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Il Blog di Gennaro Aprea: commenti sulle notizie, pensieri e idee dell'autore.

 

Questa è la pagina che si svilupperà di più divenendo simile ad un blog. E diventerà una serie di pagine e di articoli.

 

Scriverò di tutto su tutto, cose importanti e cose futili e banali, su alcuni punti mi attirerò gli improperi di molte persone che la pensano all’opposto di me; queste molte persone in alcuni casi, per esempio il calcio, sono la maggioranza degli italiani.

 

Le critiche saranno tutte ben gradite ma non vorrei che le discussioni divenissero uno scambio di parolacce, come purtroppo succede spesso in Italia, anche, e soprattutto ahimè, in televisione. Mi ritengo una persona civile quindi non intavolerò alcuno scambio di idee con quel tipo di persone che parlano male ed "ipocritamente in televisione le loro parole sono coperte da fischietti vari". Alcune volte una parolaccia ci può anche stare, ma non deve diventare un intercalare abituale ed essere usata con l’unico intento di offendere.

 

Sono un puritano e conservatore? Non mi considero tale nonostante quanto ho appena detto, anzi…...

 

Home Page - Il Blog: discussioni, articoli, pensieri e scambio di idee
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Di Gennaro Aprea (del 20/04/2021 @ 19:55:39, in I) Sport e Calcio, cliccato 11 volte)
GIOCO (?) DEL CALCIO
 
Lo spettacolo cui stiamo assistendo da roppi giorni sui media mi fa ribrezzo. Le squadre della ormai famigerata Superlega hanno cancellato definitivamentequel poco di apparenza di sport che ancora mostravano....
E  le reazioni della FIGC, UEFA, ecc, per non parlare dei giornalisti, mi hanno fatto cadere le braccia per sempre..
 
Chi ci va di mezzo sono i giovani e gli allenatori delle piccole squadre di provincia che hanno lavorato positivamente per portare i loro ragazzi veramente sportivi e sconosciuti delle parrocchie fino alla serie C e poi persino alla A. Temo che questi abbiano perso l'amore per il calcio per colpa degli affaristi/ finanzieri. e per imitare i più famosi calciatori, spesso stranieri, che hanno imparato a far finta di essere strattonati e sgambettati dagli avversari senza farsi vedere dagli arbitri.
 
Povera Italia, povera Europa !
 PS - riporto un breve commento di un ottimo giornalista che non si occupa quasi mai di calcio: S. Messina
 
Per discettare sui piani per una Super Lega Europea aperta solo alle squadre elite del continente, questa è ricaduta come un pallone "calciato" in aria; essa diventerà l'avvenimento meno importante dell'anno.
La sferzata negativa (in Gran Bretagna) è stata rapida e furiosa.
Dopo 48 ore dall'annuncio, la concorrenza irregolare (alle varie leghe) appare come un corpo morto in acqua.
Comunque il club dei voraci padroni miliardari delle squadre ...continua a vivere

 

 
 
 

Ecco un altro ottimo articolo da QualEnergia che, pur non essendo recente, evidenzia lo studio dell'Università di Leeds che fa pensare a come dovremmo comportarci per salvare il pianeta.

Per 10 miliardi di abitanti un equo consumo di energia e una vita dignitosa. Si può fare!

Lorenzo Vallecchi

Il consumo globale di energia nel 2050 potrebbe essere ridotto ai livelli degli anni '60 e fornire ancora un tenore di vita più che decoroso per una popolazione mondiale tre volte superiore. Lo prospetta e lo spiega un recente studio britannico.


  

È possibile fornire un tenore di vita dignitoso ad una popolazione mondiale di 10 miliardi di persone per meno del 40% dell’energia globale consumata attualmente.

Dieci miliardi di persone è il numero degli abitanti sul pianeta che si prevede possa essere raggiunto appunto entro il 2050.

Un nuovo studio dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna, spiega che si tratterebbe di un fabbisogno pari a solo il 25% circa di quanto ha previsto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) se le tendenze attuali continuassero senza modifiche, e di un livello di consumo energetico globale equivalente a quello degli anni ’60, quando la popolazione era di soli 3 miliardi di abitanti (lo studio è scaricabile dal link in fondo a questo articolo).

Lo studio dell’Università di Leeds, “Providing decent living with minimum energy: A global scenario”, ha stimato le risorse energetiche necessarie per garantire a tutti un buon tenore di vita comprendendovi quindi tutti i bisogni umani di base, come alloggio, mobilità, cibo, assistenza sanitaria moderna e di alta qualità, istruzione e tecnologie per la comunicazione e l’informazione, come mostrato nelle due illustrazioni.




 

Gli autori sottolineano che per raggiungere questo obiettivo sarebbero necessari cambiamenti radicali nei consumi attuali, un’ampia diffusione di tecnologie avanzate e l’eliminazione delle disuguaglianze globali di massa (nella foto in alto distribuzione mondiale dei consumi di energia pro-capite nel 2019).

Tuttavia, non solo i risultati mostrano che l’energia necessaria per fornire una vita dignitosa potrebbe probabilmente essere soddisfatta interamente da fonti pulite, ma confutano le affermazioni secondo cui la riduzione dei consumi globali a livelli sostenibili richiederebbe la fine dei comfort moderni e un “ritorno ai secoli bui”.

Nello studio, gli autori ricorrono anche all’umorismo per ribattere alle critiche secondo cui una riforma radicale dell’energia richiederebbe che tutti tornassero a vivere nelle caverne, scrivendo “sì, forse, ma sono grotte piuttosto lussuose, con strutture altamente efficienti per cucinare, conservare il cibo e lavare i panni; temperature confortevoli tutto l’anno e reti di computer, per non parlare delle grotte più grandi che forniscono assistenza sanitaria e istruzione universale a tutti i giovani dai 5 ai 19 anni”.

Lo studio ha calcolato il fabbisogno minimo finale di energia, sia diretto che indiretto, necessario a fornire un livello di vita decente.

L’energia finale è quella fornita al consumatore, per esempio il riscaldamento, l’elettricità o la benzina che entra in un’auto, piuttosto che l’energia incorporata nei carburanti stessi, gran parte della quale viene persa nelle centrali elettriche nel caso della produzione con combustibili fossili.

I ricercatori hanno costruito un modello finale di energia che si basa su un elenco di bisogni materiali che sono alla base del benessere umano, precedentemente sviluppato da Narasimha Rao e Jihoon Min.

È stato fatto un confronto fra l’attuale consumo finale di energia in 119 paesi con le stime del fabbisogno finale di energia per una vita dignitosa e si è rilevato che la stragrande maggioranza dei paesi vive in un significativo surplus. In altre parole, spreca un sacco di energia.

Nei paesi che oggi sono i maggiori consumatori pro capite di energia sarebbero possibili tagli di quasi il 95%, pur garantendo a tutti un ottimale tenore di vita.

“Attualmente, solo il 17% del consumo finale globale di energia proviene da fonti di combustibile non fossile. Ma dentro questa quota c’è quasi il 50% di quello che riteniamo sia necessario per fornire un tenore di vita decente a tutti nel 2050″, ha dichiarato in una nota l’autore principale dello studio, Joel Millward-Hopkins della School of Earth and Environment dell’ateneo di Leeds.

“Nel complesso, il nostro studio è coerente con argomentazioni di lunga data secondo cui le soluzioni tecnologiche già esistono per sostenere la riduzione del consumo di energia a un livello sostenibile. Quello che aggiungiamo è che i sacrifici materiali necessari per queste riduzioni sono molto più piccoli di quanto molte dicerie popolari implichino”, ha detto il ricercatore.

Una coautrice dello studio, Julia Steinberger, leader del progetto Living Well Within Limits dell’Università di Leeds e docente all’Università di Losanna in Svizzera, ha detto che mentre spesso si accusano gli attivisti ambientali di ‘minacciare il nostro stile di vita’, vale la pena riesaminare ciò che questo stile di vita dovrebbe comportare. C’è stata una tendenza a semplificare l’idea di una buona vita nella convinzione che avere di più sia meglio. È chiaramente alla nostra portata offrire una vita dignitosa a tutti, pur proteggendo il nostro clima e gli ecosistemi”.

Secondo un altro coautore della ricerca, iNarasimha Rao dell’Università di Yale, negli Usa, “questo studio conferma anche le nostre precedenti scoperte su scala globale, secondo cui eradicare la povertà non è un ostacolo alla stabilizzazione del clima, ma piuttosto la ricerca di un’indiscussa ricchezza in tutto il mondo”.

Un altro coautore dello studio, Yannick Oswald, dottorando presso la Scuola di Terra e Ambiente di Leeds, ha concluso dicendo che “per evitare il collasso ecologico, è chiaro che devono avvenire a tutti i livelli delle trasformazioni sociali drastiche e impegnative, dall’individuo all’istituzione, dall’offerta alla domanda”.

 

Il 2 marzo scorso nell'articolo "Continuare a scrivere e mantenere attivo questo sito" dissi che avrei  trascritto alcuni articoli importanti letti fra le numerose newsletter che ricevo.

Questo è Il primo. Se qualcuno è interessato all'originale dello studio in inglese di ottobre 2020 lo può trovare su internet.

RINNOVABILI MOTORE DLL'OCCUPAZIONE NEL POST-COVID: LA FOTOGRAFIA DI IRENA

Redazione QualEnergia.it

I lavori “verdi” sono arrivati a 11,5 milioni nel mondo l’anno scorso, secondo un nuovo rapporto di Irena.

 

 

Le tecnologie delle energie rinnovabili creano posti di lavoro lungo l’intera filiera produttiva e possono stimolare un ampio e sostenibile sviluppo sia economico che sociale.

Lo ha indicato la settima edizione del rapporto Renewable Energy and Jobs della International Renewable Energy Agency (IRENA), secondo cui le energie rinnovabili hanno fornito 11,5 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2019, in aumento dagli 11 milioni dell’anno precedente.

Sebbene pochi grandi mercati rappresentino ancora la maggior parte di questi posti di lavoro, l’occupazione nelle energie pulite ha iniziato a diffondersi in modo più ampio, soprattutto attraverso la proliferazione degli impianti fotovoltaici (FV), dice il rapporto.

L’anno scorso, il fotovoltaico ha provvisto 3,8 milioni di posti di lavoro, pari al 33% degli occupati a livello mondiale nel settore delle energie rinnovabili, con la Cina che ha ospitato il 38% dei posti di lavoro totali nel settore delle energie rinnovabili, e l’Asia nel suo complesso il 63%.

L’87% dell’occupazione globale nel settore fotovoltaico si è concentrata nei dieci principali paesi per la produzione di componenti, indica il rapporto, scaricabile dal link in fondo a questo articolo.

Il settore eolico l’anno scorso ha fornito 1,2 milioni di posti di lavoro. I progetti onshore continuano a predominare, ma i paesi con impianti offshore sono saliti a 18, rispetto ai 10 di un decennio fa, con catene di fornitura in continua espansione.

L’energia idroelettrica ha la maggiore capacità installata tra tutte le rinnovabili, ma la sua crescita sta rallentando, dice IRENA, come si può vedere nella sua illustrazione riepilogativa.


Il settore idroelettrico impiega direttamente quasi 2 milioni di persone, molte delle quali nella gestione e manutenzione degli impianti, ha precisato il rapporto.

Secondo lo studio, gli impianti ad isola (off-grid) rappresentano un numero crescente di posti di lavoro diretti, soprattutto in Africa, e promuovono l’occupazione nel settore agro-industriale, nella sanità, nelle comunicazioni, nel commercio locale e in altri ambiti produttivi. I posti di lavoro delle rinnovabili in America Latina sono invece concentrati nei biocarburanti e nell’energia idroelettrica.

Le opportunità di lavoro sono una considerazione chiave nella pianificazione di una crescita economica a basse emissioni di carbonio, ha indicato IRENA.

Molti governi hanno dato priorità allo sviluppo delle energie rinnovabili, in primo luogo per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima, ma anche per perseguire più ampi benefici socioeconomici.

Le rinnovabili potrebbero sostenere anche un migliore equilibrio di genere nel settore energetico del futuro, ha indicato il rapporto, con le donne che detengono attualmente solo il 32% dei posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili nel mondo.

IRENA ha sottolineato che per costruire la base di competenze necessaria alla transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili, i Paesi avranno bisogno di una maggiore formazione professionale, di programmi di studio più solidi, di una maggiore formazione degli insegnanti e di un uso più esteso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per l’apprendimento a distanza.

La pandemia da Covid-19 ha rilevato la sempre maggiore centralità delle energie rinnovabili per soddisfare le esigenze sociali, economiche e ambientali, dice IRENA, secondo cui la pandemia ha evidenziato l’importanza di robusti quadri politici e regolatori per le energie rinnovabili, in modo da raggiungere gli obiettivi sociali, economici e ambientali che la comunità internazionale si è posta.


 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/03/2021 @ 17:47:41, in C) Commenti e varie, cliccato 16 volte)
COMMENTI BREVI 1/21


 
 
MANIA DELLE PAROLE INGLESI
 
L'inglese, che spesso è americano, è entrato - ahimè - a far parte della nostra lingua comune. Io sono uno di quelli, insieme a pochi altri che desidererebbe che la nostra lingua restasse più pura possibile per mille ragioni. Vi assicuro che conosco abbastanza bene l'inglese da molti anni perché durante la lunga vita lavorativa sono vissuto fra gli altri, in USA e Gran Bretagna e ho usato questa lingua viaggiando in decine di paesi nel mondo.
Mi rendo comunque che molte parole inglesi sono brevi, spesso di sole due sillabe, ciò che fa risparmiare tempo, ma , ditemi voi, perché dobbiamo sempre correre? Chi'tte core dietro? si dice a Roma. Eppure i francesi hanno deciso di non imbastardire la loro bella lingua ed evitano l'uso di parole straniere
 
Solo pochi esempi.

Premier: i giornalisti insistono a chiamare così il Presidente del Consiglio dei Ministri ma dimenticano che posizione, diritti, doveri, e spesso compiti, del Premier (inglese e non americano) sono ben diversi dal nostro Primo Ministro.
Io suggerirei di usare PCM, dato che un'altra mania è quella di usare le sigle anche quando non è necessario. In effetti i nostri giornalisti già usano DPCM per i decreti da lui emessi (e criticati più volte) E allora?
 
Lockdown: l'inizio dell'uso di questa parola coincide con quello della pandemia di cui siamo tuttora devastati dal principio del 2020. E' certamente breve, facile da leggere ed anche abbastanza onomatopeica. Le alternative potrebbero essere: confinamento, blocco o isolamento, quest'ultima rende anche l'idea dell'incitamento a comportarci con intelligenza, cosa che purtroppo non è stato ancora completamente capito da tutti, salvo dai sardi, bravissimi, i quali sono colorati di bianco già da quasi 3 settimane. Questa situazione di eccellenza è confermata dal fatto che la bellissima isola Maddalena è colorata di rosso solo perché la maggior parte dei suoi abitanti in tutte le stagioni è costituita da italiani indisciplinati (e scemi) del "continente", la maggioranza del nord (rosso), che si sono comprati ville e villette dove vanno e possono andare secondo regole ministeriali.

Cluster: solo pochi giorni fa un giornalista alla "ricerca" di innovazione si è divertito a fare il colto usando quest'altra parola inglese. Ha scritto "cluster familiare", Ebbene la traduzione italiana è "gruppo" che è di 2 sillabe, dunque breve come la parola inglese. Cui prodest?  (mi diverto anch'io a fare il latinista)      
          
Aggiungerò nuovi commenti appena càpitano.
 
Di Gennaro Aprea (del 18/03/2021 @ 20:36:32, in F) Questa è l'Italia, cliccato 21 volte)
REAZIONI  DI  ALCUNI  AMICI  AGLI  "APPLAUSI AI FUNERALI"

Sono perfettamente convinta che un funerale non sia uno spettacolo ma un dolore privato da condividere con gli intimi concentrandosi in un doloroso silenzio
Marisa

Ci devo riflettere meglio perché ho visto persone reagire in modi completamente diversi ai drammi. Addirittura, ho visto un’amica ridere senza riuscire a smettere quando suo figlio si è rotto un braccio… Ognuno ha un suo modo di scaricare le emozioni, soprattutto se violente. C’è chi piange, ma c’è anche chi si “pietrifica”, tenendosi tutto dentro per chissà quanto tempo senza mai riuscire a elaborare il lutto, magari somatizzandolo in qualche parte del corpo o riducendo la sua capacità di socializzare. Non dico che mi piaccia, ma applaudire potrebbe anche voler dire a chi se ne sta andando: “Hai rappresentato molto per me, ti ho apprezzato e amato, e con questo gesto ti do un saluto che non vuole essere un addio estremo, ma un arrivederci, come quando un attore esce di scena però ti rimane sempre nel cuore”. Potrebbe indicare un ammettere (cosa in cui personalmente credo) che la vita non si esaurisca con l’evento che chiamiamo morte.Forse, in questo mio commento, entra la trepidazione che mi causa la situazione in Myanmar, dove la gente, nonostante la repressione sempre più violenta, continua a manifestare rumorosamente battendo su pentole e campanacci… Il che, e qui faccio un volo pindarico, mi rimanda al virus: noi cerchiamo di reprimerlo in tutti i modi che la nostra povera mente ci suggerisce, ma lui non conosce confini né passaporti e reagisce mutando continuamente… La Vita, per me, è molto più misteriosa di quanto non sappia ammettere la nostra scienza. Così come, tornando agli applausi ai funerali, l’animo umano è assai più misterioso di quanto vogliamo ammettere per cui, almeno al momento, non mi sento di giudicare. Ti ringrazio comunque per la condivisione e ti abbraccio.
Gabriella

Caro Gennaro ciao, condivido al 100%. Se ti ricordi  al funerale di Evelina, prima di leggere la poesia "la morte non esiste " di Paul Claudel avevo chiesto, a chi era in chiesa, per cortesia, di non applaudire al termine della funzione. È  una cosa che non sopporto e mi infastidisce tantissimo.
Maria Luisa

Caro Gennaro, dopo circa 40 anni che ci conosciamo e in cui abbiamo quasi sempre condiviso idee e opinioni, finalmente ho trovato un argomento su cui non siamo d'accordo. Mi riferisco all'abitudine di applaudire al momento dei funerali. La prima volta che mi capito' di assistere a questa scena fu in occasione dei funerali di Antonio De Curtis (l'indimenticabile Toto') nel lontano 1967. Sul momento pensai che questo insolito tributo fosse dovuto all'illustre deceduto in quanto uomo di teatro e di cinema. Poi vidi che la cosa ripeteva spesso anche in occasione della dipartita di altre persone pubbliche che, andandosene, lasciavano comunque un buon ricordo. Più' che un contrito e triste silenzio, penso che un applauso sia un riconoscimento più adeguato e affettuoso per una persona 'per bene' che se ne va. Comunque io ho lasciato precise istruzioni, anche se non sono una persona del tutto 'per bene', di applaudire ai miei funerali e a chi non lo farà verro' di notte a tirare
i piedi. Ciao,
Giorgio.

E la mia risposta:

Caro Giorgio,
siamo in disaccordo solo a metà, almeno così mi sembra. E rispetto i tuoi desiderata
Infatti non ho nulla in contrario ad applaudire al funerale di Totò, così come al tuo (non credo proprio di farcela....). Invece non mi piacciono gli applausi a cani e porci. E' necessario dunque fare una scelta. Anche perché vedo applausi anche ai funerali di mafiosi e simili..
Nelle mie DAT non ho chiesto applausi per me ma solo musica allegra napoletana e jazz.

L'applauso è un "segno spontaneo di lode ed incoraggiamento" che poco si addice ad un funerale.
Il silenzio, invece, è la porta per il raccoglimento nei confronti di chi non c'è più, un epitaffio intimo di parole mute che ascolta solo chi ci lascia!

Ignazio

Di questi tempi parlare di un argomento così...."piccolo" senza voler offendere nessuno, mi sembra una perdita di tempo.- "Lui" il morto non sente (almeno... nessuno è mai venuto indietro a dirci se hanno sentito o meno l'applauso!) ma i suoi parenti o amici o chiunque gli abbia voluto bene, credo  siano lieti di sentire un applauso indirizzato al loro caro visto che con l'applauso si rende omaggio a qualcosa di buono che "Lui"  in vita aveva sicuramente fatto.
Naturalmente anche qui esistono i distinguo! Pensiamo ad esempio ai funerali di qualche Boss in cui l'applauso,almeno per le persone in regola con la legge, non è o sarebbe certo ben accetto.

Lino

Gennaro,
sono andato sul tuo blog è ho letto. Condivido tutto, ma non mi faccio
promotore della catena  che suggerisci...per mancanza credimi di tempo e per
priorità diverse nelle quali sono dentro.
Grazie comunque per la condivisione!

Achille
 
Ciao Gennaro,
anche a me gli applausi ai funerali non piacciono. Trovo il silenzio più consono.
Addirittura mi hanno infastidito al funerale di mio padre da parte di suoi ex studenti allora  trenta- quarantenni.
Penso che rappresentino una perdita di civiltà.
Ciao, un abbraccio

Silvia

Ciao Gennaro, condivido il tuo parere: non sopporto l'applauso se non davanti ad un palcoscenico, .anche durante i funerali di attori, di persone famose. Il silenzio è  un un' applauso meraviglioso ....se penso poi alle trasmissioni televisive con finti applausi ....
Isabella


Come potete notare, non tutti condividono l'assenza di applausi ai funerali.
Questi sono una parte delle risposte ai miei inviti ad esprimere il proprio pensiero.
Alcuni sono stringatissimi e concordano senza discussione. Altri meno.

Fra le varie amiche che conosco da molti anni, ho voluto inserire questo lungo discorso di  Gabriella, un'ottima scrittrice e filosofa, creatrice di importanti avvenimenti culturali.

Poi c'è Giorgio, napoletano come me e più giovane di me di 7 anni, sempre ricco di divertente umorismo. Vive in Inghilterra da più di 30 anni.

In conclusione la maggioranza sembra d'accordo con il Signor Novelli e me.
Se ci saranno altre risposte particolari le aggiungerò; ma credo che nonostante il "campione statistico" sia basso, la maggioranza  preferirebbe silenzio e/o altre manifestazioni affetto nei confronti di chi è mancato al nostro affetto o ammirazione.


 

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