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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 04/11/2008 @ 14:23:40, in C) Commenti e varie, cliccato 823 volte)
VIAGGIO IN LIBIA
 
Sono appena tornato da un giro turistico in questo paese che non conoscevo perché ci ero stato solo per lavoro parecchi anni fa con un breve soggiorno unicamente a Tripoli. Eravamo (mia moglie ed io) in un gruppo di 23 persone, scortati da una guida locale eccezionalmente simpatica e competente che ci parlava in perfetto italiano e che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Con lui vi era un giovane poliziotto in borghese, obbligatorio per più di 4 turisti che viaggiano insieme, che sarebbe stato utile in caso di disguidi (es. risolvere rapidamente i controlli ai posti di blocco) ma che penso avesse anche il compito di sorvegliarci (ma non parlava né italiano né inglese).
Non vi sto a fare la cronaca del viaggio e dei dettagli di ciò che abbiamo visto nel visitare le antiche rovine di numerose città (ciascuna egregiamente illustrata da guide locali); città puniche o greche, poi romane, poi bizantine, poi ottomane fino alla crudele conquista italiana del 1911, proseguita con lo sviluppo della colonia durante il periodo fascista che ha avuto in verità molti lati positivi. Ma abbiamo goduto anche del profondo deserto nel centro del paese, deserto di sassi e di sabbia con le dune altissime dove i fuoristrada ci hanno fatto correre come sulle montagne russe e portato a vedere i graffiti di 10.000 anni fa e le oasi con i laghi salati, le vecchie città arabe con le loro fortezze, tutte sotto la protezione dell’UNESCO in quanto giudicate patrimonio dell’umanità.
L’unico commento è che tutti, alla fine del viaggio, abbiamo pensato che vale la pena di tornarci, il che è sintomatico dell’impatto che la Libia (quasi 6 volte più grande dell’Italia) ha avuto su di noi. 
Vorrei invece parlare di qualche peculiarità e caratteristica dell’ambiente e delle persone.
Bene, ricorderete certamente che la Libia è stata per molti anni sotto embargo per i comportamenti del Capo Supremo Gheddafi (39 anni di potere), tanto che era considerato giustamente uno dei paesi “canaglia”. Ora non lo è più.
In pieno embargo, il nostro simpatico (?) Vittorio Sgarbi nel 1998 decise di andare in Libia e di rompere questo “black listing” deciso dagli USA e seguito da tutto l’occidente. Penso che Sgarbi abbia fatto proprio bene perché da quel momento la politica del Capo è andata lentamente modificandosi fino al riconoscimento delle colpe del disastro di Lockerbie dove morirono più di 450 persone innocenti per una bomba libica sull’aereo, per non parlare dei circa 40 soldati e civili morti in una discoteca in Germania.
Da allora il paese si è aperto lentamente al turismo con tutti i limiti che ancora esistono dovuti a numerosi fattori che non sono solo quelli della differenza di cultura religiosa. Per esempio gli scavi delle antiche città che furono timidamente iniziati da qualche archeologo francese ed inglese nel XIX secolo e sviluppati dagli italiani negli anni 20 del secolo scorso fino all’inizio della seconda guerra mondiale, non sono considerati da Gheddafi facenti parte della loro cultura, perciò sono spesso in condizioni pietose, senza controlli, abbandonati. Il “Dux”, come si fa’ chiamare, si dimentica che nella cultura di un paese c’è anche la sua storia. Sembra che consideri solo la parte araba del paese unicamente perché i primi abitanti erano i fenici (provenienti dalla penisola arabica e istallatisi nell’attuale costa del Vicino Oriente, Siria, Libano, Israele, Palestina, cioè quei popoli che occuparono le terre dell’attuale Nord-Africa, mettendovi piede e costruendo città principalmente nell’attuale Tunisia e Tripolitania, per i loro commerci. Fenici che i romani chiamarono punici e che vennero sconfitti dai nostri diretti antenati i quali conquistarono e distrussero Cartagine. Quindi la storia ci racconta che i romani invasero anche le coste della Cirenaica dove erano arrivati prima i greci, fino alla caduta dell’impero romano d’occidente, seguito dall’impero bizantino e da quello ottomano. Anche l’Italia è stata invasa e conquistata da una miriade di stranieri, più o meno “barbari”: ciò fa’ parte della nostra storia, quindi della nostra cultura.
Sembra che da pochissimo tempo, qualche accenno di collaborazione e di azioni congiunte con gli archeologi stranieri si sia istaurato, grazie anche al fatto che giovani libici vengono in Italia a studiare archeologia. Meno male!
 
Ma non vorrei annoiarvi troppo con questi racconti seriosi, quindi passo alle cose più semplici e caratteristiche (positive e negative) ed anche a qualche consiglio nel caso in cui fossi riuscito a farvi venire la curiosità di fare una visitina laggiù.
1)     La seconda metà di ottobre è ideale per il clima che è in genere molto secco. In questo periodo in Cirenaica si sta come da noi in estate, ma con piacevoli brezze e venticelli. Dove abbiamo dormito a 900 m di altitudine, la sera era necessario un pullover e forse qualcosa di più. Anche nel deserto la temperatura non andava oltre i 30° senza un filo di umidità ed il venticello continuo rendeva l’ambiente più che piacevole. Di notte avevamo 15-16 gradi, Solo negli ultimi due giorni a Tripoli e dintorni (Leptis Magna) l’umidità era aumentata per via dello scirocco, ma di sera si stava bene.
2)     Se non arrivate alle 11 di sera o anche qualche ora dopo a causa di ritardi degli aerei, cosa normalissima alla quale dovreste abituarvi con pazienza, riceverete un “drink” di benvenuto, ovviamente non alcolico (ci sono anche birre tedesche senza alcol più che accettabili che costano come in Italia). Anche l’acqua (sempre in bottiglia) è a volontà e non si paga se usate quella del frigo negli alberghi o al ristorante.
3)     Premunitevi di un liquido insetto-repellente perché ci sono dappertutto, anche in pieno deserto, delle mosche piccolissime ma fastidiosissime che spesso preferiscono il viso o le braccia del turista ai piatti ripieni di cibo.
4)     I pasti: in 10 giorni di soggiorno, dovunque, cioè in alberghi, ristoranti, bettole, pic-nic nel deserto sotto un albero, ecc. il menu è costituito unicamente da:
a)     insalatina di pomodori, lattuga, ottimi cetrioli, cipolle, carote, qualche fagiolo, il tutto tagliato a pezzettini (l'aceto per condire è come l'acqua e ovviametne non deriva dal vino ma dai datteri)
b)     zuppa libica (ottima), solitamente piccante che assomiglia un po’ alla “goulash suppe” austro-ungarica con la base di carne o di pesce e pomodoro: oppure una zuppa di ceci
c)     carne di pollo e/o agnello alla griglia, molto cotta solitamente accompagnata da patate fritte e cous-cous oppure riso condito (una volta ci hanno rifilato anche gli spaghetti al pomodoro) e qualche altro pomodoro e fagioli. Tre volte la carne è stata sostituita da pesce (ottimo)
d)     frutta (pere, mele) o macedonia di frutta, o banana, ottimi datteri freschi a volontà che chiamano la “seconda mamma” perché si può sopravvivere a lungo nel deserto (con l’acqua) solo mangiando questi frutti.
e)     alla fine sempre l’ottimo the alla menta, alcune volte frullato con schiuma, cosa inusuale e piacevole
f)       Il caffè è disponibile, quasi sempre liofilizzato, ma abbiamo gustato anche alcuni buoni “espresso”
g)     Da notare, questo pasto, senza caffè, costa 20 dinari, cioè circa 13 €, ma non vi affannate a cercare variazioni o altri tipi di cucina: sarebbe una battaglia persa in partenza
5)     Specialmente in Cirenaica, vi sono rifiuti abbandonati ovunque, ed è un peccato
perché l’ambiente è bello ovunque. Speriamo che risolvano questa bruttura al più presto. Il fatto è che il Dux non ama la Cirenaica dove vi sono molti oppositori e dove molti anni fa ha subito un attentato che lo ha ferito gravemente (curato da un'infermiera che poi è divenuta sua molgi e gil ha dato 5 figli) quindi se ne frega di questa regione. Anche nel deserto vi sono rifiuti, ma questa situazione è in massima parte colpa dei turisti
6)     I libici non lavorano molto e, quelli che lo fanno, solo dalle 8 alle 14, amano il loro istinto primordiale, cioè il commercio; così moltissimi aprono anche un negozietto dove vendono di tutto e riempiono il resto della giornata. Non parliamo dei lavori umili e pesanti. Questi sono espletati unicamente da i loro “extracomunitari”, cioè egiziani, beduini del Niger, tunisini, senegalesi, ecc. Se hai bisogno di un idraulico o di un pittore per la casa o di un muratore, vai in una delle tante rotonde in e fuori città e vedi persone che attendono che qualcuno li chiami, un po’ la situazione dei nostri “caporalati” nel Sud Italia. Tutti hanno una casa comprata a prezzi “calmierati”, una o più TV con parabola, internet, l’aria condizionata, l’auto, e tanti figli. Negli anni 60 i libici erano meno di 2 milioni, ora sono più di 6….e continuano.
7)     A proposito di auto, ve ne sono di tutti i tipi fuori città, anche molto vecchie, tipo Peugeot 403 e 404 degli anni 60-70, la maggior parte pick-up, ma quelle più recenti sono quasi sempre giapponesi o coreane. In città si vedono numerose Mercedes e le maxi giapponesi e coreane  della dimensione e classe delle Mercedes S, qualche BMW. Italiane zero: ho visto solo due Palio in tutto il viaggio, e una Ferrari a Tripoli (chissà chi si occupa dell’assistenza, è molto probabile che venga un esperto dall ‘Italia ogni volta). Stranamente il 90% dei camion e degli autoarticolati sono invece Fiat o IVECO. Per chi ama le auto d’epoca, vi sarebbe una buona fonte di approvvigionamento. I fuoristrada ed i pick-up del deserto sono tutti Toyota Land Cruiser del tipo vecchio, cioè non elettronici, perché i loro autisti, Beduini e Tuareg libici, devono essere capaci di poterci mettere le mani senza il computer.
8)     I cartelli stradali sono tutti e solamente in lingua araba, quindi vi dovreste arrangiare con una guida se volete andarci da soli. La cosa stramba è che sono istallati solo preventivamente e mai all’incrocio o alla rotonda, quindi, se non avete letto bene a 150 metri prima, dovete tornare indietro. Questo (la sola lingua araba) lo ha voluto il Dux perché aveva notato che nel resto del mondo non vi sono scritte in arabo oltre alla lingua locale. Quale è dunque la soluzione?…..studiatevi l’arabo, prima che le nostre imprese diventino tutte appartenenti ai fondi sovrani….
9)     Nel deserto vi sono i cosiddetti beduini che in arabo si chiamano “amazigh”. che significa “non cittadino”, provinciale, solitamente non stanziale, cioè nomade; ora però abitano in case moderne e sono diventati stanziali come i cittadini, abbandonando le loro tende e le loro vecchie case quando facevano i contadini. Nel nostro gruppo abbiamo quindi scoperto che la maggior parte di noi sono beduini, in napoletano “cafune e’ fora”
10) Ultima peculiarità, in parte sorprendente. In generale, quando si viaggia all’estero, è difficile trovare il bidet nella sala da bagno. In Libia molti alberghi ce l’hanno e, quando manca, vi è la soluzione alternativa, cioè un tubo flessibile che esce da un rubinetto all’altezza di circa 50 cm da terra che permette di lavarsi piedi ed organi genitali e dintorni. In molti ristoranti “fuori porta” dove vi sono i classici gabinetti alla turca e gli sciacquoni non ci sono o non funzionano, non manca mai il rubinetto ed il tubo che serve per pulire e pulirsi. La ragione? I musulmani, almeno quelli di Libia, hanno molta cura della pulizia della loro persona, e non solo per lavarsi i piedi prima di entrare a piedi nudi nella moschea.
 
A parte le cose amene e più o meno interessanti, spero di aver solleticato la vostra curiosità e la Libia è un mondo da vedere, altrettanto interessante – mutatis mutandis – di quello che solitamente vogliamo andare a visitare in Europa, in Asia e nel Nuovo Mondo.
Bon voyage!
 
 
PS – Quando ero nel deserto mi si accesa una lampadina pensando alle varie ragioni che spingono i governanti di molti paesi nel mondo con grande affluenza e tradizione turistica, a non firmare gli accordi di Kyoto e simili o, se li firmano, poi non si comportano adeguatamente quindi non mettono in pratica le direttive per diminuire i gas serra. Hanno capito che il deserto con le dune e le corse dei fuoristrada, oltre ad essere di moda, hanno un fascino eccezionale per i turisti…..quindi cercano di creare le stesse condizioni desertiche nei propri paesi per non perdere i visitatori che paesi concorrenti come la Libia, l’Algeria, il Marocco, Sudan, Ciad, Niger, ecc. stanno attraendo sempre più verso di loro. Sarà questa una delle ragioni importanti? Bah! …..ogni tanto ci vuole un paradosso che non sta né in cielo né in terra! ed un sorriso
 
 
 
 
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Di Gennaro Aprea (del 20/10/2008 @ 21:37:38, in F) Questa è l'Italia, cliccato 668 volte)
GLI ALUNNI DI BERLUSCONI
 
Questo è un articolo che riguarda Rodano, quindi sarebbe logico inserirlo nella Sezione del Comune dove vivo. Ma nonostante l’argomento sia locale, lo metto invece nella Sezione “Questa è l’Italia” perché i concetti si estendono a tutto il Paese: vedrete perché.
Sarà un po’ lungo, però è interessante e soprattutto istruttivo.
 
Dunque, vi chiederete perché l’ho intitolato gli “Alunni di Berlusconi” : ebbene c’è una buona ragione: parlerò infatti dei comportamenti di persone che, come il nostro beneamato presidente del consiglio dei ministri,scritto volutamente in minuscolo, hanno una faccia di “tola” (in lombardo, altrimenti si direbbe di bronzo) quando dicono cose che non stanno né in cielo né in terra, per non parlare delle fandonie; che hanno una grossa dose di incompetenza economico-tecnica (oppure la mostrano volutamente come se fosse la panacea universale perché serve solo ai fini di loro interesse), che ridono sempre simpaticamente con 64 denti (risus abundat in ore stultorum, dicevano i nostri progenitori latini), che si credono dei padreterni, che considerano i propri interlocutori degli imbecilli e dei gonzi che credono a tutto (guardano la pagliuzza negli occhi dell’astante e non la trave nel loro occhio, diceva Gesù), poveri gonzi che pendono dalle loro labbra…. e forse non è proprio così, almeno per una buona parte degli italiani, parte che spero aumenti di numero perché apriranno gli occhi.
 
La scena si sviluppa sul territorio di Rodano e in parte minore anche su quello del Comune confinante Pioltello dove, ancora negli anni 50, si è sviluppato un “Polo Chimico” le cui principali aziende si sono chiamate, Sisas, SIO (ora Air Liquide) Carlo Erba (ora Antibioticos) ed altre di minore importanza, soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento.
La SISAS, è ormai chiusa da parecchi anni per fallimento. Ha però lasciato un ricordo indelebile, cioè 3 discariche di rifiuti industriali molto inquinanti, tossici e cancerogeni sul terreno di loro proprietà. Quando le ha create e fino ad alcuni anni fa (inizio degli anni ’80), non esisteva il problema dell’ambiente ,oppure era appena agli albori; non esistevano i controlli delle ASSL, pochi sapevano e si interessavano di inquinamento compreso le autorità centrali e periferiche, la parola ecologia era quasi sconosciuta. Tanto è vero che la SISAS, quando ha modificato le produzioni più inquinanti ed ha smesso di accumulare questo tipo di rifiuti, ha ricoperto le collinette che si erano formate (due contengono in maggior parte nerofumo unito a vari residui sporchissimi, una è un ammasso di rifiuti altamente inquinanti) con della terra ed ha piantato degli alberi. Ma allora – state molto attenti – cioè negli anni 50, non si preparavano le discariche ricoprendo il terreno con le adeguate superfici protettive e impermeabili ai rifiuti, quindi pian piano negli anni, questi inquinanti sono penetrati nel terreno facilitati dalle acque piovane ed hanno inquinato in profondità le falde che ci danno l’acqua potabile.
Questa situazione è arrivata fino al governo di Roma ed il Polo Chimico di Rodano-Pioltello è divenuto un importante sito nazionale da bonificare, con estensione fino alla Commissione Europea che ci ha comminato recentemente una pesante multa per non avere eseguito la bonifica (poi sospesa in attesa di realizzazione).
Dato che la bonifica costa centinaia di milioni di Euro (e non ci sono soldi, come al solito dice il ritornello), la Regione Lombardia e i due Comuni interessati hanno cercato di risolvere la cosa affidandosi in buona parte a “terzi”, specialmente quello di Rodano, cioè ad imprenditori disposti a addossarsi il costo della bonifica pur di ottenere i terreni disponibili per costruire qualcosa di loro interesse ai fini di puro business.
Quindi, dopo molte elucubrazioni consiliari, i Comuni, di concerto con le autorità locali superiori già citate, hanno prodotto la loro “Variante di Piano Regolatore Generale” fatta “ad hoc” soprattutto per un imprenditore che dovrà operare sul territorio di Rodano.
Nella Variante di Rodano sono elencate tutte le cose questo imprenditore deve fare prima di iniziare la costruzione di quanto previsto dal progetto (un centro commerciale), cioè la bonifica delle discariche e della falda, la quale, per quest’ultima, sono già in effetti iniziati i test: Tutto bene dunque? Certo ! Le bonifiche sono la cosa più importante, però, però….
Questa Variante di P.R.G. comprende oltre al progetto, (circa 65 pagine) le varie destinazioni delle aree e degli edifici relativi sui quali incombe questo grande centro commerciale ed i relativi parcheggi, aree destinate a produzione industriale, soprattutto artigianale, servizi vari, alcuni porzioni destinate a impianti sportivi, un hotel (Pioltello) aree verdi, ecc.
Ma oltre a queste cose, la Variante comprende uno studio di fattibilità molto dettagliato che vuole dimostrare quanto il progetto sia ottimale.
 
Gli amministratori del Comune di Rodano il 6 agosto di quest’anno hanno messo nelle varie bacheche un piccolo manifesto nel quale avvisavano tutti i cittadini che avrebbero potuto fare delle osservazioni alla Variante di P.R.G. entro e non oltre i 45 giorni successivi, procurandosi il testo presso gli uffici comunali. La cosa è naturalmente passata sotto silenzio dato che il periodo di ferie nel quale la maggior parte delle persone è in vacanza era già iniziato; quindi i pochi interessati se ne sono accorti solo nei primi giorni di settembre. Alcuni volenterosi, ed io fra questi, hanno contribuito a fare delle osservazioni e delle critiche di cui vi parlerò più avanti.
 
Verso fine settembre la Regione,”Direzione Generale Qualità dell’Ambiente, quale autorità procedente in materia di VAS”, ha convocato per il 6/10 un “Forum sull’Accordo di Programma Area ex SISAS situata nei comuni di Rodano e Pioltello”, presso una delle sue sedi milanesi più lontana dalla Stazione Centrale (il famoso Pirellone) dove hanno sede gli uffici di rappresentanza e dove vi sono numerose sale riunioni. Ha così costretto i cittadini di Rodano e Pioltello a spostarsi in molti (circa 15 Km, parte in auto, parte con i mezzi pubblici) mentre i rappresentanti della Regione che hanno presenziato e presentato erano 5. Viva il risparmio energetico e il contenimento dell’inquinamento! Da notare: giorno feriale in ore di lavoro! Se fossero venuti nella nostra zona e in ore di riposo vi sarebbero stati molti più uditori.
E’ apparso quindi in piena luce che, oltre al documento della Variante di P.G. esisteva anche un famoso VAS (Valutazione Ambientale Strategica) il cui documento (ho saputo di circa 600 pagine) era stato inviato anche ai Comuni e sembra che, contrariamene a Pioltello, nessuno a Rodano se ne fosse interessato. I “Regionali” hanno chiesto di fare “non critiche, ma proposte alternative al VAS” entro il 10 ottobre, cioè 4 giorni.
 
Durante il Forum alcuni astanti hanno fatto notare che i documenti della Variante contenevano il progetto di fattibilità della riqualificazione delle aree con il famoso Centro Commerciale, che in alcune parti era in contrasto con quanto previsto in Regione sulla parte ambientale. A queste osservazioni sul punto in discusisone, i “Regionali” hanno risposto che il progetto non era stato approvato, che era solo un’ipotesi e cose simili.
 
Prima mia osservazione sulla quale credo tutti possano essere d’accordo: come si fa’ a studiare e redigere uno studio di fattibilità (costato molte ore di lavoro e denari) su un progetto che non esiste o che almeno non sia consistente e non approvato da tutti? Ecco qui gli alunni di Berlusconi in Regione e in Comune, quello di Rodano, sul cui territorio è previsto il Centro Commerciale. Indovinate da chi è retto? Se avete risposto Forza Italia ed AN, avete vinto un premio.
 
E veniamo ora al contenuto del “progetto fantasma”. Non vi racconterò tutto perché passereste la notte insonne, ma solo qualche “perla” (così si chiamavano gli svarioni una volta) dei “peren-sorridenti”, o, se volete dei volutamente racconta-fandonie.
1)     la seconda osservazione riguarda lo stile di quanto è scritto nel Progetto–Variante di PRG; solo pochi laureati ed alcuni intellettuali possono capire il testo completamente, anch’io ho fatto fatica, anche perché vi sono delle sigle senza spiegazione. In altri termini il testo è solo per gli addetti ai lavori, non certo per tutti i cittadini.
2)     Il Centro Commerciale – si afferma – avrà un “bacino di utenza” (non sanno cosa sia un “centro di attrazione”). Esso è calcolato sulla presunzione che avrà a regime, cioè nel 2015, un altissimo numero annuali di visitatori-potenziali consumatori non solo di Rodano e Pioltello, che sono rispettivamente circa 32.000 e 4.300, ma anche di numerosi comuni intorno ad essi, che diventeranno clienti se il tempo per raggiungerlo è al massimo 1 ORA. Sulla base di questa ipotesi-presunzione, sono stati calcolati quindi i metri quadri del Centro, le disponibilità di parcheggio, il numero dei vistatori potenziali, i consumi energetici, della zona riqualificata, la mano d’opera impegnata (il sindaco di Rodano ha detto più di 4000: bum!) ecc. Ebbene si sono dimenticati un piccola cosa: a 5 minuti di auto da Pioltello e a 10 da Rodano vi è un Centro Commerciale chiamato l’Acquario con Ipercoop, Bricocenter, Decathlon e decine di negozi, a meno di 15 minuti da Pioltello e 20 minuti da Rodano vi è un secondo Centro C. di Auchan; a 10 minuti da Rodano e 15 da Pioltello vi è un complesso di ipermercati e grandi superfici di mobilieri a Liscate e Melzo; a Pioltello vi è un Ipermercato ”Esselunga”, un supermercato “Lidl” dove la mia famiglia si serve (da Rodano 8 minuti) ed un altro della "Penny". A Segrate, cioè a 10 minuti da Pioltello e 15 da Rodano, vi è un altro ipermercato Esselunga che è stato aperto da pochi mesi, in un sito dove il Comune di Segrate (confinante con Pioltello) ha già deciso di costruire un grande Centro commerciale. Per non parlare di quello di Pantigliate a 20 minuti da Rodano dove c’è, oltre ad un Ipermercato e negozi, un enorme complesso per il “fai da te”, cioè il bricolage: “Leroy Merlin”….Allora chi potrà mai pensare che vi potrebbero essere persone che sono disposte a venire in un Centro Commerciale (salvo alcune famiglie di domenica con cattivo tempo, solo per divertirsi) ed impiegare fino ad un’ora di auto o di treno? (Pioltello è attraversato dal famoso Passante Ferroviario). Chi deve fare la spesa e fare acquisti vari, soprattutto i molti anziani che fra l’altro sono in pochi ad avere o a usare l’auto, vuole il punto vendita il più vicino possibile. Certo, ci saranno le persone che vorranno confrontare i prezzi dei vari punti vendita, ma si tratta di una percentuale insignificante. E possiamo pensare che i complessi delle grandi superfici di vendita appena descritti staranno fermi e tranquilli a farsi rubare i clienti daI nuovo Centro Commerciale di Rodano? In conclusione i milioni di visitatori annui previsti sono una chimera: Quindi cade tutto il castello di carte del progetto che è veramente un fantasma.
3)     Il progetto energetico e ambientale relativo rispettoso dell’ambiente per il complesso su descritto. Non ve ne parlo in dettaglio perché sono certo di avere già troppo profittato della vostra pazienza, ma vi assicuro che, anche a detta di alcuni esperti ai quali ho richiesto un parere (uno è un alto dirigente di una grande banca che si occupa di investimenti per l’energia e l’ambiente), ciò che è stato previsto nel “progetto fantasma” è a dir poco assurdo, troppo costoso e macchinoso. Inoltre non raggiunge lo scopo dell’autosufficienza completa di energia necessaria, cosa perfettamente realizzabile con le nuove tecnologie.
Bene, arrivati a questo punto, ritengo sia lecito pensare che il progetto fantasma è solo uno specchietto per le allodole. Un’ipotesi possibile è che, in cambio della bonifica delle tre discariche e delle falde acquifere, che speriamo sia realizzata al più presto, l’imprenditore acquisisca i terreni non per costruire un Centro commerciale ma per speculare sull’aumento di valore nel tempo dei terreni stessi, che saranno rivenduti guadagnando il 50% o più ad altro speculatore, il quale continuerà la catena, così come è già successo in molte aree industriali dismesse a Sesto S. Giovanni, in attesa di costruire altre cose (ma cosa?) che rendono veramente e non un centro commerciale fallito in partenza.
“Ai posteri l’ardua sentenza”, diceva il Manzoni. Io dico che è utile meditare e agire di conseguenza nell’interesse dei cittadini.
Intanto gli alunni di Berlusconi sono promossi a pieni voti, ma forse non hanno anocra capito che non siamo dei gonzi.
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Di Gennaro Aprea (del 15/10/2008 @ 17:21:50, in F) Questa è l'Italia, cliccato 822 volte)
In questo periodo sono molto impegnato e prevedo di continuare ad esserlo fino alla fine dell'anno, Approfitto quindi dell'amica Daniela (quella del "cane in treno" e di altri precedenti, che è ormai divenuta un'ottima collaboratrice del sito) per inserire questo ameno fatterello raccontatole da un'amica tedesca. Forse il protagonista è un napoletano come me, che ha conosciuto altri paesi europei, come me, dove tutto è più semplice e normale, e che vorrebbe, come me, che "l'Europa entrasse in Italia"
 
 
 
un'amica mi ha scritto dalla Germania:



  Salve, vorrei chiudere il conto......

  Ottobre 2003: Berliner Bank, filiale di Charlottenburg, Berlino.
- Salve, vorrei chiudere il conto.
- Bene, mi dia il numero del conto e un documento.
- Ecco.
- Come vuole ritirare il saldo?
- Mi faccia un bonifico su questo conto in Italia.
- Ecco fatto. Grazie e buona giornata.
- A lei.
Luglio 2006: Barclays Bank, filiale di Hyde Park Corner, Londra.
- Salve, vorrei chiudere il conto.
- Bene, mi dia il numero del conto e un documento.
- Ecco.
- Come vuole ritirare il saldo?
- In contanti.
- Bene, passi allo sportello per ritirare i suoi
soldi. Sta lasciando il paese?
- Be', sì.
- Se vuole può lasciarci il suo nuovo indirizzo per eventuali comunicazioni.
- Ecco.
- È tutto, grazie e buona giornata.
- A lei.
Agosto 2008: Banca Popolare di Bari, filiale di Secondigliano, Napoli.
- Salve, vorrei chiudere il conto.
- Uh gesù, e perché?
- Perché ne ho aperto un altro dove vivo e non voglio tenerne due.
- E perché no?
- Perché il vostro conto non è gratuito e non ho motivo per tenerlo.
- Uhm... Dammi il numero del conto.
- Ecco.
- Sei correntista da quattordici anni. È un peccato.
- Perché? C'è un premio fedeltà al quindicesimo anno?
- (ride) No no, è che sei un correntista affezionato.
- Veramente io ero correntista del Banco di Napoli, poi hanno venduto questa filiale...
- Comunque mi versi il saldo su questo conto qui.
- Fammi vedere.. D.. E.. ma non è un conto italiano!
- Embe'? È un conto tedesco.
- Ah, e allora no, non lo possiamo fare.
- E perchè?
- Non lo so, so solo che non lo possiamo fare.
- Guardi che la Germania sta nell'area unica dei pagamenti in euro. Per questo c'è l'IBAN.
- Giovano', mi vuoi insegnare il mio lavoro?
- Lo ha detto lei, di non sapere perché non può fare un bonifico all'estero. Mica io.
- Non possiamo farlo insieme alla chiusura del conto.
- Posso parlare con il direttore?
- Aspetta, ci parlo io (si alza e scompare dietro una porta)
...
- (torna con un caffè in monouso)
- Allora, in via del tutto eccezionale, te lo facciamo.
(tralasciando la possibilità di innescare una polemica sull'abitudine italiana di non conoscere mai l'infondatezza di una propria affermazione, neanche di fronte allo
sbugiardamento più evidente, ma di camuffarla dichiarando di accondiscendere)
- "in via del tutto eccezionale"
- Quanto tempo ci vuole per avere i soldi sull'altro conto?
- Eh, dipende. Io oggi faccio la richiesta di
chiusura del conto. Domani o dopodomani, se non
ci sono problemi, te lo chiudiamo, poi devi
aspettare quattro o cinque giorni per avere i
soldi. Dammi un numero di telefono, caso mai ti avvisiamo.
- Zero zero quattro nove uno sette...
- Che numero strano, che è?
- È un numero di cellulare. È tedesco.
- Eh, e allora è inutile, quelle non ti chiamano in Germania.
- Quelle chi?
- Le signorine del call center.
- Allora le do il numero di casa dei miei.
- Stanno a Napoli?
- Purtroppo per loro, sì.
- E tu stai in Germania, lontano dalla famiglia? Poveri genitori.
- Stia tranquillo, i miei genitori preferiscono
sapermi in un posto dove posso chiudere un conto
in banca e avere indietro i miei soldi in cinque minuti e non in una settimana.
- (ride)
- (pensa che c'è poco da ridere)
- Allora, la banca è De.. Deu.. Tzs.. tzsksch... Come si pronuncia?
- Doicce Banc.
- Ah sì, la conosco. Sta a Casoria.
- Be' sì, ogni tanto queste piccole banche
locali tedesche riescono ad aprire qualche
filiale nelle grandi potenze economiche come la nostra.
- Ecco fatto, allora se decidi di tornare a
Napoli riapri il conto da noi, mi raccomando.
- (soffocando la risposta d'istinto "manco morto") Sicuramente. Arrivederci.
- Ciao bello.

-
Psssst! Schon vom neuen GMX MultiMessenger
gehört? Der kann`s mit allen: http://www.gmx.net/de/go/multimessenger

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