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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 12/07/2010 @ 13:12:24, in I) Sport e Calcio, cliccato 644 volte)
FINALE DELLA COPPA DEL MONDO
 
Chi mi legge da tempo, sa che io non amo il gioco del calcio e, nelle precedenti “disquisizioni” su questo gioco in questa stessa rubrica, ne ho spiegato le ragioni.
Ho ricevuto a suo tempo molti improperi da alcuni lettori ed altrettante lodi perché non sono il solo a considerare che il calcio non è più uno sport come invece lo era molti anni fa, anni in cui tutti sapevano cosa fosse l’etica sportiva..
Ieri sera mi è venuta comunque la curiosità di assistere alla finale del campionato mondiale e mi sono messo davanti allo schermo televisivo con buona volontà perché pensavo che le squadre finaliste, come è spesso capitato in passato, giocassero bene.
Grande delusione; poco dopo mi sono stufato cercando un film (ce n’erano molti in programma sulle varie reti) che però non mi hanno soddisfatto perché quelli buoni li avevo già visti più di una volta ciascuno (questa è la programmazione televisiva d’estate).
Allora sono ritornato su RAI 1 alla partita clou della giornata pensando che forse all’inizio i giocatori fossero un po’ emozionati e timidi mentre si studiavano reciprocamente. Invece hanno continuato a giocare male, continuando a passarsi la palla all’indietro, a sbagliare passaggi fra di loro, a tentare tiri a distanza chilometrica dalla porta e a fianco e sopra la porta. Ma non solo: quelli che una volta si chiamavano falli, i quali accadevano poche volte durante una partita di calcio, sono divenuti il clou del gioco, quindi una partita continuamente interrotta dall’arbitro inglese giustamente severo. Ma non basta ancora: ci sono stati più di dieci cartellini gialli (e in questo caso ha vinto l’Olanda) e una espulsione, sempre di un olandese: calci alle gambe, piedi pestati, calci nella pancia e gomitate sulla faccia, ecc……..
In 120 minuti, come sapete, un solo gol.
E questo è lo sport del calcio? Il più bello spettacolo del mondo? Ma mi facciano il piacere!
Anche quelli – ma sono tutti scemi? -.che tifano sugli spalti e davanti alla televisione o nelle strade quando la loro squadra ha vinto.
Per me il calcio è una brutta malattia che incita alla violenza, non più uno sport, è solo un gioco dei calci a tutto e a tutti, che è diventata una pandemia inspiegabile.
Ci sono altri veri sport, che fanno un ottimo spettacolo. Cambiamo i nostri gusti!
 
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Di Gennaro Aprea (del 02/08/2010 @ 19:54:09, in M) Satira e Umorismo, cliccato 975 volte)
RISUS ABUNDAT IN ORE STULTORUM
 
Che la maggioranza fosse composta di persone non esattamente adatte alla posizione assegnata (o meglio alla quale sono state collocate dal “capo”) ne ero convinto da tempo, anche perché ho sempre sostenuto che la maggior parte di esse fossero manifestamente incompetenti.
Ma di fronte alla situazione politica che si è venuta man mano sviluppando nelle ultime settimane, sono rimasto allibito.
Molti insigni giornalisti e uomini politici che si discostano dalla generalità hanno scritto e detto cose talmente ben approfondite e ragionevoli su questa situazione che la mia assoluta inferiorità di fronte a loro non mi permette di intervenire.
Oggi desidero quindi parlare di qualcosa di più banale che forse fa’ sorridere (non ridere) nel senso che ti rende allegro. Mi riferisco appunto al fatto che vi sono numerose persone che ridono troppo: da cui il famoso detto latino che tutti conoscono.
La persona che ride in abbondanza, direi eccessivamente, è appunto il nostro premier, specialmente quando fa’ le conferenze stampa, o quando cammina circondato dai suoi gorilla (serissimi invece), ridendo e sorridendo con decisa aria di superiorità, appunto, a chi lo ascolta o lo segue, e agli operatori che lo riprendono con le loro cine/telecamere, alzando il braccio in segno di saluto amichevole.
Questo suo comportamento è una delle tante ragioni che lo hanno reso popolare e adorato da moltissimi italiani, anche se, quando parla, spesso afferma delle cose sulle quali io e molti italiani (non solo dell’opposizione) hanno molti dubbi circa la loro reale consistenza.
Però, da qualche giorno a questa parte i suoi sorrisi sono diminuiti (forse che stia cambiando in positivo e si avvii a divenire saggio?).
Un’altra caratteristica delle sue uscite in questi giorni è che non parla più di “io” o di “me” ma, quando ripete che tutti (cioè i soliti) si sono coalizzati contro di lui, dice di se stesso: “il premier” oppure “il Berlusconi”. Ve ne siete accorti? Forse qualche esperto di buona visibilità gli ha fatto notare che è meglio ridurre il numero di: “ io sono più bravo”, “il mio governo è ottimo”, “la maggioranza è salda grazie a me”, ecc.
Se questo è il suo atteggiamento in pubblico degli ultimi giorni, ritengo però che si stia rifacendo in privato nel famoso castello di Tor Crescenza in mezzo alle sue amatissime deputatesse e dintorni, continuando a ridere mentre racconta le sue barzellette. Ha abbandonato i suoi “palazzi” preferiti, Villa Certosa e palazzo Grazioli, per questo nuovo sito nei pressi di Roma, che però ha un nome che non è ideale: “crescenza” è uno dei nomi della lingua italiana per definire un formaggio fresco, più conosciuto come “stracchino”.
Che involontariamente abbia scelto un luogo dove il suo governo si avvia ad avere la consistenza della “crescenza”?......per poi passare oltre la data di scadenza ed essere buttato nella spazzatura perché acido? Io, se fossi in lui farei le corna: questa volta ci vogliono proprio!
Eppure un po’ di sorrisi ci vogliono. Facciamo qualche esempio:
Molti dicono che Bersani non ha carisma, non è simpatico, anche se lo giudicano una persona capace e onesta, che dice (quasi) sempre cose ragionevoli perché ripete sempre che il governo si dovrebbe occupare della salute dell’Italia, della sua economia, della disoccupazione in aumento, della progressiva povertà degli italiani e così di seguito, (cose che molti non vogliono sentirsi dire). Però si porge sempre in maniera seria, serissima senza mai andare fuori dai limiti e sopra le righe, anche mentre ascolta le domande di chi lo sta intervistando, quando cammina per entrare nella sede del PD al Largo del Nazareno a Roma, o all’uscita della Camera dei Deputati, ecc.
C’è una presentatrice del TG3, la bella Maria Rosaria de' Medici, estremamente professionale da sempre, alla quale fino a poco tempo fa con tutta la buona volontà non riuscivi a vederla sorridere. Adesso è cambiata, è sempre seria quando presenta, ma si è, direi, rilassata, ed è un piacere ascoltarla. Ebbene, Bersani dovrebbe fare la stessa cosa: sicuramente il suo seguito nel popolo degli italiani che non votano aumenterebbe. L'ha detto anche il vice-segretario del PD Enrico Letta: "il partito deve essere più sexy"
Ci sono altri uomini politici che si comportano analogamente, seppure in maniera diversa.
Per esempio Antonio Di Pietro. Prima di iniziare a parlare mostra un sorriso sforzato, a denti stretti, poi esplode in critiche furiose e spesso che non stanno né in cielo né in terra……..imitato e sorpassato in questi atteggiamenti dal nostro benemerito Grillo, “l’incazzoso strillone". Senza poi voler citare le risate strette (forse è meglio dire “strizzate”) del nostro ministro della Difesa La Russa, di molti altri.
Well (bene), come dicono gli americani quando concludono un discorso. Spero di essermi spiegato e di avervi strappato un sorriso.
Sorridiamo più spesso, ridiamo a quattro ganasce ogni volta che se ne presenta l’occasione (fa’ bene alla salute), ma soprattutto cerchiamo di essere simpaticamente seri senza “abundare”.
 
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Di Gennaro Aprea (del 11/08/2010 @ 19:32:24, in F) Questa è l'Italia, cliccato 594 volte)
……PURTROPPO È MORTO UN ITALIANO
 
Spesso, quando succede qualcosa di terribile all’estero, alluvioni, terremoti, incendi, incidenti aerei o di pullman sulle strade, ascolto delle frasi che non accetto e che francamente mi ripugnano. Stamattina ho sentito al giornale radio 3 una di queste frasi che si riferiva alla scomparsa di un giovane studente torinese in Kashmir, trascinato via e sparito in una corrente di fango.
La frase era (più o meno): “Nell’alluvione del Kashmir sono state travolte 35 persone: purtroppo fra di esse c’era un italiano”.
Il tono di questa frase denota un caratteristico menefreghismo italiano di fronte a tragedie di questo genere: si fa’ la cronaca dei danni e dei morti e ci si compiace (“per fortuna”) solo se fra gli scomparsi non c’è alcun italiano, oppure il dolore appare solo se fra i morti vi è uno o più nostri connazionali. Gli altri morti, di qualsiasi nazionalità siano, non meritano un atto di commiserazione.
Solo gli italiani hanno un valore? Siamo arrivati fino a questo punto di menefreghismo, che rasenta l’indifferenza razziale, contro tutti quelli che non sono italiani?
Mi sarebbe piaciuto sentire la frase di stamattina così espressa: “Nell’alluvione del Kashmir sono state purtroppo travolte 35 persone, fra cui un italiano”.
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