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REFERENDUM : CHE PASSIONE !
Di Gennaro Aprea (del 14/01/2012 @ 11:02:31, in C) Commenti e varie, cliccato 587 volte)
REFERENDUM: CHE PASSIONE!

 
Abbiamo tutti visto, sentito e letto le reazioni alla decisione della Corte costituzionale sulla non ammissibilità dei due quesiti referendari per cancellare in tutto o in parte l’attuale legge elettorale.
Ci sono state anche delle prese di posizione non ammissibili ed offensive per la loro violenza da parte di alcuni personaggi che tutti noi conosciamo bene (leggi Di Pietro).
Io non sono un costituzionalista e tanto meno esperto, però mi è sorto un dubbio dopo aver sentito delle vaghe allusioni alle ragioni della non ammissibilità, in particolare quelle che, se fossero passati i quesiti così come erano stati formulati, l’Italia sarebbe rimasta “orfana” di una legge elettorale perché il vecchio “Mattarellum” non sarebbe stato automaticamente e validamente rimesso in essere.
Mi chiedo – e questo è il dubbio – chi ha formulato i quesiti sono stati soprattutto due personaggi, Arturo Parisi e Antonio Di Pietro, ambedue laureati in giurisprudenza, il primo professore universitario prima di statistica e poi di sociologia della politica, il secondo poliziotto e poi magistrato di accusa.
Ebbene, come è possibile che essi abbiano sbagliato la formulazione dei quesiti?
Ho sentito un’intervista al Professore Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale, il quale ha detto in breve che non erano stati ben formulati. Mi chiedo: a suo tempo non si sono fatti aiutare da qualche (più di uno) esperto costituzionalista?...
Oppure i giudici della Corte attuali interpretano le leggi secondo dei criteri che possono essere differenti da altri costituzionalisti?
Vorrei saperne di più e leggerò attentamente i giornali ed ascolterò trasmissioni sull’argomento, se si occuperanno ancora di questo argomento e metteranno in chiaro le ragioni ufficiali del rifiuto di ammettere i quesiti a referendum. Lo dico perché in genere danno la notizia perché è un argomento “negativo” che fa’ vendere di più, e poi si dimenticano di approfondire.