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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 21/02/2010 @ 19:10:45, in L) Zero-carbonio, cliccato 620 volte)
28 FEBBRAIO 2010 – GIORNATA ANTI-SMOG
 
In questi giorni abbiamo letto e sentito di questa giornata promossa dai Sindaci  Chiamparino e Moratti, alla quale hanno aderito numerosi Comuni del Nord-Italia ed anche Firenze e Napoli. 
Ho letto ieri alcuni articoli di commenti intelligenti che raccontavano fra l’altro le reazioni della maggioranza (sembra) delle persone che affermavano l’inutilità della decisione di fermare la circolazione automobilistica domenica prossima.
In effetti gli articoli hanno ribadito che l’inquinamento delle polveri (cancerogene – le famose PM10) deriva per il 50% dal traffico veicolare, per il 25% dal riscaldamento degli ambienti, per il 10% dall’industria e per il resto da un cumulo di fattori, fra cui l’agricoltura intorno alle città.
Procediamo oltre: la media cilindrata delle auto diesel e benzina che viaggiano in città è 1300 cm3; quella del piccolo e medio trasporto commerciale è 2200 cm3, gli autobus, i camion per trasporto rifiuti, e i TIR 12.000cm3. Le emissioni di polveri sono proporzionali alla cilindrata (salvo le auto di lusso e più potenti con i filtri che però provocano altri problemi).
Nei giorni lavorativi le auto percorrono in città una media di 16 km al giorno, gli autobus 130 Km/giorno, il piccolo e medio trasporto commerciale 45 Km/g, i camion trasporto di rifiuti 40 Km7g e consumano molto carburante nelle fermate e riprese per fare pochi metri.
Anche se gli autobus trasportano molte persone, ma solo nelle ore di punta, sono essi, insieme al trasporto commerciale, quelli che partecipano di più all’inquinamento, salvo quelli a gas o a bio-carburante che sono pochissimi. Quindi sono proprio loro che dovrebbero fermarsi in favore di tram, filobus e metropolitane
La domenica gli autobus viaggiano abbastanza vuoti, quindi anche loro dovrebbero fermarsi come le auto, però i Sindaci e quasi nessun altro ha il coraggio di dirlo e di farlo.
Poi c’è la questione dei gas serra, in primis il CO2, le auto diesel ne espellono meno di quelle a benzina e quelle a gas meno di tutte le altre, però tutte partecipano, così come il riscaldamento degli ambienti. Questo potrebbe migliorare se gli italiani diminuissero i termostati regolando la temperatura a non più di 20°C, ma i “padani” non ne vogliono sapere di mettersi un pullover in più ed avere una temperatura giusta; poi, se hanno caldo, aprono le finestre..…questa è l’Italia! E ancora, eliminare le caldaie a gasolio e sostituirle con quelle a gas ad alta tecnologia che rilasciano zero polveri e poco CO2.
Concludendo, è utile l’iniziativa dei Sindaci? In pratica pochissimo, però è un bene che per la prima volta si siano messi insieme per un’iniziativa comune. Forse i tecnici li aiuteranno a fare altre ordinanze che siano più efficaci, così potranno dare un buon esempio alle “autorità centrali” che si occupano troppo poco di ambiente, fra cui quello di piantare alberi, di rimboscare al massimo il territorio italiano per assorbire la CO2.
Solo per fare un esempio, due anni fa è stato approvato a Milano il “Piano Verde” che prevede di piantare 500.000 nuovi alberi entro il 2020. Non se ne sa più molto, però si sa che sono stati messi degli ostacoli alla piantumazione dei primi 90.000 alberi per i quali Milano si è impegnata con il Maestro Abbado.


[1] Dallo studio economico-tecnico da me eseguito per il Comune di Milano nel 1989-90 per la sostituzione dei motori diesel con quelli a gas, studio sparito nei cassetti delle scrivanie di alcuni tecnici ATM incappati in Tangentopoli poco dopo.
 
Di Gennaro Aprea (del 16/02/2010 @ 11:56:09, in L) Zero-carbonio, cliccato 603 volte)
ACQUA…buona, abbondante, cara (?), sprecata (si)…
 
Qualche mese fa i giornali si sono riempiti di articoli sul “problema” acqua ed hanno battuto e dibattuto sulle probabili privatizzazioni delle aziende, di solito comunali o consorzi pubblici, che distribuiscono questo bene inestimabile per la vita di tutti noi, della fauna e della flora.
Dopo qualche settimana, silenzio.
Pochi giorni fa l’argomento è tornato di attualità quando si è parlato della ACEA (Azienda Comunale Elettricità Acque) romana che sta passando di mano, con  tutte le polemiche che ne sono seguite.
E’ un po’ di tempo che volevo parlare di questo tema ma non avevo tutte le idee chiare che ora mi sembra invece di avere, grazie a un evento al quale ho partecipato sabato 13 febbraio, organizzato dal PD milanese presso il magnifico Palazzo Marino, la sede del Municipio di Milano, di fronte al Teatro della Scala.
L’evento era intitolato “Green Economy Day”. Devo dire che mi piace poco l’utilizzo di termini stranieri, però in questo caso è giusto che sia così, dato che l’espressione Green Economy ormai definisce a livello mondiale e in maniera perfetta e brevissima un concetto che racchiude il programma che l’umanità intera deve adottare in una “terza rivoluzione” industriale, dopo quella dell’informatica.
Riassumo il contenuto della discussione sull’acqua che verteva su un “busillis” di moda anche in altri settori (es. protezione civile, difesa, ecc.): Privatizzare o non privatizzare? Questo è il dilemma!...
Si affermava, e tuttora si afferma, che le municipalizzate sono in perenne deficit (vero nella maggior parte dei casi), quindi non hanno i soldi da investire per migliorare la produzione e la distribuzione, per tappare i buchi delle reti di canalizzazioni e tubazioni che in media fanno perdere circa il 30% del “prodotto” acqua (con punte superiori al 50%). Le organizzazioni delle municipalizzate “fanno acqua” da tutte le parti con conseguenti altissimi costi, ecc., per non parlare dell’obesità di queste organizzazioni, riempite di persone che sono figli, fratelli, sorelle, cugini, zii e zie, generi e suoceri, cognati vari, amici e amici degli amici, di solito dello stesso partito che gestisce l’amministrazione comunale.
La privatizzazione (o anche la società mista privata-pubblica) si afferma, risolve tutto: elimina il surplus di dipendenti, assume dirigenti responsabili e li paga bene, immette capitali freschi per i necessari investimenti per le riparazioni delle canalizzazioni, per l’ottimizzazione della produzione e sanitizzazione della rete idrica, aumenta i prezzi dell’acqua agli utenti, ecc. e soprattutto, essendo un imprenditore privato tende, anzi è il suo fine principale, ad avere un ritorno sugli investimenti ed un profitto. Tutto bene? Forse si, ma forse anche no.
Allora veniamo al dunque del Green Economy Day.
Ci sono state molte persone esperte, compreso senatori, deputati, assessori comunali, che hanno parlato e dibattuto su tantissimi argomenti relativi al clima, al riscaldamento globale dovuto all’effetto serra del CO2, alla distruzione delle foreste, al miglioramento della mobilità,alle piste ciclabili (Reggio Emilia 170 km contro 70 di Milano), alle energie rinnovabili e alternative, e di tante altre cose analoghe.
A un certo punto l’organizzatore e ospite della giornata, il Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Manfredi Palmeri, ha annunciato la presenza e l’intervento di una signora francese, Anne Le Strat, Assessore Delegato alle acque del Comune di Parigi, retto da una giunta di centro-sinistra. Un giornalista di Repubblica, Ivan Berni, ha intervistato la signora Le Strat che era accompagnata da un’interprete, la quale ci ha raccontato ciò che hanno fatto a Parigi (città di 2.176.000 abitanti più 8.700.000 della grande Parigi).
Fino al 2008 il business dell’acqua era in mano a una società mista pubblica-privata per la produzione e la sanitizzazione; e a due società private per la distribuzione. I prezzi delle bollette erano aumentati del 270% nel giro di pochi anni. Il comune di Parigi ha negoziato con le società private e, al loro posto hanno creato nel 2008 una società pubblica che si occupa di tutti gli stadi, dalla produzione alla distribuzione. Nel giro di un anno i profitti che avrebbero ottenuto le società private sono stati investiti. Non solo, il risultato finale è stato che il costo totale della gestione pubblica ha fatto risparmiare 35 milioni di Euro in un anno, mentre per gli anni futuri si prevede di aumentare i risparmi. I prezzi (il doppio di ciò che paghiamo a Milano) al consumatore non sono aumentati ed il servizio è migliorato.
Queste strategie sono state ripetute e realizzate in altre città francesi medie e piccole con ottimi risultati.
Allora, come la mettiamo? E’ possibile fare una cosa simile in Italia? E allora andiamo al nocciolo del problema. Quali sono le ragioni per cui le municipalizzate italiane si sono ridotte nelle condizioni finanziarie fallimentari che hanno fatto pensare alla privatizzazione? Le mie risposte sono: incompetenza, irresponsabilità, fannulloneria, burocrazia ed in alcuni casi corruzione, da parte di troppe persone.
E’ possibile cambiare questa situazione?
Se ci giriamo intorno e guardiamo ciò che sta succedendo, mi sembra che non si può essere che pessimisti. Eppure io non mollo. Sono convinto che vi sia una minoranza, che purtroppo e troppo silenziosa (forse perché è eccessivamente sconsolata), la quale vorrebbe che il nostro Paese cambiasse, che alla guida del Paese, a livello centrale e locale, vi fossero persone oneste e capaci. Questa minoranza consistente la troviamo fra quelli che non votano più, che si disinteressano della politica, che vivono alla giornata e che si fanno solo i fatti loro. Poi fanno parte di questa minoranza i componenti e i simpatizzanti di alcuni partiti politici, che votano sia per la maggioranza attuale che per l’opposizione. I quali votano turandosi spesso il naso per quelli che considerano il meno peggio….
Io faccio parte di quella minoranza e dico a chi mi legge: dobbiamo svegliarci, dobbiamo interessarci alla cosa pubblica, cioè ai nostri interessi, che significa fare politica, cercando di conoscere a fondo chi ci può rappresentare. Poi quando è eletto, seguire ciò che fa’ e contattarlo parlandogli durante il periodo del suo incarico. Alla prossima votazione, se non ha agito bene e nel nostro interesse, rimandarlo a casa, o meglio, in pensione.
Ma torniamo all’argomento principale di questa mia piccola disamina: l’acqua.
Pensiamoci bene, perché è un argomento da non sottovalutare. Perciò, per non farla troppo lunga, vi lancio alcune frasi che danno da pensare:
-          il prezzo che paghiamo per l’acqua in Italia è mediamente decisamente inferiore a quello praticato in tutti i paesi europei
-          è assolutamente necessario rimettere a posto le canalizzazioni e le reti idriche che perdono, quindi ci vogliono capitali; dove e come li troviamo?
-          La disponibilità dell’acqua (quella buona) nel mondo sta scomparendo per una serie di ragioni ed il costo della desalinizzazione dell’acqua marina è molto alto
-          Il riscaldamento terrestre, l’avanzare della desertificazione e l’aumento della popolazione terrestre, almeno fino al 2050, faranno diminuire la disponibilità di acqua
-          Numerosi studiosi hanno previsto che molti conflitti per la proprietà dell’acqua nei territori ove scarseggia susciteranno nuove guerre nei prossimi 50 anni; e già se ne vedono alcuni esempi
-          molte falde acquifere e molti fiumi dai quali otteniamo l’acqua sono inquinati quindi la depurazione è costosa
-          per pagare di meno l’acqua che sicuramente costerà di più dobbiamo risparmiare, cioè non sprecarla; ciò significa fare la doccia e non il bagno, utilizzare i getti che la nebulizzano, non lasciare il rubinetto aperto mentre ci laviamo i denti, utilizzare di preferenza la lavastoviglie invece del lavaggio a mano, nelle nuove case e, ove possibile anche nelle vecchie, istallare serbatoi coperti per raccogliere le acque piovane per l’innaffiamento…
-          ci sono manuali appositi che ci insegnano come risparmiare….
 
Se siete riusciti ad arrivare fino in fondo a questo lunga riflessione, vi invito a pensare seriamente - ma con allegria – perché in tutto ciò che facciamo ci deve essere sempre qualcosa che ci fa’ piacere, anche se si tratta di cose serie.
Meditiamo, agiamo e non molliamo!
 
 
Di Gennaro Aprea (del 04/02/2010 @ 11:51:00, in L) Zero-carbonio, cliccato 619 volte)
 
ONDA VERDE?
 
Non so chi di voi ascolta le varie radio della RAI, compresa “ISOradio”, che trasmettono le situazioni del traffico; sicuramente le persone che viaggiano in macchina per lavoro, o per andare o tornare dal lavoro, o per diletto, o anche perché vi sono costrette per le più svariate ragioni.
Queste notizie sono intitolate, come ben sapete, ONDA VERDE.
Esse, specialmente la mattina presto e nel tardo pomeriggio all’ora del rientro dal lavoro, sono più o meno le stesse, per esempio:
-          traffico intenso sulla A4 Torino-Trieste con rallentamenti e code
-          traffico rallentato sulle tangenziali di Torino, di Milano, di Roma, che là si chiamano GRA (Grande Raccordo Anulare) e sulla “Tangenziale” di Roma, che invece è una radiale (come ar solito, ‘sti romani se vojono fa’ vede’ sempre diversi, cioè er mejo de tutti…)
-          traffico fermo con coda di 7 chilometri sulla A1 per incidente, oppure per veicolo commerciale che ha perso il carico, o per frana, o per ordigno bellico (ma non finiscono mai questi ordigni dopo 65 anni?)
-          ecc.
E questa sarebbe l’”Onda Verde? Sono quasi certo che il nome derivi dal fatto che si pensa al traffico veloce quando c’è il semaforo verde…però c’è anche il giallo e il rosso e,  in molti casi, nero.
Infatti io direi onda nera, tanto è l’inquinamento che provoca, specialmente – non solo – quando decine (o per Milano e altre grandi città centinaia) di migliaia di auto, e TIR, e camion, e furgoni, si avvicinano alle grandi città o se ne allontanano per il ritorno a casa dei pendolari. Per non parlare del traffico delle auto (con molti SUV e dintorni) dei genitori che accompagnano i bambini – anche se non sono più bambini – a scuola la mattina (o a prenderli all’uscita), perché poverini non possono fare 300 o 500 metri a piedi….”è pericoloso non accompagnarlo, chissà cosa potrebbe succedergli quando è solo …”., come sefosse l’unico studente che va ed entra a scuola la mattina o esce il pomeriggio nelle strade deserte.
Poi ci sarebbe l’onda gialla quando il traffico è rallentato. Ed infine l’onda rossa quando è completamente fermo…
Ma poi, sono onde o “tsunami”?
W la bicicletta e le gambe!
 
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