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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 20/05/2010 @ 18:34:16, in C) Commenti e varie, cliccato 702 volte)
LA FINE DELLA TERRA
 
La Pointe du Raz (c'è un faro prima della punta e un altro più al largo rispetto a quello che si vede)
 
 
Le Chemin des Douaniers - Perros Guirec
 
Conosco abbastanza bene la Francia fin dal mio primo viaggio in Costa Azzurra ai tempi dell’università, ma mi sono reso conto che ancora ci sono tante cose da vedere nonostante vi abbia vissuto per mesi quando lavoravo ed abbia dei legami affettivi che da anni mi portano in questo paese.
Così il 1° maggio siamo partiti per un “Tour de France” (non in bicicletta) di 3660 km, in parte turistico sull’Atlantico e in parte nella regione dell’”Ile de France” per incontrare vecchi amici parigini e mia sorella che sposò un francese ed ha generato 4 nipoti i quali a loro volta ne hanno generati 8. Questa è la ragione del mio silenzio dall’ultimo articolo del 26 aprile.
Prima tappa La Rochelle, magnifica città dei tempi di Luigi XIV, piena di storia, con la bellissima l’”lle de Ré” sul mare di fronte, luogo di vacanza per i francesi amanti dell’oceano, raggiungibile con un ponte di 3 Km.
Ma perché “la fine della terra”? il fatto è che per la prima volta siamo andati in Bretagna che è una regione bellissima, in particolare nel Dipartimento di Finistère, nome che deriva dal latino “finis terrae”, cioè la fine del mondo. Al tempo dei romani che avevano invaso la Gallia, la grande penisola della Bretagna era davvero la fine del mondo con i suoi bracci protesi nell’ignoto dell’infinito oceano Atlantico, al di là del quale non c’era che acqua, spesso in tempesta e tormentata da fortissimi venti.
E la Bretagna è veramente “’a fine do munno”, come si dice in napoletano per magnificare qualcosa di eccezionale.
Anche noi li abbiamo trovati i venti, da più di 100 km all’ora alla Pointe de Raz, al limite sud della baia di Douarnenez, graziosa città antica dove risiedono una coppia di amici italiani che hanno deciso di stabilirvisi dopo la pensione in un piccolo appartamento con balcone sul vecchio porto[1]e che dividono il loro tempo fra due cani, un gatto e la pesca con la canna o con la loro barca a vela in alto mare quando il meteo lo permette.
Alla punta di Raz dovevamo tenerci forte per non essere letteralmente spostati dal vento. E ne è valsa la pena fare un chilometro a piedi nel vento freddo di primavera per vedere i tre fari ed il mare lontano in bassa marea che lascia rocce e sabbia e alghe all’asciutto, pur non essendo in quei giorni la marea così importante come negli equinozi quando la differenza supera i 10-12 metri.
A 10 km da Douarnenez c’è un piccolo villaggio che si chiama Locronan, i cui edifici sono tutti del primo medioevo, dall’anno mille al 1300, perfettamente in ordine, con una magnifica chiesa  gotica e un cimitero che fanno restare a bocca aperta. Ma la cosa più interessante che abbiamo visto è la qualità della vita in questo villaggio. C’è molto turismo e molti negozi che vendono artigianato di qualsiasi genere; la differenza con i nostri siti turistici dove una grande percentuale degli oggetti nelle vetrine e all’interno è ormai solo di origine cinese, è che i titolari dei negozi sono tutti artisti-artigiani francesi che vendono le cose bellissime e piene di inventiva e di fascino[2]   che fabbricano a mano sul posto: spesso sembra di entrare in gallerie d’arte.…sembrava di essere tornati ai vecchi tempi  fino alla prima metà del secolo scorso.
Poi abbiamo fatto una puntata anche nel nord della Bretagna sulla Manica, in una cittadina anch’essa molto turistica, Perros-Guirec dove c’è una passeggiata da fare a piedi (circa 5 km) lungo una costa rocciosa di scogli e massi lisciati e molati dal vento e dal mare in 300 milioni di anni, tutta di granito rosa: incredibile!. Immaginate di vedere i nostri ciottoli di fiume ingranditi di mille volte e messi uno sull’altro a formare quasi degli enormi muri a secco di mattoni di granito, alcune volte in bilico contro le leggi della statica, in costruzioni di forma assurda e impensabile.
E davanti ad una delle grandi spiagge della città l’”arcipelago delle sette isole” disabitate (in passato nella più grande vi era il guardiano del faro con famiglia e alcuni militari). Oltre alla bellezza dei luoghi e della passeggiata in barca, quel gruppo di isole è oggi il secondo sito-rifugio a livello mondiale protetto per una dozzina di specie di uccelli marini, vari tipi di gabbiani uno diverso dall’altro, i cormorani, e i rari “maquereaux” (lo stesso nome del pesce sgombro) che sono dei piccoli uccelli coloratissimi somiglianti ai pappagalli, che si tuffano per pescare e restano minuti interi sott’acqua; e poi ci sono anche una cinquantina di foche.
Su una collina di una di queste isole hanno nidificato decine di migliaia di una specie di gabbiani che coprono l’intero mammellone e da lontano sembra di vedere l’isola coperta di neve.
Tutte queste cose ti tolgono il respiro e ti fanno capire quanto dobbiamo sforzarci di amare il nostro piccolo mondo, e decidere di comportarci in maniera che non arrivi alla fine della terra, della vita, distrutta da noi umani.
Se potete, fate un programma di viaggio in Bretagna in una delle vostre future vacanze: Internet vi aiuterà. 


[1] C’è il nuovo grande porto in un lungo estuario del fiume dove sono ancorate migliaia di barche da diporto, la maggior parte a vela, oltre alle scialuppe dei pescatori e ai pescherecci di alto mare
[2] Esempio: un poeta scrive dei versi e delle frasi deliziose su delle tavolette che inserisce in quadri piacevolissimi
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Di Gennaro Aprea (del 26/04/2010 @ 20:00:19, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 701 volte)
VOLETE SAPERE PERCHE’ IN ITALIA MOLTI PRODOTTI E SERVIZI COSTANO DI PIU’?
 
In qualità di vecchio consulente di direzione e organizzazione, non posso fare a meno di notare certe disfunzioni, disorganizzazioni, e cose simili di cui ho già parlato varie volte in questa Sezione che tratta di “Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc.”.
Ultimamente mi sono capitati numerosi esempi che dimostrano e confermano che l’organizzazione di molte aziende è talmente carente e “disorganizzata” che i loro costi – e quindi i loro prezzi - sono più alti di aziende analoghe di altri paesi europei ed americani. Molte di loro si lamentano della concorrenza straniera, cominciando da quella cinese, quando invece potrebbero benissimo offrire prezzi inferiori che sono il risultato, in parte preponderante, di una buona organizzazione.
Vi do due soli esempi, abbastanza eclatanti, che, a causa della mia cultura, fanno sì che vado in bestia di fronte a questi assurdi comportamenti.
1)     Si tratta della Mazda Motors Italia SpA. Chi mi legge è probabilmente al corrente della mia viva passione per i motori, quindi lo spunto è colpa mia. Di fronte alla notizia del lancio della nuova serie del decennale della “roadster” MX-5, una bella piccola spider che ho sempre ammirato, mi sono incuriosito ed ho chiesto notizie. Ho ricevuto una grande busta (peso totale 235 gr) contenente una gentile lettera che mi invita ad una prova su strada per provare le “dinamiche di guida Zoom Zoom, oltre ad ammirare il design e la qualità…nonché fissare un appuntamento per un test, ecc”. In allegato c’era una brochure bellissima di 32 pagine più le 4 di copertina con magnifiche foto a colori, su carta patinata pesante, più un’altra piccola brochure pieghevole in tre con altre foto eccezionali. E fin qui tutto bene. Però ho iniziato a preoccuparmi perché il giorno dopo ho ricevuto una seconda busta completa di contenuti come la prima che ho aperto per vedere se conteneva qualcosa di differente dalla prima…..invece niente. Dopo due giorni ho ricevuto una terza busta ed ancora una quarta qualche giorno dopo, tutte indirizzate a me, salvo una che all’inizio della lettera, a parte l’indirizzo preciso col mio nome della mia abitazione, dice: “Caro Signor Vincenzo…”. Totale quasi un Kg di carta bellissima costata chissà quanto, più le spese postali, più l’imbustamento, il trasporto all’ufficio postale, ecc.. Allora mi sono spaventato e mi sono detto che la Mazda MX-5 costerà troppo per le mie tasche se tutta l’organizzazione ed il relativo calcolo dei costi si riflette sui prezzi di questa bellissima auto. Ed ho rinunciato all’idea di comprarmela…..
2)     Questa volta si tratta di una società assicurativa la quale, quando ci si azzarda a comporre il numero verde (che costa), fa’ aspettare un buon minuto abbondante di orologio per magnificare la loro organizzazione, la qualità, la serietà e gli ottimi prezzi praticati rispetto alla concorrenza: si fa’ per dire. La società è la ERGO Previdenza SpA che ha comprato a suo tempo la Bayerische con la quale avevo contratto una polizza pensionistica con un premio di circa 2500 € l’anno. Il pagamento era stato concordato via banca col sistema RID che tutti ben conoscono. Il contratto è giunto al suo termine come previsto, quindi non dovrò più pagare ulteriori premi e dovrei riscuotere quanto mi spetta. Ricevo una lettera di pochi giorni fa, che ho dovuto rileggere due volte per capire bene, nella quale mi si dice che “nonostante io abbia attivato il sistema di pagamento RID, la mia banca non ha ancora attivato il pagamento automatico”; pertanto mi invita a fare il necessario per attivare tale procedura chiedendo alla banca di eseguire il mio ordine di pagamento permanente. Mi dice anche che “se io ho sempre intenzione di procedere ai pagamenti con questo sistema, troverò in allegato un modulo da compilare in tutte le sue parti da spedire a…ecc.”. Inoltre “ sarà fondamentale inserire il codice fiscale e firmare”, Queste sono, come potete vedere sono procedure assolutamente nuove, fuori del normale e specialissime, invece che ormai da anni più che usuali, specialmente per la firma.(non so come dirgli che non sono un extracomunitario che non conosce lingua e regolamenti italiani, ma solo un “extrapadaniatario” che vive in Padania da 40 anni e che ha imparato qualcosa sui doveri di firmare). Inoltre, mi dicono, “nel caso in cui il modulo non dovesse pervenire entro 30 gg. dalla presente passeranno al pagamento in c/c postale. Si dà il caso che io ho pagato con il RID per i 9 anni previsti e la società mi ha sempre inviato le ricevute dei premi annuali da me pagati, quindi mi sono un “Po” i……ato (intendendo per Po il più grande fiume di’Italia), state tranquilli volevo dire solamente irritato, ed ho telefonato al famoso numero verde facendo presente quanto sopra. La gentile signora del Call Centre alla fine ha capito il mio disappunto ed ha detto la frase di rito: “sa, queste sono lettere che la società invia a tutti…non si preoccupi….”. Invece io si che mi preoccupo perché penso a quanto costa a un cervellone comporre una lettera del genere con allegato, a farla stampare modificando il destinatario ed il numero di polizza per tutti gli indirizzatari, andare all’ufficio postale, affrancarla, per l’invio a tutti i loro clienti. Quindi penso che una bella fetta del premio pagato contiene anche questi inutili costi aggiuntivi, che sono solamente la punta visibile di un iceberg di disorganizzazione.
 
Spero che vi siate divertiti – perché è certamente meglio prendere queste cose dal lato comico altrimenti ci viene un cancro al fegato - e, se volete, scriverò ancora su questo argomento, raccomandandovi di cercare di capire bene come si comportano i nostri fornitori, prima di acquistare i loro prodotti e servizi.
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Di Gennaro Aprea (del 20/04/2010 @ 11:34:36, in M) Satira e Umorismo, cliccato 617 volte)
UN SORRISO, PER CAMBIARE UN PO’
 
In questo periodo ne sentiamo di cotte e di crude: mi sembra che manchino in assoluto notizie allegre. Anch’io ho scritto di cose serie, ho protestato, mi sono arrabbiato.
Allora oggi ho deciso di raccontarvi una storiella che spero vi spinga ad un sorriso.
 
C’era una volta un grande intellettuale che propose di fare un concorso nel quale i concorrenti dovevano parlare con accuratezza di elefanti, un animale intelligentissimo che rischiava l’estinzione. Così furono invitati numerosi intellettuali di molti paesi importanti.
Ecco i risultati:
-          Il famoso etologo tedesco Herr Doctor Ludwig Werner di Berlino, scrisse un trattato intitolato:”Die Ursprung, die Entwicklung und die Leben des Elefant” (Le origini, lo sviluppo e la vita dell’elefante)
-          Il presidente dell’associazione inglese per la caccia Mr Thomas Brown intitolò il suo trattato: “Memories of my elephant hunting parties” (le mie partite di caccia all’elefante – memorie)
-          Il famoso economista americano Mr. Al Campbell, scrisse un trattato di circa 2850 pagine cui diede il seguente titolo: “How to make money out of elephants” (come guadagnare con gli elefanti)
-          Il grande sociologo francese Monsieur Pierre Duvivier interpretò il concorso in maniera diversa e intitolò il suo trattato: “ Les éléphants et ses amours – Etude sur la difference comportamentale entre les éléphants asiatiques et africains” (gli elefanti e i loro amori – studio sulle differenze comportamentali fra gli elefanti asiatici e africani)
-          Lo scienziato israeliano Rabin Sikorswy ebbe molto successo con il suo “The elephants and the palestinian argument – which solutions”  - ndr: il mio PC non ha l’alfabeto della lingua Jewish (gli elefanti e la questione palestinese – quali soluzioni)
Stranamente nessun italiano partecipò al concorso ed il grande intellettuale promotore creò un commissione formata da intellettuali italiani per capirne le ragioni, la quale ancora adesso non ne è venuta a capo dopo molti anni di discussione, anche durante talk-show televisivi con la partecipazione del pubblico.
Forse sono riuscito a farvi sorridere ma.…in fondo la morale di questa storiella è anch’essa seria: l’atteggiamento e l’interpretazione diversi delle persone di fronte a un problema ed l’affermazione del loro punto di vista.
Viva la libertà di pensiero!
 
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