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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/01/2010 @ 12:13:06, in F) Questa è l'Italia, cliccato 644 volte)
VIVA CRAXI, ABBASSO CRAXI.
 
In questi giorni Craxi è sulla bocca di molti, i quali si “divertono” a parlarne male oppure bene.
Stamattina, come sempre quando posso, ho ascoltato Prima Pagina, la trasmissione di Radio 3 che mi permette di sapere ogni giorno molte delle cose che scrivono i giornali. Il conduttore di questa settimana è Polito, Direttore de “il Riformista”, di cui ho avuto modo di parlare qualche tempo fa criticando i giornalisti.
Anche questa volta non si è smentito. Un ascoltatore gli ha fatto notare che una delle decisioni negative di Craxi è stato il rinnovo del Concordato con la Chiesa cattolica e l’istituzione dell’8 per mille per le chiese – non tutte – al quale si aggiunge ciò che va allo Stato (per dichiarazione esplicita o per non dichiarazione del contribuente) in proporzione alla percentuale di donazioni dichiarate ed elargite alle varie chiese (ovviamente con alta percentuale alla Chiesa cattolica).
Lui ha risposto più o meno così: lei ha diritto di criticare e nessuno lo impedisce…però Craxi è stato comunque un grande politico e uomo di Stato.
Il Polito dimentica di dire che il Bettino ha fatto crescere il debito pubblico italiano, nei pochi anni del suo governo, da poco più del 50% al 120% del PIL (la regola europea di Maastricht è che il debito non debba superare il 60%). Basterebbe questo risultato di politica economica e finanziaria, senza riferire le due condanne passate in giudicato, per annullare tutte le lodi che si possono fare a Craxi per alcune (poche) azioni di governo..
Grande uomo politico e di Stato? ….”ma mi faccia il piacere!...” diceva Totò.
 
PS – Tutti i governi che si sono succeduti da allora ad oggi, compresi alcuni di centro-sinistra, non hanno fatto un’ adeguata politica economica tendente a diminuire il debito pubblico, salvo quelli di Prodi con Ciampi e di Prodi con Padoa Schioppa.
 
PS2 – Rispetto quanti vanno sulla tomba di Craxi per il decennale della sua morte, prima di tutti la moglie, i figli e qualche ex socialista suo amico. Questo però non deve essere l’occasione per riabilitare un condannato che si è sottratto alla giusta punizione in patria scappando all’estero.
 
PS3 – In un lontano passato anch’io ho votato socialista, ma mai più da quando Craxi divenne segretario del Partito. Avevo capito che non era un vero socialista, cioè una persona che lavorava per gli italiani
 
Di Gennaro Aprea (del 15/12/2009 @ 15:17:28, in F) Questa è l'Italia, cliccato 660 volte)
DOVE SONO ANDATI A FINIRE I GIORNALISTI?
 
Domenica 13 dicembre 2009
Al telegiornale delle 19 (se non erro) de La 7, si racconta di ciò che è successo a Piazza Duomo a Milano e si mostrano le immagini del fattaccio. L’inviata della rete televisiva dice che il ferito è stato trasportato all’Ospedale S. Raffaele e che sarà trattenuto almeno per 48 ore.
Seguono altri telegiornali di altre reti dalle 20 fino a mezzanotte in cui si ripetono più o meno lo stesso percorso e le stesse parole
Lunedì 14 dicembre 2009
Telegiornale delle 13.30 RAI 1, quello dell’esimio direttore Minzolini, il più ascoltato in Italia, cioè “er mejo de tutti”. La prima immagine e le prime parole sono quelle di una giornalista che annuncia uno “scoop”, più o meno: “Il presidente del consiglio dovrà rimanere in ospedale almeno fino a domani…”. Ma come, la    sera precedente è stato già annunciato e ripetutamente ripetuto che ne avrà per almeno 48 ore ed ora mi vieni a dire con l’aria di aver fatto una scoperta unica che dovrà restare almeno un giorno in più?
Lunedì 14 dicembre 2009
Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera conduce la rassegna stampa di “prima pagina” di Radio 3, E’ la trasmissione che seguo da moltissimi anni e che mi dà un’idea globale di ciò che scrivono i giornali italiani. I conduttori sono dei giornalisti o delle persone esperte che scrivono per i giornali o i settimanali e che cambiano ogni settimana a partire dal lunedì. Quindi non sono legati alla direzione della radio, cioè non leggono le veline. Infatti si alternano conduttori vicini alla sinistra, anche estrema, centro, indipendenti (si fa’ per dire) destra, estrema destra,ma anche l’Osservatore Romano, Avvenire, ecc.. Ore 7.15, Il giovane Imarisio inizia a parlare del “fattaccio” della sera prima e va avanti fino alle 7.50, cioè 35 minuti. Poi, nei restanti 10 minuti del tempo a disposizione parla frettolosamente delle altre cose, anzi cosine di minore importanza per lui, cioè della riunione di Copenhagen sul clima, delle elezioni in Cile e dei candidati al ballottaggio, di Obama, di Kamenhei che minaccia di "eliminare gli oppositori" e di altre cose molto più importanti dell’aggressione di uno spostato. Sono incazzatissimo. Telefono a Prima Pagina (dalle 8.04 fino alle 8.35 vi sono le domande degli ascoltatori e le risposte del giornalista) e chiedo di trasmettere al giornalista il mio pensiero, cioè che il fatto, nonostante la sua importanza, solo perché si tratta di un’aggressione ad un’alta carica dello Stato, (carica ovviamente pro-tempore come dovrebbe essere in democrazia), non meriterebbe più di 15 minuti. Per il resto del tempo gli italiani sono interessati a conoscere molto più in dettaglio le altre notizie che si leggono sulle prime pagine dei giornali.
 
Conclusione: che cavolo di giornalisti abbiamo oggi? Ma questi sono ancora dei giornalisti? Poveri noi, a che punto si è ridotta la stampa italiana, la radio, la televisione, nessuna esclusa, salvo qualche rara eccezione che, come dice il proverbio, conferma la regola. Addio vecchi giornalisti seri che, pur essendo di parte, erano competenti, e liberi, e indipendenti, e che sapevano distinguere fra le cose importanti e meno importanti!
Per quanto mi riguarda, di certe notizie, come si dice con una frase che è venuta di moda da pochi anni, in questo momento “non me ne potrebbe fregare di meno”!
Vorrei invece percepire più attenzione e intewresse ai gravi problemi che ancora ci affliggono: disoccupazione per aziende che chiudono, aumento della povertà, ambiente, fisco in aumento, ecc.
 
Di Gennaro Aprea (del 14/12/2009 @ 18:42:16, in F) Questa è l'Italia, cliccato 806 volte)
Ricevo dall’amica Gabriella Campioni questo magnifico articolo e lo metto a disposizione dei miei lettori, certo che possa interessarli
 
DUBBI
Eccoci di nuovo alle prese con Telethon. Tra storie di persone colpite da gravi e rare malattie, interviste a medici e canzonette, ci si chiede di contribuire alla ricerca scientifica, che versa in condizioni di carenza pressoché cronica.
Stacco pubblicitario e mail varie: facendo leva sulla “bontà” più o meno oleografica risvegliata dal Natale, ci si chiede di aiutare i bimbi di svariate parti del mondo, organizzazioni autenticamente gloriose come Medici senza frontiere, Amnesty International, WWF, etc. e i preti (li ho visti con i miei occhi, certi missionari che in pratica moltiplicano pani e pesci perché non hanno nulla: ma, mi domando, il Vaticano è così povero?).
Intendiamoci, ho una grandissima compassione per coloro che soffrono le conseguenze di una guerra o consimili e vorrei aiutare tutti. Io sono incondizionatamente per la gente di ogni parte del mondo. Non metto certo in dubbio la solidarietà, che è un valore immenso, ma…
Leggo altre mail e ascolto altre trasmissioni. Apprendo che il nostro governo vuole acquistare un gran numero di costosissimi aerei da caccia di ultima generazione; aumentare il contingente militare in Afghanistan o non so più dove; costruire l’avveniristico ponte sullo stretto di Messina, zona altamente sismica... Leggo gli effetti della privatizzazione dell’acqua in certe nostre città… E lascio perdere le notizie sugli stipendi e benefici economici dei nostri parlamentari e sui mal-utilizzi dei nostri contributi, Abruzzo compreso.
Qualche settimana fa si è tenuta a Roma una conferenza mondiale per la fame nel mondo. Un flop gigantesco, ma immagino abbastanza costoso.
Adesso è in corso la Conferenza di Copenhagen sul clima, anch’essa, credo, abbastanza costosa. Notizie disastrose sullo stato del nostro (ex?) Pianeta Azzurro, d’altro canto il dissesto è sotto gli occhi e nei polmoni di tutti, ma ad una trasmissione televisiva sento alcuni “grandi esperti” proclamare con tono di scherno che sono tutte fesserie…
Obama, che pure amo molto, ci ha parlato di guerre necessarie nel momento preciso in cui riceveva il Nobel per la pace… Come si può ragionevolmente pensare di portare la pace armati fino ai denti? La pace si fa con la pace, no?
Ci hanno fatto una testa tanta con la pandemia da influenza A, ma molti medici e paramedici non si sono fatti vaccinare e ingenti (e costose) scorte di vaccino restano lì a marcire, ben diversamente dal denaro affluito nelle casse delle case farmaceutiche. E già qualcuno comincia timidamente a dire che “la pandemia è meno pandemica di quanto si pensasse”…
Insomma, qualcosa non mi torna, mi girano le… orecchie, dato che sono una signora e quelle certe cose non le ho.
Einstein ha detto una (fra le tante) frase storica: “un problema non può essere risolto con la stessa mentalità con cui è stato creato”. E Al Gore, parlando della questione diossina di Taranto, ha detto due cose particolari: “mi meraviglio che certe cose possano succedere in un Paese civile come l’Italia” e “occorre urgentemente un cambiamento di mentalità dal basso abbastanza diffuso da influenzare le decisioni dei governi”.
Non sarebbe ora di cominciare a pensare con la nostra testa? O di lasciarci coinvolgere dalla strategia della paura o anestetizzare dalle telenovelas o dai quiz dai milioni facili? Usciamo dall’idea che siamo solo pochi, impotenti gatti a pensarla in modo diverso: inchieste fatte in diversi Paesi, Italia compresa, dimostrano che siamo già il 35% e in crescita annua del 3%.
Abbiamo un potere: quello del numero e della consapevolezza. Il denaro pubblico, ossia nostro, deve essere usato secondo le nostre intenzioni. Troviamo il modo di restare in contatto tra noi… Per intanto posso indicare un sito nel quale (tranquilli!) io non ho alcuna posizione o guadagno: www.creativiculturali.it.  
Il sito è fondato dal Prof. Enrico Cheli dell’Università di Siena, che ha intitolato nello stesso modo un suo libro in cui espone i risultati delle inchieste di cui sopra e spiega in modo scientifico, ma chiaro e piano, le nuove mentalità emergenti. (E. Cheli e N. Montecucco, I creativi culturali, ed. Xenia, 10 €).
Da un lato troverai un piccolo test per capire se sei un “creativo culturale”, ossia uno che cerca mentalità fuori dal coro in svariati ambiti e intende trasformare questa crisi in un’opportunità. Dall’altro, se desideri iscriverti, puoi incrementare questa schiera e sentirti meno solo. Ricordiamo che, se l’unione fa la forza, la separazione fa la debolezza…
Gabriella Campioni
12 Dicembre 2009
 
 
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