Omografi? Contatti
Il Blog di Gennaro Aprea: commenti sulle notizie, pensieri e idee dell'autore.

 

Questa è la pagina che si svilupperà di più divenendo simile ad un blog. E diventerà una serie di pagine e di articoli.

 

Scriverò di tutto su tutto, cose importanti e cose futili e banali, su alcuni punti mi attirerò gli improperi di molte persone che la pensano all’opposto di me; queste molte persone in alcuni casi, per esempio il calcio, sono la maggioranza degli italiani.

 

Le critiche saranno tutte ben gradite ma non vorrei che le discussioni divenissero uno scambio di parolacce, come purtroppo succede spesso in Italia, anche, e soprattutto ahimè, in televisione. Mi ritengo una persona civile quindi non intavolerò alcuno scambio di idee con quel tipo di persone che parlano male ed "ipocritamente in televisione le loro parole sono coperte da fischietti vari". Alcune volte una parolaccia ci può anche stare, ma non deve diventare un intercalare abituale ed essere usata con l’unico intento di offendere.

 

Sono un puritano e conservatore? Non mi considero tale nonostante quanto ho appena detto, anzi…...

 

Home Page - Il Blog: discussioni, articoli, pensieri e scambio di idee
\\ Home Page
 
Di Gennaro Aprea (del 22/05/2018 @ 19:11:48, in M) Satira e Umorismo, cliccato 0 volte)
MENO MALE !
 
In questi ultimi giorni sono stato assillato da un dubbio terribile, cioè che il nostro ineffabile Luigino diventasse Presidente del Consiglio dei Ministri... e poi, dopo la dichiarazione che il "premier" non sarebbe stato né lui, né Matteo il leghista, nemmeno per un'alternanza 6 mesi l'uno e 6 mesi l'altro (o 1 settimana l'uno e 1 settimana l'altro, ecc.) si vociava ancora  dicevo,  che poi Luigino sarebbe stato forse Ministro degli Affari Esteri.
 
Mi chiedevo: ma come fa un "premier" o un Ministro di tale importanza a parlare con i colleghi premier o ministri degli esteri di altri paesi europei e non, senza poter parlare in un "fluent English"?  Vi giuro, qualche notte mi sono svegliato e, pensando a questi problemi immani, sono rimasto insonne per ore...mannaggia!
 
Il fatto è che il nostro impareggiabile boss dei 5S aveva iniziato a studiare l'inglese (la fonte di questa notizia è più che sicura e seria, n.d.r.) ma il risultato era che la sola parola che era riuscito ad imparare nei vari "slang"  anglo-americani, era solo "formaggio". Ciò a causa - ho saputo - del suo grande amore per i formaggi, a cominciare dalla mozzarella di bufala campana, attraverso i vari formaggi freschi campani della consistenza della provola, per finire con il vero "provolone" piccante....
 
Così, quando gli era capitato di incontrare qualcuno che non sapeva bene l'italiano, pensava al formaggio che gli veniva in mente al momento, più leggero o più forte, così riusciva a far innamorare all'istante l'interlocutore, sussurrando un silenzioso "cheese" più o meno accentuato a seconda del formaggio a cui pensava, più o meno forte, in quel preciso secondo.
Dati gli ottimi risultati questa sua strategia è diventata da tempo un vezzo che ha distribuito a tutte le telecamere che lo hanno ripreso in questi lunghi mesi di presenze nelle varie TV da quando è diventato ufficialmente  il "capo" dei Pentastellati. Oltre a questa espressione del viso ha imparato anche a "sfilare" come i migliori indossatori di moda con le braccia penzolanti...
 
Meno male che proprio oggi si è vociferato che sarà nella lista dei ministri in pectore ma non il Ministro degli Esteri...meno male! Finalmente potrò dormire tranquillo.
 
Però, ora che è riuscito a "formare un governo di politici, ripeto, politici"  che più politici non si può (e la competenza dov'è?) dovrà pure decidere di fare qualcosa di serio come a suo tempo fece - con profitto devo dire - l'altro Matteo il toscano. E ciò perché Luigino è diventato un personaggio - molto criticato ma anche preso per il sedere.... da numerosa stampa e TV straniera.
 
Forza Giggì ! sei tutti noi... e dietro la schiena incrocio le dita, e faccio pure le corna!
 
Di Gennaro Aprea (del 03/04/2018 @ 11:21:09, in C) Commenti e varie, cliccato 21 volte)
PASTIERA
 
In questi giorni di feste pasquali sui "social" si è parlato molto della pastiera, dolce tipicamente napoletano. Non esiste un dolce chiamato pastiera di altra provenienza, quindi non si dovrebbe - e non si deve - aggiungere, come spesso sentiamo, l'aggettivo "napoletana"...è solo un inutile spreco di parole!
 
Vi sono leggende e tradizioni trasmesse oralmente e su qualche documento antico sull'origine della pastiera: ve ne sono di tutti i tipi ma io preferisco quella che racconta che la pastiera era il dolce tipico della primavera della Magna Grecia, quindi prima ancora della fondazione di Roma di Romolo e Remo. Napoli fu fondata infatti dai greci.
Una delle caratteristiche era, ed è, di profumare l'impasto con l'acqua di fiori d'arancio che nell'attuale sud era molto disponibile all'inizio di primavera. L'altro, tipicità era la frutta candita soprattutto quella di zucca (chamata a Napoli "cucuzzàta"), di buccia di cedro e d'arancia che servivano a dare la dolcezza all'impasto (allora non esisteva ancora lo zucchero) fatto di ricotta di latte vaccino mescolato con quello di capra o pecora, uova, grano cotto nel latte profumato di scorza di limone, il tutto contenuto nell'involucro di pasta frolla fatto di farina e uova dolcificata con un po' di miele
La pastiera è sempre stato il dolce fatto in casa ed ogni famiglia del popolo ha la sua ricetta particolare con qualche segreto trasmesso da nonna a madre e figlia. Solo poche pasticcerie a Napoli fanno pastiere accettabili ed hanno successo perché le donne che sanno cucinare di questi tempi sono poche e hanno meno voglia rispetto alle nostre nonne e bisnonne...in effetti  hanno meno tempo per farlo; ma va bene così.
 
Vorrei precisare che mi posso permettere di parlare di pastiere perché, fra le cose che amo fare, c'è la cucina tradizionale di Napoli imparata fin dalla mia adolescenza da mia madre e da una mia zia sorella di mio padre, cuoca superlativa, conosciuta in tutta la l'ambiente degli alti ufficiali della Marina Militare perché lo zio era negli anni 50, prima colonnello commissario, e infine generale. La pastiera è stato sempre uno dei dolci che mi sono divertito a preparare per Pasqua, cosicché  gli amici che l'avevano assaggiata mi hanno sempre chiesto di gustarla.
Fino a qualche anno fa ne facevo una decina che erano distribuite fra parenti e cari amici, alcune spedite anche in Inghilterra e Francia.
 
Non vorrei che qualcuno (la grande industria) si inventasse un dolce imitando male la vera pastiera e la chiamasse pastiera napoletana ma di origine nord o centro Italia, o siciliana, o sarda, come è successo con la mozzarella. Ricordo benissimo che fino al periodo del dopoguerra, cioè gli anni 50 del secolo scorso, a Roma e a Napoli, se andavi in una salumeria chiedevi la "mozzarella" e ti davano quella che oggi si chiama "mozzarella di bufala campana" per fortuna ormai protetta (DOP). Altrimenti tu chiedevi il "fiordilatte" e il salumiere ti serviva ciò che oggi è servita come "mozzarella" ma è fatta di latte vaccino ben scremato.
Al centro e nord Italia non sapevano nemmeno cosa fosse la mozzarella. Solo negli anni sessanta, quando il reddito degli italiani aumentò e si cominciò ad andare in vacanza al sud, i "nordici" assaggiarono la mozzarella e la chiesero ai loro salumieri che la facevano venire dalla Campania in aereo....poi l'industria si appropriò del nome e fece la brutta copia della mozzarella con il latte vaccino superscremato.
 
A proposito di conservazione di prodotti tipici, quest'anno alcuni supermercati hanno messo in vendita delle pastiere "made in Parma" (Esselunga). La cosa si è risaputa e i "neo-borbonici"(1) si sono rivoltati contro questa invasione: hanno comprato una pastiera falsa cioè made in Parma, l'hanno regalata al Governatore della Campania De Luca, rimproverandolo di non aver fatto niente per tutelare le tradizioni napoletane. Al contempo hanno inviato una pastiera vera fatta in una nota pasticceria napoletana alla Esselunga, sottintendendo che la loro è una schifezza.
 
A Milano quest'anno tutti si sono messi a fare pastiere più o meno false: ne ho comprate due piccole per sentire come erano, una fatta industrialmente (Auchan) l'altra da un pasticciere spacciatosi di tradizione del sud; risultato: due banali "pizze di ricotta". Frutta candita quasi inesistente, l'acqua di fiori di arancio, zero (costa troppo) sapore di grano, zero, ricotta industriale di latte vaccino scrematissimo, cioè "nun sàpe 'e niènte".
 
Allora, neo-borbonici datevi da fare affinché la pastiera non diventi un banale prodotto industriale che si trova tutto l'anno.
Insomma la PASTIERA è qualcosa di molto particolare che deve continuare a vivere ed essere fatta solo artigianalmente. E' talmente buona e delicata che - come si dice a Napoli - "ti ricrea"
 
Infine c'è una vecchia storia che risale la secolo XIX. Maria Teresa d'Austria andò sposa a Ferdinando II di Borbone, buona forchetta ed ottimo ardente amante (ci fece 12 figli). Lei non si trovava bene a Napoli, non era riuscita a piacere alla corte, così era sempre seria ed arcigna.
Il cuoco di corte suggerì al re di farle assaggiare la pastiera, dolce del popolo sconosciuto allo stesso re, che approvò. Risultato: la regina sorrise, divenne allegra e la fece gustare e sorridere tutte le cortigiane che finalmente divennero devote, cosicché il re espresse la famosa frase: 'a reggina ha fernuto 'e stà sempe cu 'e ppaturnie 'nce vuleva a pastiera pe' falla rìrere.


(1) Movimento culturale  apolitico per la valorizzazione e la tutela dei beni storici, artistici, ambientali e della tradizione del Regno delle Due Sicilie

 
Di Gennaro Aprea (del 10/03/2018 @ 17:49:13, in M) Satira e Umorismo, cliccato 38 volte)
COME RISOLVERE I PROBLEMI DI MAGGIORANZA 
PARLAMENTARE
 
Pochi giorni dopo il risultato delle elezioni 2018 il nostro beneamato Presidente della Repubblica Mattarella si è espresso con un'importante e nuovissima definizione politica; nessuno se l'aspettava: "Non darò alcun incarico a chi si presenterà senza una maggioranza certa".
A me ricorda un certo Monsieur de La Palice, ma credo di sbagliarmi perché sono quasi certo che il Presidente non abbia mai avuto un colloquio con questo distinto signore morto da ormai molto tempo.
A parte la battuta scherzosa, cosa poteva dire il Presidente quando gli tirano la giacca quei politici e giornalisti pasticcioni che vogliono creare confusione e promuovere "coalizioni" sempre più assurde?
 
Ma veniamo al punto. Grazie ad un mio anziano amico/parente lontano che ogni tanto si ricorda di me e di questo piccolo blog, ho avuto delle informazioni eccezionali che costituiscono un vero "scoop".  Mi ha illustrato il contenuto di un documento segreto redatto da un noto economista che lavora in varie università italiane, britanniche e francesi, soprattutto nel campo dell'economia politica e sociale. Mi ha chiesto di non divulgare assolutamente il nome e la residenza dell'economista (ma penso che forse anche lui non li conoscesse).
 
Dopo pochi giorni dai risultati delle elezioni, questo economista, appena eletto per la prima volta in Parlamento in una piccola lista semi-indipendente (non so ancora se in Senato o alla Camera), ha scritto questo documento segretissimo con il quale indica esattamente la soluzione ottimale per risolvere il problema attuale della maggioranza parlamentare.
 
La soluzione si basa su un suo recente saggio in cui aveva esaminato le ragioni per cui i numerosi parlamentari, soprattutto italiani, avevano lasciato il partito o il movimento di appartenenza durante la scorsa legislatura. Il risultato era stato poi comparato con quello di altri paesi europei e oltre oceanici....non vi dico i risultati.
Il titolo del saggio è "Il Cambio Di  Casacca". In effetti negli scorsi 5 anni 495 parlamentari italiani hanno esercitato questo "diritto costituzionale". Le ragioni del cambio sono state le più varie: ideologiche, cacciata dal partito, promesse di partiti concorrenti a ricandidarli o di ricandidare un figlio o una figlia, una moglie, ecc., nella successiva legislatura, antipatia verso il capo, i compagni, amici o camerati del partito, una certa quantità di Euro, una donazione segreta di un appartamento in città o per le vacanze, "altro". Il mio amico non mi ha rivelato le percentuali per ciascuna ragione.....
 
La soluzione del problema è destinata al Capo (e cerchio magico ristretto) di uno dei tre più importanti raggruppamenti/coalizioni attuali (inservibili per quelli con meno del 13% di eletti), cioè PD, oppure M5S, oppure Berlusconi & C.
Il destinatario, previo pagamento di un certo numero di € raccolti mediante colletta da versare all'economista, contatterà tutti gli eletti in Parlamento, e richiederà - e otterrà - di passare al suo partito, movimento, coalizione.
Al contempo ogni eletto chiederà una certa quantità di €, sempre mediante colletta fra il suo "entourage" di elettori composto da parenti vicini e lontani, amici più o meno veri (qualcuno di questi emetterà assegni falsi o bancomat con PIN sbagliato), tifosi della sua squadra di calcio, di pallacanestro, sport vari, compreso i rugbisti che menano forte.
 
Qualche giorno dopo il mio amico - bontà sua - mi ha poi confidato un altro segreto Udite, udite: il nostro economista (per fortuna non si conosce il nome e cognome per salvaguardagli la vita) a causa di un rarissimo piccolo difetto in Italia: l' amore per il denaro (da piccolo faceva il chierichetto in chiesa per raccogliere le elemosine e in parte conservarle con lo scopo finale di non gravare il padre diversamente abbiente di dargli la "paghetta" settimanale) non si è rivolto solo ad uno dei capi partito/coalizione ma, in gran segreto, a tutti e tre. L'economista  si è scusato dicendo al mio amico che l'ha fatto per amore della democrazia .
Non vi dico cosa è successo: nei giorni seguenti. Per la fretta di non lasciare l'Italia senza un governo forte di più del 50% dei parlamentari in ambedue le camere, in vista delle vicine audizioni del Presidente, tutti i capi si sono ri-precipitati in tutta Italia, in treno, in moto, aereo, in pullman, ed anche in auto elettrica e biciclette con pedalata assistita, come avevano fatto durante la campagna elettorale.
Immaginate Berlusconi, Salvini, Meloni, Renzi, Di Maio, Di Battista,  Grillo....
 
Non so come sia finita, ma il mo amico ha promesso che il primo a conoscere i risultati sarò certamente io. E per la grande simpatia che ho verso i miei lettori, ne farò parte a tutti su questo piccolo  blog.
 
 
 
 
 
 
 
 
PS - ecco i risultati pochi giorni prima dell'elezione dei Presidenti di Camera e Senato: i capi partito hanno fatto un ottimo lavoro ma alla fine nessuno è riuscito ad aggregare il numero necessario a superare il 50% dei parlamentari nelle due Camere....forse l'economista doveva essere meno democratico...e anche meno avido di denaro.  Chissà!
 
Di Gennaro Aprea (del 04/03/2018 @ 20:15:06, in C) Commenti e varie, cliccato 49 volte)
PER CHI HO VOTATO
 
Quando si è saputo che il centro-destra avrebbe favorito Tajani come candidato alla  presidenza del Consiglio dei Ministri in caso di vittoria della coalizione FI - Lega - FdI, Salvini ha detto: "...la mia idea dell'Italia è completamente diversa da quella del leader del PD. Nel centro-destra abbiamo deciso di far scegliere gli italiani, non i partiti..."
 
Da questa affermazione mi è venuto lo spunto di scrivere per chi ho votato, perché da sempre, cioè da quando ho votato per la prima volta nel 1953 /(avevo 22 anni), ho pensato, su suggerimento di mio padre, che per votare bene, si doveva scegliere in primis da che parte si sta (sinistra, centro, liberali, destra, ecc).; poi si doveva conoscere e seguire durante le campagne elettorali le persone all'interno della propria area politica, conoscerle, cioè sapere chi erano, cosa avevano fatto, quale era il loro programma, ecc. Infine seguirle nel loro percorso di parlamentare; e così via.
 
Successivamente questo percorso politico di elettore comune come sono io, è diventato la caratteristica di base al momento delle elezioni perché ho avuto anche la fortuna di iniziare il mio percorso di lavoro in un ambiente britannico dove gli elettori fanno esattamente quanto ho appena descritto. E ciò vale anche in altri stati di grande tradizione democratica.
In altre parole ho avuto "un imprinting anglosassone" che non ho mai più abbandonato.
 
Col passar degli anni invece in Italia gli elettori non sono maturati in pratica verso questa caratteristica democratica, salvo una minoranza non elevata;  si sono disinteressati alla politica; hanno cercato solamente di "stare meglio", di guadagnare di più, ecc. (comunque giusto). Però si sono disinteressati alla POLITICA; e si sono affidati a quei partiti/governi che avevano una grande capacità di comunicazione per vantarsi di ciò che avevano fatto se al potere, e alle promesse di fare molto meglio dei precedenti se all'opposizione .
 
L'elettore comune ha iniziato e continuato a fare solo chiacchiere da bar, al bar, dal barbiere o dal parrucchiere, al mercato, ai vari the o aperitivi, ecc. con amici, conoscenti e sconosciuti, senza interessarsi alla/e persona/e che avrebbero votato. E tanto meno hanno seguito da vicino il percorso dei parlamentari eletti della maggioranza e della minoranza/opposizione.
 
Così i partiti hanno chiesto sempre di più  di votare il partito, o al massimo il candidato Presidente del Consiglio di Ministri del loro partito. E così è stato.
 
Da parte mia invece il comportamento è stato sempre quello che ho appena descritto.
Ricordo che una volta, dopo aver cercato, trovato e sentito, qualche volta anche conosciuto e parlato, una persona degna di fiducia per la Camera dei deputati di un certo partito di cui condividevo le idee politiche di base, lo votai con conoscenza di causa; e lo seguii durante la legislatura. Nella stessa votazione per il Senato, l'unico candidato uninominale mi era stato completamente sconosciuto durante la campagna elettorale per una serie di situazioni concomitanti fra le quali il fatto che non si era mai fatto vedere nella zona dove abitavo perché evidentemente pensava, e così la maggioranza dei colleghi, che bastava chiedere il voto al partito. Non solo non lo votai ma sulla scheda elettorale scrissi: "non ti conosco, non ti sei mai fatto vedere da queste parti, quindi hai perso un voto".
 
Nei paesi di lunga tradizione democratica i candidati, non solo si fanno vedere molto in giro, compreso in TV (da noi lo fanno solo i capi) ma girano per le case, visitano le famiglie, e parlano con loro.
 
Devo dire con piacere che in questa campagna elettorale qualcuno dei candidati minori è stato più presente sul mio territorio rispetto al passato, ma non mi risulta che abbiano bussato alle porte nelle strade dell'abitato o delle aziende per salutare gli elettori chiedendo di fare una chiacchiera.
 
Quindi ho avuto la fortuna ci conoscere le persone che ho votato nelle 3 schede elettorali (Camera, Senato e Regione Lombardia) qualche volta non votando per il partito principale ma uno collegato della coalizione.
 
Per concludere, se avessi potuto rispondere a Salvini (è impossibile via e-mail o telefono se non vai ad un suo comizio sgomitando per avvicinarlo...sempre che ce la fai e ti ascolta se non per un selfie) gli avrei consigliato di correggersi così:
"....abbiamo deciso di far scegliere agli italiani le persone valide del nostro partito e non i partiti"
 
E ora attendo di vedere chi nelle istituzioni sarà designato a rappresentarmi, cioè fare i miei/nostri interessi.
 
Di Gennaro Aprea (del 21/02/2018 @ 19:25:10, in L) Zero-carbonio, cliccato 54 volte)
L'articolo che segue è riportato tal quale da un commento allo studio di un gruppo di studio britannico. Ringrazio  l'autore Dr. Pellini del Kyoto Club e QualEnergia per  il permesso di pubblicarlo
G. Aprea
 
 
Un rapporto del think tank britannico E3G analizza i benefici e gli ostacoli per l’Italia di un passaggio da un’economia basata sulle fonti fossili ad una a basse emissioni. Ma si spiega anche che l’Italia potrebbe diventare uno dei Paesi leader a livello globale dell’economia low carbon.
07 febbraio 2018
 
 
Qual è il ruolo dell'Italia e i vantaggi che il paese potrebbe trarne nel processo di transizione europeo verso un'economia totalmente decarbonizzata?
A chiederselo sono i ricercatori di E3G, un think thank indipendente che opera per accelerare la transizione energetica verso un'economia a basse emissioni di carbonio, nel loro ultimo rapporto "Italy's role in the european low carbon transition. A political economy assessment" (allegato in basso).
 
Lo studio afferma che il nostro Paese trarrebbe un duplice vantaggio da una forte azione per il clima: in primis un ambiente più pulito e una migliore reputazione delle aziende green e delle istituzioni pubbliche; in secondo luogo la protezione dei suoi cittadini dagli impatti climatici.
Un punto importante il secondo, visto che il nostro Paese è sconvolto da numerose calamità naturali: tra il 1980 e il 2015 l’Italia ha perso per queste cause circa 65 miliardi di euro (in media 1,8 miliardi di euro all’anno), di cui solo il 3% delle perdite era assicurato.
Nonostante tutto, secondo il report, il rischio derivante dai cambiamenti climatici non riceve ancora un’appropriata attenzione né sui media né a livello istituzionale; inoltre, le strategie nazionali sui cambiamenti climatici tendono a concentrarsi più sulla mitigazione che sull’adattamento.
Per affrontare il problema, afferma lo studio di E3G, è necessario coinvolgere i territori e le città italiane all’interno di network internazionali che offrono opportunità di apprendimento e spazi collaborativi per condividere azioni pilota e best practices volte ad affrontare le criticità legate al clima.
Emblematico è il rapporto tra Stato centrale e regioni/enti locali. Il documento sottolinea come alcune prerogative per favorire la decarbonizzazione, che sono nelle mani delle Regioni, possano funzionare in maniera molto più efficace: si prendano ad esempio la regione dell'Emilia Romagna e la città di Bologna, che stanno sviluppando piani di mitigazione e adattamento che vanno ben oltre i piani nazionali.
 
Molte città italiane fanno parte di reti transnazionali sulla sostenibilità e il cambiamento climatico, come il "Patto dei Sindaci sul Clima". Nel 2017, inoltre più di 3000 i comuni in Italia hanno generato un 100% della domanda di elettricità residenziale da energie rinnovabili.
Nonostante i combustibili fossili pesino ancora per il 79% nel mix energetico nazionale, l’Italia è stato uno dei primi Paesi europei a favorire l’introduzione dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili nel suo sistema energetico; ha infatti raggiunto i suoi obiettivi energetici previsti per il 2020 già nel 2014.
Poi, però, il rapporto mette in guardia su alcuni punti. Nella SEN (Strategia Energetica Nazinale) si pensa all’Italia anche come un hub del gas a livello europeo. Questo, dicono i ricercatori, impedirebbe al Paese di sfruttare in tempi rapidi le enormi possibilità che offrono le fonti pulite, settore che oggi impiega oltre 80mila persone. Ricordiamo che l’Italia è quinta al mondo per potenza fotovoltaica installata.
 
Altra questione è la sicurezza energetica: l’Italia è un Paese legato a doppio filo alle importazioni di energia, che rappresentano i tre quarti dei consumi totali.
Il volume di importazioni di petrolio, gas e carbone supera il 90% del consumo totale di queste fonti. La conseguenza è il lievitare di prezzi energetici, così come l’elettricità che per il 67% circa è prodotta ancora con fonti fossili. Anche qui va detto che il nostro Paese detiene in Europa il primato per il prezzo più caro dell’energia elettrica per le piccole e medie imprese.
Sviluppare con maggiore impegno rinnovabili ed efficienza è quindi un'opportunità, secondo E3G, per favorire, contemporaneamente, sicurezza energetica, benefici economici per le imprese, riduzione della bolletta energetica nazionale e transizione low carbon.
 
C’è poi la questione della finanza che, mentre in altri Paesi spesso sta facilitando la transizione energetica, in Italia si dimostra il più delle volte un ostacolo.
Secondo un rapporto del Ministero dell’Ambiente e dell’ONU, il nostro paese potrebbe avere 738 milioni di euro di cosiddetti green bonds e le banche potrebbero aver erogato 27 miliardi di euro di prestiti a progetti di energia rinnovabile tra il 2007 e il 2014. Tuttavia la borsa italiana è classificata al nono posto per la più alta intensità di carbonio nel mondo. E la finanza pubblica ad esempio continua a sostenere il settore del gas.
Basti ricordare che la Cassa depositi e prestiti, con oltre l'80% delle azioni di proprietà del Ministero dell'Economia e delle Finanze, nel 2014 aveva approvato 222 milioni di euro di prestiti per il rifinanziamento della rete di distribuzione del gas "2i Rete".
Eppur qualcosa comincia a muoversi: l’appello di Papa Francesco in favore di una finanza green ha recentemente indotto dieci istituzioni cattoliche italiane a disinvestire da fossili, come hanno fatto anche altre istituzioni religiose su scala internazionale che secondo il Global Catholic Climate Movement hanno finora disinvestito una cifra globale di 5.500 miliardi di dollari.
Un’altra pecca del nostro sistema, evidenziata dal report, è nel campo dell’innovazione: pur essendo l’ottava potenza economica mondiale, il nostro Paese presenta in questo ambito notevoli problemi strutturali.
Il tessuto produttivo del Belpaese è in larga parte costituito da piccole e medie imprese poco propense agli investimenti in ricerca e sviluppo e, come detto, con scarso accesso a finanziamenti.
Sono le poche grandi imprese a detenere il monopolio nei settori a maggiore intensità tecnologica e innovativa, peraltro cruciali per la transizione energetica. I nostri big dell’impresa però continuano ad avere opinioni discordanti sull’energia del futuro. Sarà fondamentale comunque, secondo E3G, aumentare la spesa nella ricerca su più settore e a vari livelli.
Il report si sofferma anche sull’analisi del sistema politico italiano. Secondo i ricercatori, il processo di transizione energetica è compromesso da diverse tensioni all'interno del sistema politico italiano: da un lato, dall'instabilità dei frequenti cambiamenti di governo e dalla continua lotta per il potere tra le regioni e il centro. Dall’altro il rapporto tra governo nazionale e le aziende più influenti, tra cui Enel, Eni e Fiat.
C’è poi la questione del rapporto con l’Unione Europea: buona parte dei provvedimenti sul clima sono stati adottati grazie gli atti vincolanti dell’UE, e ben l’80%% della legislazione ambientale in Italia è di origine europea.
L'Ue influisce anche sulla disponibilità di mezzi finanziari per la transizione: indirettamente attraverso la regolamentazione finanziaria e direttamente attraverso i finanziamenti dell'UE. La spesa annuale dell'Unione in Italia è di 12 miliardi di euro. Gran parte di ciò viene speso in settori chiave per la transizione a basse emissioni di carbonio, come ad esempio l'agricoltura, la politica regionale e la ricerca e sviluppo.
Tuttavia, non tutti questi fondi sostengono la transizione per una società a emissioni nette-zero. Per fare alcuni esempi si ricorda il programma energetico europeo per la ripresa (EEPR) che ha erogato 438 milioni di euro di finanziamenti tra il 2009 e il 2014 per progetti di infrastrutture del gas e la recente approvazione della Banca europea per gli investimenti di un prestito di 535 milioni di euro per migliorare le reti del gas.
07 febbraio 2018
 
 

Cerca per parola chiave
 

Ci sono 8 persone collegate

Titolo
A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc. (30)
B) Belle Immagini (3)
C) Commenti e varie (127)
D) Guerre (11)
E) Omografi (1)
F) Questa è l'Italia (100)
G) Ricette (8)
H) Rodano (39)
I) Sport e Calcio (13)
L) Zero-carbonio (82)
M) Satira e Umorismo (54)

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

< maggio 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
23
24
25
26
27
28
29
30
31
     
             

Titolo
Ti piace questo sito?

 Eccellente
 Buono
 Così e così
 No.

powered by dBlog CMS ® Open Source 

footer

 

Aggiungi Gennaro Aprea a "Preferiti"

 

HomeChi Sono | Rodano | Discussioni | Omografo? | Contatti

 

Sito ottimizzato in 800x600