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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 22/07/2008 @ 11:07:18, in C) Commenti e varie, cliccato 787 volte)
ORMAI SIAMO ABITUATI ALLE BUGIE
 
A me piace leggere le lettere dei lettori ai giornali perché mi fanno conoscere un mondo spesso diverso da quello che scrivono i giornalisti professionisti, quindi imparo anche cose nuove e tocco il polso delle persone comuni. Non so quanti lettori di questo sito hanno la mia stessa abitudine; e neanche so quanti di voi ascoltano “Prima Pagina” su Radio 3, dove ogni settimana un giornalista nuovo racconta per 45 minuti ciò che c’è scritto sui giornali e per un’altra mezzora parla con gli ascoltatori che telefonano e fanno domande sui fatti del giorno e dintorni.
Stamattina la giornalista Maria Latella ha riportato la lettera scritta a La Repubblica da una signora che ha un cognome significativo, Iervolino, ma che sicuramente non ha niente a che fare con il Sindaco di Napoli.
Vi riporto integralmente la lettera:
 
“Sono spesso a Napoli per motivi di lavoro. Dal centro la spazzatura è stata rimossa, ma la situazione nelle aree periferiche e in Provincia non è cambiata. Qualche giorno fa ero diretta verso Casalnuovo. Ho percorso un lungo tratto dell’asse mediano, una delle arterie più trafficate della Campania.
Oltre a dover scansare i sacchetti disseminati sulla strada, ho dovuto chiudere i finestrini dell’auto per evitare di sopportare una puzza indescrivibile, un miscuglio di plastica bruciata e materiale organico in putrefazione.
 
Commenti:
1)     Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berluskoni, qualche giorno fa, ha affermato che il problema dei rifiuti urbani è risolto. Bugie? A voi la risposta. Dico solo che continua ad imitare un altro Grande della Terra, il passeggiatore (Walker) Gorge Bush che nel 2003 disse: la guerra vittoriosa in Irak è finita.
2)     I miei concittadini napoletani e campani, continuano a protestare contro le discariche e continuano a bruciare i loro rifiuti per protesta. Sono solamente imbecilli e sanno unicamente lamentarsi senza pensare al bene comune quello che ormai tutti dovrebbero sapere, cioè che la soluzione è la raccolta differenziata, cosa che numerosi Comuni della Campania e vicino Napoli già fanno egregiamente, spendendo anche meno di TARSU, perché i Comuni si vendono i rifiuti riciclabili
 
Di Gennaro Aprea (del 27/06/2008 @ 16:36:52, in C) Commenti e varie, cliccato 824 volte)
EDITORIALE 3 
 
 
E’ esattamente passato un mese da quando ho scritto l’ultimo articolo di questo sito. Le ragioni sono molte; ospiti graditissimi dall’estero che si sono trattenuti da noi e che mi hanno completamente assorbito mentre mia moglie era impegnata, il PC che ha fatto le “bizze”, altri impegni di casa, il giardino, le riunioni (anche di impegno politico), ecc….ma non vi voglio annoiare oltre con i fatti personali.
Poi tutto si è un po’ calmato, ma di fronte agli avvenimenti politici di questi ultimi giorni, sono rimasto senza parole e mi è venuta una specie di orticaria alla quale non so reagire come invece hanno fatto benissimo alcuni ottimi giornalisti, fra i quali non posso non menzionare Michele Serra con la sua “Amaca” di ieri che avrei voglia di mettere in cornice.
A me, che sono un povero tapino, non resta che dire un pensiero quasi banale, cioè che stiamo andando verso un fascismo strisciante che forse diventerà sempre più chiaro e palese.
Quindi questo mio ritorno alla scrittura non sarà un articolo politico o di satira. oppure di critica alle aziende italiane (e in questo campo ci sono sempre cose da dire); forse riprenderò, ma devo ancora metabolizzare la situazione che mi ha lasciato di stucco e con l’amaro in bocca.
E, dato che un sorriso fa’ sempre bene alla salute, mi è venuto in mente che potrei raccontarvi per cominciare qualcosa di leggero – ormai siamo in periodo di ferie – e cioè il primo di una serie di episodi che sono capitati nel corso della mia vita, episodi veri ma quasi incredibili.
Questo risale agli anni 80, quando ero nel pieno della mia attività di consulente di direzione: lo chiamerò:
AVVENTURA IN AEREO (novembre 1982)
C’è stato un periodo della mia vita di lavoro in cui ho viaggiato spesso fra l’Italia e gli Stati Uniti, cinque-sei volte l’anno. All’andare i voli partivano di solito verso le undici-mezzogiorno e si arrivava a New York dopo le classiche otto ore abbondanti, cioè nel primo pomeriggio, ora locale, a causa del fuso orario. Si viaggiava di giorno e si arrivava di giorno quindi difficilmente si schiacciava il classico pisolino.
A ritorno invece i voli partivano verso sera. Ci servivano la cena, poi il film e alla fine spegnevano tutte le luci e i passeggeri si addormentavano. Io come gli altri.
Però avevo – ed ho ancora – difficoltà ad addormentarmi seduto, anche se le comode poltrone degli aerei permettono di abbattere molto lo schienale. Quindi, appena salivo in aereo cercavo, e ci riuscivo spesso dato che i voli non erano mai pieni, specialmente in classe “executive”, a sedermi da solo in una poltrona delle file centrali che ne hanno cinque.
Anche quella sera fui fortunato e tutto si svolse come di consueto. Appena le luci furono spente, cominciai a preparare il mio “giaciglio”, sollevando i braccioli di tutte le poltrone, stendendo alcuni “plaid” (tutti puliti perché estratti da buste di plastica sigillate) sulle sedute, e accomodando il cuscino, anch’esso pulito, a ”capo letto”.
Avevo appena finito queste operazioni nel giro di un paio di minuti, quando una persona si avvicina. Si vede che la sua camminata è tentennante perché si appoggia pesantemente agli schienali delle poltrone. Le sue palpebre sono “a mezz’asta” e gli occhi hanno un’espressione di uomo mezzo addormentato mentre la testa si inclina a destra e a sinistra come se gli pesasse troppo. Il suo abbigliamento denota il classico americano del “Mid-West”, cioè il contrario dell’uomo d’affari newyorkese. Tutto si svolge in pochi secondi
Appena arrivato all’altezza della fila di poltrone da me “occupata” vi entra dentro, si tira giù i pantaloni ed il boxer, e comincia ad urinare sulla poltrona e sulla moquette del pavimento.
Sono esterrefatto e per qualche secondo rimango impietrito. Poi vado dal primo steward che si era già addormentato sulla sua poltrona. Cerco di svegliarlo, ma non capisce subito ciò che tento di spiegargli. Poi finalmente recepisce la stessa frase ripetuta da me tre volte e si alza, comunque con aria incredula. Andiamo insieme al “mio posto” e, saranno passati in tutto almeno quattro minuti, il nostro uomo continua a mingere tranquillamente. Incredibile: quanta pipì può aver espulso in tutto quel tempo!
Lo steward, da buon americano puritano, per prima cosa gli butta addosso un plaid per nascondere le “pubende” e comincia a parlargli sottovoce…..poi riesce ad aiutarlo ad alzarsi, nonostante la mole notevole dell’uomo, e lo accompagna sorreggendolo verso la toilette. Ritorna subito dopo verso di me, ancora frastornato, mi ringrazia e mi dice:
“You know, sa, gli ho servito almeno 10 birre (da 33 cl., cioè in tutto 3,300 litri, nda) e se l’è scolate tutte….non potevo immaginare che gli facesse quell’effetto….era completamente ubriaco, e la sbronza di birra, si sa, è  terribile. I am very sorry and apologize for the inconvenient, sono molto spiacente e mi scuso per l’inconveniente”.
Io raccolgo i miei giornali, la ventiquattrore, e mi guardo intorno per cercare un altro posto analogo.
Non riesco a vederlo e un’incazzatura mi sale dal profondo. Mi siedo in una fila a due poltrone.
Indovinate! Facilissima la risposta, non sono riuscito a dormire per tutto il viaggio!
Ho trovato a Milano il cielo plumbeo e, come al solito, sono andato direttamente in ufficio dato che anche questa volta il fuso orario ci ha fatto arrivare nel primo pomeriggio. Cadevo dal sonno ma sono riuscito a lavorare fino a sera.
Però, quando ho raccontato in ufficio davanti a un caffè quanto mi era successo, tutti i colleghi si sono fatti una bella risata…ed in fondo avevo anch’io ben ragione di farla, anche ora mentre scrivo, ripensando che questo è stato uno degli episodi più buffi ed incredibili che mi siano capitati.
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 06/05/2008 @ 10:57:46, in C) Commenti e varie, cliccato 742 volte)
CONOSCIAMO LA STORIA? IL 25 APRILE E DINTORNI
 
Negli anni 80 scrissi un articolo per un mensile in occasione del 25 aprile, la festa italiana della Liberazione.
Allora cercavo di fare un paragone con il 4 luglio americano e di dimostrare che le due feste avevano la stessa importanza per i relativi popoli.
Mi è tornato in mente quest’anno, dopo le ripetute polemiche e discussioni sul perché alcuni dei nostri politici importanti aborrono questa data, primo fra tutti il designando (oggi) Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi che avrebbe il dovere, per la sua carica, di onorare il 25 aprile, come non ha mai fatto in passato.
Ogni Paese nel mondo intero possiede una data importante; non ho nessuna intenzione di menzionarle tutte, ma questa volta vorrei ribadire quanto scrissi qualche anno fa e fare un commento sulle date di tre Paesi che conosciamo meglio di altri, la nostra e quelle della Francia e degli Stati Uniti d’America:.
Tutte riguardano la rivolta dei tre popoli contro una monarchia: quella del popolo poverissimo e sfruttato contro Luigi XVI re di Francia, quello dei coloni americani ricchi ma sfruttati dalla monarchia di Giorgio III, re di Gran Bretagna, quello degli italiani oppressi dalla monarchia sabauda e dalla dittatura fascista, occupati dai tedeschi nazisti di Hitler, stanchi di una guerra ignobile che ha fatto centinaia di migliaia di morti.
Il 14 Luglio 1789, la presa e la distruzione della Bastiglia, l’orribile carcere di Parigi dove morivano di torture e di esecuzioni capitali i diseredati, i ribelli (anche facenti parte della nobiltà) alla monarchia. Questa data è stata solo l’inizio della rivoluzione francese, alla quale si sono succedute altri eventi e altre date, di battaglie rivoluzionarie perse e vinte durante la guerra civile, di orribili repressioni, della dittatura del “Terrore”, della costituzione della Prima Repubblica francese.
Negli Stati Uniti il 4 Luglio 1776 commemora la Dichiarazione di Indipendenza della colonia inglese nel continente americano dalla Gran Bretagna, che cercava di ricavare dai coloni il massimo di imposte per mantenere le spese dell’impero che si già estendeva a vari continenti. Quindi ragioni prettamente economiche (la legge sul bollo ed il monopolio del the, tanto per menzionare due famosi esempi). Dopo il 14 luglio vi sono altre date, le battaglie perse e vinte dai coloni, la definitiva vittoria di questi (aiutati anche dalla Francia che odiava i britannici), conclusasi nel 1783 con il riconoscimento dell’indipendenza da parte della monarchia inglese.
Il 25 Aprile 1945 per noi è stato la vittoria e la conquista della libertà dal fascismo e dal nazismo. Questa storia la conosciamo meglio, ma spesso consideriamo che date successive importanti, così come è avvenuto negli altri Paesi, sono le sole che costituiscono pietre miliari della nostra nazione, il referendum per la Repubblica del 1946, la Costituzione del 1° gennaio 1948, giusto 60 anni fa.
Ma allora, perché solo quest’anno, per la prima volta, solo il nuovo Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, post-fascista, ha menzionato il 25 Aprile nel suo discorso di apertura? Perché abbiamo visto ancora dei post-fascisti fare il saluto romano per festeggiare l’elezione di Alemanno, post(?)-fascista a sindaco di Roma? Perché Berlusconi che è stato eletto dalla maggioranza degli italiani e che si dice il rappresentante di tutti gli italiani, continua ad ignorare il 25 Aprile? E con lui tutti i suoi “discepoli” che al più minimizzano questa data?
Questo è il giorno più importante della nostra Repubblica, non solo gli altri. Non ce lo dimentichiamo più!
 
Se non ci fosse l’Unione Europea che si basa sulla democrazia e che difende tutti gli stati componenti da eventuali dittature, avrei paura che fra qualche anno potrebbe succedere ciò che avvenne dopo qualche anno dal 1922 (primo governo Mussolini), cioè con l’assassinio di Matteotti, quando ci fece perdere la libertà aprendo il periodo della dittatura dura.
 
P.S. – Questo articolo è stato scritto ieri, quando la trasmissione Porta a Porta di ieri sera lunedì, non era ancora andata in onda.
Avevo pensato seriamente che Fini avesse cambiato registro e volesse dimostrare di aver dimenticato seriamente le sue origini politiche. Mi sbagliavo, ci siamo sbagliati in tanti, così come ha sbagliato il Presidente della Repubblica che aveva apprezzato le parole di Fini sul 25 aprile ed il 1° maggio.
Quelle erano parole preparate, forse non solo da lui ma con il concorso di consiglieri, ben preparate con una tattica atta a dimostrare di essere al di sopra delle parti.
Ieri sera, non aveva preparato niente: le sue parole gli sono venute spontanee dal cuore; il paragone fra le bandiere bruciate di Israele e americane (atto assolutamente da aborrire) e la morte di un giovane di 29 anni per mano di un pestaggio di naziskin, dimostrano che non è cambiato niente, che dentro di lui c’è sempre la stessa cultura fascista, quella cultura che vogliono minimizzare o negare ai 5 giovinastri assassini, ma che la città di Verona ha sviluppato all’interno del suo ambiente, così come è stata sviluppata quella degli estremisti razzisti contro Israele a Torino.
Stamattina, nella trasmissione di “Prima pagina” di Radio 3 un ascoltatore intervenuto ha detto una cosa giustissima: “vorrei vedere se Fini avrebbe il coraggio di ripetere quel paragone in faccia alla madre di Nicola, il giovane ucciso”!
Ultima notazione: che mi dice Fini delle bandiere italiane bruciate in pubblico dal suo amico - si fa' per dire - Bossi?
 

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