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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 24/08/2012 @ 17:30:09, in M) Satira e Umorismo, cliccato 721 volte)

IL VENTENNIO

 

 

Agli inizi di luglio Altan, il noto disegnatore satirico che si diverte e ci diverte con le sue vignette, ha “finalmente” potuto esprimere ancora una volta la sua professionalità con una vignetta intitolata “RIECCOLO” nella quale si vede un Berlusconi “a 64 denti” che è appena spuntato da una scatola grazie a una molla sotto il suo “lato B”, che impugna una banana per ciascuna mano e che esclama: “CUCU’!      

Ho detto finalmente perché a molti scrittori e disegnatori satirici mancava il “grande” oggetto della loro satira. Ora ci sarà ancora tanto da ridere, almeno fino alle elezioni del 2013.   

Ma, in tutta confidenza, vi dico che ho scoperto la causa recondita della sua “riapparizione”. Il nostro Silvio si era stufato di sentire dire da tutti “il ventennio di Berluskoni”, che per lui è un falso molto evidente. Così, dato che lui è un preciso, dopo aver contato più volte (con le dita e con il fidato pallottoliere che usava da bambino) gli anni che vanno dal 1993 al novembre 2011, si è accorto che non si trattava di 20 anni. Quindi ha deciso di rimettersi in campo per poter giustificare quantitativamente la fotocopia di un altro ben noto ventennio nel quale un DUX è stato oggetto della sua più profonda ammirazione, beninteso mutatis mutandis

Finalmente! Grazie Silvio: ci hai regalato di nuovo un po’ di occasioni per farci fare qualche risata in questo periodo così triste e nero di ristrettezze e di tasse, sempre in attesa di una imminente “crescita”..... che non arriva mai!

 

 

 

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Di Gennaro Aprea (del 21/08/2012 @ 16:52:41, in L) Zero-carbonio, cliccato 553 volte)
TRAFILETTI FRETTOLOSI SUI TRAGUARDI ENERGETICI
 
Il 13 agosto scorso è apparso un trafiletto non firmato su La Repubblica, apparentemente non importante proprio per essere un trafiletto. In poche righe si accennava frettolosamente al cosiddetto: “5° Conto Energia che ha imposto un’ulteriore riduzione degli incentivi per il fotovoltaico (ministro Passera) perché l’approccio del passato è stato “non certo ottimale e troppo costoso, privilegiando il settore elettrico senza prevedere adeguati meccanismi di contenimento dei volumi”: vero, ma la parte negativa è causata da pessime leggi, speculazioni e mancanza di controlli adeguati.
Il mio commento – di cui il trafiletto non parla mentre ne parlano altri articoli in altre date senza connetterlo a questi problemi – è che il Governo ha deciso di dare il via libera all’estrazione di petrolio e gas (cominciando dalle nostre due imprese semi-pubbliche ENI ed ENEL) sul nostro territorio e off-shore, al fine di aumentare l’apporto nazionale di queste due fonti energetiche dal 10 al 20%, ossia ridurre le importazioni dal 90 all’80%, Cosa positiva ma che tralascia altri problemi importanti che troverete più avanti, cominciando dal fatto che continuare ad utilizzare petrolio e gas naturale significa non diminuire l’emissioni di gas serra e aumentare quelle di inquinanti.
Il trafiletto afferma trionfalmente in chiusura che: “Anche se i vantaggi della green economy sono ora evidenti, abbiamo raggiunto in anticipo gli obiettivi di produzione rinnovabile imposti dall’Europa nel 2020 ed ottenuto un calo netto dei prezzi elettrici grazie proprio al contributo di sole e vento”.
I miei commenti a queste superficiali considerazioni sono i seguenti:
1) Perché gli obiettivi imposti? Qui si tratta di obiettivi concordati: l’Italia ha partecipato alla definizione del piano ed è nostro interesse raggiungere gli obiettivi al 2020.
2) Uno dei tre obiettivi è infatti aumentare del 20% l’utilizzazione di fonti di energia rinnovabili; tuttavia alla discussione sul "quanto", dopo la decisione del 20% da parte della maggioranza dei paesi, l’Italia si è messa a piangere che la nostra industria non ce l’avrebbe fatta ed ha ottenuto uno sconto, quindi il traguardo per noi è il 17%.
3) Da notare che nelle fonti rinnovabili è compresa l’energia idroelettrica non inquinante che già abbiamo.
4) Gli altri due obiettivi sono: la maggiore efficienza del 20% nell’uso delle fonti in tutte le attività economiche e amministrative, il che si traduce in buona parte in risparmio di energie, e la diminuzione delle emissioni di gas serra, sempre del 20%. Nel trafiletto si parla di obiettivi, invece sembra che abbiamo raggiunto solo quello del 17% di energie rinnovabili, certamente non gli altri due di cui nessuno parla; per il terzo, ribadiamo, come possiamo raggiungerlo se si decide di continuare ad usare petrolio e gas?
5) Perché poi limitarci al 17% o al 20%? Il fine dell’accordo europeo non è quello di raggiungere i famosi obiettivi 20-20-20 e poi fermarci. Altri paesi europei, cominciando dalla Germania, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda e Svezia non si fermano ed alcuni stanno oggi già raggiungendo i tre obiettivi avendo anche deciso di velocizzare e raggiungere le percentuali prima del 2020. Hanno capito - non il nostro governo attuale - che la soluzione dei problemi del caldo in aumento inesorabile, delle alluvioni che ci rovinano il territorio, dei ghiacciai (ed i ghiacci del Polo Nord) che si sciolgono, e in generale del clima che si deteriora dipendono dalle di politiche virtuose di chi pensa al bene dei cittadini e non solo a quello delle società petrolifere e del risparmio di valuta per l’importazione di petrolio, gas ed anche del carbone, i quali possono certamente essere sostituiti da altre energie alternative e dai risparmi nell’utilizzazione di tutte le energie.
 
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Di Gennaro Aprea (del 14/08/2012 @ 19:23:27, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 1023 volte)
I COSTI DELLA BUROCRAZIA
 
Durante la mia lunga vita di lavoro (49 anni:1957-2006) ho avuto numerosissime occasioni di avere contatti con le svariate imprese alle quali ho venduto, con altre dalle quali ho comprato o con le quali ho trattato e ho discusso e gestito contratti, ed anche con le varie amministrazioni, locali, regionali e centrali. Per non parlare dei colleghi consulenti di management di 10 stati europei con i quali ho collaborato.
Tutto ciò nei sei paesi esteri dove ho vissuto e lavorato, più naturalmente l’Italia, ed in altri 69 con i quali ho avuto a che fare per lavoro.
Il primo di questi paesi è stato la Nigeria, quando questo stato era ancora una colonia britannica nel 1957-58. Perché questa precisazione? La ragione principale sta nel fatto che in quel paese la maniera di operare nel business e nei contatti con le amministrazioni era quella prettamente britannica, ove in pratica la parola “burocracy” non esisteva se non per riferirsi a quella strana cosa inventata dai francesi. Ebbene questa maniera di lavorare con rapporti di business ove la burocrazia è leggerissima o inesistente, mi ha dato il cosiddetto “imprinting” cioè la stessa mentalità e relativi comportamenti
Negli ultimi 16 anni del periodo di lavoro ho avuto anche a che fare con la Commissione Europea, in pratica l’istituzione che è un po’ il governo dell’Unione Europea.
Scusatemi di questa lunga premessa in cui parlo di me, ma da tempo sono convinto – e l’ho accennato più volte in passate occasioni – che una delle più grandi disgrazie della struttura economica italiana è proprio la pesante burocrazia. Penso che siate d’accordo che ognuno di noi, anche nella vita privata, abbiamo avuto ed abbiamo incontri e scontri con problemi burocratici che ci rovinano la vita...e ci costano anche in termini di esborso di denaro.
La zona più ricca di burocrazia comprende tutte, nessuna esclusa, le amministrazioni a tutti i livelli; ma anche le aziende private o semi pubbliche cercano di fare concorrenza alle prime in queste abitudini.
Negli ultimi mesi il governo italiano ha parlato  di ripresa e di sviluppo per risolvere i nostri ben conosciuti da tutti ormai, problemi finanziari dello Stato e delle imprese, il tutto aggravato da un crisi mondiale senza ormai alcun precedente simile. Ormai sappiamo tutti cosa bisogna fare, ma gli strumenti per raggiungere questi scopi non sono molto chiari e definiti.
Anche il governo precedente aveva affidato al Ministro Brunetta il compito di snellire la burocrazia: in 3 anni e mezzo abbiamo visto cosa è stato capace di fare: diminuzione della burocrazia, 0, 5% (questa cifra è una mia sensazione spannometrica).
Ritengo che oggi non si può far partire rapidamente alcuno sviluppo o ripresa senza dare molti decisi tagli di accetta alla burocrazia, tagli che sono il come raggiungere questi traguardi. Non ci scordiamo dell’enorme quantità di leggi italiane rispetto a quelle di altri paesi europei.
Si parla molto di redditività del lavoro, di sviluppo degli investimenti che provocano nuovi posti di lavoro, di incentivi alle imprese per lo stesso scopo, di diminuzione degli sprechi, di facilità di fare impresa, ecc.
Se pensiamo un momento a quante volte abbiamo vissuto o abbiamo letto o ascoltato esempi di radicate consuetudini burocratiche che sono gli esempi della negazione della possibilità di raggiungere i programmi appena accennati.
Non vi sto a dare molti esempi, ma sono certo che leggendo quei pochi forse banali che vi descrivo, vi verranno in mente quelli da voi vissuti e percepiti anche al di fuori del vostro vivere personale o familiare.
1)     Fino a 5 anni fa ho mantenuto dei piccoli investimenti, non più di 15.000 Euro, gestiti dalla mia banca. Poi ho monetizzato tutto. Ieri mi è arrivata l’ennesima lunga lettera della banca (una delle più importanti in Italia comprata qualche anno fa dai francesi) indirizzata ai “detentori di deposito titoli” nella quale mi avvisano di obblighi di fare o non fare certe cose. Ovviamente non mi riguarda ed ho anche telefonato due volte in passato per dire di cancellarmi dall’indirizzario per una questione logica; risposta: “è difficile che noi possiamo da qui (Milano) gestire questo disguido (riconosciuto) che dipende da Roma; provi a chiamare o meglio a scrivere e Roma.... però loro lo fanno automaticamente....”. Naturalmente non voluto perdere altro tempo ed ogni lettera passata e successiva andrà direttamente nel sacco della carta per il riciclo. Pensiamo a quante lettere uguali o per altre ragioni simili partiranno ancora per me e migliaia di persone che hanno disinvestito: carta, inchiostro, stampa imbustamento, spedizione postale. Sono i costi della burocrazia che non fanno aumentare la produttività delle imprese e quindi i prezzi dei loro servizi.
2)     Ed ora un esempio importante. un paio di mesi fa ho letto sull’Espresso di una “missione delicata”, cioè del rinnovo dei vertici. Si tratta di tre enti che operano nell’ambito del Ministero dell’Economia che li controlla. GSE Spa (Gestore dei Servizi Energetici), GME (Gestore dei Mercati Energetici) al 100% di GSE, e Acquirente Unico (di energia) che è una SpA del gruppo GSE. “....I tre soggetti – scrive il giornalista che si firma S.A. – svolgono un ruolo chiave nell’assegnazione degli incentivi per le energie rinnovabili (oltre 14 miliardi (in 10 anni). Per dirimere la questione, il Ministro Corrado Passera ha insediato un apposito organismo guidato dal Sottosegretario Claudio De Vincenti. Alle Commissioni Attività produttive del Senato e della Camera c’è già chi mugugna sul rischio di conflitti di interessi per alcuni nomi”. Segue un elenco di persone che sono legate ad importanti aziende che producono rinnovabili da legami attuali o indiretti. Se questa non è burocrazia, ditemi voi cos’è; e pensate un momento al numero di persone coinvolte che sono pagate lautamente e che discutono per prendere delle decisioni che saranno raggiunte in tempi lunghissimi dopo discussioni altrettanto chilometriche. Perché 3 enti? perché un organismo in più? E allora cosa fanno le Commissioni parlamentari? ...Da dove comincia la ripresa e lo sviluppo? Conclusione: burocrazia = spreco di denaro e di tempo.
3)     Sempre a proposito di problemi ambientali ai quali, come sapete, sono particolarmente interessato. Se un’impresa del settore delle rinnovabili alla quale sono destinati degli incentivi d’investimento (es. una centrale fotovoltaica sui tetti di un’azienda industriale), inizia il processo, completa l’opera, deve attendere un lungo periodo perché una pesante burocrazia ritarda la concessione di permessi di impianti pronti a funzionare anche fino a 12 mesi durante i quali l’impianto non può iniziare l’attività e l’imprenditore non riceve gli incentivi. Senza dimenticare le difficoltà di accesso agli incentivi rispetto alle direttive europee da parte della stessa burocrazia. In conclusione si aggiunge una mancanza di visione globale dei governi centrali e regionali che operano con decisioni isolate, senza considerare le interconnessioni fra le varie energie rinnovabili.
 
Non voglio annoiarvi, quindi mi fermo qui, ma sono certo che condividete il mio punto di vista che la burocrazia, specialmente quella italiana, è la sorgente di alti costi che si riflettono pesantemente sull’economia di uno stato ritardando lo sviluppo con tutto ciò che di positivo ne consegue..
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