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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 15/12/2015 @ 11:43:50, in C) Commenti e varie, cliccato 516 volte)
FORSE COMINCIA A MANCARE UN PO' D'ACQUA AI PIRANHA
Dopo il precedente articolo, si comincia a sentire sui media che i paesi contro il califfato hanno iniziato a parlare, e ad agire, per togliere le possibilità di commercio di petrolio e di finanziamenti di varie origini al cosiddetto stato islamico. Fusse che fusse la volta bbona!
Però il consumo dei magazzini di armi ed armamenti continua. Speriamo che si svuotino presto così ci saranno meno morti e feriti...cosa impossibile finché continuerà la loro produzione.
Vogliamo pensare anche a come risolvere questo problema industriale e politico?
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Di Gennaro Aprea (del 15/12/2015 @ 18:06:35, in L) Zero-carbonio, cliccato 658 volte)
QUALE ENERGIA?
Da quando il COP 21si è concluso con un successo generale apprezzabile ed alcune importanti mancanze che possono essere superate, qui in Italia i media non ne hanno quasi più parlato. L'ho notato nel mio ascolto pressoché giornaliero di "Prima Pagina", la  trasmissione mattiniera di Radio 3 durante la quale un giornalista riporta le notizie più importanti che appaiono sulla stampa italiana seguite immediatamente dalle domande degli ascoltatori alle quali il giornalista risponde.
Le notizie più importanti vertevano, dopo sabato 12, e ancora vertono, sulle 4 banche che hanno provocato perdite ai risparmiatori, sulla vertenza sulla Ministra Boschi, sulle primarie per le prossime elezioni amministrative, e via discorrendo. Nessun ascoltatore aveva posto domande sui problemi ambientali e sulle soluzioni che i 196 paesi hanno concordato, pur non essendo del tutto impegnative e controllabili.. .
Finalmente oggi l'ascoltatore Federico ha posto la domanda del titolo: Quale energia dobbiamo utilizzare? questa domanda era volutamente provocatoria perché, dopo l'elenco di tutte quelle disponibili, dalla nucleare al carbone, petrolio, rinnovabili, gas, biomasse, ecc. ha giustamente affermato che l'Italia non ha ancora scelto cosa fare subito e non ha un programma ben definito sulla scelta delle energie (eppure ha concordato e firmato l'accordo a Parigi). Federico si è riferito anche alle estrazioni di gas e petrolio in terra e in mare Adriatico. Il commento del Direttore di AVVENIRE Marco Tarquinio è stata valido ma, a mio parere incompleto, anche se ha giustamente affermato che solo la fusione nucleare  non produce scorie.
Se fossi stato io l'interrogato, gli avrei risposto solo quali fonti di energia non bisogna più usare, cioè il nucleare attuale (a causa dell'impossibilità di risolvere il problema delle scorie radioattive) e le tre fonti fossili, cioè il carbone, il petrolio (i prodotti derivati dalla sua distillazione: olio combustibile. gasolio, benzine, ecc.); ed il gas naturale, cioè il metano.
Perché questa mia presa di posizione? Semplicemente perché centinaia di scienziati a livello mondiale hanno ormai da tempo dimostrato:
- che l'uso delle tre fonti fossili sono la causa delle peggiori emissioni di gas serra (CO2 ed altre, compreso il metano stesso in quanto gas serra, 20 volte più "cattivo" dell'anidride carbonica)
- che le emissioni di gas serra sono molto dannose per la salute e la vita della flora e della fauna (di cui noi umani facciamo parte), così come del riscaldamento terrestre in rapido aumento con conseguenze terribili, siccità e migrazioni, scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, aumento del livello dei mari e degli oceani con inabissamento di ampie zone costiere comprese numerose megalopoli, ecc.
Tutte queste emissioni insieme stanno per ridurre il pianeta ad un deserto lunare entro un paio di secoli, forse meno, se non si provvede immediatamente. Questa situazione è stata riconosciuta e finalmente accettata da tutti i 196 paesi riuniti a Parigi. Questa è un primo importante positivo passo avanti, ma non basta.
Alle 10, sempre su Radio 3, si è svolta una discussione fra persone "esperte" sulla provocazione del signor Federico. Hanno parlato vari personaggi rispondendo alle domande dell'ottimo giornalista e coordinatore Del Soldà. Si è parlato soprattutto dei problemi delle estrazioni di gas e petrolio in Adriatico e nel suo entro terra, compreso quello siciliano. In questa discussione ho visto molto provincialismo, come se questi nostri problemi fossero prioritari rispetto a quelli dell'intera Italia (per esempio l'inquinamento in pianura padana), europei e mondiali. Inoltre ho constatato che queste persone pensano a ciò che può succedere domani mattina e non al lungo termine.
Fra tutti hanno "brillato" Davide Tavarelli" ed Ermete Realacci. Il primo ha ribadito - riassumo con una sola frase, la solita affermazione delle multinazionali delle fossili, cioè che il mondo non potrà mai fare a meno del carbone, petrolio e gas, e forse solo in futuro potranno essere sostituite da nuove tecnologie. Realacci invece gli ha risposto per le rime: le rinnovabili possono sicuramente sostituire le fossili e che ciò è il futuro per la soluzione dei problemi. Sono evidentemente d'accordo con lui, però devo dire che anche lui pecca nei tempi: questa politica non è il futuro ma il presente perché il problema della decarbonizzazione (cioè l'eliminazione dell'uso delle energie che contengono carbonio) è più che urgente se vogliamo che si fermi l'emissione dei gas serra (se li fermiamo subito, comunque la temperatura continuerà ad aumentare per decenni anche se in valori decrescenti).
Agli scettici che non credono in questa possibilità ricordo (perché l'ho già scritto più volte in questa Sezione "Zero Carbonio") che il progetto di fattibilità del 2011 dei due scienziati americani Mark Delucchi e Mark Jacobson di due università californiane (Berkeley e Stanford) ha dimostrato che è possibile risolvere l'aumento della domanda di energie dei paesi in grande sviluppo, piccoli e grandi; e che questo amento può essere coperto dalle rinnovabili nei prossimi 20-30 anni. Successivamente negli ulterori 30 anni esse sostituiranno le tre fonti fossili al 100%. Gli stessi scienziati hanno recentemente consegnato al governo degli Stati Uniti un progetto dettagliato sulla stessa base del progetto originario, per ogni Stato della Federazione.
Per altri che affermano che il gas naturale potrà risolvere i problemi delle pesanti emissioni del carbone e del petrolio vorrei ricordare che, anche se esso è meno inquinante delle altre due fonti, comunque le sue emissioni costituiscono il 21% rispetto al totale (carbone + del 41% e petrolio + del 36%).
Infine - mi rendo conto di aver già affaticato i lettori - quelli che dicono che il petrolio servirà ancora per i trasporti e per la petrolchimica, ricordo che fra pochissimi anni i veicoli a motore elettrico costituiranno una percentuale a due cifre del parco totale a livello mondiale; e fra 10 anni potranno veramente ridurre sostanzialmente le emissioni di gas serra ed altri inquinanti (particolati cancerogeni). La petrolchimica sta già cominciando ad essere sostituita dalla biochimica per la produzione delle plastiche. Ciò dimostra che l'innovazione tecnologica è basilare per risolvere i problemi di cui si è parlato.
Alcuni affermano che i costi delle rinnovabili sono superiori a quelli delle energie inquinanti che usiamo e che fanno aumentare la disoccupazione. Dicono: "cosa ne faremo delle centrali elettriche e delle industrie che producono tubi e tutto ciò che serve per l'utilizzo delle fonti fossili?"
Per il primo punto rispondo che alcune di queste energie sono già competitive, come l'eolico e il fotovoltaico; tuttavia dimenticano di dire che i costi risparmiati in costi sociali le rendono già più che competitive (i costi della salute in Europa ammontano a 40 miliardi di Euro e potrebbero quindi diminuire concretamente). Mi risulta che la Danimarca abbia già deciso di eliminare il 100% di fonti fossili entro il 2040. Se il loro governo sta così ben operando, si tratta forse di persone fuori di testa? Riguardo alla disoccupazione, se l'ENI, tanto per fare un esempio di casa nostra, decidesse di investire subito nello sviluppo delle fonti rinnovabili, e con loro chi produce per la nostra multinazionale le attrezzature per l'utilizzo delle fossili, certamente l'occupazione sarebbe mantenuta , anzi aumenterebbe con mano d'opera più qualificata..
Un modesto consiglio da un vecchio ambientalista. Continuate ad informarvi su tutti questi argomenti perché siamo di fronte a una modifica sostanziale dell'economia di tutti i paesi del mondo. Quando votate, cercate di conoscere la persona cui date la vostra preferenza e controllate che sia un deputato, senatore, consigliere regionale o comunale, competente ed attento ai problemi del clima in generale, non solo alla piattaforma in Adriatico, ma oltre, cioè con la mente rivolta al futuro a medio e lungo termine. E infine seguitelo nel suo percorso di vostro rappresentante.
Ultimissima: se volete fare una piccola cosa di positivo per l'ambiente e per noi tutti, risparmiate energia in qualsiasi modo che pensate sia giusto; un piccolo esempio: cambiate le lampadine attuali (anche se sono quelle a lunga durata) con altrettante a led, cominciando da quelle che usate di più...ma di questi gesti ce ne sono centinaia con poca spesa e con spesa consistente. Grazie
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Di Gennaro Aprea (del 29/12/2015 @ 15:15:12, in L) Zero-carbonio, cliccato 568 volte)
ACCORDO SUL CLIMA A PARIGI...DIMENTICATO
Il 12 dicembre 196 paesi delle Nazioni Unite hanno firmato l'accordo sul clima. I media italiani ne hanno parlato immediatamente nei giorni seguenti, con alcuni articoli e recensioni di ottima fattura. Tuttavia non ho mai letto o ascoltato commenti precisi sugli articoli più importanti dell'accordo
Dopo pochi giorni comunque sembra che i risultati dell'accordo fondamentale da quando il mondo ha cominciato a occuparsi di problemi ambientali sia sparito dai media, salvo pochissime eccezioni (es. il settimanale "Ambiente Italia su RAI 3). Perfino il settimanale L'Espresso nel suo penultimo numero dell'anno 2015 ha riempito le pagine di "fotostoria di un anno" senza dire una parola su questo avvenimento.
Solo grazie a qualche ascoltatore di radio, tv e lettore di stampa varia hanno costretto i giornalisti a parlarne e riprendere l'argomento del COP 21, cioè la ventunesima riunione dei paesi a livello mondiale.
 A ciò si aggiunge una mia ricerca su Google della traduzione italiana dell'Accordo (31 pagine, meno di un giornale quotidiano) che fino ad oggi non esiste. Ho provato anche in Francia, senza alcun risultato, anche se il francese è una delle 6 lingue ufficiali delle Nazioni Unite insieme a spagnolo, inglese, cinese,russo ed arabo: in tutte le ricerche il testo originale è sempre e solo in inglese. Eppure sarebbe opportuno che le traduzioni in ogni lingua fossero disponibili perché necessarie e molto utili (non tutti conoscono l'inglese) e soprattutto perché la gente comune comincia a rendersi conto dei problemi del clima. Lo sentiamo dalle ripetute notizie sulle gravi anomalie del clima in tutto il mondo.
Come al solito, sembra che i nostri governanti non sentano il bisogno di leggere il testo in italiano e di permettere agli italiani di leggerlo perché l'argomento e solo per addetti ai lavori. Sotto sotto c'è sicuramente la lobby delle multinazionali delle energie fossili, quelle che hanno provocato con le loro emissioni il riscaldamento delle temperature terrestri e l'ormai evidente cambiamento del clima. Per loro meno se ne parla e meglio è.
Ma per loro il business diventa sempre più difficile: sicuramente più presto di come si può pensare oggi, soccomberanno o dovranno cambiare mestiere, cioè investire nelle energie alternative non inquinanti, e con loro molte altre industrie legate all'uso dei combustibili e carburanti, cioè la produzione di energia elettrica e industriale che utilizzano carbone, prodotti petroliferi e gas, nonché l'industria dei veicoli di ogni tipo: in altre parole una nuova economia.
 
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