Omografi? Contatti
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 08/02/2010 @ 16:31:59, in C) Commenti e varie, cliccato 575 volte)
RAPINATORI
 
Non so se questa sia una bufala, come spesso succede quando si legge la posta: spero di no, anche perché l’ho ricevuto da un caro amico francese che ritengo serio e aggiornato.
Quindi, in buona fede, la metto a disposizione (tradotta) sperando che possa essere utile a chi legge.
 
 
“Durante il mese di dicembre scorso i rapporti della polizia (francese) elencano già 75 casi di aggressione e rapina con il metodo detto delle “uova”.
 
Se state guidando di notte o all’imbrunire e vi gettano delle uova sul parabrezza, non mettete in funzione il tergicristallo, né il liquido di lavaggio del vetro. Le uova, nel momento in cui sono mescolate con acqua, divengono lattiginose e di conseguenza non potrete vedere più niente.
Sarete quindi costretti a fermarvi sul lato della strada e forse diverrete vittima di un’aggressione e/o di una rapina.
Questa è l’ultima tecnica usata dai rapinatori-agressori-ladri”
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Di Gennaro Aprea (del 08/02/2010 @ 09:38:51, in C) Commenti e varie, cliccato 499 volte)
CONDANNA PECUNIARIA : 450.000 €
 
Qualche giorno fa abbiamo sentito che i genitori di 5 ragazzi fra i 14 e i 16 anni che avevano abusato più volte di una loro compagna di scuola di 12 anni, sono stati condannati a pagare una somma di 450.000 Euro (90.000 in media ogni famiglia) di risarcimento morale.
La motivazione di questa condanna è dovuta al fatto che il giudice ha ritenuto che i genitori non avevano seguito ed educato i figli con la dovuta attenzione.
Credo che tutti siamo d’accordo su questa condanna esemplare e per il fatto che questa condanna sia forse la prima in assoluto, in cui dei genitori subiscano una tale mazzata.
C’è però un aspetto della faccenda che non mi ha convinto pienamente: la notizia precisava che sono stati condannati anche quei genitori separati che non avevano l’affidamento dei ragazzi.
Io non conosco i dettagli perché non sono stati precisati dalla stampa che (come spesso succede) non va al fondo delle notizie. Ma se penso a ciò che avviene nella maggior parte dei casi di separazione, ritengo che vi possa essere dell’ingiustizia.
Per spiegarmi meglio faccio un esempio che possiamo riscontrare normalmente se facciamo un giro di pensiero fra i conoscenti ed amici che si sono separati.
Coppia standard che ha uno o due figli di 4 e 7 anni. Sono sposati da 9 anni ed arrivano alla separazione legale che si è poi trasformata in un divorzio.
I due figli sono stati affidati alla madre (o al padre) che lavora ed ha reddito adeguato. Non importano le ragioni di questa decisione del giudice. Il coniuge non affidatario partecipa al mantenimento dei figli, come previsto dalla legge.
Il coniuge che non ha l’affidamento, incontra i figli una volta alla settimana per 6-8 ore, di solito nei giorni di festa; qualche volta uno o anche due figli passano qualche giorno di vacanza con lui (o lei).
Durante il tempo in cui questo genitore sta con i figli, sia lui (o lei) che i figli cercano di godersi le ore dell’incontro, si divertono, fanno delle passeggiate, vanno al cinema, al mare o in montagna; insomma sono ore di vacanza: i figli sono sereni e contenti e altrettanto il genitore. Il quale certamente non ha il tempo né la possibilità di accorgersi dell’evolversi dell’educazione dei figli, né di impartirgli dettami morali; al massimo domanda come vanno a scuola e se stanno bene con il coniuge separato. Qualcuno si comporta anche male, cioè non dà il buon esempio.
Passano gli anni, la figlia ha ormai 17 anni, non ha voglia di stare con il padre (o la madre) nei fine settimana ma preferisce gli amichetti/e; anche il ragazzo di 14 anni ha altri interessi (es. sport); il genitore non affidatario si è rifatta una vita di coppia, non insiste per volerli vedere, rimanda..…insomma li vede di rado.
Il coniuge affidatario, sempre molto impegnato, ha anche lui(lei) una nuova relazione di coppia; il partner non è un tipo “come si deve” e non dà il buon esempio.
Il ragazzo si unisce al branco e combina quelle belle cose che abbiamo appreso dalla stampa. Naturalmente l’ultimo a saperlo è il coniuge non affidatario.
In queste condizioni, è giusto che anche questo genitore/genitrice sia condannato a risarcire?
E perché allora non devono risarcire anche gli insegnanti della scuola che frequenta il ragazzo? Questi lo vedono molti giorni durante l’anno, per molte ore, in classe: E lo vedono (cioè possono osservare il suo comportamento) durante la ricreazione, lo incontrano fuori della scuola, o in altre occasioni, per esempio durante una gita scolastica.
Non sono forse responsabili anche loro come e più del coniuge non affidatario?
Vorrei proprio sapere cosa ne pensa il giudice.
E voi?
 
E se c’è un insegnante che mi legge, mi piacerebbe un suo commento, grazie.
 
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Di Gennaro Aprea (del 04/02/2010 @ 16:01:32, in I) Sport e Calcio, cliccato 493 volte)
IL GIOCO DEL CALCIO
 
In questi anni ho scritto poco di questa cosa che io chiamo ex-sport per le note ragioni:
-          tifo senza etica sportiva
-          attività ridotta più che altro a grande opportunità finanziarie
-          gioco sul campo senza etica sportiva
-          scuola di violenza in campo e sugli spalti
-          povertà di innovazione di gioco negli anni, salvo per i calci nascosti, cioè senza farsi vedere dagli arbitri e dai guardalinee
-          simulazione di falli da parte dei giocatori
-          camuffamenti delle partite
-          arbitraggi non sempre corretti…..non per distrazione
-          e chi più ne ha, più ne metta…
 
A proposito del penultimo punto, ricordo un famoso “capo-popolo” del tifo napoletano al tempo in cui ci si azzardava a dire delle parolacce all’arbitro, con grande scandalo delle persone serie che assistevano alla partita, e che erano la maggioranza.
Quando il direttore di gara commetteva uno svarione in favore della squadra avversaria, questo capo del tifo (non so di quale curva) si alzava e, con il tono di voce più alto possibile, aiutato dal megafono, chiamava:
“Arbitro”
Immediatamente si faceva silenzio sugli spalti e il Nostro continuava:
“Essere strunzo è ‘nu diritto…ma tu te n’abbuse” (credo che non vi sia bisogno di traduzione). Seguivano urla e fischi.
Questo era il massimo della diseducazione del tifo napoletano. Ora non farebbe neanche più ridere.
Perciò ho voluto parlare del calcio riportando integralmente una lettera al Direttore scritta dalla signora Elisabetta Dellepiane di Terni, ed apparsa oggi su La Repubblica:
 
“Bravissimi i giocatori e i dirigenti della squadra di calcio di Casteltodino (Terni). Tutta la squadra fuori campo a partita non ancora finita perché due suoi giocatori erano bersagli di insulti razziali, senza che l’arbitro prendesse provvedimenti. Non mi interesso di calcio (brava! n.d.e.) e non avevo mai sentito parlare di questa squadra, ma auguro a tutti loro un futuro di soddisfazioni, nello sport vero. Con la stessa dignità che hanno mostrato in questa occasione, i dirigenti hanno scritto: ‘Vogliamo ricordare che la squadra è seconda in classifica e candidata a vincere il campionato, e che i regolamenti ci costringeranno alla sconfitta a tavolino ed a possibili sanzioni pecuniarie. Ma riteniamo che sia un dovere civile e atto di lealtà un’assunzione di responsabilità che spetti a chi ha a cuore i valori e l’etica sportiva”
 
Qualche giornale aveva accennato a questo episodio ma nessuno, a mia conoscenza, aveva riportato la lettera dei dirigenti.
So che i miei lettori sono pochi se comparati a quelli di molti altri siti, ma do il mio contribuito alla diffusione di questo episodio di alto grado di civiltà, cosa che purtroppo manca in Italia sempre di più.
 
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