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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 08/10/2011 @ 12:23:49, in C) Commenti e varie, cliccato 550 volte)
LA QUESTIONE DELLA "I" ED ALTRE FACEZIE
Non ricordo chi fu ad inventare la sigla PIGS che faceva riferimento ai 4 paesi europei che presentavano all’inizio della crisi del 2008 una situazione economica gravemente compromessa, cioè Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
In quella occasione tutti quelli che non conoscevano l’inglese impararono che PIGS significa anche “porci” e vi furono numerosi malevoli i quali suggerirono che la parola doveva essere allungata trasformandola in PIIGS, cioè aggiungendo l’Italia.
La reazione del nostro governo e della maggioranza che lo sostiene fu rumorosa e si mostrarono scandalizzati di tale insinuazione: sia il presidente del Consiglio dei Ministri che il suo Ministro dell’Economia (si fa’ per dire, perché di economia ne sa poca) affermarono ad alta voce che l’Italia era in ottime condizioni economiche, che non era colpita dalle vicissitudini di questi paesi e che avrebbe superato brillantemente la crisi economica e finanziaria mondiale facilmente perché l’indebitamento italiano era in maggioranza privato, che le nostre banche non avevano titoli di stato di questi paesi, e tante altre facezie.
I fatti attuali smentiscono quelle affermazioni. Non solo: l’Irlanda è ormai uscita brillantemente dalla sua precaria situazione, quindi possiamo ritornare alla parola originale che denota i paesi porci perché il posto dell’Irlanda è stato “conquistato” brillantemente dall’Italia.
Però i porci attuali stanno allargando la compagnia ad altri paesi fra i quali gli stessi Stati Uniti, con la differenza che tutti questi, salvo l’Italia, lavorano molto per uscire da questa situazione.
Le ragioni sono tante e le abbiamo sotto i nostri occhi; lo affermano tutti in Italia e all’estero, persino alcuni giornali considerati vicini alla maggioranza politica italiana (Il Tempo di Roma). Quindi è inutile ripetere qui le stesse cose che tutti troviamo sui tutti i media..
Lasciatemi però fare un commento su un comportamento che non ho ingoiato e che denota una volta di più l’assoluto disinteresse dei nostri governanti (che dovrebbero essere servitori delle Stato) per il lavoro nell’interesse dei cittadini. Mi riferisco all’episodio di Berlusconi che va a festeggiare i 57 anni del presidente del Consiglio dei Ministri russo, Vladimir Putin, mentre si rinvia ancora una volta ciò che finora il governo non ha mai fatto da quando sono cominciati e poi si sono aggravati i nostri guai: un programma di politica economica (non unicamente finanziaria imponendo nuove tasse ai cittadini come hanno fatto) per risollevare il nostro Paese dalle sabbie mobili della grave recessione verso la quale ci stiamo velocemente avviando.
Permettetemi anche di fare un altro commento su una lettera a L’Espresso apparsa nel luglio di quest’ anno, che ho conservato. L’autore è il signor Nicola Pasta e parla di uno studio del CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali) il quale ipotizza che nel 2050 il 42% dei giovani di oggi avranno una pensione inferiore ai 1000 Euro mensili. Dopo le critiche ed i dubbi espressi sullo studio, il signor Pasta conclude dicendo : “…la prima domanda da farsi non è quanto prenderanno i giovani nel 2050, ma se per quella data esisteranno ancora l’euro, l’INPS, l’Italia, e perché no, il genere umano, lo stesso che appena 30 anni fa si temeva che si sarebbe auto annientato in un olocausto nucleare”.
Come sapete ormai da tempo, io sono un sincero e consapevole ambientalista non utopista. Spero e mi auguro che il pericolo di un olocausto nucleare sia definitivamente cessato. Però l’annientamento del genere umano rischia di avvenire, forse qualche anno più tardi del 2050, se il genere umano, quindi tutti gli stati del mondo, non adotterà seriamente e cominciando da subito, tutte le necessarie azioni per diminuire l’inquinamento ambientale derivante dall’uso delle fonti di energie inquinanti (principalmente carbone, petrolio e gas), annullerà gli sprechi, soprattutto quello dell’acqua che causa di guerre, e frenerà l’aumento della popolazione che ora si prevede aumenterà a 10 miliardi prima del 2050.
 
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Di Gennaro Aprea (del 04/10/2011 @ 19:32:06, in M) Satira e Umorismo, cliccato 601 volte)
TOLERANCE
 
Il titolo è in inglese perché l’autore del testo è australiano, Derek C, (ometto il cognome): mi auguro che vi divertirete ad immaginare se queste “tolleranze” possano essere applicate in Italia….. Sarebbero oggetto di una buona legge di riforma promossa da qualche partito… non so quale.
Ed ecco la traduzione più letterale possibile scritta anche per chi non conosce l’inglese:
 
“Sono sinceramente perplesso per come molti dei miei amici siano contro la costruzione di un’altra moschea a Sidney.
Io credo che questo dovrebbe essere un obiettivo di ogni australiano che voglia essere tollerante.
Quindi la moschea dovrebbe essere permessa nell’intento di promuovere la tolleranza.
Per questa ragione propongo anche che due nightclub dovrebbero essere aperti vicino alla Moschea, promuovendo anche la tolleranza dentro la moschea.
Potremmo chiamare il primo dei due club, che sarebbe per i gay, “The Turban Cowboy”; e l’altro, un topless bar, “You Mecca me hot”[1]..
Lì vicino ci dovrebbe essere un macellaio specializzato in carni di maiale con adiacente barbecue delle stesse carni in un ristorante all’aperto, il cui nome è “Iraq o’ ribs” (costate)[2]..
Dall’altra parte della strada, cioè di fronte, ci potrebbe essere un negozio di biancheria intima (per signora) col nome “Victoria keeps nothing secret” (Vittoria non nasconde niente) con modelle in vetrina che indossano i prodotti.
Accanto al negozio di biancheria intima ci potrebbe essere un negozio di giochi sessuali per adulti “Koranal Knowledge”[3] ed il suo nome illuminato da neon intermittente, e di fronte un negozio di liquori, “Morehammered” (letteralmente:”più battuto” con similitudini con il Profeta).
Tutto ciò incoraggerebbe i mussulmani a dimostrare la tolleranza che chiedono a noi, così il problema della moschea sarebbe risolto.
Se siete d’accordo con la promozione della tolleranza e pensate che questo sia un buon piano, passatelo avanti…..”
 
 
 


[1] Qui c’è un gioco di parole basato sulla pronuncia: Mecca è la città santa dell’islamismo in Arabia Saudita, e la pronuncia di “mi fai diventare caldo, in questo caso mi ecciti, scritto in inglese “make me hot” è: pronunciato “ mek mi hot”
[2] La griglia sulla quale si pone la carne, “rack”, ha una pronuncia simile allo stato medio-orientale
[3] Da notare il gioco di parole: “conoscenza Koranale”
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Di Gennaro Aprea (del 01/10/2011 @ 19:06:27, in M) Satira e Umorismo, cliccato 542 volte)
LA CRISI DEGLI ASINI
 
Questa storiella mi è stata mandata da una cara amica, si chiama Gabriella Campioni, ottima e seria intellettuale dalla quale ho appreso molte cose durante i molti anni di frequentazione. Mi ha permesso di inserirla nel blog per far sorridere (e pensare) i lettori).
 
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) ... e fate circolare questa storiella....



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