Omografi? Contatti
Il Blog: discussioni, articoli, pensieri e scambio di idee
\\ Home Page : Storico : L) Zero-carbonio (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 26/12/2017 @ 11:34:25, in L) Zero-carbonio, cliccato 329 volte)
 

GAS, QUESTO/I SCONOSCIUTO/I

Questo articolo è molto tecnico, ma spero che sia chiaro e utile per eliminare molte delle incertezze tuttora esistenti nel sentire comune sugli usi dei gas (metano, GPL) che fanno parte della vita di ogni giorno per molti di noi.

Fra il 12 dicembre, giorno dell'incidente in Austria all'impianto di distribuzione del gas russo verso l'Italia ed altri paesi europei, ed oggi, ho avuto occasione di leggere articoli che non hanno certamente informato correttamente il lettore comune dei quotidiani, impaurito dai danni e dal periodo di mancanza di gas per i riscaldamenti e la cucina (e le attività economiche non sono importanti?). Anche i morti e feriti sono apparsi secondari e solo appena accennati forse per drammatizzare maggiormente la notizia.

Circa i contenuti però, evidentemente chi ha scritto dimostra una grave mancanza di necessaria informazione tecnica ed economica, nonché dell'origine della disponibilità del gas in Azerbaigian

Non sono un ingegnere ma solo un economista che ha avuto occasione di occuparsi di energie e soprattutto di gas (sono tanti) durante tutta la sua vita di lavoro, dall'Università in poi. Quindi sento il dovere di intervenire sulla base di quanto ho imparato negli anni, anche se ormai la notizia (scoop) è già passata nel dimenticatoio: infatti la distribuzione del gas dall'Austria è ripresa quasi subito.

Non si dovrebbe allarmare i lettori, ma spiegare quali sono i reali pericoli come nel caso in questione: io avrei "ricordato" che ogni tipo di gas combustibile a contatto con l'ossigeno, a seconda delle percentuali di gas in miscela con l'aria può semplicemente bruciare oppure diventare una "miscela tonante", cioè provocare un fortissimo scoppio distruttivo e spesso assassino.

Per esempio l'intervallo percentuale del metano in miscela con l'aria nella quale essa dà luogo a questo scoppio è fra il 4,9 e il 15%; al di sotto o al di sopra di tali percentuali esso semplicemente si incendia.

Ovviamente per dar luogo a queste situazioni occorre lo "spunto di un accenditore", anche se apparentemente insignificante: una sigaretta accesa o il fiammifero per accenderla, la scintilla di un interruttore per accendere una lampada, e persino una pesante chiave inglese che cade su pietra o su altro metallo provocando una scintilla, ecc..

Vi renderete certamente conto che tutti questi tipi di gas combustibili sono molto pericolosi.


Per ovviare a questi pericoli la soluzione adottata è di non mettere mai i gas a contatto con l'ossigeno dell'aria, gestendoli sempre in contenitori o condotte dove vi è unicamente gas allo stato gassoso o liquido; liquido perché tutti i gas sono liquefacibili a determinate pressioni o temperature, di solito sotto zero centigradi (1). Solo il metano non può essere liquefatto a pressione ma a una temperatura di -163°C. L'importanza di rendere liquido il metano risiede nel fatto che 1 m3 di questo gas allo stato liquido GNL (2) contiene 620 m3 di gas allo stato gassoso. Intuitiva la convenienza per gli stoccaggi e i trasporti.

Il risultato della mancanza di conoscenza è che si è parlato molto dello scoppio dell'impianto, quindi del pericolo della sua distruzione parziale o totale, unito alla temuta mancanza di approvvigionamento di gas in Italia.

Invece l'unica causa è stata una fuga di gas che si è miscelato all'aria ed ha provocato un morto e una 30na di feriti fra i lavoratori a causa dello scoppio e/o dell'incendio. Quindi si tratta di errore umano involontario o difetto di manutenzione sui quali si sta indagando per evitare la creazione di ulteriori situazioni analoghe.

Altro argomento che i giornalisti hanno preso per buono è la dichiarazione del ministro Calenda: "Ecco perché serve il TAP". Mi permetto di sottolineare che incidenti del genere sono sempre avvenuti e potranno sempre capitare quando, aimè, il Trans Adriatic Pipeline entrerà in funzione fra qualche anno. Sergio Rizzo sul suo articolo del 13 dicembre su La Repubblica afferma che Calenda ha ribadito che una cosa simile non sarebbe successa al TAP....ebbene, sbaglia il Ministro nel dimenticare l'errore umano. .

Ho detto aimè perché, da buon ambientalista, preferisco che il consumo di tutte le energie fossili sia interrotto al più presto possibile. Ciò è certamente realizzabile e la dimostrazione è che in numerosi paesi hanno già programmato e deciso di abbandonarle entro un lasso di tempo più che ragionevole e molto più breve di quanto non si pensa in Italia

Un esempio europeo è la Danimarca dove la capitale Copenhagen si è classificata prima nel Global Green Economy Index del 2016, indice che misura le performance ecologiche di 80 paesi e 50 città di tutto il mondo

In una recente intervista il Sindaco Frank Jensen ha detto: "Copenhagen (poco meno di 600.000 abitanti) è una delle città più vivibili del mondo ed una delle più verdi, siamo riusciti a combinare soluzioni ecologiche e opportunità di business partendo dall'idea secondo la quale gli investimenti nella sostenibilità possono garantire anche benefici dal punto di vista finanziario. Le politiche "green" infatti non rappresentano un ostacolo alla crescita, al contrario sono un modo efficiente per costruire un luogo migliore, con aria più pulita, meno rumoroso, più sano. E una solida sostenibilità economica.

Nel 2013 abbiamo fissato. un piano che prevede che la nostra città diventerà "Carbon neutral" entro il 2022; contiamo di riuscire ad azzerare il bilancio netto delle emissioni nocive. Dal 2005 ad oggi abbiamo già eliminato il 40% del CO2. Non solo, anche i trasporti ecologici stanno riducendo drasticamente le emissioni di particolati.

Nel 2016 il numero di bici ha superato quello delle auto e le nostre pite ciclabili e "ciclostrade" hanno raggiunto il numero di 435 km grazie ad adeguati investimenti. La bicicletta è un modo di vivere in Danimarca.

Anche in casa sfruttiamo al massimo le energie rinnovabili che provengono in gran parte dalle centrali eoliche in mare aperto.....In conclusone le città e le metropoli nel mondo devono farsi carico delle loro responsabilità e raggiungere l'eliminazione delle energie che contengono il Carbonio.

Nell'articolo di Sergio Rizzo si afferma (con meraviglia e un certo disappunto) che l'Italia utilizza un mix di energie fossili importate fra le quali la percentuale del metano è più alta rispetto ad altri paesi europei: è vero, ma non dice che Germania, Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Bulgaria, ed altri, compreso la Francia (nel cui mix c'è anche il nucleare) la Gran Bretagna, ecc. utilizzano tuttora molto il carbone e i prodotti petroliferi, più di quanto non ne utilizzi l'Italia. Alcuni di questi paesi hanno comunque deciso di abbandonarli in un tempo decisamente più rapido rispetto all'Italia.

Lo sbaglio non è l'alta percentuale dell'uso del metano, che anzi è il meno inquinante rispetto al carbone e al petrolio, ma i recenti investimenti per la sua importazione che dovranno essere ammortizzati in un tempo molto lungo (il gas proveniente dall'Azerbaigian non sarà disponibile in Puglia prima del 2022-23). Ciò significa che dovremmo usare ancora il metano nei prossimi anni 40 (l'Accordo di Parigi COP 21 e seguenti COP prevedono che al 2050 ci dovremmo liberare di tutte le energie fossili)

La diversificazione delle origini è una buona strategia, ma non deve limitarsi alle sole provenienze. La soluzione adottata dai più importanti paesi importatori è stata quella di importare anche GNL che offre l'elasticità massima rispetto all'importazione allo stato gassoso, in quanto si può aumentare o diminuire facilmente la frequenza delle navi.

Se accade un inconveniente simile a quello avvenuto a Baumgarten con danni seri alle strutture, sarebbe molto più facile sostituire le eventuali mancanze con l'importazione di GNL. Per fortuna in Italia si è ben operato in passato con l'utilizzo dei vecchi giacimenti vuoti della Pianura Padana immagazzinando l'eccesso di gas importato in estate.

Gran Bretagna, Francia, Spagna, Giappone (100% via nave) e USA importano metano sia via gasdotti che con impianti di rigassificazione di GNL (questi ultimi meno da quando producono da fracking) (3). Le origini del GNL sono Algeria, paesi del Golfo Arabico, Indonesia, Nigeria. Questi impianti sono stati sempre rifiutati in Italia dalla popolazione e dagli enti locali, così come oggi lo è il TAP sul quale però i governi comunque si sono imposti mentre avrebbero potuto farlo anche per il GNL

La realtà è che l'ENI azienda di stato è una delle società multinazionali che ha partecipato ed investito molto nell'estrazione del gas in Azerbaigian, quindi la strategia è stata quella di commercializzare il metano via gasdotto e partecipare alla realizzazione del TAP come "HUB per l'Europa". Tutto ciò per ripagare gli investimenti fatti a monte.

Come andrà a finire? Ormai temo che l'Italia dovrà mantenere questa situazione finché sarà possibile, presumibilmente fino agli anni 40, anche se ormai il costo di produzione di energia elettrica da rinnovabili è già divenuto competitivo rispetto alle energie fossili. Il gas potrà sostituire ancora il carbone per un certo periodo nell'industria: ma quanto durerà?

Peccato che i nostri "decisori" hanno sempre operato nel breve e brevissimo termine perché, per motivi personali, hanno continuato e continuano a pensare solo al breve termine, cioè al periodo che termina con il loro incarico di ministro, deputato, senatore, consigliere regionale, provinciale, comunale. E inoltre la maggior parte di essi non sono molto competenti in economia, cioè la scienza che governa il mondo intero molto più della "politica".

1 da notare che i combustibili liquidi (benzina, gasolio, olio pesante, ecc. sono immagazzinati e trasportati in contenitori sempre in presenza di aria: da qui i frequenti incidenti ai serbatoi, alle navi, trasporti commerciai, ecc.

2 Gas Naturale Liquefatto; il gas naturale è costituito da un'altissima percentuale di metano (+ del 90%) e di altri gas in misura variabile, etano, propano e butano

3 la fratturazione idraulica consiste nella perforazione del terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas naturale; poi iniettando un getto di acqua (calda) ad alta pressione mista a sabbia con aggiunta di altri prodotti chimici (inquinanti) si provoca l'emersione del gas in superficie

 
Di Gennaro Aprea (del 31/10/2017 @ 18:37:13, in L) Zero-carbonio, cliccato 357 volte)
MA.... CHI CONOSCE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA?
 
Si parla abbastanza della raccolta differenziata che ha lo scopo principale di riutilizzare la quantità enorme di rifiuti che noi umani produciamo nella produzione totale derivante dall'agricoltura, industria, servizi. E soprattutto di far sì che la maggior parte possibile di questi rifiuti divengano "materie prime seconde", cioè nuova carta, nuova plastica, nuovi metalli, principalmente alluminio e acciaio, legno, concime biologico (il "compost" creato con i rifiuti organici) ecc.
Tutto ciò è un grande vantaggio per l'economia; ma non basta: la frazione non riciclabile finisce o nelle grandi discariche (consumo del suolo ed inquinamento, al quale si aggiunge quello del trasporto pesante alla discarica) oppure nei cosiddetti termovalorizzatori che sono un'altra grande fonte di inquinamento. Quindi, minore è la frazione non riciclabile, migliore è il risultato del processo della differenziazione.
Tutto ciò ha un importante impatto positivo sull'ambiente.
 
Però ho la forte impressione, direi la certezza, che, almeno in Italia, a partire dalla gente comune e salendo nei vari gradi culturali, fino ai massimi livelli dei nostri decisori economici e politici, quasi nessuno abbia le idee chiare. Ovviamente vi sono delle eccezioni positive, cioè gli esperti, quelli che operano nel settore e gli scienziati che studiano e creano le tecnologie e le procedure per ottenere gli scopi appena accennati.
Per non parlare per esempio delle tecniche per il riuso dei contenitori senza bisogno di riciclarli (es. bottiglie di vetro o di plastica da riempire più volte con disponibilità di prodotto sfuso da consumare senza pagare l'imballaggio).
 
Sulla raccolta differenziata si potrebbe scrivere un saggio decisamente voluminoso, ma oggi mi limiterò a dare solo qualche breve esempio e commento sulla situazione che riguarda gli imballaggi. Spero che ciò che scriverò non sia troppo "pesante" ma che comunque riesca ad essere un invito a pensare e a come questi processi potrebbero essere ottimizzati.
 
Io faccio parte della gente comune che acquista di tutto come tutti facciamo, ma sento di potermi classificare fra le eccezioni di quei consumatori che fanno del loro meglio per suddividere al massimo gli imballaggi che sono spesso grande parte dei prodotti contenuti. Avrete certamente notato che  alcune volte essi sono anche multipli e di valore intrinseco maggiore del contenuto, solo per attirare l'attenzione del potenziale compratore.
Per quanto mi riguarda, Ho fatto il calcolo che su un' ottima raccolta differenziata media superiore al 77% nel Comune dove vivo, Rodano, l' "indifferenziato" o "secco" della famiglia Aprea non supera mediamente il 2,5%..
 
Ecco tre piccolissimi esempi.
 
1) Dato che ho la fortuna di posseder un giardino, ho potuto creare un piccolo sito dove raccolgo e produco il "compost", cioè i rimasugli derivanti dagli scarti della preparazione e cottura dei cibi, nonché per esempio le foglie secche dell'autunno, fiori secchi, ecc., il tutto chiamato  '"umido" od "organico". E con il compost si può concimare la terra dell'orto (qualche volta lo regalo anche ai vicini) e quella dei vasi da fiori e cespugli vari. Alcuni amici hanno creato il compost in terrazzi e balconi per i loro vasi da fiori, o per far crescere gli odori, ecc. Il rifiuto organico, per chi non lo può (o non interessa) farlo, comunque diventa compost. Sarebbe opportuno che i Comuni facessero opera di formazione ai loro abitanti.
 
2) Da qualche tempo a questa parte i fabbricanti di prodotti da forno, pane, brioche, e simili, li hanno imballati in sacchetti di carta bellissima e piena di colori con finestre trasparenti di pellicole di polietilene, incollate alla parte cartacea del sacchetto; sulla finestra di plastica ci incollano anche l'etichetta del prezzo e delle caratteristiche del prodotto: Questo imballaggio cioè plastica e carta unite, non può essere riciclato tal quale. La stessa società che ritira la raccolta dei vari tipi di rifiuti, mi ha detto di metter il sacchetto nell'indifferenziata.
Noi della famiglia e con noi alcuni amici, con santa pazienza, dividiamo le due parti e, se qualche pezzettino è impossibile da dividere, allora solo questo va nel'indifferenziato.
Ci sono altri imballaggi analoghi, nel senso di misti indivisibili, cioè quelli dei contenitori delle pillole o pasticche dei medicinali, i cosiddetti blister, che sono all'interno delle scatole di cartoncino. Alcuni sono interamente di alluminio altri di alluminio e plastica, sono leggeri e prendono poco posto ma i secondi vanno nell'indifferenziata quando sono completamente vuoti di medicinale. Perché non farli solo in alluminio o solo in plastica?
Ministro dell'Ambiente e signori Parlamentari, datevi una mossa!
 
3) Abbiamo acquistato recentemente un'ottima parmigiana di melanzane surgelata; l'imballaggio è così composto: primo contenitore: 1 vassoietto di materiale non identificabile (carta? plastica ? misto?) sull'esterno di questo vassoio sono stampati la data ultima di sicurezza della validità e il lotto di produzione; perché non scriverci anche il tipo di materiale come fanno già moltissimi concorrenti?
Secondo contenitore: un involucro di cartoncino elegantissimo a 4 colori e la foto della parmigiana, dove sono stampate almeno un centinaio di indicazioni; non mi posso  sbagliare, andrà nella carta e cartoni, ma non c'è alcuna indicazione della qualità dell'imballaggio.
 
Forse le descrizioni che vi ho sciorinate sono state troppe e troppo dettagliate, ma ho voluto evitare interpretazioni errate; e spero di non essermi sbagliato.
 
Ed ora veniamo ai commenti.
 
I nostri parlamentari di qualsiasi partito o movimento, salvo le solite eccezioni (poche) non pensano a queste semplici cose nonostante le soluzioni di queste situazioni sarebbero facili da scrivere e approvare. Hanno emanato leggi e regolamenti per far conoscere bene ai consumatori tutto ciò che acquistano. Ottimo.
Ma che fatica si fa a obbligare i fabbricanti a aggiungere dettagliatamente le informazioni sulla qualità dell'imballaggio? bastano veramente poche parole per farlo. Vi sono alcuni produttori che già lo fanno spontaneamente e sono da premiare; alcuni scrivono solo di cosa è fatto l'imballaggio (per esempio PE -per polietilene) altri aggiungono anche ladestinazione, plastica, carte ecc. per la raccolta differenziata.
 
Per finire lancio una sfida ai nostri "decisori". Non pretendo che tutti siano culturalmente avanzati su questo argomento.
Mi piacerebbe però sapere da tutti quale percentuale di raccolta differenziata fanno le loro famiglie, ovviamente anche i single.
La prima persona dalla quale vorrei saperlo è il Ministro dell'Ambiente, del Territorio e del Mare, Dr. Gian Luca Galletti (già lo sapevate? lo avete mai visto in TV parlare di ambiente, clima, di problemi climatici, di ciò che si fa in Europa e nel mondo?). Guida questo ministero dal febbraio 2014 nel 1° governo Renzi. Prima ha fatto solo il Commercialista e, una volta entrato in politica, si è occupato solo di finanza e dintorni. E' uno dei ministri nominato per meriti soprattutto di bilancino partitico.
 
Bene, se avete voglia di parlarne sono a vostra disposizione.
 
Di Gennaro Aprea (del 04/09/2017 @ 19:11:10, in L) Zero-carbonio, cliccato 527 volte)

AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO E BIO-AGRICOLTURA


Ormai tutti lo sappiamo: da molti giorni  i media e i social web continuano ad informarci che questa estate le temperature massime hanno raggiunto punte eccezionali battendo tutti i record dagli ultimi 180 anni, compreso quelle del 2003, anche se alcuni dubitano, come spesso succede nella testa incredula di molti.

Certo è che non ci scorderemo facilmente i giorni nei quali i termometri hanno raggiunto e superato i 40° C con percezioni anche superiori dovute soprattutto all'umidità dell'aria.

 

Della siccità se ne è parlato un po' ma, dopo qualche temporale sui rilievi alpini ed appenninici sembra che le notizie sulla disponibilità di acqua sia migliorata; ormai vi sono poche notizie sui bassi livelli dei laghi e dei fiumi. Eppure molti di essi sono diventati quasi ruscelli. E l'acqua arrivata dal cielo sotto forma di temporali e tempeste di grandine non ha risolto la situazione provocando invece pesanti danni all'agricoltura nel senso che ha distrutto le coltivazioni di cereali, altri vegetali e alberi da frutta.

 

C'è una novità negativa riguardo alla siccità: non ve n'è solo nel meridione. In generale si pensa che sia superiore in quelle regioni e nelle grandi isole; invece quest'anno le piantagioni sono state pesantemente distrutte anche in Emilia-Romagna, nel Veneto e in Lombardia, proprio per mancanza di acqua per irrigare.

 

Tutti questi dati sono provvisori perché l'estate non è ancora finita: solo ad ottobre inoltrato si potranno ottenere quelli definitivi. E sarà importante conoscere il numero di giornate con punte di temperature superiori alle minime e massime rispetto agli anni precedenti.

 

L'agricoltura ed il suo sviluppo

Sappiamo che la popolazione mondiale è prevista aumentare a circa 9 miliardi verso il 2050 quindi è obbligatorio continuare ad alimentare il genere umano, soprattutto quello più povero sottoalimentato, compreso quello delle migrazioni milionarie in atto, e quello del continente africano che avrà il più alto tasso di sviluppo dei suoi abitanti..

Possiamo quindi renderci conto che la situazione fin qui descritta ha raggiunto punti assoluti di criticità che hanno un fortissimo impatto sulla produzione dei prodotti agricoli. Tuttavia è bene sottolineare che la maggior parte della nostra agricoltura, non solo in Italia ma anche a livello mondiale, è ormai da tempo molto estensiva, in particolare per la produzione di cereali destinati all'alimentazione umana e animale, produzioni che hanno bisogno di una grande quantità di acqua.

Un dato significativo è il seguente: per ottenere 1 tonnellata di carne bovina, sono necessarie 31,5 tonnellate di acqua, che comprendono quella necessaria alla produzione di cereali (in gran parte mais e colza) ed altri vegetali per l'alimentazione dei bovini da carne e da latte.

 

La soluzione principe sarebbe quella di diminuire drasticamente il consumo di carni, quindi di acqua, ma la realizzazione di questo metodo è al momento utopica. Infatti non si può pensare di limitare drasticamente la necessità di aumento del consumo di proteine nei paesi in via di sviluppo. Ancora più difficile è modificare le abitudini inveterate di alcuni popoli ricchi, come per esempio quelli della popolazione del Nord America, la maggioranza degli europei, Brasile e Argentina che esportano carni anche in grandi quantità, ecc.

Vi sono alcuni metodi adottati da pochi paesi intelligenti ed efficienti, fra i quali in primis Israele, Giappone ed Olanda.

Oltre alla desalinizzazione dell'acqua di mare, che dovremo realizzare anche in Italia in un futuro vicino, questi paesi meritevoli hanno applicato metodi di produzione utilizzando quantità di acqua decisamente inferiori rispetto a quelle usate ancora, specialmente per il mais e la colza, cioè gli irrigatori a getto a pressione, detti a pioggia. A seconda dei casi, le quantità di acqua necessarie alle coltivazioni sono decisamente inferiori con gli irrigatori-nebulizzatori e quelli a goccia, utilizzati di notte, già in uso anche in qualche paese del vicino oriente e in un paio di stati africani

Un ultimo metodo di risparmio di acqua è la ri-coltivazione di grani antichi ma sostanziosi e nutritivi con una resa leggermente inferiore.

Possiamo essere certi che la ricerca e sviluppo in agricoltura potrà dare risultati positivi. Il lato negativo è costituito dai grandi agricoltori sempre restii a sostituire i metodi di coltivazione più comuni con tecniche più avanzate.

 

La bio-agricoltura

In generale quando si parla di bio-agricoltura, il sentire comune si riferisce ai prodotti per l'alimentazione umana perché il loro processo produttivo non utilizza prodotti chimici, in particolare fertilizzanti e antiparassitari, ma usa concimi naturali  (stallatico e compost).

 

La cosa è meno semplice di quanto sembri. In effetti i principali obiettivi di base dell'agricoltura biologica così come sono stati definiti dalla Federazione internazionale dei movimenti per l'agricoltura biologica (International Federation of Organic Agricolture IFOAM) sono:

·         Trasformare il più possibile le aziende in un sistema agricolo autosufficiente attingendo alle risorse locali;

·         Salvaguardare il più possibile la fertilità naturale del terreno

·         Evitare ogni forma di inquinamento determinato da tecniche agricole

·         Produrre alimenti di elevata qualità nutritiva in quantità sufficiente

 

Ciò ha ovviamente un impatto anche sulla produzione di mangimi e foraggi per animali da carne (bovini, ovini, pollame, ecc.) e di conseguenza su quella del latte e dei suoi derivati.

Anche in questo caso l'agricoltura biologica prevede che il consumo di acqua sia il più basso possibile grazie alle tecniche di cui abbiamo appena accennato.

 

In breve l'agricoltura biologica e sostenibile comprende soprattutto i metodi produttivi, che includono - fra i tanti - il rinnovo continuo dell'humus del terreno.

 

In un esempio recente le tecniche di produzione di vegetali biologici ha unito la coltivazione di ortaggi vari alla creazione di energia elettrica da grandi centrali di pannelli fotovoltaici, necessaria quindi anche alla coltivazione stessa (es. pompe per l'irrigazione a goccia o a nebulizzazione). Le file dei pannelli sono state istallate in maniera tale da lasciare una certa distanza fra le stesse, tale da permettere il passaggio di minitrattori elettrici per coltivazioni le più varie.

Queste istallazioni sono nate su terreni di fabbriche industriali chiuse o su terreni incolti o abbandonati di coltivazioni intensive di cereali non più produttive soprattutto per mancanza di rotazioni colturali o altre situazioni particolari.

 

Un altro esempio viene dalla Danimarca: sulla scia delle iniziative nate in alcuni paesi americani (Mrs. Obama insegna)  ed europei. E' stato creato ad Aahrus da due architetti italiani con base a Londra un sistema decisamente innovativo. Essi hanno realizzato in piena città un grande ambiente pubblico costituito da un'estesa tettoia di design affascinante sotto la quale sono stati creati numerosi orti cittadini. L'acqua necessaria è quella piovana (il nord del paese è sufficientemente piovoso) e il terreno riportato viene concimato mediante "compost" che produce anche bio-carburante e micro-alghe. E' stata considerata "una stravaganza tecnologica per legare città e natura, sfida vitale per le prossime generazioni".

 

A proposito di agricoltura in città, da buon napoletano, non posso fare a meno di ricordare la vigna coltivata da sei secoli dai monaci della Certosa di San Martino (7 ettari) sulla collina del Vomero a Napoli. Dal 1999 si produce vino Aglianico e Falanghina. Divenuta "bene di interesse storico-artistico", da un paio d'anni hanno iniziato la coltivazione di bio-orti dove il terreno è coperto con paglia per proteggerlo, concimarlo e conservarne l'umidità dell'irrigazione a basso consumo d'acqua.

In questi anni i consumatori si sono molto interessati  ai prodotti biologici soprattutto a causa di alcuni scandali alimentari della fine del secolo scorso ma sono tuttora un mercato limitato; ciò è dovuto ai prezzi al pubblico più alti rispetto ai corrispettivi prodotti convenzionali in Italia.  Il nostro paese è comunque uno dei paesi leader della produzione biologica (6,9% della superficie agricola perché non si tratta mai di agricoltura intensiva su grandi superfici) ed dell'esportazione verso l'Europa.                                                                                           Lo sviluppo  del mercato dei prodotti biologici in Italia è stato posteriore a quelli della Svizzera, Francia e Germania ma negli ultimi anni si registrano aumenti del 15-20% anno,

Oltre alle considerazioni di tenore ambientale, altri motivi che hanno spinto l'adozione di questo tipo di pratica agricola: in generale sono state quelle di interessi imprenditoriali (i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti biologici) o legate alla disponibilità di finanziamenti dell'Unione europea per l'adozione di pratiche agricole eco-compatibili.

L'agricoltura biologica, soprattutto se vista come modello di sviluppo globale, è stata al centro di dibattiti e critiche anche da parte di scienziati (foraggiati da grandi aziende agricole?). In particolare sono due le principali obiezioni sollevate: la sua non sostenibilità su larga scala e la scarsa scientificità di talune sue pratiche legate all'assioma naturale=buono.

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31

Cerca per parola chiave
 

Ci sono 352 persone collegate

Titolo
A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc. (31)
B) Belle Immagini (3)
C) Commenti e varie (132)
D) Guerre (11)
E) Omografi (1)
F) Questa è l'Italia (105)
G) Ricette (8)
H) Rodano (42)
I) Sport e Calcio (14)
L) Zero-carbonio (91)
M) Satira e Umorismo (62)
Zero-carbonio (1)

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

< agosto 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Titolo
Ti piace questo sito?

 Eccellente
 Buono
 Così e così
 No.

powered by dBlog CMS ® Open Source 

footer

 

Aggiungi Gennaro Aprea a "Preferiti"

 

HomeChi Sono | Rodano | Discussioni | Omografo? | Contatti

 

Sito ottimizzato in 800x600