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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 17/10/2010 @ 10:57:42, in C) Commenti e varie, cliccato 808 volte)
ANCORA SULLE FERROVIE. E ALTRE AMENITA’
 
Capotreno francese
Poliziotti inglesi
 
Nell’articolo precedente vi ho parlato della Stazione Centrale della “Milano da bere” dove regna un’assurda – per essere buoni - organizzazione dei servizi ai viaggiatori (l’ufficio assistenza ai viaggiatori apre alle 7 quando vi sono treni in partenza ed in arrivo a partire dalle 5.30 di mattina) e nessun ferroviere presente sa niente; In più, se lo si fa’ notare, alle informazioni ti dicono che “è un’anomalia”…..mentre invece è una semplice schifezza.
Questa volta vi parlo della società ferroviaria francese semiprivata, 50% TGV (treni grande velocità) del gruppo di statale delle ferrovie francesi SNCF e 50% di una società privata, un po’ come quella di Luca di Montezemolo.
Si tratta sempre della mia anziana sorella che è arrivata sabato scorso da Parigi con il treno in arrivo alle 5.38 (ritardo di 14 minuti) a Milano.
Alla partenza il conduttore francese del vagone nel quale viaggia mia sorella, come sempre si usa fare per i treni notturni con cuccette o vagoni letto, ritira a tutti i viaggiatori degli scompartimenti il biglietto e la carta di identità o il passaporto. Dopo la frontiera di Domodossola i francesi restituiscono la carta d’identità e trattengono il biglietto. Ciò accadeva alle 4.30 di mattina con le basse luci notturne.
Dopo un paio di giorni, mia sorella ci mostra la carta d’identità di un’altra signora francese insieme ad altri documenti, carta alla quale non aveva fatto caso con poca luce e senza occhiali. Chissà a chi il conduttore francese ha dato la carta d’identità di mia sorella.
Nasce il problema: come farà a passare la frontiera al ritorno senza questo documento?
La accompagno dai Carabinieri che dicono che senza un altro documento (mia sorella aveva con se una patente col vecchio indirizzo che è sempre valida in quel paese e non occorre rifare esami o controlli fino alla morte, anche a 110 anni) non potevano accettare una denuncia di smarrimento ma dovevano almeno avere il numero della carta d’identità emessa in Francia che si può otttenere andando al Consolato che farà le ricerche del caso presso il Comune di residenza, cosa per cui ci vuole molto tempo mentre mia sorella deve ripartire presto. Ci suggeriscono di andare in Comune e fare un documento sostitutivodell’atto di notorietà o un’autocertificazione….in Comune non se ne parla neppure.
Ultima speranza la Polizia di Stato. Ci proviamo e la risposta è come quella dei Carabinieri, ma l’Agente disponibile e che sa il francese, si accorge, come invece non fanno i Carabinieri, che non diciamo frottole, leggendo, oltre alla patente, anche sul libretto degli assegni di mia sorella il nome e l’indirizzo attuale. Si impietosisce e accetta di fare la denuncia di smarrimento.
Risultato:
a)     imperizia, o disattenzione, o incompetenza del ferroviere francese, ufficiale di pubblico servizio, che provoca fastidiose conseguenze?
b)     disattenzione di mia sorella che non controlla? ma in parte la si può perdonare data l’età e la situazione
c)      la burocrazia italiana
Tutto ciò succede perché in Italia e di altri paesi europei vige il principio della “mala fede”. Nei paesi anglosassoni, primo la Gran Bretagna, vige invece il principio della “buona fede”, cioè se io dico una cosa il mio interlocutore mi crede sulla parola. Per spiegarmi meglio faccio un esempio calzante. Se un inglese sta guidando l’auto e la velocità del mezzo supera il limite indicato, per esempio 30 miglia all’ora, e viene fermato da un poliziotto che gli contesta l’eccesso di velocità, la conversazione avviene più o meno così:
Poliziotto: “Buongiorno Signore; lei ha superatto il limite di velocità indicato….”
Conducente: “mi rendo conto, ma in buona fede non me n’ero accorto”
P. : “Come si chiama Signore? E dove abita?
C. : “John Brown” (in Gran Bretagna non esiste la carta di identità) ed abito a…….., in via……al numero..…”
P : “Bene, Signore, lei possiede la patente di guida?
C. : “Si, Agente, la possiedo” (in G.B. non è obbligatorio portarla con se)
P. : “Bene, Signore; l’ammenda è di 50 Sterline (circa 60 Euro). Domani verrà al posto di polizia di……..per pagarla, non oltre le 5 del pomeriggio. Può andare, Signore, buongiorno Signore”.
Il conducente parte e il giorno dopo si presenta la posto di polizia per fare il suo dovere.
Nel frattempo i poliziotti hanno verificato sul data base i dati del signor Brown. Se tutto è a posto non succede niente. Se invece ha detto qualcosa di inesatto (nome, mancanza di patente, indirizzo sbagliato, ecc.) l’ammenda può salire fino a 500 sterline a seconda della gravità della colpa e se non è recidivo. In caso contrario può andare perfino subito in galera per una sentenza che il giudice emette il giorno dopo (da noi si dice “per direttissima”, ma sono casi rari). E nessuno dei colpevoli può evitare queste procedure penali…a meno che non sia un delinquente di mestiere che non si presenta o non si fa’ trovare, così che può solo ritardare le pene, galera, ecc..Così funziona il principio della buona fede. Da noi ci sono invece moltissime leggi (troppe) e non ci sono controlli, così le leggi non sono rispettate.
Quali considerazioni da fare? Fate voi, però pensateci prima un po’ su.
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 11/10/2010 @ 15:48:15, in C) Commenti e varie, cliccato 595 volte)
ANCORA SULLA LEGGE ELETTORALE
Trascrivo lo scambio di idee che ho avuto con un amico rodanese sull’articolo precedente
 
 
Subject: Articolo e tua riflessione
 
Ciao Gennaro
mi ha fatto piacere incontrarti, seppur rapidamente l’altro ieri
 
Intanto ti invio l'articolo di cui ti avevo parlato.
 
Poi, ho visitato il tuo sito ed ho letto sia Pillole Rodanesi 3 che Quali elezioni?
 
Sono abbastanza d'accordo con te. Concordo interamente sulla premessa, ma trovo un poco macchinosa la composizione di questo "Consiglio per una nuova legge". Molto democratico ma forse si corre il rischio di non essere molto operativi.
Basterebbe un rappresentante per ciascun partito presente in parlamento, quindi meno di quelli da te citati, oltre a un suo deputy nel caso di impedimento.
 
Poi perché no allo sbarramento al 5%? Credo che una delle ragioni principali della nostra ingovernabilità sia che abbiamo troppi partiti, alcuni molto piccoli e che sono rappresentativi di caste o interessi ristretti. O meglio servono a portare al desco della divisione della torta "politica" anche chi (forse...ma non troppo...vedi Mastella, Dini ecc) rappresenta solo se stesso ed i suoi familiari.
 
Troppa democrazia porta all'anarchia!
 
Magari possiamo addomesticarlo all'italiana: 3% ma non meno!!!   
 
Accettabile anche il doppio turno alla francese....un occhio verso i Paesi nordici, Norvegia in testa, potrebbe essere utile.
Dobbiamo uscire dall'area levantina altrimenti scivoleremo sempre più in basso...verso la Libia!
 
Cordialmente
Giorgio Facchetti
 
 
Caro Giorgio,
Rispondo a mia volta alle tue considerazioni.
a) mi sembra di aver già specificato che nella "Consulta" ci deve un solo rappresentante per partito o movimento
b) se la maggioranza insistesse all'inizio delle discussioni sul metodo tedesco, immediatamente non si potrebbe contare sulla collaborazione dei piccoli (e ne abbiamo assolutamente bisogno per approvare la nuova legge più democratica), ivi compreso Fini e C. che, in caso di elezioni, non è assolutamente, in questo momento, certo che riuscirebbe a superare il 5%, idem per MPA, ecc. Quindi se sorgessero delle discussioni sul metodo tedesco, immediatamente non si potrebbe contare sulla collaborazione dei piccoli (e ne abbiamo assolutamente bisogno per approvare la nuova legge più democratica), ivi compreso Fini e C. che, in caso di elezioni, non è assolutamente in questo momento certo che riuscirebbe a superare il 5%, idem per MPA, ecc.
c) col metodo francese la selezione dei piccoli sarebbe automatica: o maggioranza assoluta al primo turno, o ballottaggio fra i due che hanno avuto più voti al primo turno: quindi i piccoli non potrebbero aspirare a molti seggi
d) Mastella aveva i deputati necessari per annullare la maggioranza di due o tre seggi che aveva Prodi perché c'era il "mattarellum" che con la proporzionale del 25% permetteva ai piccoli di avere numerosi deputati
e) se poi la "consulta per la nuova legge elettorale" decidesse alla fine a maggioranza di adottare il metodo tedesco, va benissimo, però con lo sbarramento al 3% ricadiamo nel levantinismo perché avremmo ancora una pletora di partitini 
e) non conosco le leggi elettorali scandinave; mi illumini?
In conclusione, ritengo che non sia necessaria la caduta del governo Berlusconi ed un successivo governo provvisorio per fare la nuova legge elettorale. La nuova legge si può fare anche “Berlusconi regnante”, se abbiamo la maggioranza dei parlamentari che la vuole grazie agli accordi presi da una “Consulta”. E penso che con la buona volontà si potrebbe fare in pochi mesi.
Detto questo, ti ringrazio per il bellissimo articolo “Bordel State” (l’Italia) in inglese del Professor James Walston dell’Università Americana di Roma, che passerò certamente alla mia lunga lista di persone che conoscono la lingua.
A presto vederci per fare una chiacchierata non di fretta
Ciao
Gennaro
 
 
Di Gennaro Aprea (del 22/09/2010 @ 18:29:38, in C) Commenti e varie, cliccato 841 volte)
QUALI ELEZIONI ?
 
In quest’ultimo periodo tutti parlano di tutto, prendono decisioni irrevocabili ed il giorno dopo cambiano idea dichiarando il contrario. Fra i tanti argomenti vi è il problema delle elezioni: certamente è uno dei più dibattuti, a sinistra, al centro, a destra.
Qualche giorno fa ho incontrato un vecchio amico, Giovanni Urbani, che non vedevo da tempo perché abita abbastanza lontano. 87 anni, ex senatore della sinistra per 4 legislature, ancora pienamente attivo. Per esempio in questi giorni sta mettendo in essere la prima importante azione di un Comitato per il Testamento Biologico, da lui ideato. È tuttora a lui che toccano le mansioni più impegnative come ottenere la presenza del professor Umberto Veronesi che parlerà a questo evento di fine settembre a Savona, cosa non facile e che comporta contatti  lunghi e difficili per gli impegni del professore e tutto ciò che comporta l’operatività per la realizzazione dell’evento.
Tornando all’argomento elezioni, abbiamo preso lo spunto per discuterne insieme per un’oretta abbondante, ciascuno di noi esponendo i nostri punti di vista e facendo previsioni ed osservazioni.
Naturalmente ambedue eravamo d’accordo che le prossime elezioni nazionali dovrebbero essere fatte con una nuova legge che sostituisca l’attuale “porcellum” antidemocratico che impedisce agli elettori di eleggere dei parlamentari scelti da loro obbligandoli a una lista di candidati fissata dai partiti. Non solo, il massimo dell’antidemocrazia sta nel fatto che  il partito o la coalizione che ottiene la maggioranza relativa anche del solo 30%, ha la maggioranza assoluta in Parlamento.
Da qui le numerose discussioni che abbiamo letto ed ascoltato dai media su quale sia la soluzione ottimale.
Il mio amico era molto scettico sulla possibilità di un accordo fra i partiti all’opposizione, compresi quelli che non hanno una rappresentanza parlamentare a causa dello sbarramento percentuale ai quali sono interessati, così come lo sono tutti quelli attualmente in Parlamento. Inoltre affermava che il tempo era molto limitato.
Devo dire che io non condividevo questo suo punto di vista che ritengo troppo pessimista: è per questa ragione che ne parlo in questo articolo, anche se di solito non entro in argomenti così importanti dibattuti su tutti i giornali e nelle varie trasmissioni televisive dove sono presenti personaggi politici di rilievo e “di grido”, seri e meno seri. Ed ecco il mio punto di vista che ovviamente è sempre criticabile e modificabile.
1)     Ritengo sia evidente che oggi tutti i partiti, ad eccezione del PDL, Lega Nord e “baciapile” di incerto colore che vivacchiano nei dintorni della destra, siano d’accordo che la legge elettorale in vigore debba essere modificata radicalmente perché, fra l’altro, è un’anomalia antidemocratica rispetto a tutte le leggi in vigore negli altri paesi europei
2)     Certamente tutti i partiti di cui al punto precedente debbono diventare coscienti della necessità assoluta di formare una sorta di “Consiglio per la modifica della legge elettorale” il quale non tenga assolutamente conto delle pesanti differenze delle posizioni politiche che impediscono di poter fare una coalizione di governo fra di loro. Per spiegarmi meglio pensate alle profonde differenze in economia, nelle questioni del lavoro, della scuola, dell’etica, delle religiosità, dell’ambiente e dell’energia, e chi più ne ha più ne metta, fra Rifondazione comunista, PCDI, Sinistra Ecologia e Libertà, PD, Futuro e Libertà, UDC, IdV, API, MPA di Raffaele Lombardo, Radicali, Verdi, e tutti i vari movimenti, nei quali occorre aggiungere, fra i tanti, il Popolo Viola ed i Grillini delle 5 stelle. Questo “Consiglio” dovrebbe essere costituito al più presto da parte dei partiti presenti in Parlamento favorevoli al cambiamento della legge, indipendentemente dal fatto che il governo Berlusconi cada o meno nel prossimo futuro. L’accordo dovrebbe portare alla definizione di una proposta di legge univoca da presentare alle Camere con procedura d’urgenza, che potrebbe diventare legge dello Stato grazie alla stragrande maggioranza dei votanti nel Parlamento attuale
3)     Chi dovrebbe far parte del Consiglio per la nuova legge? Un solo rappresentante per ciascun partito o movimento solo con un vice che lo sostituisce in caso di influenza o mal di pancia. Questi rappresentanti dovrebbero tutti avere una cultura giuridica. Dovrebbero far parte di questo Consiglio anche 5 esperti costituzionalisti (professori universitari indipendenti e non membri della Consulta per evitare conflitti di interesse). La loro funzione sarebbe quella di dare consulenza ai vari rappresentanti quando fanno proposte che non stanno né in cielo né in terra, come spesso avviene fra i politici.
4)     Fra le tante soluzioni proposte in questi ultime settimane ve ne sono alcune da scartare subito (sempre a mio parere) fra le quali la soluzione tedesca che non sarebbe accettata dai piccoli partiti (compreso Futuro e Libertà se divenisse partito) che sanno di non poter raggiungere la presenza in Parlamento per la elevata percentuale di sbarramento del 5%. Se si insistesse su questa proposta, anche se probabilmente ci sarebbe la maggioranza per approvare la legge, si rischierebbe di non avere la concordia necessaria, dopo le nuove elezioni, ad un progetto di coalizione di governo che abbia una maggioranza accettabile. Vi sono altre proposte delle quali alcune sono presentate in maniera tale che sembra non lascino possibilità di discussione, cioè “mangia questa minestra o salta dalla finestra”; un esempio è quello della lettera firmata da 66 “importanti” persone, fra le quali vi sono solo 7 donne (!) con un titolo perentorio: “Così va cambiata la legge elettorale”! apparsa su Repubblica del 9 settembre scorso. Per non parlare della proposta imperativa di D'Alema per  la soluzione tedesca
5)     Il Consiglio dovrebbe inizialmente essere proposto (procedure) dai partiti o movimenti attualmente presenti in Parlamento che poi chiamerebbero quelli non rappresentati. Se questi ultimi cominciassero a fare obiezioni - lo temo -, li si scarta subito facendo loro presente l’impossibilità di perdere tempo.
6)     A mio parere, se c’è veramente la volontà di cambiare la legge, ritengo che la cosa potrebbe andare in porto perché ho l’impressione che le nuove elezioni – se si fanno – non si svolgeranno prima della primavera 2011.
7)     Personalmente preferirei la legge elettorale francese, anche perché è un metodo già in uso e rodato in Italia in alcune elezioni amministrative
8)     Ultima considerazione. Spero che la cosa vada avanti speditamente perché altrimenti si rischierebbe di rifare le elezioni con la legge attuale. Non vorrei che finisse come la legge che tuttora aspettiamo sul conflitto di interesse!
 
Chiunque abbia delle idee migliori di queste si faccia vivo. Le critiche costruttive sono sempre benvenute perché tutto è sempre migliorabile e perfettibile
 

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