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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 18/12/2010 @ 19:14:52, in F) Questa è l'Italia, cliccato 648 volte)
PACCHI SORPRESA
 
Ho copiato questa lettera – perché penso che più lettori debbano conoscerne il contenuto -  da una di quelle indirizzate al Direttore dei giornali, in questo caso da La Repubblica del 16 dicembre. Mi sono permesso di inserirla perché rappresenta, nella sua semplicità, uno degli esempi-sintomi più marcati di dove è andata a finire l’Italia in mano a chi gestisce la cosa pubblica, semi-pubblica e privata.
 
Ho ricevuto nei giorni scorsi un pacco speditomi da mio figlio dal Giappone contenente delle foto della nipotina e che attendevo con tanto piacere. All'atto della consegna del pacco, l'addetto alla consegna (Ditta spedizioni Ems International ) chiede il versamento per diritti di dogana di 75 euro! Rifiuto il pagamento e respingo il pacco. Chiamo il call center di Ems Italia ed una gentile signorina mi conferma la richiesta del pagamento poiché, ogni 10 pacchi provenienti dall'estero circa la metà vengono aperti ed ispezionati dai funzionari di dogana e questa operazione ha un costo, mentre quelli non sottoposti a verifica vengono consegnati senza alcun esborso. Il mio pacco è stato rimandato al mittente. Francesco Alliata da Palermo”
 
 
Possiamo fare qualcosa per cambiare questa situazione? Io lo saprei ma, prima di dirlo, mi piacerebbe leggere qualche parere dei lettori che ringrazio anticipatamente.
E, visto che siamo nel contesto, anticipo gli auguri a tutti i miei lettori di feste serene ed
un ottimo 2011
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Di Gennaro Aprea (del 17/12/2010 @ 10:50:57, in F) Questa è l'Italia, cliccato 537 volte)
LA RAGIONE INESPRESSA
 
In questi giorni abbiamo sentito, visto e letto molto sulle ragioni dei parlamentari “transfughi”, ipotizzando le peggiori malefatte sia dei maschietti che delle femminucce.
Qualcuno ha pagato le “rate del mutuo”? Hanno ottenuto “stipendi fasulli”? “Poltrone”?, come ha scritto, fra tanti altri, Barbara Spinelli nel suo magnifico articolo di mercoledì 15.
Forse le due “futuriste” avranno ulteriori vantaggi, sicuramente un buon posto in lista alle prossime elezioni.
Non ho letto, sentito, ascoltato dal vivo in TV altre ragioni; forse qualcuno lo ha già detto o scritto e non ne sono al corrente; ma io penso che numerosi parlamentari abbiano più volte espresso il loro fermo parere che le elezioni non erano auspicabili….”in questo momento così grave della situazione dell’Italia”…..perché sotto sotto pensavano che andare alle elezioni a breve non li avrebbe messi in grado di ottenere il cosiddetto vitalizio, cioè la pensione che tanto costa a noi contribuenti, oltre a tutti i “favori” aggiunti.
Forza ragazzi e ragazze! Ce la farete ad arrivare fino alla fine della legislatura, o anche meno se eravate già stati eletti nel precedente parlamento (per chiarimenti su quest’ultima frase andare su un motore di ricerca e scrivere “pensioni dei parlamentari”)
E così sarà contento anche il nostro beneamato presidente del consiglio dei ministri.
Intanto io ho trovato un bel posticino sulla riva del fiume ed attendo il cadavere che sicuramente passerà, certamente accompagnato da altri colleghi.
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Di Gennaro Aprea (del 10/12/2010 @ 18:55:10, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 554 volte)
QUESTA È L’ITALIA, OPPURE NO?
 
La settimana scorsa abbiamo trascorso qualche giorno in Inghilterra con l’intenzione di fare una visita a dei vecchi amici italiani che ci vivono da molti anni e inglesi che ci sono nati. I “britannici” hanno le loro case a circa un’ora e un quarto di treno da Londra, una coppia al sud vicino Brighton e la seconda nel Kent, una delle più belle zone dell’Inghilterra meridionale.
Eravamo contenti di rivederli dopo tanto tempo, invece siamo stati “forzati” come dei carcerati a restare nella magnifica capitale. Perché? Vi chiederete?
Dopo 25 anni dall’ultima volta, sono caduti dal cielo in Novembre[1] . 20-25 cm di neve (fuori Londra) ed ha fatto un gran freddo. E ‘mbè? Direte voi.
La ragione è che il 90% dei treni non ha funzionato; nei giorni in cui lo spessore era di non più di 10 cm un percorso normale di 1 ora è durato fino a 4 ore.
Molte strade e autostrade erano bloccate perché i veicoli erano sprovvisti di catene ed i grossi camion si erano messi di traverso.
Insomma gran parte dell’Inghilterra era ferma, cioè in uno sconquasso immane se pensiamo ai milioni di lavoratori “commuter”, cioè quelli che fanno avanti e indietro tutti i giorni dalla loro abitazione in campagna al posto di lavoro nelle grandi città, con percorsi fino a un’ora e mezzo di tragitto.
Come mai può succedere un tale sconquasso in un paese all’avanguardia su tutti i fronti rispetto a molti altri stati europei? La ragione è semplice, direi banale.
La maggior parte delle ferrovie britanniche del Sud sono elettriche ma i treni non prendono l’energia da un cavo aereo con un pantografo, come noi siamo abituati a vedere. Hanno solo la terza rotaia a fianco delle rotaie dove girano le ruote (come quella di alcune metropolitane); su questa terza rotaia scorrono dei pattini che creano il contatto elettrico e forniscono l’energia per i motori[2]..
Così la neve ha coperto la terza rotaia e si è creato un cattivo contatto, oppure addirittura nessun contatto.
I miei amici inglesi e italiani ci hanno detto che dal momento in cui la Tatcher ha privatizzato tutte le ferrovie, le varie società operanti non hanno fatto più alcun investimento per migliorare l’efficienza e ogni volta che nevica un po’ più di 10 cm, gli inglesi non viaggiano più con il treno.
Si dice che l’efficienza di un servizio debba coprire anche le punte delle situazioni anomale, ma qui, anzi là, se ne fregano e pensano solo alle situazioni normali, così i profitti sono maggiori. Sarà vero? Tutto da studiare a fondo.
Allora, questa è l’Italia? No, questa volta è proprio la “perfida Albione” che fa’ cilecca.
Ci possiamo consolare? Io direi comunque di no: ne abbiamo tante di imprese che fanno di peggio!


[1] Ogni inverno cade pochissima neve a fine gennaio-inizio febbraio
[2] È una delle ragioni per cui non vi sono treni velocissimi nel Regno Unito
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