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MIGLIORIAMO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
Di Gennaro Aprea (del 11/08/2009 @ 11:44:08, in L) Zero-carbonio, cliccato 705 volte)
MIGLIORARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
 
In passato ho parlato varie volte di questo problema (vedi per es. l’articolo del 26/2/08 nella Sezione Rodano).
Quando dico migliorare non mi riferisco solo alla qualità ma anche alla quantità: infatti l’Italia è ormai uno dei fanalini di coda europei nella percentuale di raccolta differenziata.
Non sono esattamente al corrente quali siano le percentuali medie di R.D. in altri stati delle U.E. + Norvegia e Svizzera, ma credo che, dietro di noi vi sia solo la Grecia, forse Cipro e Malta e i tre stati baltici. Se mi sbaglio – e qualcuno mi corregga se può, sarebbe utile a tutti – chiedo scusa in anticipo.
In quanto a raccolta differenziata il Nord dell’Italia è certamente migliore del Centro-Sud soprattutto nelle località meno popolate, e vi sono delle punte di eccellenza che sono vicine al 90%. Ve ne sono anche al Sud ma purtroppo sono meno numerose.
Perché vi parlo di questo argomento che sembra ormai essere a conoscenza di tutti? I vantaggi della R.D. sono molti: i minori costi per il riciclo della “materia seconda”, i rifiuti appunto, rispetto alla “materia prima”, per esempio nella produzione di oggetti di plastica, di fertilizzanti, di nuova carta, di nuovi oggetti in metallo, ecc. Ma un altro beneficio è per noi tutti perché, dove si raggiunge una percentuale consistente di R.D., i Comuni possono diminuire la TARSU perché ricavano molti Euro dalla vendita di ogni gruppo differenziato di rifiuti.
Ma c’è un ulteriore grande vantaggio che riguarda ancora una volta l’ambiente: in ogni processo produttivo da materia seconda rispetto quello da materia prima, la produzione di CO2  è di gran lunga inferiore. Pensate solamente alla differenza fra la produzione di prodotti in materia plastica derivanti dal polietilene o polipropilene o anche il PVC (che contiene cloro), che sono utilizzati in quantità enormi per prodotti in plastica, ed un oggetto fatto di plastica riciclata.
Per il primo la materia prima si ricava dal petrolio che è estratto quasi tutto in paesi lontani (l’Italia ne ha pochissimo), viene trasportato di solito con navi, scaricato in raffinerie costiere, raffinato, ed uno dei prodotti della raffinazione, la Virgin Naphta,  subisce un processo di rottura delle molecole che dà luogo all’etilene, al propilene ed il butadiene (materia prima per la gomma sintetica). L’etilene e il propilene subiscono un ulteriore processo di polimerizzazione per ricavare appunto il polietilene ed il polipropilene.
Spero di essere stato chiaro ma, se vi è difficile seguire questi processi (che ho già semplificato) sicuramente risulta chiara la lunga storia di una materia prima che si trasforma a sua volta in un oggetto di plastica e che nel lungo processo emana enormi quantità di CO2.
Invece i rifiuti di plastica differenziati, per farla breve, vengono lavati, triturati e ridotti in una materia seconda che si trasforma in un nuovo oggetto di plastica.
Spero che non siate esausti.
E adesso vengo al punto.
Una delle importanti ragioni per le quali noi “consumatori” abbiamo difficoltà a differenziare – a parte la pigrizia e le alzate di spalle delle persone incivili  - è non ci arriva l’informazione a monte. Potrei parlare di ognuno dei gruppi di rifiuti, ma, visto che ne abbiamo trattato finora, resto sulla plastica.
Io sono abbonato ad un mensile edito da una delle Direzioni Generali della Commissione Europea: si chiama “Single Market News” (Notizie del Mercato Unico), e come quasi tutti i “magazine” che riceviamo per posta, è protetto da un pellicola di polietilene. Bene, su questa pellicola c’è scritto: PE-HD (PoliEtilene alta densità) ed in 11 lingue la frase: “Polietilene riciclabile – rispetta l’ambiente”.
Vi sono centinaia di imballaggi di plastica, di carta, di metallo, e di altre materie che utilizziamo abusandone (anche per l’abitudine dei produttori di abbondare oltre la logica). Pensate un momento ai prodotti alimentari. Esempio: sui sacchetti dei biscotti o dei prodotti surgelati di cui ci nutriamo, non c’è alcun riferimento alla qualità dell’imballaggio 1).
Non costerebbe niente ai nostri parlamentari di qualsiasi lato dell’aula, spesso ignoranti di o non interessati a queste cose, che creano centinaia di leggi incomprensibili e spesso inutili, di fare una legge chiara e brevissima, che non costa niente alle casse dello Stato, obbligando i produttori di questi alimenti ad evidenziare chiaramente ed in grande sui loro coloratissimi imballaggi solo triangoli, e non segni diversi 2) (per es. il cellofan non è plastica). Basterebbe dare un lasso ragionevole di tempo a tutti i produttori per aggiungere questi segni ai loro imballaggi. Ed anche a loro non costerebbe niente.
Poi una adeguata informazione/educazione pubblicitaria darebbe la possibilità a noi consumatori di riciclare meglio e in quantità decisamente maggiori i nostri rifiuti.
Meno spreco, meno gas serra, meno costi, meno tasse sui rifiuti.
 
 
1)       In qualche imballaggio di alimenti ho trovato il giusto segnale per la differenziazione: un minuscolo triangolino equilatero con gli angoli arrotondati di soli 8mm di lato, all’interno del quale vi è la sigla PP (PoliPropilene)
 
2)       Qualche volta su alcune confezioni di latte in busta c’è un cerchietto in cui è inserita la sigla CA
 

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