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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 22/01/2009 @ 06:55:52, in C) Commenti e varie, cliccato 786 volte)
EDITORIALE
 
E’ un po’ di giorni che non scrivo un rigo e mi sento in colpa. Soprattutto con me stesso. Però sono parzialmente giustificato perché il 3 gennaio sono partito con mia moglie per la Russia dove ho visitato Mosca e San Pietroburgo con molta soddisfazione di cui scriverò qualcosa appena mi è possibile. Al ritorno, dopo 9 giorni, sono stato “ciapà” (presissimo) con gli impegni teatrali per la compagnia “Gli scombinati” di cui ho scritto in passato qualcosa su questo sito; infine sto preparando una conferenza che si intitola “Energia e ambiente – ci sono soluzioni?” che presenterò a fine febbraio e sulla quale sto lavorando da più di un mese perché il contenuto è vasto ed impegnativo, ma è obbligatoria una presentazione completa ma breve e scintillante altrimenti l’uditorio si addormenta o si annoia.
Mi direte: ma cosa importa a noi lettori ciò che stai facendo, la tua vita privata, ecc.? bene, come ho accennato, cerco di giustificare per la mia assenza dal sito per 3 settimane.
 
E ora vi dirò alcuni miei pensieri. Dopo il precedente articolo del mio sogno sulle ragioni delle guerre, sono felice che finalmente palestinesi ed israeliani hanno smesso di battagliare e di scambiarsi missili, ma resta il fatto che ci sono più di 1350 morti in campo palestinese di cui 4-500 bambini (ma i morti potrebbero essere molti di più perché ogni giorno ne trovano decine sotto le macerie che stanno rimovendo) e più di 5000 feriti….per non parlare delle condizioni di vita in cui sono ridotti gli abitanti di Gaza. In campo israeliano i media non dicono più quanti siano i loro morti e feriti, ma penso che siano rimasti a non più di 20 in tutto: no comment!
Gli israeliani hanno detto di essere soddisfatti perché “hanno raggiunto il loro scopo”. Quale sia lo scopo non è stato precisato, ma si può supporre a prima vista che sia stato quello di far fuori tutti i capi e i guerriglieri di Hamas, di distruggere gli armamenti dell’avversario e di liberare il caporale del loro esercito rapito un paio di anni fa. A me pare che nessuno dei tre “goals” sia stato raggiunto, salvo un altro – come penso io – cioè quello di svuotare i magazzini di armamenti e di fare un po’ di marketing per le prossime elezioni di febbraio. Dall’altra parte i palestinesi estremisti di Hamas affermano di aver vinto la guerra – a me non pare – ma hanno raggiunto anche loro lo scopo di svuotare i loro magazzini di armamenti e ottenere, a costo di troppe vite umane, gli aiuti umanitari che nessuno gli voleva dare prima. Ergo: ambedue i contendenti hanno deciso di fare la “tregua unilaterale”.
Adesso poi c’è il piano Marshall di Berlusconi, il cui governo nella finanziaria ha tagliato abbondantemente i finanziamenti previsti per “aiuti all’estero”. Deve essere diventato il mago Merlino (era lui?) che trasformava in oro un metallo volgare!
A proposito di Berlusconi, l’altro ieri ho sentito gli “auguri” che ha fatto al nuovo Presidente degli Stati Uniti. Sono rimasto esterrefatto più di quanto non lo sia stato il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla notizia che Lula, Presidente brasiliano, ha negato l’estradizione per Battisti, 4 volte assassino. Ebbene, delle due l’una: o Berlusconi non sa l’italiano (ma non mi meraviglio troppo perché troppi politici italiani di ogni parte sono, a dir poco, ignoranti della nostra lingua) oppure non si rende conto di ciò che dice perché è andato fuori di testa.
Non si può fare “…gli auguri più sinceri affinché Obama sia all’altezza del compito che si è prefisso…” (doveva al massimo dire : “… affinché possa riuscire a realizzare ciò che si è prefisso”). Ma forse lo prende per un poveretto ignorante e impreparato, e glielo sputa in faccia? Proprio lui che non è all’altezza del compito che gli hanno dato gli elettori italiani, che di politica economica nazionale sa poco e che si vanta di essere un imprenditore non politico. Lui che non viene preso in considerazione dai suoi colleghi di altre nazioni ( fra l’altro non è stato incluso fra i 50 più importanti personaggi del mondo, contrariamente a numerosi governanti di altri stati che conosciamo bene) i quali lo ricordano che fà corna in fotografia, per gli insulti ad un parlamentare tedesco chiamato “kapò”, per le barzellette cretine, per i baci a Bush, ecc. ecc.
Poveri noi, ancora per quanto tempo dovremo sopportare questo uomo piccino e mediocrissimo?…e che pretende anche di candidarsi alla presidenza della Repubblica?
Oh, finalmente mi sono sfogato!
 
Di Gennaro Aprea (del 08/12/2008 @ 11:44:43, in C) Commenti e varie, cliccato 759 volte)
LE ONDE DELL’OCEANO
 
E’ da molti giorni che non scrivo un rigo sul sito; la ragione principale è che sono stufo di vivere questo periodo nel quale si sente parlare solo di crisi economica, di discussioni e crisi della magistratura, di improperi e accuse fra politici, ecc., di ingiurie più o meno sottintese.
Perciò ho voglia di cambiare argomento e di pensare un po’ al caldo in questi giorni in cui la temperatura ci fa rabbrividire.
Molti – meno dell’anno passato - potranno andarsene per le feste di fine anno alle Seichelles o ai Carabi o in altri posti nel sud del mondo dove c’è l’estate…così ho pensato di raccontarvi un episodio che fa’ parte della mia vita, il quale appunto si è svolto a 30 gradi all’ombra in un passato ormai lontano.
 
 
 
LE BELLE ONDE DI COPACABANA
 
Molti anni fa quando abitavo in Brasile, a Rio de Janeiro, quasi tutte le domeniche mia moglie ed io andavamo ad una delle molte spiagge, spesso a quella famosa di Copacabana oppure a qualche chilometro fuori città dove non vi era l’affollamento tipico delle giornate di festa e dove l’acqua, e soprattutto la spiaggia, erano più pulite.
Sulle rive dell’Atlantico in Brasile, anche quando il mare è calmo, vi sono le famose onde che fanno la gioia dei surfisti. Alla spiaggia di Copacabana sono meno alte e non vi sono quasi mai correnti, però bisogna stare attenti perché se non sei un buon nuotatore un’onda, alta due o tre metri quando è vicino alla riva, ti può prendere e sbattere sul fondo, perciò devi saperla “infilare”.
E’ pericoloso soprattutto per i bambini che non hanno il permesso di bagnarsi se non insieme ai genitori. Agli inizi del mio soggiorno mi era capitato due volte di salvare un bambino che era stato preso da un’onda ed aveva bevuto tanto da non reagire più. La prima volta eravamo due italiani con amici brasiliani e, dopo averlo raggiunto rapidamente a nuoto (non c’erano bagnini o barche di salvataggio come da noi) ce lo lanciavamo fra un’onda e l’altra che passava sopra la nostra testa tenendolo sempre fuori dell’acqua, mentre ci riavvicinavamo al bagnasciuga.
Però avevo notato una cosa strana e sorprendente: nessuno degli astanti o di quelli che erano già in acqua, compreso la madre, si era lanciato per cercare di salvare il bambino in evidente difficoltà: rimanevano sul bagnasciuga a guardare preoccupati e magari si disperavano, ma non si muovevano..
Quando tutto era finito e l’ambulanza aveva caricato il bambino e la madre, un amico brasiliano della brigata che aveva notato il nostro disappunto, mi aveva spiegato la ragione dell’atteggiamento dei bagnanti.
Mi disse: “In Brasile molti credono che se qualcuno si trova in difficoltà in mare, pensano che ciò dipenda da una “volontà superiore”, e lasciano che il destino faccia il suo corso. Ciò è dovuto alle antiche credenze delle religioni animiste dei vecchi schiavi africani che si sono mescolate a quelle della religione cristiana nel corso di secoli, credenze che si sono radicate nel popolo delle favelas, soprattutto in quello di carnagione scura che, se vi guardate intorno, abbonda dappertutto”.
Una bella domenica di maggio - è la fine dell’estate nell’altro emisfero – ce ne andiamo a cercare come al solito una bella spiaggia fuori Rio a circa 30 chilometri dalla città.
Ci fermiamo sulla strada dove, al di là di una serie di dune, ci appare un’ampia baia con una meravigliosa spiaggia bianca che forma una vera mezzaluna le cui punte estreme distano a occhio e croce almeno tre chilometri. Ogni 100-200 metri c’è un gruppetto di persone, qualche coppia, qualche surfista con le tavole piantate nella sabbia, altri stanno all’ombra delle palme, quindi niente affollamento. C’è anche un gruppo di donne che indossano tutte lunghi vestiti candidi che riconosciamo essere intente a fare un rito di macumba con canti, candele accese, bottiglie di “cashaça” (terribile acquavite di melassa) piantate nella sabbia, e tipici passi ritmati di danza intorno al centro dove è poggiata una statuetta di San Giorgio che uccide il drago.
Ci stendiamo sui nostri grandi teli da mare e dopo un breve periodo di lettura, non resistiamo per il caldo del sole a picco; così sentiamo il bisogno di bagnarci. Questa operazione, normale quando si sta sulla spiaggia in Brasile (alcune signore si bagnano con la bottiglia riempita di acqua di mare) si ripete più volte. Io sono meno resistente e le mie “abluzioni rinfrescanti” sono più frequenti di quelle di mia moglie. Non ricordo il numero di bagnature ma nell’ultima di quella giornata vado in mare e mi spingo un po’ più avanti dove l’acqua mi arriva alla cintola. Improvvisamente un’onda più forte delle altre mi prende e nel riflusso mi trascina dove non tocco più il fondo….ma mi rendo conto che sono già a quasi 50 metri dalla riva. Comincio a nuotare verso terra di buona lena da nuotatore esperto, ma invece di avvicinarmi alla riva, guardando verso le punte estreme della baia vedo che mi allontano verso la linea che le congiunge. Dopo pochi minuti mi rendo conto che sono ormai a circa 300 metri dalla riva nonostante continui a nuotare più velocemente possibile. Qualche onda mi passa sopra la testa e comincio ad essere seriamente stanco. ….e preoccupato.
Mia moglie, alla quale ho fatto dei segnali, pensa subito che io la stia salutando, poi si rende conto che sto scomparendo fra le onde. Capisco che si preoccupa anche lei perché la vedo correre verso un gruppo di persone.
Finalmente scorgo tre surfisti a 50 metri da me che si preparano a prendere l’onda. Gli grido che ho bisogno di aiuto, che si avvicinino per farmi appoggiare alla tavola….ma si degnano solo di uno breve sguardo distratto. Poi la corrente mi fa’ rapidamente allontanare ancora da loro verso il largo.
In quel momento capisco che non ce la farò mai più a tornare a riva e i pensieri si accavallano rapidamente….alla fine concludo che questo è l’ultimo giorno della mia vita e che non vale la pena di fare altro che chiudere gli occhi e aspettare. Mi metto a fare il “morto”, ma l’istinto di sopravvivenza fa sì che per ogni onda che arriva e passa sopra la testa resto in apnea finché non riesco fuori all’aria. Passa ancora qualche minuto e questo tempo mi sembra un’eternità. Poi mi rialzo e cerco di guardare verso riva……le persone sono dei puntini e non riesco più a riconoscere mia moglie; forse ormai sono a più di un chilometro……ma mentre mi giro ancora, vedo che una delle punte estreme della baia si avvicina. Allora riprendo con lena a nuotare e mi rendo conto che la corrente che mi aveva allontanato dal centro della spiaggia a mezzaluna ha girato verso la punta sinistra della baia..…è proprio così, mi sto avvicinando rapidamente alla riva a quasi due chilometri da dove sono entrato in acqua….
E’ fatta, è tutto finito. Mia moglie ha seguito tutto e corre verso di me; io finalmente “tocco terra” e mi metto a correre barcollando anch’io verso di lei; non sento più la stanchezza; mi sembra di essere un ubriaco…..e ci buttiamo uno nelle braccia dell’altro in un silenzioso abbraccio liberatorio.
Sono passati molti anni da quel giorno, era il 1976, ma non potrò mai dimenticare questa straordinaria avventura marina.
Cosa c’è da dire alla fine? Se andate in Brasile ed in altri posti dove il mare è pieno di correnti, state molto attenti, quei mari sono traditori!… La vita è bella, nonostante tutto!
 
 
Di Gennaro Aprea (del 04/11/2008 @ 14:23:40, in C) Commenti e varie, cliccato 832 volte)
VIAGGIO IN LIBIA
 
Sono appena tornato da un giro turistico in questo paese che non conoscevo perché ci ero stato solo per lavoro parecchi anni fa con un breve soggiorno unicamente a Tripoli. Eravamo (mia moglie ed io) in un gruppo di 23 persone, scortati da una guida locale eccezionalmente simpatica e competente che ci parlava in perfetto italiano e che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Con lui vi era un giovane poliziotto in borghese, obbligatorio per più di 4 turisti che viaggiano insieme, che sarebbe stato utile in caso di disguidi (es. risolvere rapidamente i controlli ai posti di blocco) ma che penso avesse anche il compito di sorvegliarci (ma non parlava né italiano né inglese).
Non vi sto a fare la cronaca del viaggio e dei dettagli di ciò che abbiamo visto nel visitare le antiche rovine di numerose città (ciascuna egregiamente illustrata da guide locali); città puniche o greche, poi romane, poi bizantine, poi ottomane fino alla crudele conquista italiana del 1911, proseguita con lo sviluppo della colonia durante il periodo fascista che ha avuto in verità molti lati positivi. Ma abbiamo goduto anche del profondo deserto nel centro del paese, deserto di sassi e di sabbia con le dune altissime dove i fuoristrada ci hanno fatto correre come sulle montagne russe e portato a vedere i graffiti di 10.000 anni fa e le oasi con i laghi salati, le vecchie città arabe con le loro fortezze, tutte sotto la protezione dell’UNESCO in quanto giudicate patrimonio dell’umanità.
L’unico commento è che tutti, alla fine del viaggio, abbiamo pensato che vale la pena di tornarci, il che è sintomatico dell’impatto che la Libia (quasi 6 volte più grande dell’Italia) ha avuto su di noi. 
Vorrei invece parlare di qualche peculiarità e caratteristica dell’ambiente e delle persone.
Bene, ricorderete certamente che la Libia è stata per molti anni sotto embargo per i comportamenti del Capo Supremo Gheddafi (39 anni di potere), tanto che era considerato giustamente uno dei paesi “canaglia”. Ora non lo è più.
In pieno embargo, il nostro simpatico (?) Vittorio Sgarbi nel 1998 decise di andare in Libia e di rompere questo “black listing” deciso dagli USA e seguito da tutto l’occidente. Penso che Sgarbi abbia fatto proprio bene perché da quel momento la politica del Capo è andata lentamente modificandosi fino al riconoscimento delle colpe del disastro di Lockerbie dove morirono più di 450 persone innocenti per una bomba libica sull’aereo, per non parlare dei circa 40 soldati e civili morti in una discoteca in Germania.
Da allora il paese si è aperto lentamente al turismo con tutti i limiti che ancora esistono dovuti a numerosi fattori che non sono solo quelli della differenza di cultura religiosa. Per esempio gli scavi delle antiche città che furono timidamente iniziati da qualche archeologo francese ed inglese nel XIX secolo e sviluppati dagli italiani negli anni 20 del secolo scorso fino all’inizio della seconda guerra mondiale, non sono considerati da Gheddafi facenti parte della loro cultura, perciò sono spesso in condizioni pietose, senza controlli, abbandonati. Il “Dux”, come si fa’ chiamare, si dimentica che nella cultura di un paese c’è anche la sua storia. Sembra che consideri solo la parte araba del paese unicamente perché i primi abitanti erano i fenici (provenienti dalla penisola arabica e istallatisi nell’attuale costa del Vicino Oriente, Siria, Libano, Israele, Palestina, cioè quei popoli che occuparono le terre dell’attuale Nord-Africa, mettendovi piede e costruendo città principalmente nell’attuale Tunisia e Tripolitania, per i loro commerci. Fenici che i romani chiamarono punici e che vennero sconfitti dai nostri diretti antenati i quali conquistarono e distrussero Cartagine. Quindi la storia ci racconta che i romani invasero anche le coste della Cirenaica dove erano arrivati prima i greci, fino alla caduta dell’impero romano d’occidente, seguito dall’impero bizantino e da quello ottomano. Anche l’Italia è stata invasa e conquistata da una miriade di stranieri, più o meno “barbari”: ciò fa’ parte della nostra storia, quindi della nostra cultura.
Sembra che da pochissimo tempo, qualche accenno di collaborazione e di azioni congiunte con gli archeologi stranieri si sia istaurato, grazie anche al fatto che giovani libici vengono in Italia a studiare archeologia. Meno male!
 
Ma non vorrei annoiarvi troppo con questi racconti seriosi, quindi passo alle cose più semplici e caratteristiche (positive e negative) ed anche a qualche consiglio nel caso in cui fossi riuscito a farvi venire la curiosità di fare una visitina laggiù.
1)     La seconda metà di ottobre è ideale per il clima che è in genere molto secco. In questo periodo in Cirenaica si sta come da noi in estate, ma con piacevoli brezze e venticelli. Dove abbiamo dormito a 900 m di altitudine, la sera era necessario un pullover e forse qualcosa di più. Anche nel deserto la temperatura non andava oltre i 30° senza un filo di umidità ed il venticello continuo rendeva l’ambiente più che piacevole. Di notte avevamo 15-16 gradi, Solo negli ultimi due giorni a Tripoli e dintorni (Leptis Magna) l’umidità era aumentata per via dello scirocco, ma di sera si stava bene.
2)     Se non arrivate alle 11 di sera o anche qualche ora dopo a causa di ritardi degli aerei, cosa normalissima alla quale dovreste abituarvi con pazienza, riceverete un “drink” di benvenuto, ovviamente non alcolico (ci sono anche birre tedesche senza alcol più che accettabili che costano come in Italia). Anche l’acqua (sempre in bottiglia) è a volontà e non si paga se usate quella del frigo negli alberghi o al ristorante.
3)     Premunitevi di un liquido insetto-repellente perché ci sono dappertutto, anche in pieno deserto, delle mosche piccolissime ma fastidiosissime che spesso preferiscono il viso o le braccia del turista ai piatti ripieni di cibo.
4)     I pasti: in 10 giorni di soggiorno, dovunque, cioè in alberghi, ristoranti, bettole, pic-nic nel deserto sotto un albero, ecc. il menu è costituito unicamente da:
a)     insalatina di pomodori, lattuga, ottimi cetrioli, cipolle, carote, qualche fagiolo, il tutto tagliato a pezzettini (l'aceto per condire è come l'acqua e ovviametne non deriva dal vino ma dai datteri)
b)     zuppa libica (ottima), solitamente piccante che assomiglia un po’ alla “goulash suppe” austro-ungarica con la base di carne o di pesce e pomodoro: oppure una zuppa di ceci
c)     carne di pollo e/o agnello alla griglia, molto cotta solitamente accompagnata da patate fritte e cous-cous oppure riso condito (una volta ci hanno rifilato anche gli spaghetti al pomodoro) e qualche altro pomodoro e fagioli. Tre volte la carne è stata sostituita da pesce (ottimo)
d)     frutta (pere, mele) o macedonia di frutta, o banana, ottimi datteri freschi a volontà che chiamano la “seconda mamma” perché si può sopravvivere a lungo nel deserto (con l’acqua) solo mangiando questi frutti.
e)     alla fine sempre l’ottimo the alla menta, alcune volte frullato con schiuma, cosa inusuale e piacevole
f)       Il caffè è disponibile, quasi sempre liofilizzato, ma abbiamo gustato anche alcuni buoni “espresso”
g)     Da notare, questo pasto, senza caffè, costa 20 dinari, cioè circa 13 €, ma non vi affannate a cercare variazioni o altri tipi di cucina: sarebbe una battaglia persa in partenza
5)     Specialmente in Cirenaica, vi sono rifiuti abbandonati ovunque, ed è un peccato
perché l’ambiente è bello ovunque. Speriamo che risolvano questa bruttura al più presto. Il fatto è che il Dux non ama la Cirenaica dove vi sono molti oppositori e dove molti anni fa ha subito un attentato che lo ha ferito gravemente (curato da un'infermiera che poi è divenuta sua molgi e gil ha dato 5 figli) quindi se ne frega di questa regione. Anche nel deserto vi sono rifiuti, ma questa situazione è in massima parte colpa dei turisti
6)     I libici non lavorano molto e, quelli che lo fanno, solo dalle 8 alle 14, amano il loro istinto primordiale, cioè il commercio; così moltissimi aprono anche un negozietto dove vendono di tutto e riempiono il resto della giornata. Non parliamo dei lavori umili e pesanti. Questi sono espletati unicamente da i loro “extracomunitari”, cioè egiziani, beduini del Niger, tunisini, senegalesi, ecc. Se hai bisogno di un idraulico o di un pittore per la casa o di un muratore, vai in una delle tante rotonde in e fuori città e vedi persone che attendono che qualcuno li chiami, un po’ la situazione dei nostri “caporalati” nel Sud Italia. Tutti hanno una casa comprata a prezzi “calmierati”, una o più TV con parabola, internet, l’aria condizionata, l’auto, e tanti figli. Negli anni 60 i libici erano meno di 2 milioni, ora sono più di 6….e continuano.
7)     A proposito di auto, ve ne sono di tutti i tipi fuori città, anche molto vecchie, tipo Peugeot 403 e 404 degli anni 60-70, la maggior parte pick-up, ma quelle più recenti sono quasi sempre giapponesi o coreane. In città si vedono numerose Mercedes e le maxi giapponesi e coreane  della dimensione e classe delle Mercedes S, qualche BMW. Italiane zero: ho visto solo due Palio in tutto il viaggio, e una Ferrari a Tripoli (chissà chi si occupa dell’assistenza, è molto probabile che venga un esperto dall ‘Italia ogni volta). Stranamente il 90% dei camion e degli autoarticolati sono invece Fiat o IVECO. Per chi ama le auto d’epoca, vi sarebbe una buona fonte di approvvigionamento. I fuoristrada ed i pick-up del deserto sono tutti Toyota Land Cruiser del tipo vecchio, cioè non elettronici, perché i loro autisti, Beduini e Tuareg libici, devono essere capaci di poterci mettere le mani senza il computer.
8)     I cartelli stradali sono tutti e solamente in lingua araba, quindi vi dovreste arrangiare con una guida se volete andarci da soli. La cosa stramba è che sono istallati solo preventivamente e mai all’incrocio o alla rotonda, quindi, se non avete letto bene a 150 metri prima, dovete tornare indietro. Questo (la sola lingua araba) lo ha voluto il Dux perché aveva notato che nel resto del mondo non vi sono scritte in arabo oltre alla lingua locale. Quale è dunque la soluzione?…..studiatevi l’arabo, prima che le nostre imprese diventino tutte appartenenti ai fondi sovrani….
9)     Nel deserto vi sono i cosiddetti beduini che in arabo si chiamano “amazigh”. che significa “non cittadino”, provinciale, solitamente non stanziale, cioè nomade; ora però abitano in case moderne e sono diventati stanziali come i cittadini, abbandonando le loro tende e le loro vecchie case quando facevano i contadini. Nel nostro gruppo abbiamo quindi scoperto che la maggior parte di noi sono beduini, in napoletano “cafune e’ fora”
10) Ultima peculiarità, in parte sorprendente. In generale, quando si viaggia all’estero, è difficile trovare il bidet nella sala da bagno. In Libia molti alberghi ce l’hanno e, quando manca, vi è la soluzione alternativa, cioè un tubo flessibile che esce da un rubinetto all’altezza di circa 50 cm da terra che permette di lavarsi piedi ed organi genitali e dintorni. In molti ristoranti “fuori porta” dove vi sono i classici gabinetti alla turca e gli sciacquoni non ci sono o non funzionano, non manca mai il rubinetto ed il tubo che serve per pulire e pulirsi. La ragione? I musulmani, almeno quelli di Libia, hanno molta cura della pulizia della loro persona, e non solo per lavarsi i piedi prima di entrare a piedi nudi nella moschea.
 
A parte le cose amene e più o meno interessanti, spero di aver solleticato la vostra curiosità e la Libia è un mondo da vedere, altrettanto interessante – mutatis mutandis – di quello che solitamente vogliamo andare a visitare in Europa, in Asia e nel Nuovo Mondo.
Bon voyage!
 
 
PS – Quando ero nel deserto mi si accesa una lampadina pensando alle varie ragioni che spingono i governanti di molti paesi nel mondo con grande affluenza e tradizione turistica, a non firmare gli accordi di Kyoto e simili o, se li firmano, poi non si comportano adeguatamente quindi non mettono in pratica le direttive per diminuire i gas serra. Hanno capito che il deserto con le dune e le corse dei fuoristrada, oltre ad essere di moda, hanno un fascino eccezionale per i turisti…..quindi cercano di creare le stesse condizioni desertiche nei propri paesi per non perdere i visitatori che paesi concorrenti come la Libia, l’Algeria, il Marocco, Sudan, Ciad, Niger, ecc. stanno attraendo sempre più verso di loro. Sarà questa una delle ragioni importanti? Bah! …..ogni tanto ci vuole un paradosso che non sta né in cielo né in terra! ed un sorriso
 
 
 
 
 

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