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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 03/03/2019 @ 18:49:03, in F) Questa è l'Italia, cliccato 17 volte)
 IL QUARTO D'ORA ACCADEMICO
 
Avendo frequentato a suo tempo 2 Università, Roma e Pisa, ho imparato il significato del Quarto D'Ora Accademico e la ragione del ritardato inizio delle lezioni dei Professori rispetto all'ora ufficiale prevista. Cioè l'impegno di ciascun Professore appena arrivato in Facoltà per la prima lezione della giornata, di passare in sala professori per dare un'occhiata alla eventuale posta; successivamente il ritardo era dovuto a eventuali risposte alle domande degli studenti che avevano appena finito di ascoltare la loro lezione prima di andare alla successiva... per non parlare poi di altre eventualità, un bicchier d'acqua e/o un caffè fra una lezione e l'altra, e/o ....un qualche breve bisogno corporale.
 
Nel corso della mia abbastanza lunga vita di lavoro e di continuo studio ho avuto numerose occasioni di assistere a numerosi convegni e perfino di farne parte come speaker in Nigeria (ai tempi ancora colonia britannica) in USA e soprattutto in Gran Bretagna, luoghi dove questa consuetudine non esiste. E ciò è successo anche in altri paesi come la Francia ed il Brasile.
Di conseguenza ho sempre sentito che per un ritardo di 2 o 3 minuti di un uno degli oratori, questo si scusava ufficialmente per averlo causato.
 
Questa abitudine è divenuta quindi parte del mio business imprinting, ma anche nel privato.
  
Da molti anni a questa parte in Italia invece, chiunque deve parlare in un qualsiasi convegno si è impadronito - abusivamente - di questa consuetudine anche se non è un accademico.
 
Il risultato è che mi trovo sempre a disagio quando sono costretto ad assistere a ritardi ingiustificati all'inizio di qualsiasi riunione in cui è previsto che una o più persone parlino di fronte ad un pubblico.
 
Sicuramente la ragione è che sono un po' troppo antico; tuttavia è difficile  abituarmi a questa - molto negativa per me - consuetudine che comporta inoltre il fatto che, anche quando sono previsti interventi con tempi prefissati, sia gli oratori che chi coordina le tavole rotonde, si permettono i primi e permettono i secondi, che i tempi eccedano quanto previsto.
 
Da qualche anno seguo i convegni organizzati dal Politecnico di Milano e dalla Bocconi e noto con piacere che gli accademici fanno iniziare i loro eventi senza utilizzare il Qd'OA.
 
Pochi giorni fa ho letto una notizia che mi ha fatto quasi commuovere di piacere:
Su Repubblica del 27 febbraio è apparso un breve articolo da Tokio di Cristian Martini Grimaldi intitolato:
 
"IL MINISTRO E' IN RITARDO DI 2 MINUTI,
IL PARLAMENTO SI FERMA PER CINQUE ORE"
"Sembrava una normale seduta della Dieta in cui i parlamentari degli opposti schieramenti si beccavano facendola la voce grossa davanti ai microfoni. Solo che questa volta, a fare da bersaglio agli strali dell'opposizione era un uomo solo, il ministro delle Olimpiadi, Yoshitaka Sakurada.
Il quale aveva compiuto l'affronto di presentarsi per il suo atteso discorso con 120 secondi di ritardo. Troppi secondo l'opposizione che ha boicottato la seduta proprio mentre Sakurada stava per prendere a parola.
Per 5 ore nessuno si è più ripresentato in aula. Poi sono partite le accuse di fronte alle quali il ministro è stato costretto a chiedere scusa.
Sakurada in realtà era già da tempo al centro di polemiche per una serie di intollerabili gaffe. Pochi giorni fa quando la nuotatrice Rikako Ikee ha annunciato che non parteciperà alle Olimpiadi perché malata di leucemia, ha commentato: "Avrebbe potuto vincere l'oro, peccato, è una vera delusione". Anche in quel caso è stato costretto a chiedere scusa."
 
Forse alcuni dei nostri importanti uomini politici sono andati a scuola da Sakurada ed hanno a loro volta fatto scuola a loro amici e colleghi.
 
Di Gennaro Aprea (del 06/12/2018 @ 19:30:20, in F) Questa è l'Italia, cliccato 45 volte)

SOS PER LA LIBRERIA DEI SETTE


La lettera della Signora Di Orazio di Orvieto e la risposta di Corrado Augias che potete leggere più in basso, non hanno bisogno di commenti.

Vorrei però sottolineare che l'Amministrazione del Comune di Orvieto sembra sorda alle richieste di molti Orvietani che temono la chiusura della "Libreria dei Sette".

Io sto per mandare una petizione al Sindaco Giuseppe Germani affinché il Comune, proprietario delle mura del negozio, possa evitare la chiusura di questa libreria diminuendo sostanzialmente il canone di  affitto annuale (Euro 31.000)  che pesa troppo sui costi di esercizio della piccola impresa culturale, così importante per la città di Orvieto.

In calce troverete il testo della mia richiesta con cui suggerisco un canone annuale non superiore a Euro 3.000; voi potete anche diminuirlo.

Sarei molto grato ai miei Lettori se scrivessero una lettera analoga (o come ognuno ritiene meglio) al Sindaco e passassero questo invito ai propri amici, così come sto per fare anch'io ai miei circa 200 contatti.

L'indirizzo del Sindaco è: sindaco@comune.orvieto.tr.it.

Potreste inviare copia del vostro messaggio anche ai titolari della impresa Enza e Riccardo Campino il cui indirizzo è: riccardocampino@gmail.com oppure a libreriadeisette@alice.it

 

Più siamo, più riusciremo a salvare la Cultura !

Vi ringrazio a nome di tutte le persone che ritengono importante salvare ogni iniziativa in favore di questa libreria.

Ecco la lettera a Corrado Augias e la sua risposta del 28/11/2018 su La Repubblica.

 "Gentile Corrado Augias, parlo della mia città, Orvieto, e della " Libreria dei Sette" che chiuderà i battenti il 24 dicembre. Ho pianto quando i gestori della storica libreria ( attiva dal 1922!) hanno lanciato una richiesta d’aiuto date le difficoltà di mandarla avanti. Un allarme c’era già stato un anno fa, ora l’incubo si ripete perché nessuno tra cittadini e amministrazione s’è mosso per risolvere il problema. Com’è possibile che una piccola e meravigliosa realtà come Orvieto, gioiello d’arte, storia e cultura, lo permetta? Quella libreria per la sua posizione, lo spazio, il palazzo che occupa è stata per anni il vero centro culturale della città, gestita da librai di grande cultura, di grande cuore, pieni di un’immensa volontà di fare. Se la libreria chiude, io e la mia famiglia perdiamo un rifugio, quello caldo e accogliente dove ti puoi permettere di staccare la spina, dove i toni si abbassano e il tempo sembra fermarsi, dove tra tanti libri, colori e parole, trovi sempre un amico e un sorriso. La " Libreria dei Sette" è il posto dove ritrovo sempre mio figlio di 4 anni quando si stacca dalla mia mano. Adesso dove andrà a rifugiarsi?

— Federica Di Orazio— Orvieto ( TR)"

 

Risposta di Corrado AUGIAS

"Tempo fa, quando si affacciò per la prima volta l’ipotesi che quella libreria potesse chiudere, la scrittrice Susanna Tamaro, che vive nel comprensorio orvietano, lanciò un appello per non perdere anche la libreria dopo tante altre chiusure. Orvieto è uno dei gioielli dell’Italia centrale, arroccata su una rupe a piombo sulla valle del Tevere, con la facciata del Duomo (fine XIII secolo) ritenuta un capolavoro del gotico italiano, così più dolce rispetto alla severità tedesca. La facciata rivolta ad Occidente accende al tramonto tutti i colori delle sue pietre e dei mosaici. Una città memorabile, ma anche una comunità di oltre 20 mila abitanti; sembra impossibile che l’amministrazione lasci davvero chiudere una Libreria che nel 2015 a Venezia s’è aggiudicata il titolo di migliore libreria italiana. Quella "dei Sette" è uno spazio dove i gestori – i dinamici fratelli Campino, Enza e Riccardo – non stanno dietro il bancone ad aspettare l’arrivo dei clienti; al contrario escono, promuovono, invitano gli scrittori (io stesso sono stato ospitato in un paio d’occasioni), animano la discussione, si fanno motore culturale, danno vita alla comunità, sappiamo bene quale importanza abbiano attività del genere di questi tempi. Mi sono informato sulle ragioni della chiusura: gli impacci sono parecchi e coinvolgono traffico e parcheggi; nocciolo però sembra essere l’affitto ( 31 mila euro annui) insostenibile per una libreria. Che dovrebbe fare un’amministrazione davvero consapevole? Invece di costringere i fratelli Campino ad andarsene, dovrebbe trovare i mezzi perché la libreria facesse ancora di più. Poche migliaia di euro anche un piccolo Comune (proprietario delle mura) può trovarli. La questione di fondo sono le scelte. Il sindaco deve decidere che tipo di città vuole amministrare. Se costringerà la Libreria a chiudere avrà spento una delle luci della sua città."

Testo del mio messaggio al Sindaco di Orvieto

 "Egregio Signor Germani, Sindaco di Orvieto,

 ho appreso dai media il problema finanziario che impedisce alla "Libreria dei Sette" di continuare la sua indispensabile opera in favore della Cultura per i suoi Concittadini e per i turisti ed intellettuali che questa piccola impresa attira verso Orvieto.

Le sarò grato se il Comune da Lei amministrato deciderà di diminuire sostanzialmente il canone di affitto ad un cifra non superiore a Euro 300 (trecento) o meglio 1 € (un Euro) figurativo, insieme ad ogni altra azione utile a mantenere in attività la libreria.

La ringrazio per l'attenzione e la saluto cordialmente.

Gennaro Aprea - Rodano, Milano"

www.gennaro-aprea.it

 
Di Gennaro Aprea (del 29/10/2018 @ 19:00:37, in F) Questa è l'Italia, cliccato 55 volte)
 MATERA e ALTAMURA
 
Ormai tutti sappiamo che l'anno prossimo Matera sarà la capitale europea della Cultura; da poco la pubblicità ha iniziato a dircelo, ottimo!
Con questo spirito, abbiamo deciso, in due coppie, di andarci perché nessuno di noi quattro vi era mai stato, nonostante tutti avevano fatto in passato numerose vacanze in Puglia.
Scrivo questo breve racconto sulle due città affinché possa essere utile a chi è interessato a questa cultura e gli viene voglia di andare in Basilicata.
 
Per evitare il numero elevato di turisti del fine settimana siamo partiti un mercoledì mattina e tornati il venerdì sera; ve lo dico perché è consigliabile imitarci. Infatti, nonostante questa strategia, tutti gli alberghi, B&B e simili, erano pieni in quei giorni infrasettimanali, anche a causa di un film  che stavano girando.
 
Viaggio ben organizzato da buon amico Agente e programma preparato ottimamente da una di noi.  Aereo Milano-Bari e grande taxi lussuoso all'aeroporto che in poco più di un'ora ci ha portato in un albergo 4 stelle (superiore alle aspettative anche per la gentilezza e la collaborazione di chi lo gestisce), fuori dal centro storico (se decidete di andare in auto, sottolineo che è impossibile arrivare in centro).
Tutto il nostro viaggio assolutamente non stancante.
Accordo preliminare con una guida ufficiale, 25 anni circa, molto carina, simpatica, preparatissima (laureata in Archeologia) gentilissima e niente affatto cara. Nessuno di noi ha mai avuto alcun interesse con questa signora in passato, ma sento il dovere di darvi il nome e il recapito: rossella.perrone@hotmail.com, tel. 3488540712. 
 
Rossella ci aveva dato le dritte per il primo giorno cosicché nello stesso pomeriggio abbiamo fatto un primo giro esplorativo prenotando con un "Ape-calessino" - max. 4 persone - più guidatore, che è andato su e giù per la città con spiegazioni da guida abituata al suo lavoro (fortunatissimi con il tempo semiestivo).
Matera è qualcosa di eccezionale i cui "sassi" hanno un'origine di più di 3000 anni. E' una delle più antiche città abitate di quell'epoca nel mondo, le disabitate sono molte ma solo rovine.
Unico punto problematico: a Matera ci sono solo 4 taxi ed è indispensabile prenotare per gli spostamenti.
 
La mattina del giovedì abbiamo incontrato Rossella; non sto a darvi dettagli: abbiamo visto bene tutto a piedi, che non è male dato che l'età media di noi quattro è 80, con una punta di quasi 90.
Nel pomeriggio siamo andati ad Altamura con taxi prenotato in anticipo. E' stata un'altra piacevole sorpresa, compreso un interessante museo archeologico con sezione paleolitica e neolitica; e il borgo antico.
 
La mattina del venerdì ancora a Matera, soli, visitando il Museo Nazionale Medievale e Moderno Lanfranchi che è anche un'ottima pinacoteca dove, fra l'altro, vi è una grande parte dei quadri di Carlo Levi, lo scrittore di "Cristo si è fermato d Eboli", che soggiornò ad Aliano vicino a Matera, condannato al confino dal regime fascista.
Alle 4 del pomeriggio lo stesso taxi per Bari, ecc. per il ritorno.
 
Insomma il viaggio è stato un sorpresa molto piacevole e al di sopra delle aspettative.
 
Se volete ulteriori informazioni siete liberi di chiamarmi ai numeri che appaiono su questo sito.
 
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