualsiasi genere con le persone con le quali siamo in contatto tutti i giorni, al di fuori, ma anche all''interno della famiglia, potremo creare la necessaria coesione sociale, indispensabile per migliorare il nostro Paese.
 
VIVA GENOVA !
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 03/04/2018 @ 11:21:09, in C) Commenti e varie, cliccato 151 volte)
PASTIERA


 
In questi giorni di feste pasquali sui "social" si è parlato molto della pastiera, dolce tipicamente napoletano. Non esiste un dolce chiamato pastiera di altra provenienza, quindi non si dovrebbe - e non si deve - aggiungere, come spesso sentiamo, l'aggettivo "napoletana"...è solo un inutile spreco di parole!
 
Vi sono leggende e tradizioni trasmesse oralmente e su qualche documento antico sull'origine della pastiera: ve ne sono di tutti i tipi ma io preferisco quella che racconta che la pastiera era il dolce tipico della primavera della Magna Grecia, quindi prima ancora della fondazione di Roma di Romolo e Remo. Napoli fu fondata infatti dai greci.
Una delle caratteristiche era, ed è, di profumare l'impasto con l'acqua di fiori d'arancio che nell'attuale sud era molto disponibile all'inizio di primavera. L'altro, tipicità era la frutta candita soprattutto quella di zucca (chamata a Napoli "cucuzzàta"), di buccia di cedro e d'arancia che servivano a dare la dolcezza all'impasto (allora non esisteva ancora lo zucchero) fatto di ricotta di latte vaccino mescolato con quello di capra o pecora, uova, grano cotto nel latte profumato di scorza di limone, il tutto contenuto nell'involucro di pasta frolla fatto di farina e uova dolcificata con un po' di miele
La pastiera è sempre stato il dolce fatto in casa ed ogni famiglia del popolo ha la sua ricetta particolare con qualche segreto trasmesso da nonna a madre e figlia. Solo poche pasticcerie a Napoli fanno pastiere accettabili ed hanno successo perché le donne che sanno cucinare di questi tempi sono poche e hanno meno voglia rispetto alle nostre nonne e bisnonne...in effetti  hanno meno tempo per farlo; ma va bene così.
 
Vorrei precisare che mi posso permettere di parlare di pastiere perché, fra le cose che amo fare, c'è la cucina tradizionale di Napoli imparata fin dalla mia adolescenza da mia madre e da una mia zia sorella di mio padre, cuoca superlativa, conosciuta in tutta la l'ambiente degli alti ufficiali della Marina Militare perché lo zio era negli anni 50, prima colonnello commissario, e infine generale. La pastiera è stato sempre uno dei dolci che mi sono divertito a preparare per Pasqua, cosicché  gli amici che l'avevano assaggiata mi hanno sempre chiesto di gustarla.
Fino a qualche anno fa ne facevo una decina che erano distribuite fra parenti e cari amici, alcune spedite anche in Inghilterra e Francia.
 
Non vorrei che qualcuno (la grande industria) si inventasse un dolce imitando male la vera pastiera e la chiamasse pastiera napoletana ma di origine nord o centro Italia, o siciliana, o sarda, come è successo con la mozzarella. Ricordo benissimo che fino al periodo del dopoguerra, cioè gli anni 50 del secolo scorso, a Roma e a Napoli, se andavi in una salumeria chiedevi la "mozzarella" e ti davano quella che oggi si chiama "mozzarella di bufala campana" per fortuna ormai protetta (DOP). Altrimenti tu chiedevi il "fiordilatte" e il salumiere ti serviva ciò che oggi è servita come "mozzarella" ma è fatta di latte vaccino ben scremato.
Al centro e nord Italia non sapevano nemmeno cosa fosse la mozzarella. Solo negli anni sessanta, quando il reddito degli italiani aumentò e si cominciò ad andare in vacanza al sud, i "nordici" assaggiarono la mozzarella e la chiesero ai loro salumieri che la facevano venire dalla Campania in aereo....poi l'industria si appropriò del nome e fece la brutta copia della mozzarella con il latte vaccino superscremato.
 
A proposito di conservazione di prodotti tipici, quest'anno alcuni supermercati hanno messo in vendita delle pastiere "made in Parma" (Esselunga). La cosa si è risaputa e i "neo-borbonici"(1) si sono rivoltati contro questa invasione: hanno comprato una pastiera falsa cioè made in Parma, l'hanno regalata al Governatore della Campania De Luca, rimproverandolo di non aver fatto niente per tutelare le tradizioni napoletane. Al contempo hanno inviato una pastiera vera fatta in una nota pasticceria napoletana alla Esselunga, sottintendendo che la loro è una schifezza.
 
A Milano quest'anno tutti si sono messi a fare pastiere più o meno false: ne ho comprate due piccole per sentire come erano, una fatta industrialmente (Auchan) l'altra da un pasticciere spacciatosi di tradizione del sud; risultato: due banali "pizze di ricotta". Frutta candita quasi inesistente, l'acqua di fiori di arancio, zero (costa troppo) sapore di grano, zero, ricotta industriale di latte vaccino scrematissimo, cioè "nun sàpe 'e niènte".
 
Allora, neo-borbonici datevi da fare affinché la pastiera non diventi un banale prodotto industriale che si trova tutto l'anno.
Insomma la PASTIERA è qualcosa di molto particolare che deve continuare a vivere ed essere fatta solo artigianalmente. E' talmente buona e delicata che - come si dice a Napoli - "ti ricrea"
 
Infine c'è una vecchia storia che risale la secolo XIX. Maria Teresa d'Austria andò sposa a Ferdinando II di Borbone, buona forchetta ed ottimo ardente amante (ci fece 12 figli). Lei non si trovava bene a Napoli, non era riuscita a piacere alla corte, così era sempre seria ed arcigna.
Il cuoco di corte suggerì al re di farle assaggiare la pastiera, dolce del popolo sconosciuto allo stesso re, che approvò. Risultato: la regina sorrise, divenne allegra e la fece gustare e sorridere tutte le cortigiane che finalmente divennero devote, cosicché il re espresse la famosa frase: 'a reggina ha fernuto 'e stà sempe cu 'e ppaturnie 'nce vuleva a pastiera pe' falla rìrere.


(1) Movimento culturale  apolitico per la valorizzazione e la tutela dei beni storici, artistici, ambientali e della tradizione del Regno delle Due Sicilie

 

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