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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 07/03/2008 @ 11:22:44, in F) Questa è l'Italia, cliccato 675 volte)
MORTI SUL LAVORO
 
Sono troppi giorni che siamo colpiti dalle notizie e profondamente addolorati per la lunga catena di morti e feriti che sembrano aumentare invece di diminuire nonostante siano diventati un male sentito ormai da tutti gli italiani, come non succedeva fino a poco tempo fa.
Voglio esprimere qualche mio pensiero perché sento e vedo in televisione tante persone (fra cui molti politici) e giornalisti che ne parlano come se fossero diventati fatti di banale cronaca nera e non vanno a fondo nelle cose con imparzialità.
“Si devono aumentare le pene”
“Gli imprenditori sono colpevoli e devono essere perseguiti sempre di più”
“I lavoratori sono diventati solo cose che servono per produrre e non si pensa più a loro come persone”
“Troppe famiglie diventano vittime delle morti bianche”…
“Dobbiamo migliorare le leggi e aumentare le ammende”…
“Non possiamo (noi imprenditori) accettare maggiori oneri per la sicurezza”
E così via di seguito…..
Voglio dire qualcosa perché nella mia lunga esperienza di lavoro mi sono trovato per molti anni di fronte alla necessità di gestire situazioni simili perché ho dovuto amministrare navi che trasportavano vari tipi di gas e prodotti chimici, alcuni molto pericolosi. E so cosa vuole dire e come può essere pericoloso bonificare serbatoi, bonifica necessaria per cambio di prodotto da caricare.
Di fronte alla morte mi inchino e mi sento assolutamente solidale con le famiglie, le mogli, i figli, spesso solo bambini che non avranno più il loro padre (o madre) per tutta la vita.
Però. C’è un però che mi sento di dover dire, anzi i “però” sono più di uno.
Riconosco che molti imprenditori prendono alla leggera l’intero sistema di sicurezza per i lavoratori della loro impresa, con atteggiamenti, anzi prassi, che provocano molte di queste morti e ferite-menomazioni che creano disabili.
Il primo “però” è: ma se vi sono delle norme più o meno cogenti che possono evitare “stragi”, come le prendono in considerazione gli stessi lavoratori?
 
Prendiamo per esempio l’ultima strage, quella di Molfetta. Vi è una cisterna da bonificare. Sembra – perché le informazioni sono quasi sempre approssimative - che l’ultimo carico sia stato nel dicembre 2007 e che si tratti di zolfo in polvere (o liquido?). Da quanto ho letto e sentito alla radio e in televisione, sembra che abbiano usato acqua calda e “candeggina”, cioè un liquido che contiene cloro che avrebbe potuto creare un gas letale miscelato ai residui di zolfo. Poi il primo degli uomini si affaccia al “passo d’uomo”; si sente male respirando quel gas (mentre scrivo ancora non si sa quale sia) e cade nella cisterna rompendosi una gamba (sembra). Ma perché si avvicina al passo d’uomo senza un respiratore e – se necessario – senza una bombola di aria o di ossigeno? Anche se si tratta di semplice zolfo! Cosa doveva fare? Quali sono le norme? Nessuno lo ha mai detto in questi giorni!
Poi arriva il secondo lavoratore, che ha visto e forse ha capito. Anche lui si comporta nella stessa maniera, ma non ha capito un bel niente; e così di seguito per altri tre dei quali uno è il piccolo imprenditore la cui attività è proprio quella di bonificare serbatoi che hanno contenuto prodotti vari, quindi dovrebbe avere un’esperienza adeguata (ci sono gas letali o molto pericolosi che si creano perfino in cisterne che hanno contenuto solo grano, quello che serve per fare la farina, alimento base della nostra alimentazione).
Ebbene mi viene spontaneo pensare che quelle povere persone si sono comportate come uno che di notte in una strada completamente buia e di grande traffico, si veste di nero, si tinge anche la faccia di nero e si stende sull’asfalto, cioè si comporta come se volesse suicidarsi premeditatamente.
Cioè, in poche parole: ma dove avevano la testa?
E di questi esempi di comportamento ce ne sono centinaia, forse migliaia.
Io ne ho uno a due passi da casa. Da poco più di un mese sono iniziati i lavori in un grande cantiere per la costruzione di immobili di civile abitazione. Vi sono tre gru alte circa 40 metri con un braccio altrettanto lungo se non di più. Queste gru portano in giro grandi contenitori di malta di calcestruzzo che è caricata da camion miscelatori e spostati per la discarica nei posti che devono essere riempiti di calcestruzzo. Non riesco a vedere se indossano guanti e scarpe di sicurezza, ma sicuramente nessuno dei lavoratori addetti che manovrano le gru e che spostano i contenitori per posizionarli nei punti esatti, nessuno ha mai indossato un casco. Io penso che siano imbecilli.
La ASL dovrebbe controllare, perché sua è la responsabilità da quando hanno eliminato l’ENPI (Ente Nazionale Protezione Infortuni) che era composto solo da esperti ingegneri che facevano prevenzione, ingegneri che quasi non esistono più nelle ASL. E cosa fa’ questo ente tuttofare per prevenire?
 
Ma, ritornando alla cisterna, quali sono le regole per entrarvi attraverso il passo d’uomo? I lavoratori sono stati istruiti adeguatamente e preventivamente? perché non ne parlano? chi fa’ rispettare le regole nell’ambito dell’impresa stessa? ci sono controlli? se non ci sono, perché? ecc.
Questi sono tutti “però” che se avessero buone risposte eviterebbero le disgrazie, quelle che si non possono addebitare solo alla mala sorte.
E l’ultimo però è: tutti si lamentano della mancanza di fondi per rinforzare i controlli. In Italia vi sono delle buone leggi – anche se sono troppe – ma non sono applicate perché spesso complicate e perché non vi sono controlli.
Le morti bianche (con i disabili e i feriti) costano milioni alla collettività e l’aumento dei controllori e dei controlli verrebbe ampiamente ripagato dal risparmio derivante dalla sostanziale diminuzione di queste stragi.
Siamo nelle stesse condizioni delle morti per incidenti stradali. Più polizia, più controlli, meno morti, disabili e feriti, meno spese per la collettività (a parte naturalmente meno dolore di tutte le persone coinvolte).
Non c’è niente da fare: siamo in mano a una massa di incompetenti che fa solo i propri interessi e non sa guardare oltre il proprio naso.
E, se questi ci amministrano, è solo colpa nostra che non ci interessiamo, come dovremmo, di sapere bene chi mandiamo ad amministrarci. E siamo anche capaci quasi sempre di rieleggerli.
Sono certo che molti, non solo non saranno d’accordo con me, ma mi malediranno perché non accettano una critica nei confronti dei lavoratori.
 
Di Gennaro Aprea (del 21/04/2008 @ 19:40:07, in F) Questa è l'Italia, cliccato 2178 volte)
COSA PENSANO DI NOI
 
Domenica 13 aprile Eugenio Scalfari ha scritto un monumentale articolo in cui riferiva, fra l’altro, che l’Economist, il grande settimanale britannico, aveva affermato e confermato che Berlusconi era “unfit”, cioè inadeguato, per governare.
Un mio carissimo amico che vive e lavora in Germania mi ha mandato questa vignetta che è apparsa sul Nuernberger Nachrichten (il quotidiano di Norimberga) che non ha bisogno di commenti.
Cosa succederà in futuro?
Il nostro nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri è avvisato: si “adegui”, oppure sarà tempestato da questi giudizi….che poi si riversano sull’Italia intera, ma non tutti gli italiani se lo meritano.
I miei amici mi hanno detto: “noi piangiamo quando vediamo queste cose, per la vergogna”
 
Di Gennaro Aprea (del 19/05/2008 @ 19:06:20, in F) Questa è l'Italia, cliccato 649 volte)
DUE COMMENTI FLASH
 
 
1) Qualche giorno fa, il 6 maggio scorso,, parlando del 25 Aprile, ho prima apprezzato e poi criticato il comportamento di Fini, Presidente della Camera dei Deputati.
Il rimprovero derivava dal fatto che questo signore, di fronte a due episodi, aveva minimizzato un omicidio, compiuto forse non per ragioni politiche ma sicuramente da giovani di una certa cultura politica fascista, nei confronti di un giovane di 29 anni.
Ora il suo comportamento da fascista nel profondo del suo io è stato confermato quando ha detto a Di Pietro che aspramente criticava il governo, che sarebbe stato meglio di evitare le prese di posizione del Parlamentare, se voleva non essere interrotto dai rappresentanti della Destra.
Queste affermazioni erano e sono una dimostrazione del fatto che i post-fascisti continuano a comportarsi come i fascisti – compreso il Presidente della Camera di allora - di fronte a Matteotti nel 1924, ucciso da loro poco dopo, quando gli impedivano di parlare per criticare; cioè questi nipotini vogliono impedire la libertà di parola, sancita dalla nostra Costituzione repubblicana.
 
2) Il 68 ha cambiato in meglio i rapporti fra genitori e figli, però il “troppo stroppia” come dice un vecchio adagio.
Da allora la maggioranza dei genitori italiani (conosco molto bene tedeschi, inglesi e francesi che non si comportano così come vi descriverò) lasciano fare ai bambini e agli adolescenti ciò che vogliono, quando se lo meritano li rimproverano blandamente ed al massimo chiedono di non far rumore e di “comportarsi bene”, salvo poi continuare a lasciarli fare qualsiasi cosa che non sia corretta.
Quando questi adolescenti crescono, alcuni (tre minorenni in questo caso) prendono una loro coetanea di 14 anni (anche lei non controllata dai genitori che cadono dalle nuvole quando apprendono il comportamento della figlia) la posseggono violentemente (e sembra non fosse la prima volta, lei consenziente) e l’ammazzano a furia di botte perché lei aveva annunciato di essere incinta di uno di loro. Poi tentano di bruciarla e infine la buttano legata ad un pietrone in uno stagno.
Dopo qualche giorno, individuati e rei confessi, uno di loro, dopo aver ammesso tutto, si è rivolto al giudice e: “ora che vi ho detto tutto, posso andare a casa?”.
Evidentemente erano abituati a fare ciò che volevano, sempre, tanto i genitori non li rimproveravano né li riprendevano mai!
E’ chiaro che questo è un caso limite, ma ve ne sono moltissimi altri simili, con lo stesso risultato.
 
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