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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 06/07/2020 @ 16:44:51, in L) Zero-carbonio, cliccato 178 volte)

Qualche tempo fa ho trovato,  grazie a Legambiente che solo le persone particolarmente interessate ai problemi  del clima e dell'inquinamento leggono su La Nuova Ecologia, il seguente articolo che ritengo particolarmente interessante.

In Italia, ovunque vi siano abitazioni, strade trafficate, industrie, commerci, ecc. si potrebbero facilmente creare le Mini Foreste. Occorre solamente (e non è sempre facile) la presa di coscienza degli abitanti per realizzarle e seguirle nei primi anni di vita nell'interesse di tutti.

Biodiversità, mini foreste urbane per combattere inquinamento e cambiamento climatico
Ispirate al lavoro del botanico giapponese Akira Miyawaki, in Nord Europa il movimento Urban forest ha guidato le comunità locali nel piantare foreste urbane molto fitte, a crescita veloce e ricche di specie animali e vegetali/ Le foreste tropicali stanno perdendo la capacità di assorbire carbonio 

Per ripristinare la biodiversità e combattere la crisi climatica, in tutta Europa stanno sorgendo delle mini foreste molto fitte, ispirate al lavoro del botanico giapponese Akira Miyawaki, che ha piantato più di 1.000 foreste simili in Giappone, in Malesia e in altri stati dell’Asia.
Spesso sono situate nei cortili delle scuole o lungo le strade, vicino a grandi arterie del traffico. Le foreste possono essere piccole come un campo da tennis, ma crescono 10 volte più velocemente, diventano 30 volte più dense e 100 volte più bio diverse di quelle piantate con metodi convenzionali. Questo risultato si ottiene piantando alberi molto vicini, almeno tre per metro quadrato e utilizzando varietà autoctone adattate alle condizioni locali. Deve essere piantata un’ampia varietà di specie vegetali (circa 40) per ricreare gli strati di una foresta naturale.

Nicolas de Brabandère, naturalista belga e fondatore di Urban Forest Belgio, ha iniziato a piantare foreste in stile Miyawaki nel 2016, organizzando volontari e autorità locali per piantare 300 alberelli su una striscia di terreno erboso. Ora la sua prima foresta è alta 3 metri e il suo pavimento è uno spesso strato di humus. La natura partecipativa e la velocità di crescita delle mini foreste attraggono la gente, e de Brabandère prevede un futuro luminoso per il movimento. “Ogni volta che racconto la storia, piace a tutti. Quindi ho la sensazione che la tendenza continuerà”.

 
Gli scienziati dicono che l’utilizzo di questi ecosistemi “coltivati” possa essere utile per raggiungere gli obiettivi climatici, visto che le foreste miste possono immagazzinare 40 volte più carbonio rispetto alle piantagioni di una singola specie. Le foreste di Miyawaki sono progettate per rigenerare la terra in molto meno tempo rispetto agli oltre 70 anni che una foresta impiega per riprendersi da sola. Inoltre, sono in grado di attirare uccelli migratori e aumentare la biodiversità urbana.
Nel 2017, i ricercatori dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, hanno monitorato le mini foreste appena piantate e hanno concluso che conservano una biodiversità spesso più ricca delle vicine foreste naturali. “Ciò è dovuto principalmente alla giovane età delle foreste e alla canopy vegetale meno spessa – ha spiegato al Guardian Fabrice Ottburg, un ecologo animale che ha condotto lo studio di Wageningen – Questo permette alla luce del sole di raggiungere direttamente le piante in fiore che attraggono gli impollinatori”.


Nei Paesi Bassi, il gruppo di conservazione IVN Nature Education ha aiutato le città e le famiglie a piantare 100 foreste in stile Miyawaki dal 2015. Ed è sulla buona strada per raddoppiare questo numero entro il 2022. Oltre a loro, altri gruppi in Belgio e Francia hanno recentemente creato almeno 40 mini foreste.
La prima in Francia è stata piantata nel marzo 2018, accanto a una trafficata strada a quattro corsie ai margini di Parigi. Il lavoro è stato svolto attivamente dalla comunità locale del quartiere, e aveva come obiettivo primario quello di ridurre il rumore e filtrare l’aria inquinata. Anche a Tolosa, a marzo, un piccolo gruppo forestale ha piantato 1.200 alberelli su un terreno di 400 metri quadrati.

 
Di Gennaro Aprea (del 16/08/2019 @ 17:00:13, in L) Zero-carbonio, cliccato 248 volte)
COMUNICAZIONE AL POPOLO ....SULLA SITUAZIONE AMBIENTALE
 
Non ho avuto il coraggio di completare il titolo di questo articolo perché qualcuno potrebbe sicuramente accusarmi che non siamo solo buoi, ma anche tori....in effetti ce ne sono alcuni in giro, quelli che strillano e hanno "incornato " molta gente con gli immigrati, la quota 100, la flat tax, la TAV, TAP, ecc.
 
Ma lo scopo di questo mio scritto è solo di ribadire ciò che cerco di fare predicando da tempo - spero non noiosamente - che le cose importanti che accadono a livello mondiale e internazionale su questo argomento, in Italia non sono comunicate come sarebbe necessario; e avviene invece in altri paesi esteri.
 
Tutti noi sappiamo che i problemi della sostenibilità ambientale sono lungi da essere presi in considerazione dal nostro attuale - ahimè - governo. Ma l'opposizione non è da meno: ricordo la priorità ribadita a questi problemi dal PD durante la campagna elettorale; ora pressoché zero. I Verdi non esistono o comunque non li sentiamo, ecc. e non voglio infierire sul resto dei politici.
Ho lasciato passare volutamente molti giorni prima di pubblicare questo articolo perché ho aspettato invano che qualcuno si ricordasse - e vi sono state molte occasioni per farlo per annunci che riguardavano da vicino questo argomento - di questa notizia.
 
Ed ecco qualcosa di eclatante che conferma la mancata comunicazione di notizie importanti alla gente comune.
 
26 luglio 2019
La sezione europea del movimento "350.org" americano, una delle numerose sorgenti di informazione dal quale ricevo regolarmente notizie sulle iniziative, comunica che il direttivo della EIB (European Investment Bank) ha emesso una nuova politica nella quale a partire da fine 2020 sarà interrotto qualsiasi tipo di investimento in progetti in favore delle fonti di energia fossili.
Leggo il titolo-estratto che riporto al 100%:  "Bye-bye fossil fuels, hello renewables and energy efficiency!". Poi continua : "...E' il tempo perfetto nel bel mezzo di una ondata di calore che ha battuto tutti i record la nuova politica della Banca Europea degli Investimenti per interrompere ogni finanziamento alle fonti fossili, che è come un soffio di aria fresca.
350.org continua affermando che le imprese del carbone, petrolio e gas dovranno bussare ad altre porte per ottenere il denaro necessario a mantenere in vita i loro progetti distruttivi perché la banca europea sarà chiusa ai loro progetti.
 
Secondo i nostri amici americani le notizie più importanti sono tre:
-  E' la prova che la potenza della gente comune funziona; e le migliaia
  di persone che hanno preso posizione online e nelle strade per chiedere
   che la EIB divenga libera da impegni sulle fossili ha avuto un impatto
   significativo grazie alla pressione dell'opinione pubblica (e la banca
  stessa lo ha riconosciuto)
-  E' un altro temporale sull'industria delle fossili: essa non potrà continuare
  a scavare e bruciare senza accesso ai finanziamenti; e le banche private
  tendono a seguire le direzioni delle banche pubbliche come la EIB
-  E' un passo coraggioso verso la soluzione della crisi ambientale che porta
   nuove speranze per l'Unione Europea con energie rinnovabili
   nelle mani delle comunità 
   
Infine ho letto una parte saliente del progetto della EIB (circa 40 pagine) che è disponibile sulle news di 350.org.
 
Di fronte a questa notizia eclatante, mi precipito a leggere la notizia sulla Repubblica cui sono abbonato, nelle pagine di economia, poi apro il supplemento "Economia e Finanza" uscito il giorno prima, poi chiedo ad un amico che legge il Corriere....: silenzio dalla stampa! E mi chiedo: è possibile che dobbiamo ottenere queste notizie da iniziative ecologisti americani?
 
Vado un po' più a fondo e trovo finalmente un appiglio: è Il Sole 24 ore Radiocor Plus che ha ripreso la notizia dal Guardian, uno dei migliori quotidiani europei. Poi più niente sui media italiani, Radio e TV comprese.
 
Allora, di fronte a questa situazione mi cadono le braccia....ma infine sono un po' confortato da un articolo di Federico Rampini su La Repubblica del 28 luglio intitolato . "Repubblica per il clima" nel quale l'articolista, fra l'altro, informa che in occasione del prossimo vertice delle Nazioni Unite a New York il 23 settembre sull'emergenza climatica, il nostro quotidiano coinvolgerà i lettori in una settimana di "massima attenzione" ai temi ambientali con inchieste e approfondimenti a partire dal 16 settembre.
Riporto un'altra frase dell'articolo di Rampini: ..."Non sempre gli scienziati hanno saputo parlare il linguaggio più accessibile; non sempre i media hanno attinto alle loro capacità."
Mi ha fatto molto piacere leggerla perché rispecchia ciò che da anni nel mio piccolo cerco di  trasmettere ai miei lettori.
 
  
 
 
Di Gennaro Aprea (del 12/08/2019 @ 17:16:51, in L) Zero-carbonio, cliccato 190 volte)

Questo articolo è stato scritto da Luca Re di QualEnergia, il portale di notizie tecniche ed economiche destinato agli "addetti ai lavori" del mondo della sostenibilità ambientale. Quindi le notizie che leggerete non raggiungerebbero i miei lettori, cioè chi attinge ai normali media e social. Che sono invece importantissime e utili per tutti.

Come potete notare l'articolo è un estratto dello scritto originale in inglese pubblicato dall'IPCC.

L’eccessivo sfruttamento dei terreni che accelera il cambiamento climatico 

 

Luca Re  

 

Il rapporto speciale dell’IPCC sui cambiamenti climatici e l’uso delle risorse naturali da parte dell’uomo. Dati e riflessioni in sintesi.  

 

Il suolo è una risorsa “critica” per il futuro del nostro Pianeta, perché il modo in cui sfruttiamo la superficie terrestre per soddisfare i nostri bisogni – produrre energia, coltivare, dissetarci e così via – ha un impatto crescente sui cambiamenti climatici.  

 

Questo è il messaggio centrale che l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Unite che studia l’evoluzione del clima) ha voluto trasmettere con il suo rapporto speciale Climate Change and Land, presentato oggi, giovedì 8 agosto, a Ginevra. 

 

Mentre il rapporto uscito lo scorso ottobre si era concentrato sulla necessità di ridurre velocemente le emissioni di anidride carbonica per limitare a +1,5-2 gradi l’aumento delle temperature medie entro fine secolo, rispetto all’età preindustriale, il nuovo studio approfondisce le relazioni tra l’uso dei terreni e il surriscaldamento globale.  

 

Perché l’uso “sostenibile” dei terreni è di fondamentale importanza, avvertono gli scienziati dell’IPCC. 

 

Le foreste, i boschi, le aree coperte in tutto o in parte di vegetazione (paludi e acquitrini, ad esempio), sono bacini naturali (cosiddetti carbon sink) capaci di trattenere la CO2, quindi le attività umane incontrollate, come l’agricoltura intensiva, gli allevamenti di bestiame su vasta scala, la deforestazione, finiscono per peggiorare il bilancio climatico complessivo. 

 

Tanto che ogni anno arriva in anticipo il “giorno del sorpasso”, Overshoot Day (nel 2019 è stato il 29 luglio), il giorno in cui la Terra esaurisce tutte le risorse naturali a disposizione dell’uomo per dodici mesi.  

 

In altre parole: la popolazione mondiale vive sopra le sue reali possibilità, perché chiede agli ecosistemi terrestri più energia, più cibo, più acqua, più materie prime, rispetto a quello che gli ecosistemi sono in grado di offrire alle persone conservando un equilibrio ecologico.  

 

Così il rapporto speciale dell’IPCC si focalizza su temi come la biodiversità, l’alimentazione, le risorse idriche, il degradamento dei suoli (desertificazione, siccità), la distruzione degli ambienti naturali.  

 

Il punto è che lo sfruttamento eccessivo della superficie terrestre contribuisce a velocizzare il cambiamento climatico, e il cambiamento climatico a sua volta contribuisce a deteriorare sempre di più gli ecosistemi, perché gli eventi “estremi” – ondate di calore, alluvioni, siccità – diventano più intensi e frequenti producendo conseguenze rovinose, come l’erosione dei suoli, le frane, la scomparsa del permafrost.  

 

Gli incendi che stanno devastando la Siberia e lo scioglimento record dei ghiacci in Groenlandia (ad un livello di previsto finora solo nel 2070) sono esempi recentissimi di quanto il cambiamento climatico antropogenico (innescato dalle attività umane) stia facendo scomparire enormi fette del capitale naturale che la Terra ha messo a nostra disposizione.  

 

Guerre, conflitti tribali, migrazioni, sono altre conseguenze, stavolta sul piano sociale e geopolitico, che si dovranno affrontare in relazione al cambiamento climatico, evidenziano gli esperti dell’IPCC, soprattutto nelle regioni più povere ed esposte al cosiddetto “climate risk” (vedi anche qui).  

 

E poi c’è il seguente problema irrisolto: quasi tutti gli scenari che prevedono di contenere sotto 2 gradi il surriscaldamento terrestre, si legge nella sintesi dello studio speciale dell’IPCC, si affidano in varia misura alle soluzioni per rimuovere dall’atmosfera le emissioni di CO2.  

 

Si parla ad esempio di tecnologie per “catturare” l’anidride carbonica degli impianti industriali (CCS: Carbon Capture and Storage) in particolar modo quelle applicate alle bioenergie; di massicci interventi di rimboschimento/riforestazione, di aumentare la tutela e la conservazione degli ambienti naturali.

 Tutto dipenderà da quanto rapidamente l’uomo riuscirà a tagliare le emissioni inquinanti nei prossimi 10-20 anni nei vari settori: trasporti, produzione energetica, agricoltura, industrie, edifici.  

 

Tenendo presente che per catturare ingenti quantità di CO2 con le bioenergie o le riforestazioni si rischierà di generare una crescente competizione tra i differenti utilizzi dei terreni: per le colture alimentari, per le piantagioni destinate a produrre energia o carburanti biologici, per rigenerare gli ecosistemi danneggiati… Il punto è che “convertire” una certa area da un uso a un altro, ad esempio da foresta a terreno agricolo oppure viceversa, ha sempre un suo costo o un effetto secondario indesiderato, come la perdita di biodiversità e il minore assorbimento di CO2, nel primo caso, la minore sicurezza alimentare nel secondo.  

 

In definitiva, ammonisce l’IPCC, l’uomo dovrà imparare – e dovrà farlo molto in fretta – a gestire in maniera molto più attenta responsabile le risorse naturali, a ridurre gli sprechi idrici e alimentari anche attraverso delle modifiche alla dieta (minore consumo di carne), a diffondere soluzioni di economia circolare per riutilizzare il più possibile le materie prime. Documento allegato (pdf in inglese):

 

 

·         La sintesi del rapporto speciale IPCC Climate Change and Land 

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Tags: agricoltura, biodiversità, bioenergie, cambiamento climatico, capitale naturale, deforestazione, emissioni CO2, overshoot day, rapporto IPCC, risorse naturali,

 
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