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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/07/2014 @ 12:58:37, in I) Sport e Calcio, cliccato 680 volte)
IL CALCIO E’ MORTO
 
Su L’Espresso del10 luglio ho letto l’articolo di Roberto Saviano intitolato “Con Ciro Esposito è morto il calcio”.
Numerosi lettori sanno che da molti anni a questa parte affermo che il calcio non può più essere considerato uno sport. Le ragioni sono molte e, se la cosa vi interessa, potete andare alla Sezione omonima e leggere i miei precedenti articoli
In questi ultimi giorni i commenti e le critiche sul Campionato mondiale di calcio si sono acquietate: tutti noi siamo stati distratti tristemente da guerre, politica e, anche per il calcio, da commenti sulle nuove contrattazioni di giocatori e allenatori.
Approfitto quindi per parlare a freddo del campionato mondiale brasiliano con alcuni commenti.
Dopo molto tempo che non mi sintonizzavo su questo gioco, avevo deciso di seguire alcune partite cominciando dalla prima, Inghilterra - Italia ed ho continuato per le più importanti, ovviamente i quarti, le semifinali e la finale.
Speravo di rivedere un calcio migliorato, invece vi è stata la conferma della mia delusione. Non mi riferisco solamente alla squadra nazionale, ma anche alle altre.
 
Lo spettacolo… la pubblicità afferma che è il più bello del mondo??
 
1)     guardare i giochetti  delle squadre, chi più (gli italiani) chi meno (i tedeschi), non è affatto divertente: osservare i giocatori di una squadra che si passano indietro la palla nella propria metà campo per lunghi minuti (ho contato più o meno 20 minuti in media sui 90) passando spesso la palla indietro al portiere, mi fa venire il latte alle ginocchia per la noia
2)     l’etica sportiva è definitivamente sparita: i giocatori agiscono nei confronti dei giocatori della squadra avversaria in un continuato tentativo di distruzone; abbiamo visto quanti sono stati portati via dal campo per i colpi ricevuti in tutte le maniere possibili; questi colpi sono peggio di quelli del foot-ball americano, con la differenza che nel nostro calcio non si usano rivestimenti protettivi. I più gentili gesti di attacco sono fermare l’avversario prendendolo per la maglia, oppure per un braccio, oppure abbracciandolo in tutte le posizioni possibili. Un’altra abitudine praticata normalmente è quella di dare sgambetti e fingere di essere sgambettati e buttandosi per terra. E gli arbitri cosa fanno? Poco o niente anche perché i giocatori hanno imparato molto bene la maniera di non farsi vedere. Questo è sport?...ma mi facciano il piacere!
3)     Ho sentito sempre molte persone affermare di praticare uno sport “perché vado allo stadio tutte le domeniche”. All’inizio pensavo che queste persone fossero completamente sceme; poi mi sono ricreduto. Eccome se fanno sport, alzandosi e risiedendosi mille volte durante la partita, anche in squadra con altri tifosi, sbandierando lungamente grandi e pesanti cartelli o bandiere, strillando e minacciando i tifosi della squadra avversaria e cantando a squarcia gola peggio di un cantante d’opera il quale almeno non canta per l’intero spettacolo e ogni tanto ha il tempo di riposarsi cedendo la parola al suo interlocutore o ai cori.
 
L’unico spettacolo positivo che ho notato in tutte le partite è di vedere tifosi delle due squadre in campo mescolati sugli spalti, fare il loro tifo senza attaccar briga, piangere o gioire a seconda della situazione. In Italia, per quanto mi risulta, anche da quanto afferma Saviano, non è possibile: ci sarebbero un numero eccessivo di morti e feriti.
 
Non voglio dilungarmi oltre ma credo che sia assolutamente necessario che il calcio “cambi verso”, come dice un nostro famoso giovane politico, cioè cambi sostanzialmente l’attuale concezione che al momento è solo una scuola di violenza e di disonestà sportiva, oltre naturalmente ad essere da tempo una speculazione finanziaria.
Ci sono molti altri sport veri che sono un ottimo spettacolo sotto tutti i punti di vista, ad esclusone forse della palla a nuoto che anch’essa ha perso l’etica di una volta.
 
Spero di non dover ritornare più su questo argomento.
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Di Gennaro Aprea (del 21/07/2014 @ 12:14:16, in D) Guerre, cliccato 784 volte)
GUERRA O PACE?
 
Guerra, anzi GUERRE, fortissimamente GUERRE, fino alla fine dei nostri giorni.
 
Facciamo un breve esame della situazione. Fino a 4 giorni fa le notizie principali sui media erano limitate a quelle dello scambio di azioni guerresche fra Israele e i miliziani di Hamas della striscia di Gaza. Si mettevano in evidenza i lanci di missili palestinesi che per la prima volta avevano la capacità di raggiungere Tel Aviv e persino Haifa, e che regolarmente venivano intercettati dai contro-missili israeliani, i quali sono sempre riusciti a colpirli e distruggerli in aria: test di nuovi armamenti sempre più efficaci.
Le notizie dell’Ucraina si erano fatte più rare; poi c’è stato il missile terra-aria che ha colpito l’aereo civile della Malaysian Airline, assassinando 298 persone, che ha riconquistato le prime pagine. Strage colposa o preterintenzionale?
La guerra civile triennale in Siria continua regolarmente ma non è più di interesse primario perché non è più di attualità e ha perso il pregio della novità: i giornalisti non amano il “tran tran” perché hanno stabilito che la gente si annoia a sentire solo il conto dei morti dall’inizio della guerra e a leggere notizie ripetitive.
Non parliamo poi di numerose altre guerre civili meno importanti per i media, ma tuttora in atto, senza che se ne parli più perché i morti sono pochi, come per esempio l’attacco e la conquista dell’aeroporto di Tripoli di Libia (ormai chiuso al traffico aereo) con la distruzione di un aereo da parte di una fazione di cui non so più di quale parte siano, cirenaici? oppure un’altra tribù tripolina?
E non dimentichiamoci di altre piccole e medie guerre sempre in corso, cominciando con la Nigeria fra gli estremisti musulmani che uccidono i cristiani di ogni tipo e le truppe dell'esercito governativo; in Iraq dove altri estremisti islamici fanatici hanno creato un nuovo califfato che comprende anche parte della Siria,uccidendo centinaia di persone, soprattutto cristiani; pensano di estendere il califfato fino al cuore dell’Europa. E poi la Somalia, lo Yemen, il Sudan, il Kenya, la Repubblica Centro Africana, il Mali, l’Afghanistan e il Pakistan dove i talebani non hanno mai finito di farsi esplodere, fino alle Filippine.
Le caratteristiche di queste guerre sono in massima parte derivanti da contrasti religiosi i quali costituiscono terreno fertile per i venditori di armamenti. E chi più ne ha, più ne metta.
Esperti editorialisti dissertano di estremismi politici e religiosi ed anche qualche volta di  interessi economici.
Grandi politici di importanti paesi e persino le Nazioni Unite si sono lanciati in azioni diplomatiche per far terminare queste guerre, per stabilire delle tregue in attesa di conversazioni fra le parti, spesso inconcludenti o simili fra di loro, le quali si sono succedute a ripetizione negli anni. Ed infine le minacce di sanzioni o qualcuna effettiva che non risolve alcunché.
Il Papa Francesco  incita alla preghiera e dice che la violenza si combatte non con altra violenza, ma con la pace, Tutto molto bello, senza dubbio.
 
Ammetto che molte cause seminascoste di questa situazione siano certamente economiche (petrolio e gas) e religiose fra fazioni (sunniti, sciiti, ecc.), Israele ne fa una questione di sicurezza, ma queste cause hanno a mio parere un peso molto relativo rispetto ad un’altra.
Infatti nessuno pensa e parla della ragione principale che ho messo in evidenza anche in passato.
Qual è? Secondo me è ovvia: il necessario consumo delle armi e di tutto ciò che ci gira intorno in termini di denaro. L’industria degli armamenti esiste, prospera ed è potentissima: non può fermarsi, chiudere le sue fabbriche, licenziare i relativi migliaia di addetti (vorrei che qualche eminente editorialista faccia un'inchiesta sul peso economico di questo settore industriale nel mondo) sperimentare armi sempre più sofisticate, cioè la più deleteria innovazione industriale che in ultima analisi produce solo morte. Quindi appoggia e paga governanti di tutte le specie, nei paesi considerati più democratici, fino alle dittature.
 
Fra poco, spero proprio fra pochissimo, la diplomazia riuscirà a fermare o a rallentare (purtroppo solo provvisoriamente) questo macello di persone e di cose, perché le riserve di armamenti avranno subito una drastica diminuzione dei magazzini e ciò contribuirà ad una fermata in qualche paese.
Poi si ricomincerà da qualche altra parte perché i governi e i partiti che aiutano le varie fazioni versando alle parti in causa finanziamenti e rifornimenti di armi originati quasi sempre dalla corruzione, dovranno cedere ai venditori di armi che ne propongono di nuove (di recente anche i droni) sempre più capaci di stroncare gli avversari delle fazioni in guerra fra di loro. L’altra caratteristica è che nella maggior parte dei casi, salvo in Israele dove il tenore di vita è decisamente alto e dove si parla solo di  sicurezza, gli stati ove allignano queste guerre civili, le popolazioni sono povere, oltre a soffrire di distruzioni di beni, di morti e feriti di tutte le età, compresi numerosissimi bambini.
 
Mettiamo i piedi per terra e cerchiamo di essere realisti. Come si potrebbe risolvere questo immenso problema? Io sono pessimista, pur essendo un convinto pacifista.
A meno che, nell’ambito delle Nazioni Unite nasca un gruppo di paesi governati da giovani onesti e capaci (vedi ad esempio Costa Rica) che impongano agli stati dove vi sono le principali industrie degli armamenti, il controllo - non un disarmo concordato, cosa assolutamente utopica – di tutto ciò che riguarda la corruzione, l’economia delle energie, ecc.
Per realizzare questa nuova situazione però sarebbe assolutamente necessario una modifica dello Statuto delle Nazioni Unite dove il Consiglio di Sicurezza potrebbe votare le decisioni a maggioranza, cioè democraticamente, senza il diritto di veto degli stati membri permanenti, pratica istituita dai vincitori della seconda guerra mondiale, ed ormai superata.
Anche l’Europa aveva istituito la regola dell’approvazione di regolamenti all’unanimità; ora in molti casi le approvazioni sono a maggioranza. Potrebbe succedere anche all’ONU?
 
Anche questa è utopia? Forse si, ahimè!
 
Mi farebbe piacere sentire qualche parere
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Di Gennaro Aprea (del 13/08/2014 @ 18:50:18, in L) Zero-carbonio, cliccato 484 volte)
FONDI STRUTTURALI EUROPEI E CAPACITA’ ORGANIZZATIVE
 
Oggi, mercoledì 13 agosto, su tutti i media ma principalmente sui quotidiani, si parla della lettera inviata dalla Commissione Europea al governo italiano in cui lo si rimprovera del ritardo, dopo un primo avviso del marzo di quest’anno, del programma preciso dell’utilizzazione dei Fondi Strutturali assegnati all’Italia.
In breve di che si tratta:
 
-          I fondi strutturali europei sono finanziamenti per lo sviluppo dei paesi dell’Unione Europea. Essi costituiscono il 37% dell’intero bilancio dell’UE.
      Gli obiettivi principali sono tre:
1)      riduzione delle disparità degli sviluppi dei vari paesi e regioni
2)      aumento della competitività e dell'occupazione
3)      sostegno della cooperazione fra i vari paesi.
-          l’UE ha assegnato finanziamenti all’Italia per 41,5 miliardi di Euro per i 7 anni dal 2014 al 2020
-          Inoltre lo Stato italiano deve assegnare lo stesso ammontare di finanziamenti nello stesso periodo
-          Lo strumento per l’assegnazione dei Fondi consta di 37 pagine e 249 punti
-          Gli obiettivi tematici degli assegnamenti si dividono fra i FERS (fondi di sviluppo regionale) e FSE (fondo sociale europeo); fra le varie tematiche si notano alcuni finanziamenti che sarebbe opportuno recepire al più presto.
-          Per i FERS : cambiamenti climatici : 932 milioni
                           economia bassa emissione : 3,50 miliardi
      Per il FSE : occupazione : 3, 938 miliardi
      Per un totale di poco meno di 8 miliardi,
      da raddoppiare considerando la parte dello Stato italiano
    
Perché considero questi argomenti prioritari?
a)      Abbiamo un problema di cambiamenti climatici ed economia a bassa emissione; potremo migliorare la situazione con il risparmio energetico degli edifici pubblici, scuole, ecc. Risparmio energetico significa coibentare ogni edificio (muri e tetti con il “cappotto, finestre, produzione di energia da fonti rinnovabili come geotermia o fotovoltaico, ecc.) per risparmiare energie inquinanti e produttrici di gas serra utilizzate attualmente per il riscaldamento ed il rinfrescamento; di edifici pubblici da ristrutturare ve ne sono a migliaia in tutta Italia
b)     Abbiamo altissima disoccupazione, specialmente al Sud; queste ristrutturazioni potrebbero dare lavoro a migliaia di lavoratori nel comparato delle piccole e medie imprese edili che soffrono da tempo la crisi edilizia. Non solo; queste ristrutturazioni di risparmio energetico darebbero lavoro a industrie, possibilmente italiane ed europee, dei comparti del legno, della plastica, del vetro per gli infissi, e della chimica e del legno per le coibentazioni murali, nonché ai produttori di macchine e impianti per le energie rinnovabili.
 
E’ necessario che il governo, dopo le prime soddisfazioni per le modifiche istituzionali, si dia da fare immediatamente e senza tentennamenti per il coordinamento fra autorità centrale e locale (regioni, province e città metropolitane) cosa che l’UE ci sta rimproverando per la lentezza delle azioni: cioè chi fa cosa, quando e come.
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