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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 10/08/2012 @ 16:13:53, in F) Questa è l'Italia, cliccato 574 volte)
INFORMAZIONE SCADENTE: TASSE, IMPOSTE, PATRIMONIALI E DINTORNI
 
Innanzi tutto mi metto una notevole quantità di cenere sul capo per non aver scritto un rigo per tanto tempo, circa un mese e mezzo, quindi mi scuso con i miei lettori che ogni tanto aprono questo piccolo blog e si aspettano di leggere qualcosa di nuovo. Le ragioni sono numerose, fra le quali le vacanze fatte in luglio dove non avevo connessione ad Internet e i molti impegni ed infine, più importante delle altre, la situazione politica, economica e finanziaria che ci ha “alluvionato” di pessime notizie facendomi passare la voglia di mettere giù pensieri che sarebbero stati certamente pessimi. Non voglio giustificarmi perché la colpa è tutta mia, con l’aggiunta di tanta pigrizia che mi ha fatto pensare e decidere: “domani lo faccio” per troppi giorni.
Ho visto che gli argomenti dei miei due ultimi articoli erano un’accusa ad alcuni giornalisti: purtroppo ciò che mi accingo a scrivere è la continuazione.
Confermo il mio pensiero e convinzione, più volte espressi, che il compito della stampa, cartacea e non, è quello di dare informazioni corrette; sfortunatamente la frequenza di informazione scadente aumenta.
Un primo piccolo esempio molto recente. In un articolo intitolato “L’Europa si scopre più green: Gas Serra ridotti nelle città” apparso il 23 luglio scorso su Economia, Affari e Finanza di La Repubblica, ho letto: “......Dai rilevamenti è emerso che difficilmente verranno centrati gli obiettivi di Kyoto (la riduzione del 20% dei gas effetto serra entro il 2020).....”. Ebbene il Nostro ha dato un’informazione monca (20% in meno rispetto a quando?) ed ha scambiato gli obiettivi di Kyoto con quelli dell’Unione Europea (il 20% di emissioni rispetto a quelle del 1990).
Il “Protocollo di Kyoto”, firmato nel dicembre 1997, dopo due Convenzioni Quadro sui Cambiamenti Climatici- (Agenda 21 di Rio de Janeiro 1992), con il quale si stabilì che le emissioni di CO2 e degli altri gas serra dovevano diminuire mediamente del 5,2% a livello mondiale rispetto a quelle del 1990, con punte del 6% in Giappone, del 7% negli USA e dell’8% in UE, cioè i paesi più industrializzati e maggiormente inquinanti per l’alta concentrazione di abitanti per Km quadrato. Il protocollo prevedeva che l’anno in cui tali diminuzioni dovevano essere raggiunte fosse il 2012, e non il 2020. Per una corretta informazione devo aggiungere che ad oggi, cioè quasi alla fine del 2012, le emissioni nel mondo, invece di diminuire, sono purtroppo aumentate del 50% !
Ma veniamo alla cattiva informazione più importante di questo semplice lapsus.
Fra i tanti editorialisti che scrivono, numerosi sono quelli laureati in lettere, in filosofia, in discipline tecniche quali ingegneria, matematica e fisica e dottrine simili, i quali non hanno mai studiato le istituzioni del diritto ed il diritto privato e finanziario. Poi ci sono quelli laureati in scienze politiche, in giurisprudenza, in economia e commercio e simili che invece hanno studiato i diritti.....ma sembra che li abbiano dimenticati.
Questa lunga premessa per dire che ho letto numerosi articoli scritti da altrettanti giornalisti che parlano “a schiovere”, come si dice a Napoli, cioè aprono bocca e gli danno fiato, quando discettano su tasse, patrimoniali, ecc. argomenti di cui si è molto parlato in questi ultimi mesi e di cui si continua a parlare perché toccano le nostre tasche.
Cominciamo dal principio: tutte le imposizioni fiscali da parte di uno stato nei confronti dei suoi cittadini, hanno in generale il fine di finanziare il complesso di enti centrali e locali che gestiscono l’amministrazione e soprattutto - o almeno così dovrebbe essere – dare ai cittadini i servizi di cui hanno bisogno.
Comunque in Italia siamo un po’ più precisi di alcuni altri importanti stati stranieri quando ci riferiamo all’utilizzo della fiscalità; infatti noi distinguiamo fra tasse e imposte, mentre altrove si parla principalmente di TASSE (es. la nostra IVA, Imposta sul Valore Aggiunto, in Francia si chiama TVA, Taxe sur la Valeur Adjointe e in Gran Bretagna VAT, Value Added Tax , parola che anche gli americani usano per la loro varia fiscalità federale, statale e locale – i tedeschi sono precisi (ve lo aspettavate?) come noi e parlano di Steuer, che significa Imposta).
Inoltre si vi sono le Imposte dirette e indirette, tutte cose che sembra molti giornalisti abbiano lasciato nel dimenticatoio contribuendo a creare confusione e imprecisioni.
 
In genere la Tassa è un’imposizione diretta al cittadino in corrispettivo di un preciso servizio; per esempio la TARSU, TAssa per la raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani, oppure quella per l’occupazione di suolo pubblico, o la tassa di possesso per i veicoli, tutte quantificate in base a un elemento numerico, i metri quadri , i vani, la potenza del motore, ecc.
Le IMPOSTE dirette sono l’IRPEF (sui Redditi di Persona Fisica), ora chiamata semplicemente IRE, la famosa PATRIMONIALE come per esempio l’IMU o la parte aumentata di IRE per i redditi di cittadini molto abbienti, oppure quella paventata, di cui si discute all’infinito su tutti i patrimoni dei cittadini.
Infine le IMPOSTE indirette come l’IVA, le Accise (sui carburanti o sugli alcolici, ecc.) non hanno alcun legame con il reddito del cittadino che acquista migliaia di prodotti e/o servizi, oppure fa il pieno alla propria auto, ecc..  La loro carattersitica principale è che l'imposizione fiscale non  tiene assolutamente conto del reddito del cittadino consumatore: colpisce in ugual misura il povero e  l'abbiente.
 
Perché queste precisazioni? perché ho sentito giornalisti, che scrivono e discutono in TV o alla radio, che hanno fatto una grande confusione fra questi vari tipi di imposizione fiscale, così che a loro volta i cittadini e numerosi imprenditori che li ascoltano parlano e straparlano sempre di “tasse patrimoniali indirette” o di “tasse sulla benzina” che considerano un attentato ai loro redditi personali. I giornalisti si comportano male ed accusano più o meno giustamente i governi i quali sono stramaledetti dai cittadini senza sapere esattamente di cosa si tratta, i quali al loro volta “parlano a schiovere”, compreso alcuni – pochi per fortuna - comici di strada e televisivi.
Questa è la cattiva informazione di molti giornalisti laureati che hanno imparato negli ultimi 20 anni da numerosi politici importanti ad essere approssimativi e spesso incompetenti. Voglio invece spezzare una lancia in favore di alcuni bravi giornalisti non laureati, primo fra tutti Gianantonio Stella, che sono quasi tutti migliori dei primi.
 
Spero di non avervi troppo annoiato.
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 23/06/2012 @ 18:40:00, in F) Questa è l'Italia, cliccato 407 volte)
CHILOMETRI DI RETE METROPOLITANA
 
Alcune volte i giornalisti sparano giù numeri per impressionare negativamente i lettori, cosa che in alcuni casi contrasta vistosamente con l’etica della professione.
Mi riferisco alla nota di pagina 22 di mercoledì 20 giugno in cui ho letto, a proposito della “Rete Metro”, che Londra possiede 400 km, Roma 37 e Milano 83. Messa così sembra che in Italia abbiamo reti metropolitane che all’estero avevano nell’800.
Sarebbe quindi necessario precisare che gli abitanti delle tre città sono:
-          Londra 7,2 milioni
-          Roma 2,78   “
-          Milano 1,32 “
Allora sarebbe giusto calcolare i metri di binari per abitante: così ciascun londinese ha 17 metri, il milanese 15,96 e solo il romano sta male, cioè 7,51.
Se poi si vuol essere seri nel dare informazioni sarebbe bene aggiungere che Milano ha un piccolo territorio e che il cosiddetto territorio metropolitano comprende circa 2,5 di abitanti i quali sono serviti anche dalle Ferrovie Nord Milano e dal “Passante ferroviario” i quali fanno servizio di metropolitana anche in piena città, mentre Roma ha un territorio molto esteso (che comprende per esempio Ostia, Fregene e molti quartieri distanti dal centro come il Labaro) ma che è servito dalle Ferrovie Nord (anche loro passano in piena città) e dalla Ferrovia Ostiense. La rete metropolitana di Londra serve anche comuni fuori città che fanno notevolmente diminuire il numero di metri per abitante.
Penso che i lettori de La Repubblica che conoscono un po’ il mondo, non si siano lasciati incantare da queste “notiziole” che si potrebbe anche evitare di dare.
E non si tratta di pignoleria!
 
Di Gennaro Aprea (del 09/06/2012 @ 12:40:42, in F) Questa è l'Italia, cliccato 1165 volte)
LE BOMBOLE NON SCOPPIANO !
 
In questi giorni abbiamo appreso dalla stampa e dai telegiornali che vi sono stati purtroppo morti e feriti per lo “scoppio di bombole” e circa 30 giorni fa per l’uccisione della studentessa Melissa a Brindisi.
Nel lontano 1954, quando iniziai la mia tesi di laurea che era uno studio di mercato economico-tecnico sui GPL, cioè quelli contenuti nelle bombole, comparato con altri gas utilizzati nell’industria, appresi che tutti i gas combustibili possono bruciare oppure scoppiare se miscelati con l’aria in determinate percentuali.
Per dare un semplice dato sui due gas più conosciuti, il GPL in miscela con l’aria in percentuale compresa fra 1,5 e 9,5 crea una ”miscela tonante”, mentre il metano la crea fra 4,9 e 15. Al di sopra e al disotto di tali percentuali i due gas semplicemente bruciano.
La miscela tonante è terribile, è pari allo scoppio di una bomba di aereo di grosse dimensioni; chi si trova nei pressi dello scoppio ci può rimettere la vita, anche solo per lo spostamento d’aria che, per esempio, lo fa volare contro un muro con un impatto paragonabile a quello di una persona che si getta dal 6° piano di un edificio.
È anche importante sottolineare che nelle bombole che contengono il GPL e gli altri gas non vi è assolutamente aria, quindi non vi è alcuna possibilità di creare miscela che contenga ossigeno, l’aria, cioè il comburente.
Quando ho cominciato la mia lunga vita di lavoro ho continuato ad occuparmi di gas “in tutte le salse”, vendita, utilizzo per usi domestici, industriali, chimici, sicurezza, trasporti via terra e via mare. Ebbene, ho accumulato una serie di esperienze che dimostrano che i gas, se maneggiati correttamente, sono meno pericolosi dei più comuni carburanti liquidi, benzina, gasolio, ecc. che vengono immagazzinati in recipienti (serbatoi) con spessori di lamiera d’acciaio o di plastica molto inferiori rispetto a quelli delle bombole; inoltre sono in miscela perenne con l’aria. E spesso “maneggiamo” questi carburanti con troppa noncuranza e leggerezza.
Da quando ho appreso queste nozioni ho sempre sentito e letto i giornalisti (non parliamo dei giudici e delle forze dell’ordine inquirenti) che continuano a comunicare…”una palazzina è crollata per lo scoppio di una bombola” o frasi simili, mentre invece correttamente parlano di “crollo di edificio per fuga di gas” nel caso del metano. Le conseguenze di queste errate dichiarazioni sono consolidate e assurde opinioni e convincimenti negativi sui gas ritenuti pericolosissimi e molto più dei carburanti liquidi.
Vi racconto un test al quale ho assistito personalmente tanti anni fa in Gran Bretagna all’inizio dell’uso del GPL quale carburante per i mezzi pubblici.
I serbatoi pieni di due vecchi autobus fuori uso, uno con motore a gasolio ed un altro con motore a GPL sono stati volutamente incendiati da sotto con un fortissimo fuoco. Dopo 4 minuti il serbatoio del gasolio è scoppiato dando rapidamente fuoco all’intero veicolo nel giro di un minuto. Il serbatoio contenente GPL, essendosi gonfiato progressivamente a causa dell’elevata pressione, dopo 25 minuti si è aperto con una crepa di circa 20 cm, facendo così fuoriuscire il gas che si è solo incendiato con un effetto lanciafiamme perché veniva in contatto con l’ossigeno dell’aria solo all’uscita; ciò ovviamente ha esteso l’incendio nella direzione di uscita del gas.
Il test voleva dimostrare che, in caso di attentato, compreso quello con una bomba incendiaria posta sotto l’autobus, vi sarebbe stato molto più tempo a disposizione dei passeggeri per mettersi in salvo (resse, disabili, bambini, ecc.).
Non vi do altri esempi ma: avete mai sentito parlare di una nave gasiera che sia scoppiata o incendiata a causa del gas? mentre ricorderete invece molti esempi di navi petroliere o che trasportavano carburanti liquidi le quali hanno provocato gravi danni al mare e alle persone
Concludendo, in ogni caso la ragione dello scoppio è unicamente dovuta alla fuga del gas – così come per il metano - che in miscela con l’aria ha creato “miscela tonante” e che è scoppiato per una qualsiasi scintilla, anche quella provocata, per esempio, dall’accensione di un interruttore della luce o di una radio o di un asciugacapelli; quindi non allo scoppio della bombola.
Non si conoscono i dettagli dello scoppio di Brindisi perché le notizie erano confuse e contraddittorie: si è parlato di bombole, di ordigno, di bomba, ecc.
Se in effetti l’assassino ha usato una o più bombole di GPL, l’unica spiegazione plausibile è che le ha chiuse nel cassonetto lasciando fuoriuscire lentamente il GPL dalle valvole (questo gas è più pesante dell’aria quindi è rimasto nel cassonetto) e successivamente, da lontano, con un semplicissimo dispositivo immesso nel cassonetto insieme alle bombole, ha provocato a distanza la scintilla e lo scoppio che ha ucciso Melissa e ferito altre 5 compagne di scuola.
Le bombole NON scoppiano, ditelo ai vostri amici se affittanoun alloggio per vacanza o qualsiasi altra ragione; piuttosto stiano attenti a non accendere la luce o la sigaretta se sentono odore di gas…GPL o metano che sono odorizzato volutamente per sicurezza.
Se poi conoscete qualche importante membro dell’Ordine dei giornalisti, passategli queste informazioni affinché le comunichi a tutti i suoi colleghi che saranno sicuramente più informati quando comunicano le notizie di questi disastri.
 
PS - ora si parla di una bombola con dentro la polvere pirica; ma come si fa a infilare la polvere pirica in una bombola attraverso il suo rubinetto così piccolo e stretto? oppure l'assassino lo ha smontato? insomma signori giornalisti, cercate di informarvi bene prima di scrivere baggianate!
 
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