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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 20/04/2021 @ 19:55:39, in I) Sport e Calcio, cliccato 124 volte)
GIOCO (?) DEL CALCIO
 
Lo spettacolo cui stiamo assistendo da roppi giorni sui media mi fa ribrezzo. Le squadre della ormai famigerata Superlega hanno cancellato definitivamentequel poco di apparenza di sport che ancora mostravano....
E  le reazioni della FIGC, UEFA, ecc, per non parlare dei giornalisti, mi hanno fatto cadere le braccia per sempre..
 
Chi ci va di mezzo sono i giovani e gli allenatori delle piccole squadre di provincia che hanno lavorato positivamente per portare i loro ragazzi veramente sportivi e sconosciuti delle parrocchie fino alla serie C e poi persino alla A. Temo che questi abbiano perso l'amore per il calcio per colpa degli affaristi/ finanzieri. e per imitare i più famosi calciatori, spesso stranieri, che hanno imparato a far finta di essere strattonati e sgambettati dagli avversari senza farsi vedere dagli arbitri.
 
Povera Italia, povera Europa !
 PS - riporto un breve commento di un ottimo giornalista che non si occupa quasi mai di calcio: S. Messina
 
Per discettare sui piani per una Super Lega Europea aperta solo alle squadre elite del continente, questa è ricaduta come un pallone "calciato" in aria; essa diventerà l'avvenimento meno importante dell'anno.
La sferzata negativa (in Gran Bretagna) è stata rapida e furiosa.
Dopo 48 ore dall'annuncio, la concorrenza irregolare (alle varie leghe) appare come un corpo morto in acqua.
Comunque il club dei voraci padroni miliardari delle squadre ...continua a vivere

 

 
 
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Ecco un altro ottimo articolo da QualEnergia che, pur non essendo recente, evidenzia lo studio dell'Università di Leeds che fa pensare a come dovremmo comportarci per salvare il pianeta.

Per 10 miliardi di abitanti un equo consumo di energia e una vita dignitosa. Si può fare!

Lorenzo Vallecchi

Il consumo globale di energia nel 2050 potrebbe essere ridotto ai livelli degli anni '60 e fornire ancora un tenore di vita più che decoroso per una popolazione mondiale tre volte superiore. Lo prospetta e lo spiega un recente studio britannico.


  

È possibile fornire un tenore di vita dignitoso ad una popolazione mondiale di 10 miliardi di persone per meno del 40% dell’energia globale consumata attualmente.

Dieci miliardi di persone è il numero degli abitanti sul pianeta che si prevede possa essere raggiunto appunto entro il 2050.

Un nuovo studio dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna, spiega che si tratterebbe di un fabbisogno pari a solo il 25% circa di quanto ha previsto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) se le tendenze attuali continuassero senza modifiche, e di un livello di consumo energetico globale equivalente a quello degli anni ’60, quando la popolazione era di soli 3 miliardi di abitanti (lo studio è scaricabile dal link in fondo a questo articolo).

Lo studio dell’Università di Leeds, “Providing decent living with minimum energy: A global scenario”, ha stimato le risorse energetiche necessarie per garantire a tutti un buon tenore di vita comprendendovi quindi tutti i bisogni umani di base, come alloggio, mobilità, cibo, assistenza sanitaria moderna e di alta qualità, istruzione e tecnologie per la comunicazione e l’informazione, come mostrato nelle due illustrazioni.




 

Gli autori sottolineano che per raggiungere questo obiettivo sarebbero necessari cambiamenti radicali nei consumi attuali, un’ampia diffusione di tecnologie avanzate e l’eliminazione delle disuguaglianze globali di massa (nella foto in alto distribuzione mondiale dei consumi di energia pro-capite nel 2019).

Tuttavia, non solo i risultati mostrano che l’energia necessaria per fornire una vita dignitosa potrebbe probabilmente essere soddisfatta interamente da fonti pulite, ma confutano le affermazioni secondo cui la riduzione dei consumi globali a livelli sostenibili richiederebbe la fine dei comfort moderni e un “ritorno ai secoli bui”.

Nello studio, gli autori ricorrono anche all’umorismo per ribattere alle critiche secondo cui una riforma radicale dell’energia richiederebbe che tutti tornassero a vivere nelle caverne, scrivendo “sì, forse, ma sono grotte piuttosto lussuose, con strutture altamente efficienti per cucinare, conservare il cibo e lavare i panni; temperature confortevoli tutto l’anno e reti di computer, per non parlare delle grotte più grandi che forniscono assistenza sanitaria e istruzione universale a tutti i giovani dai 5 ai 19 anni”.

Lo studio ha calcolato il fabbisogno minimo finale di energia, sia diretto che indiretto, necessario a fornire un livello di vita decente.

L’energia finale è quella fornita al consumatore, per esempio il riscaldamento, l’elettricità o la benzina che entra in un’auto, piuttosto che l’energia incorporata nei carburanti stessi, gran parte della quale viene persa nelle centrali elettriche nel caso della produzione con combustibili fossili.

I ricercatori hanno costruito un modello finale di energia che si basa su un elenco di bisogni materiali che sono alla base del benessere umano, precedentemente sviluppato da Narasimha Rao e Jihoon Min.

È stato fatto un confronto fra l’attuale consumo finale di energia in 119 paesi con le stime del fabbisogno finale di energia per una vita dignitosa e si è rilevato che la stragrande maggioranza dei paesi vive in un significativo surplus. In altre parole, spreca un sacco di energia.

Nei paesi che oggi sono i maggiori consumatori pro capite di energia sarebbero possibili tagli di quasi il 95%, pur garantendo a tutti un ottimale tenore di vita.

“Attualmente, solo il 17% del consumo finale globale di energia proviene da fonti di combustibile non fossile. Ma dentro questa quota c’è quasi il 50% di quello che riteniamo sia necessario per fornire un tenore di vita decente a tutti nel 2050″, ha dichiarato in una nota l’autore principale dello studio, Joel Millward-Hopkins della School of Earth and Environment dell’ateneo di Leeds.

“Nel complesso, il nostro studio è coerente con argomentazioni di lunga data secondo cui le soluzioni tecnologiche già esistono per sostenere la riduzione del consumo di energia a un livello sostenibile. Quello che aggiungiamo è che i sacrifici materiali necessari per queste riduzioni sono molto più piccoli di quanto molte dicerie popolari implichino”, ha detto il ricercatore.

Una coautrice dello studio, Julia Steinberger, leader del progetto Living Well Within Limits dell’Università di Leeds e docente all’Università di Losanna in Svizzera, ha detto che mentre spesso si accusano gli attivisti ambientali di ‘minacciare il nostro stile di vita’, vale la pena riesaminare ciò che questo stile di vita dovrebbe comportare. C’è stata una tendenza a semplificare l’idea di una buona vita nella convinzione che avere di più sia meglio. È chiaramente alla nostra portata offrire una vita dignitosa a tutti, pur proteggendo il nostro clima e gli ecosistemi”.

Secondo un altro coautore della ricerca, iNarasimha Rao dell’Università di Yale, negli Usa, “questo studio conferma anche le nostre precedenti scoperte su scala globale, secondo cui eradicare la povertà non è un ostacolo alla stabilizzazione del clima, ma piuttosto la ricerca di un’indiscussa ricchezza in tutto il mondo”.

Un altro coautore dello studio, Yannick Oswald, dottorando presso la Scuola di Terra e Ambiente di Leeds, ha concluso dicendo che “per evitare il collasso ecologico, è chiaro che devono avvenire a tutti i livelli delle trasformazioni sociali drastiche e impegnative, dall’individuo all’istituzione, dall’offerta alla domanda”.

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Il 2 marzo scorso nell'articolo "Continuare a scrivere e mantenere attivo questo sito" dissi che avrei  trascritto alcuni articoli importanti letti fra le numerose newsletter che ricevo.

Questo è Il primo. Se qualcuno è interessato all'originale dello studio in inglese di ottobre 2020 lo può trovare su internet.

RINNOVABILI MOTORE DLL'OCCUPAZIONE NEL POST-COVID: LA FOTOGRAFIA DI IRENA

Redazione QualEnergia.it

I lavori “verdi” sono arrivati a 11,5 milioni nel mondo l’anno scorso, secondo un nuovo rapporto di Irena.

 

 

Le tecnologie delle energie rinnovabili creano posti di lavoro lungo l’intera filiera produttiva e possono stimolare un ampio e sostenibile sviluppo sia economico che sociale.

Lo ha indicato la settima edizione del rapporto Renewable Energy and Jobs della International Renewable Energy Agency (IRENA), secondo cui le energie rinnovabili hanno fornito 11,5 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2019, in aumento dagli 11 milioni dell’anno precedente.

Sebbene pochi grandi mercati rappresentino ancora la maggior parte di questi posti di lavoro, l’occupazione nelle energie pulite ha iniziato a diffondersi in modo più ampio, soprattutto attraverso la proliferazione degli impianti fotovoltaici (FV), dice il rapporto.

L’anno scorso, il fotovoltaico ha provvisto 3,8 milioni di posti di lavoro, pari al 33% degli occupati a livello mondiale nel settore delle energie rinnovabili, con la Cina che ha ospitato il 38% dei posti di lavoro totali nel settore delle energie rinnovabili, e l’Asia nel suo complesso il 63%.

L’87% dell’occupazione globale nel settore fotovoltaico si è concentrata nei dieci principali paesi per la produzione di componenti, indica il rapporto, scaricabile dal link in fondo a questo articolo.

Il settore eolico l’anno scorso ha fornito 1,2 milioni di posti di lavoro. I progetti onshore continuano a predominare, ma i paesi con impianti offshore sono saliti a 18, rispetto ai 10 di un decennio fa, con catene di fornitura in continua espansione.

L’energia idroelettrica ha la maggiore capacità installata tra tutte le rinnovabili, ma la sua crescita sta rallentando, dice IRENA, come si può vedere nella sua illustrazione riepilogativa.


Il settore idroelettrico impiega direttamente quasi 2 milioni di persone, molte delle quali nella gestione e manutenzione degli impianti, ha precisato il rapporto.

Secondo lo studio, gli impianti ad isola (off-grid) rappresentano un numero crescente di posti di lavoro diretti, soprattutto in Africa, e promuovono l’occupazione nel settore agro-industriale, nella sanità, nelle comunicazioni, nel commercio locale e in altri ambiti produttivi. I posti di lavoro delle rinnovabili in America Latina sono invece concentrati nei biocarburanti e nell’energia idroelettrica.

Le opportunità di lavoro sono una considerazione chiave nella pianificazione di una crescita economica a basse emissioni di carbonio, ha indicato IRENA.

Molti governi hanno dato priorità allo sviluppo delle energie rinnovabili, in primo luogo per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima, ma anche per perseguire più ampi benefici socioeconomici.

Le rinnovabili potrebbero sostenere anche un migliore equilibrio di genere nel settore energetico del futuro, ha indicato il rapporto, con le donne che detengono attualmente solo il 32% dei posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili nel mondo.

IRENA ha sottolineato che per costruire la base di competenze necessaria alla transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili, i Paesi avranno bisogno di una maggiore formazione professionale, di programmi di studio più solidi, di una maggiore formazione degli insegnanti e di un uso più esteso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per l’apprendimento a distanza.

La pandemia da Covid-19 ha rilevato la sempre maggiore centralità delle energie rinnovabili per soddisfare le esigenze sociali, economiche e ambientali, dice IRENA, secondo cui la pandemia ha evidenziato l’importanza di robusti quadri politici e regolatori per le energie rinnovabili, in modo da raggiungere gli obiettivi sociali, economici e ambientali che la comunità internazionale si è posta.


 
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