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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 28/09/2006 @ 16:57:49, in C) Commenti e varie, cliccato 928 volte)

La taglia 38

 

In questi giorni abbiamo letto articoli di eccellenti editorialisti che hanno dissertato su questo argomento, spesso facendo divertire il lettore.

Io non sono né un giornalista né tanto meno “eccellente” scrittore.

Però vorrei esprimere un mio parere sulle donne considerate ideali, dato che una delle mie passioni sono state e sono le belle donne.

Non mi sono mai piaciute le anoressiche, preferisco il tipo “miss Italia”, così come le ha definite la Natalia Aspesi che le aveva appunto classificate (pressappoco) in ragazze moda (taglia 38), ragazze TV e appunto miss Italia, che a mio parere sono a metà strada fra le taglie 40 e 42, beninteso con una altezza intorno a 1,75.

Forse hanno fatto proprio bene in Spagna a proibire le modelle di taglia 38.

Però ho anche un commento da fare che riguarda le “mannequin/taglia 38”. E’ vero che mettendo un piede davanti all’altro quando sfilano le anche ed il  popò sono messi più in evidenza, però io che ho sempre guardato le donne attraenti che mi passano vicino, non le ho mai viste camminare in quella maniera. Mi hanno dato sempre l’impressione di vedere delle handicappate che tentano di camminare sul filo come gli acrobati nel circo, alzando il ginocchio come se volessero schiacciare uno scarafaggio….così che appaiono così innaturali che ho paura di vederle cadere da un momento all’altro!

Non le trovate ridicole?

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Di Gennaro Aprea (del 27/09/2006 @ 17:07:25, in H) Rodano, cliccato 990 volte)

ALBERI O PALI?

 

C’è un proverbio che parla di pali e di pagliuzze che potrebbe essere utile ai fini di questo breve commento nel senso che ogni Amministrazione Comunale eletta ha l’abitudine di criticare ciò che ha fatto la precedente, soprattutto se si tratta di quella che la ha preceduta.

Parlerò di alberi ma anche di verde pubblico a Rodano per dirvi che una delle peculiarità di questo Comune è che, da quando vi abito (gennaio 1969) tutti indistintamente i responsabili di questo settore, compreso i sindaci, hanno mostrato e dimostrato un alto grado di incompetenza.  

Io abito a Millepini, quindi conosco questo quartiere (lo chiamerei infatti quartiere più che frazione) che è il più grande di tutti gli altri, e ne parlerò ovviamente di più. 

Cominciamo per esempio dai pini che furono piantati nel posteggio a fianco della scuola elementare e dell’infanzia. D’inverno l’ombra non serve e durante tutto l’anno cadono le pigne e ammaccano le carrozzerie – e anche qualche testa, e se capita ad un bambino? – delle auto parcheggiate, le quali si riempiono pure di resina e di aghi di pino. Sarebbe un peccato tagliare questi pini, ma non si poteva pensare ad un tipo di albero a foglie caduche che non rilascia ghiande o simili?  

Le querce di via delle Querce. Chi a suo tempo ha deciso di metterle non ha pensato che gli alberi crescono, soprattutto quel tipo di quercia americana (che ha le foglie grandi e con le punte sul contorno ondulato). Il tipo italiano cresce molto più lentamente ed ha le foglie piccole e arrotondate. Ma la quercia è comunque un albero sbagliato anche perché rilascia molte ghiande che comportano una manutenzione aggiuntiva per eliminarle in autunno.  

Fosse solo questo lo sbaglio! Gli alberi furono piantati a distanza troppo ravvicinata fra di loro e molti di questi alberi a brevissima distanza dai pali della luce. Conseguenza: appena le querce sono cresciute un po’ hanno inglobato il lampione così che la strada mancava di illuminazione. Tuttavia le querce erano belle, ma l’amministrazione attuale si è accorta degli errori ed ha deciso di tagliarle tutte mentre avrebbe potuto tagliarne solo una parte. 

In amministrazione hanno anche affermato che le radici facevano sollevare il piano dei marciapiedi. E’ vero, ma solo nel periodo iniziale; infatti alcuni marciapiedi di fronte alla scuola furono ripianati dopo qualche anno e le radici non li hanno più sconquassati perché vanno nel profondo.

Ma gli attuali come i precedenti responsabili si sono fatti imbrogliare dai fornitori vivaisti nel senso che, non solo i nuovi alberi sono stati messi ancora troppo vicini l’uno all’altro, ma ancora accanto ai pali della luce….con la conseguenza che le chiome faranno molta ombra come quando c’erano le querce.

E che dire dei tigli che furono piantati nel parco fra via Palermo ed i negozi di piazza delle Betulle? Anche qui il vivaista ne ha venduti di più perché li ha piazzati troppo vicini gli uni agli altri; con lo stesso numero di alberi si sarebbe potuto rimboscare una superficie molto maggiore. Non dimentichiamoci che il bosco, non solo è utile e bello (vedi quello di S. Donato Milanese) ma evita molta manutenzione perché non lascia crescere troppo l’erba. Non solo, quando piantarono quei tigli, vi erano già degli alberi, qualche platano e altri che non ricordo, lungo la via Venezia; ebbene i tigli furono piantati anche a meno di un metro dagli alberi esistenti. Per fortuna qualche amante della natura – li considero tutti amici – ha provveduto a mettere altre piante nel parco: bravi! 

Ritornando a via Palermo, l’amministrazione spende non poco di manutenzione – sono soldi nostri – per recidere alla base i butti spontanei dei tigli; perché, visto che non darebbero fastidio a nessuno? in altre zone verdi in Italia e all’estero, si lasciano crescere questi butti che formano un tutt’uno con la chioma, diventando un magnifico sipario verde che d’estate creerebbe molta ombra sulla strada. Ma chissà: forse tutti questi tigli saranno eliminati quando ci sarà un’ennesima inutile nuova urbanizzazione lungo la via delle Querce e via Palermo!  

La stessa critica, quella degli alberi troppo vicini fra di loro, può essere fatta per il parco delimitato dalla zona industriale/commerciale, via Kennedy e l’insediamento urbano di via dell’Ontano Per non parlare di quelli che corrono lungo la pista ciclabile da Millepini a Lucino, ecc. E la zona verde di via delle Querce di fianco alla CRI non è stata mai rimboscata adeguatamente.

Vogliamo menzionare anche i parchi giochi (alto costo di installazione e manutenzione) poco frequentati perché costruiti accanto a urbanizzazioni costituite da villette (Rodano) tutte con giardino. Ovviamente i genitori preferiscono che i loro bambini stiano più al sicuro nei propri giardini, senza bisogno di accompagnamento.

Sono  quasi certo di avervi annoiato, e non intendo continuare anche se ci sarebbero molte cose da dire in più, ma la conclusione è che i nostri soldi in questo campo sono stati sempre mal spesi dalle amministrazioni.  

Non scriverò un articolo mirato su un argomento che dimostra un’altra scarsa avvedutezza dei responsabili che stanno in Comune. Però se ci pensate bene, qualcosa di  simile è avvenuto ed avviene per la segnaletica stradale che è eccessiva, o sbagliata o fasulla (es. l’avviso sulla Giovanni XXIII del controllo elettronico della velocità). In fondo molti cartelli non servono a niente perché i signori Vigili Urbani non fanno sempre rispettare le prescrizioni (velocità, soste, ragazzi sui motorini senza casco e in due, scorribande nelle strade e piazze, nei parchi, ecc. ecc.) 

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Di Gennaro Aprea (del 25/09/2006 @ 17:06:42, in H) Rodano, cliccato 1011 volte)

Questo articolo è stato scritto nel dicembre 2005 e non accettato dall'InformaRodano

DIARIO DELL’IMMACOLATA, ovvero CRONACHE DI UN VECCHIO VIAGGIATORE AD INNSBRUCK

8 Dicembre – Le signore della biblioteca di Rodano si erano raccomandate che quelli di Millepini dovevano anticipare l’appuntamento con il pullman alle 5,45 rispetto alle 6 del precedente programma. Mia moglie ed io usciamo da casa giusto in tempo per essere precisi ed in effetti arriviamo alla fermata degli autobus AGI all’ora esatta. Fa’ freddo, siamo sotto zero, ma il pullman ci fa’ attendere fino alle 6,05.

Mettiamo i trolley nel bagagliaio del primo che arriva (che è il numero 2) e ci accomodiamo levandoci i giacconi che ci proteggono dal freddo. Ad un certo punto sento qualcuno dire ad altri: “.…ma è questo il pullman che vi hanno assegnato?”. Mi alzo e chiedo ad una gentile signora che sembra essere la nostra guida cosa significhi l’assegnazione. Mi risponde che sulla busta (e non sul foglio dove c’è l’indicazione del hotel), consegnatami in  biblioteca c’è scritto il numero del pullman al quale sono stato assegnato….Guardo, ed in effetti vedo per la prima volta questo numero (piccolo). Le rispondo che vicino al numero ci sarebbe dovuto essere anche la parola pullman o bus e che alla biblioteca avrebbero dovuto informarmi, perché scommetto che pochi guardano attentamente una busta che contiene le informazioni, ma cercano subito queste ultime. E poi il numero 2 poteva essere quello che riguardava due persone, in questo caso la coppia formata da mia moglie ed il sottoscritto, segnati sulla busta.

Per fortuna il numero di pullman assegnatoci è il 2 quindi non dobbiamo spostarci. E finalmente si parte con un po’ di ritardo rispetto al previsto dal programma.

Va tutto bene fino al primo tentativo di fermata per la prima colazione e la toilette alla stazione di servizio subito dopo Verona. Impossibile: c’è una fila di pullman, camion e auto. Proviamo alla successiva: la situazione migliora ma ci sono file per la toilette (per le signore) e al bar.

Ritorno preciso all’appuntamento prefissato per la partenza ma ci sono i soliti ritardatari che ci rimandano la partenza di circa 15 minuti. In cuor nostro li perdoniamo perché veramente bere un caffè o fare la pipì era pari ad un’ascensione sul Monte Bianco.

La signora Mariangela, guida del pullman numero 1, ci racconta il programma e ci dice che l’indomani, dopo la seconda colazione, si andrà a visitare Swarovski, senza menzionare che questa visita è fuori Innsbruck.

Alle 12,30 circa arriviamo al posteggio dei pullman all’”Hof Garten” Giardino imperiale) che è pieno di decine di altri pullman. L’appuntamento per riprendere il pullman ed andare in albergo è alle 17.30.

Scendiamo e per fortuna la temperatura non è molto bassa come avevo erroneamente previsto; c’è anche un po’ di sole che ci aveva accompagnato durante tutto il viaggio, ma si sta annuvolando. Come programmato, andiamo verso il “Weihnachtsmarktin” (Mercatini di Natale) che è a non più di 500 metri da dove ci ha lasciato il pullman ed entriamo nella “Altstadt” (città vecchia) del centro storico dove i vecchi edifici sono molto caratteristici e decisamente di ottima architettura. Siamo affamati ed i ristoranti sono zeppi di gente. In uno ci rifiutano; una gentile signora alla porta di dice: “voll!” (pieno!).

Poi finalmente troviamo un posto in un bar tipo tavola fredda con tavolini, ma…dove siamo? La cameriera che ci accoglie ci parla italiano, nei tavoli intorno a  noi si sente parlare solo italiano…poi finalmente sentiamo parlare in tedesco: che siano dei turisti stranieri?….Ed è lo stesso per la strada, siamo tutti italiani, tranne qualche turista francese ed inglese; forse quelli che stanno dietro i banchetti a vendere le loro mercanzie di Natale, i würstel, i punch e la birra, sono gente locale. Ciò mi tranquillizza così facciamo il giro di tutte le stradine ed i vicoli con le caratteristiche insegne in ferro battuto messe a bandiera sopra ai negozi, ai ristoranti agli alberghi. In una stradina, “Kiebach Gasse” (chiamata anche il vicolo delle favole) vi sono sulle pareti degli edifici dei grandi pupazzi che ricordano le favole più famose. Vediamo anche un Pinocchio e una Biancaneve un po’ spettinata con i sette nani.

Più avanti, sulla Friederich-Strasse magnifica strada con i portici, c’è un grande negozio di Swarovski dove entriamo. E’ enorme e nel sottosuolo c’è anche un piccolo reparto museale dove, fra l’altro, c’è un pianoforte e la giacca di Elton John (con foto dell’artista che  la indossa), interamente coperta di queste pietre.

Con la videocamera riprendo le strade, la gente, i banchetti, il “Goldenes Tachl” (Tettuccio d’oro) e più avanti nella larga strada “Maria-Theresien Strasse” ammiriamo altri palazzi, chiese e la colonna con la statua di Maria Immacolata, accompagnata da S. Anna ed altri santi protettori del Tirolo.

Insomma proprio una affascinante esperienza. Alle 17 ci avviamo all’appuntamento con il bravo autista del nostro pullman numero 2. Siamo un po’ infreddoliti e stanchi e non vediamo l’ora di arrivare all’albergo. Che si trova fuori città in un paesino anonimo a mezzora di guida.

E’ un tipico hotel austriaco che si chiama ovviamente “Gasthaus” ed appartiene dalla metà del 1600 alla famiglia Stangl. E’ un 4 stelle e le camere sono all’altezza.

A cena ci servono un pasto banale corrispondente ad una pensione di categoria decisamente inferiore alle 4 stelle. E’ difficilissimo avere l’acqua minerale non gassata (bevande a pagamento): non è prevista. Ripiego, con difficoltà da parte della cameriera, sull’acqua del rubinetto e la mia pur scarsa conoscenza della lingua mi aiuta.

Dopo cena andiamo a fare un giretto a piedi ma il paese non offre niente che valga la pena di vedere, salvo un chiesa buia, e numerosi grandi abbeveratoi/fontane; sentiamo che dentro a delle grandi stalle qualche bovino muggisce. E comincia a nevicare un po’.

Il letto non prevede coperte, ma solo piumoni d’oca. Io ci dormo benissimo, mia moglie no e la mattina si lamenta di aver avuto caldo, freddo, di essersi svegliata perché il piumone viaggiava da tutte le parti…

9 Dicembre – Alle 10 partenza per Innsbruck per l’appuntamento dopo mezzora con la nostra guida austriaca, Sabine, che parla benissimo l’italiano. Ma all’inizio sembra che abbia bevuto abbondantemente di primo mattino perché ogni due parole si mette a ridere fragorosamente e lungamente nel microfono. Poi si calma e comincia a descrivere la città, la sua storia, per prima cosa, perché si chiama così (ponte sul fiume Inn) e ci racconta dei primi insediamenti. Ci porta in un quartiere carico di storia perché in origine era un campo militare romano che si chiamava Veldidena. Perciò la zona si chiama Wilten e ci fermiamo presso la bella basilica di stile rococò che visitiamo accuratamente. Sabine ci spiega che questa basilica è stata costruita da un parroco/architetto di un paesino nei pressi di Innsbruck che la volle dedicare alla “Madonna sotto le 4 colonne”. C’è in effetti sopra l’altare maggiore un bel quadro di Maria che ricorda la preghiera dei soldati romani ad una immagine della Madonna posta sotto 4 alberi.

Stando al di fuori di questa basilica si vede bene il magnifico trampolino del salto con gli sci che è stato ricostruito nello stesso posto dove vi fu quello delle Olimpiadi invernali di Innsbruck molti anni addietro. Ritornando verso il centro Sabine ci fa’ notare la vecchia fabbrica di campane, appartenente sempre alla stessa famiglia Grassmayr fin dal 1600. Passiamo vicino all’arco di Trionfo e ritorniamo al posteggio dei pullman.

Poi a piedi rientriamo nel centro storico e Sabine ci porta nel cortile dell’”Hofburg” (palazzo imperiale), costruito dall’imperatore Massimiliano 1° degli Asburgo (vissuto a cavallo del 1400/1500) e ristrutturato successivamente varie volte anche dall’imperatrice Maria Teresa nel 1700. E’ un classico palazzo reale austriaco dove, oltre al museo, una parte dei locali sono stati trasformati in appartamenti e locati a famiglie senza tetto subito dopo la 2° guerra mondiale, successivamente ristrutturati e forniti di riscaldamento e servizi igienici moderni. Vi sono anche uffici municipali e la succursale del famoso caffè/pasticceria viennese “Sacher” (consiglio di andarci).

Rientriamo nell’Altstadt e la nostra guida ci porta al Tettuccio d’oro e ci racconta il perché questo è divenuto il simbolo della città, sempre risalente a Massimiliano 1° dove si sposò in questo edificio con le sue due mogli, la seconda (dopo 15 anni), una Sforza.

Poi visitiamo la Cattedrale, St Jakob con il quadro del famoso pittore bavarese Cranach che rappresenta una bellissima Madonna col Bambino (ambedue senza aureola perché amico di Martin Lutero) che si chiama “Mariahilf” (Maria Ausiliatrice). Molti edifici della città hanno sulle facciate copie di questo quadro.

Ci porta di nuovo nel vicolo delle favole e lo percorriamo tutto con le spiegazioni dei  vari personaggi che spesso si riferiscono a racconti che non conosciamo in Italia. Continua a nevischiare e fa’ abbastanza freddo, ma verso l’una ci rifugiamo in un magnifico grande ristorante dove, oltre l’ambiente, l’ottimo pasto tipicamente tirolese ci riscalda piacevolmente.

Alle due appuntamento per partire ed andare a visitare il negozio ed il museo di Swarovski, ma 5 o 6 persone si fanno aspettare più del dovuto, cioè circa mezzora. Quando arrivano sorridenti non accennano neanche a uno “scusate!”, ma si giustificano perché dovevano fare spese, cosa che abbiamo fatto tutti senza essere ritardatari. Quando sento qualcuno vicino ai loro posti che li giustifica, mi arrabbio e dico ai ritardatari che sono ineducati e incivili. Non so chi siano, né voglio mai conoscerli, ma ciò che più mi fa’ arrabbiare sono quelli che li giustificano e manifestano tolleranza, come succede quasi sempre in Italia (quindi il nostro Paese è divenuto quello che è a causa del permissivismo permanente) e l’assoluta indifferenza e mancanza di intervento da parte della signora che ci fa’ da guida, troppo buona e gentile, e quindi senza il polso che dovrebbe avere.

Il sito ove c’è il negozio ed il museo di Swarovski è architettonicamente ben concepito, ma il negozio è praticamente lo stesso di quello in centro città. Non so il Museo che costa 8 Euro a persona, ma la nostra signora/guida (la chiamo così perché in tutti i suoi interventi al microfono non ha mai detto il suo nome) ci dice che sarebbero necessarie due ore per visitarlo bene.

Ma l’appuntamento è alle 16 senza ritardatari, e finalmente ripartiamo per arrivare oltre le 10.30 di sera, cosa non prevista dal programma (io ho dovuto annullare una cena che avevo alle 20.30).

Commenti – Non ho mai parlato del pullman n° 1 perché quasi non l’abbiamo visto. Come già accennato, solo una volta all’inizio del viaggio la signora Mariangela è venuta nel nostro per dirci qualcosa. Forse sarebbe stato più simpatico vederci ogni tanto anche con i viaggiatori dell’altro pullman. L’unica particolarità su quest’ultimo è che nel viaggio di ritorno, l’autista è uscito inspiegabilmente a Trezzo sull’Adda (e noi del 2 lo abbiamo seguito) facendoci fare dei giri strani che hanno allungato notevolmente il tempo del ritorno, rispetto all’uscita di Agrate e forse anche a quella della tangenziale che avevano preso all’andata.

Parliamo invece del complesso del viaggio. Certo è che il programma, compreso le guide locali, è stato acquistato come pacchetto dall’agenzia di viaggio Bonolatours e lo si può giudicare senz’altro buono per essere un viaggio così breve. In effetti ci sono molte cose da vedere ad Innsbruck (così come in qualsiasi altra città di quelle dimensioni) quindi non si può pretendere di poter visitare tutto. Avrei evitato la corsa al sito di Swarovski (consigliando di visitare il negozio/piccolo museo in città nel pomeriggio dell’8) e lasciando per esempio lo stesso tempo alla visita del Museo di Arte popolare tirolese nei pressi dell’Hofburg, che non è grande, per chi era interessato, altrimenti tempo libero, così come molti non erano interessati al grande museo Swarovski del sito fuori città. Da notare che delle due ore a disposizione per questa visita, circa una se n’è andata per l’andata (con i ritardatari) e ritorno, compreso il percorso a piedi, e quasi mezzora per i biglietti, quindi poco più di mezzora per la visita del negozio e del museo).

Ho già parlato bene dell’ hotel, non conosco quello del pullman n° 2 che comunque si trovava fuori dal centro città, non bene invece della cena.

Ed ora parliamo del titolo della gita: i Mercatini di Natale. Sono stati per me e mia moglie una delusione. A Merano, a Trento e a Bressanone (Brixen) sono più interessanti ed hanno più oggetti di artigianato locale di quanto non abbia visto a Innsbruck. La maggioranza di quelli offerti in questa città li avremmo potuti vedere agli “obej obej”, oppure all’”Artigiano in Fiera” pochi giorni fa.

In conclusione questa gita è stata a mio parere finalizzata molto al consumismo e poco alla cultura. Voto finale, ovviamente a giudizio personale di un vecchio viaggiatore come me: sei più.

La prossima volta il Comune e la Biblioteca dovrebbero stare più attenti ed affidare l’organizzazione a persone che hanno maggiore esperienza di viaggi ricercandole fra i tanti potenziali volontari Rodanesi. Ultima nota, questa volta positiva, è il ricordo di una delle famiglie che si è dimostrata sempre simpatica e civile durante tutto il viaggio, anche grazie alla loro giovanissima figlia Francesca che ha scattato decine di foto con la sua bella macchina digitale.

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