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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 23/06/2012 @ 18:40:00, in F) Questa è l'Italia, cliccato 385 volte)
CHILOMETRI DI RETE METROPOLITANA
 
Alcune volte i giornalisti sparano giù numeri per impressionare negativamente i lettori, cosa che in alcuni casi contrasta vistosamente con l’etica della professione.
Mi riferisco alla nota di pagina 22 di mercoledì 20 giugno in cui ho letto, a proposito della “Rete Metro”, che Londra possiede 400 km, Roma 37 e Milano 83. Messa così sembra che in Italia abbiamo reti metropolitane che all’estero avevano nell’800.
Sarebbe quindi necessario precisare che gli abitanti delle tre città sono:
-          Londra 7,2 milioni
-          Roma 2,78   “
-          Milano 1,32 “
Allora sarebbe giusto calcolare i metri di binari per abitante: così ciascun londinese ha 17 metri, il milanese 15,96 e solo il romano sta male, cioè 7,51.
Se poi si vuol essere seri nel dare informazioni sarebbe bene aggiungere che Milano ha un piccolo territorio e che il cosiddetto territorio metropolitano comprende circa 2,5 di abitanti i quali sono serviti anche dalle Ferrovie Nord Milano e dal “Passante ferroviario” i quali fanno servizio di metropolitana anche in piena città, mentre Roma ha un territorio molto esteso (che comprende per esempio Ostia, Fregene e molti quartieri distanti dal centro come il Labaro) ma che è servito dalle Ferrovie Nord (anche loro passano in piena città) e dalla Ferrovia Ostiense. La rete metropolitana di Londra serve anche comuni fuori città che fanno notevolmente diminuire il numero di metri per abitante.
Penso che i lettori de La Repubblica che conoscono un po’ il mondo, non si siano lasciati incantare da queste “notiziole” che si potrebbe anche evitare di dare.
E non si tratta di pignoleria!
 
Di Gennaro Aprea (del 09/06/2012 @ 12:40:42, in F) Questa è l'Italia, cliccato 1107 volte)
LE BOMBOLE NON SCOPPIANO !
 
In questi giorni abbiamo appreso dalla stampa e dai telegiornali che vi sono stati purtroppo morti e feriti per lo “scoppio di bombole” e circa 30 giorni fa per l’uccisione della studentessa Melissa a Brindisi.
Nel lontano 1954, quando iniziai la mia tesi di laurea che era uno studio di mercato economico-tecnico sui GPL, cioè quelli contenuti nelle bombole, comparato con altri gas utilizzati nell’industria, appresi che tutti i gas combustibili possono bruciare oppure scoppiare se miscelati con l’aria in determinate percentuali.
Per dare un semplice dato sui due gas più conosciuti, il GPL in miscela con l’aria in percentuale compresa fra 1,5 e 9,5 crea una ”miscela tonante”, mentre il metano la crea fra 4,9 e 15. Al di sopra e al disotto di tali percentuali i due gas semplicemente bruciano.
La miscela tonante è terribile, è pari allo scoppio di una bomba di aereo di grosse dimensioni; chi si trova nei pressi dello scoppio ci può rimettere la vita, anche solo per lo spostamento d’aria che, per esempio, lo fa volare contro un muro con un impatto paragonabile a quello di una persona che si getta dal 6° piano di un edificio.
È anche importante sottolineare che nelle bombole che contengono il GPL e gli altri gas non vi è assolutamente aria, quindi non vi è alcuna possibilità di creare miscela che contenga ossigeno, l’aria, cioè il comburente.
Quando ho cominciato la mia lunga vita di lavoro ho continuato ad occuparmi di gas “in tutte le salse”, vendita, utilizzo per usi domestici, industriali, chimici, sicurezza, trasporti via terra e via mare. Ebbene, ho accumulato una serie di esperienze che dimostrano che i gas, se maneggiati correttamente, sono meno pericolosi dei più comuni carburanti liquidi, benzina, gasolio, ecc. che vengono immagazzinati in recipienti (serbatoi) con spessori di lamiera d’acciaio o di plastica molto inferiori rispetto a quelli delle bombole; inoltre sono in miscela perenne con l’aria. E spesso “maneggiamo” questi carburanti con troppa noncuranza e leggerezza.
Da quando ho appreso queste nozioni ho sempre sentito e letto i giornalisti (non parliamo dei giudici e delle forze dell’ordine inquirenti) che continuano a comunicare…”una palazzina è crollata per lo scoppio di una bombola” o frasi simili, mentre invece correttamente parlano di “crollo di edificio per fuga di gas” nel caso del metano. Le conseguenze di queste errate dichiarazioni sono consolidate e assurde opinioni e convincimenti negativi sui gas ritenuti pericolosissimi e molto più dei carburanti liquidi.
Vi racconto un test al quale ho assistito personalmente tanti anni fa in Gran Bretagna all’inizio dell’uso del GPL quale carburante per i mezzi pubblici.
I serbatoi pieni di due vecchi autobus fuori uso, uno con motore a gasolio ed un altro con motore a GPL sono stati volutamente incendiati da sotto con un fortissimo fuoco. Dopo 4 minuti il serbatoio del gasolio è scoppiato dando rapidamente fuoco all’intero veicolo nel giro di un minuto. Il serbatoio contenente GPL, essendosi gonfiato progressivamente a causa dell’elevata pressione, dopo 25 minuti si è aperto con una crepa di circa 20 cm, facendo così fuoriuscire il gas che si è solo incendiato con un effetto lanciafiamme perché veniva in contatto con l’ossigeno dell’aria solo all’uscita; ciò ovviamente ha esteso l’incendio nella direzione di uscita del gas.
Il test voleva dimostrare che, in caso di attentato, compreso quello con una bomba incendiaria posta sotto l’autobus, vi sarebbe stato molto più tempo a disposizione dei passeggeri per mettersi in salvo (resse, disabili, bambini, ecc.).
Non vi do altri esempi ma: avete mai sentito parlare di una nave gasiera che sia scoppiata o incendiata a causa del gas? mentre ricorderete invece molti esempi di navi petroliere o che trasportavano carburanti liquidi le quali hanno provocato gravi danni al mare e alle persone
Concludendo, in ogni caso la ragione dello scoppio è unicamente dovuta alla fuga del gas – così come per il metano - che in miscela con l’aria ha creato “miscela tonante” e che è scoppiato per una qualsiasi scintilla, anche quella provocata, per esempio, dall’accensione di un interruttore della luce o di una radio o di un asciugacapelli; quindi non allo scoppio della bombola.
Non si conoscono i dettagli dello scoppio di Brindisi perché le notizie erano confuse e contraddittorie: si è parlato di bombole, di ordigno, di bomba, ecc.
Se in effetti l’assassino ha usato una o più bombole di GPL, l’unica spiegazione plausibile è che le ha chiuse nel cassonetto lasciando fuoriuscire lentamente il GPL dalle valvole (questo gas è più pesante dell’aria quindi è rimasto nel cassonetto) e successivamente, da lontano, con un semplicissimo dispositivo immesso nel cassonetto insieme alle bombole, ha provocato a distanza la scintilla e lo scoppio che ha ucciso Melissa e ferito altre 5 compagne di scuola.
Le bombole NON scoppiano, ditelo ai vostri amici se affittanoun alloggio per vacanza o qualsiasi altra ragione; piuttosto stiano attenti a non accendere la luce o la sigaretta se sentono odore di gas…GPL o metano che sono odorizzato volutamente per sicurezza.
Se poi conoscete qualche importante membro dell’Ordine dei giornalisti, passategli queste informazioni affinché le comunichi a tutti i suoi colleghi che saranno sicuramente più informati quando comunicano le notizie di questi disastri.
 
PS - ora si parla di una bombola con dentro la polvere pirica; ma come si fa a infilare la polvere pirica in una bombola attraverso il suo rubinetto così piccolo e stretto? oppure l'assassino lo ha smontato? insomma signori giornalisti, cercate di informarvi bene prima di scrivere baggianate!
 
Di Gennaro Aprea (del 11/05/2012 @ 10:50:25, in F) Questa è l'Italia, cliccato 412 volte)
CHI SONO I DISPERATI?
La crisi economica e soprattutto sociale che ha toccato e continua a pesare su molti piccoli imprenditori (oltre 1000 fallimenti al mese dall’inizio di quest’anno) e lavoratori di ogni grado che si trovano disoccupati da un giorno all’altro, ha provocato disperazione, rabbia contro le istituzioni, depressione, prostrazione, sconvolgimenti personali ed in famiglia, fino a decisioni estreme come l’assalto agli uffici della riscossione delle imposte, o all’estremo limite, il suicidio.
Personalmente ritengo che chi decide questi due comportamenti limite, non può essere considerato mentalmente sano perché si trova in un momento di follia, anche se spesso ci ha pensato lungamente prima, senza vedere una sola soluzione di uscita positiva dalla situazione in cui si trovano, ma unicamente un futuro negativo senza alcuna possibilità di soluzione.
Per fortuna questi eventi sono l’assoluta minoranza: sulla stampa di ieri vi erano le statistiche degli imprenditori suicidi che dall’inizio di quest’anno sono stati 35 in tutto, di cui 12 nel solo Veneto e 4 in Puglia e Sicilia, Regioni di piccole e medie imprese.
Mi auguro che questo andamento si interrompa al più presto anche perché penso con dolore e pena alle famiglie che ne sono le più colpite.
Mi auguro che i lavoratori disoccupati possano risolvere in qualche modo i loro problemi al più presto; mi rendo conto che non sono facili le soluzioni.
Vorrei però fare una distinzione – non statistica perché non conosco l’esistenza di dati in proposito - fra gli imprenditori ed i lavoratori che sono colpiti dalla crisi, tentando di esaminare le ragioni delle situazioni in cui si vengono a trovare queste persone.
a)     “Esodati”, che hanno tutte le ragioni di ottenere la soluzione dei loro problem in qualche maniera ragionevole e soddisfacente per loro; ed il Governo non può trascurare queste situazioni
b)     Imprenditori che non ricevono i pagamenti dovuti dagli enti pubblici e privati mentre i loro costi permangono, anche se alcune volte possono diminuirli, ahimè, licenziando parte dei collaboratori, i quali a loro volta si trovano in condizioni disperate; questi imprenditori dovrebbero essere pagati SUBITO ed hanno tutte le ragioni di pretenderlo senza ulteriori ritardi; anche in questo caso il Governo si deve dare da fare rapidamente
c)      Imprenditori e persone fisiche che hanno ricevuto da Equitalia bollette errate oppure con  interessi di mora da usura estrema e multe di importo esagerato; molti di essi non riescono a ottenere ragione per numerose cause, fra le quali vi è la loro limitata dimestichezza con il fisco, la mancanza di disponibilità finanziaria per rivolgersi ad un legale specialista, ed intoppi simili. Anche questi hanno perfettamente ragione e devono essere aiutati con controlli sull’eccessivo rigore sui funzionari addetti che sembra non siano mai disposti a discutere
d)     Ci sono poi gli imprenditori - e sono tanti - che sono stati colti in fallo dalla Guardia di Finanza o da altri tipi di controllori, i quali non hanno pagato le imposte dovute oppure hanno nascosto incassi con il “nero”, per fatture false ricevute, per scontrini fiscali non emessi, per fatture non emesse (professionisti, medici, artigiani, ecc.), perché hanno pagato al loro mano d’opera in nero quindi con costi irrisori. In generale la loro impresa è vissuta (o sopravvissuta) perché loro erano degli imprenditori incompetenti e incapaci che non sanno investire ed operare, ma solo degli speculatori e delinquenti perché non hanno mai fatto il loro dovere di cittadini e operatori economici. Semplicemente non avevano “la buona abitudine” di pagare le imposte allo Stato, così l’unica ragione dei bassi costi della loro impresa li rendeva competitivi; anzi buona parte dei loro profitti li hanno esportati. E sono proprio loro i più arrabbiati che strillano ad alta voce contro il Governo ed il fisco. Ora che sono stati scoperti e sono costretti a pagare, non hanno il denaro necessario e capiscono che il “bengodi” di cui hanno usufruito finora è finito per sempre. Molti di essi non hanno mai partecipato alla moglie (o al marito se imprenditrici) e ad altri familiari le loro malefatte. Quanti sono? Non lo posso sapere ma certamente sono molti. Chissà se qualcuno dei suicidi era fra questi
e)     Forse ho dimenticato altri gruppi di disperati che hanno le loro ragioni, ma in questo momento non mi vengono in mente: mi scuso con loro
 
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