Omografi? Contatti
Il Blog: discussioni, articoli, pensieri e scambio di idee
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 08/12/2008 @ 11:44:43, in C) Commenti e varie, cliccato 749 volte)
LE ONDE DELL’OCEANO
 
E’ da molti giorni che non scrivo un rigo sul sito; la ragione principale è che sono stufo di vivere questo periodo nel quale si sente parlare solo di crisi economica, di discussioni e crisi della magistratura, di improperi e accuse fra politici, ecc., di ingiurie più o meno sottintese.
Perciò ho voglia di cambiare argomento e di pensare un po’ al caldo in questi giorni in cui la temperatura ci fa rabbrividire.
Molti – meno dell’anno passato - potranno andarsene per le feste di fine anno alle Seichelles o ai Carabi o in altri posti nel sud del mondo dove c’è l’estate…così ho pensato di raccontarvi un episodio che fa’ parte della mia vita, il quale appunto si è svolto a 30 gradi all’ombra in un passato ormai lontano.
 
 
 
LE BELLE ONDE DI COPACABANA
 
Molti anni fa quando abitavo in Brasile, a Rio de Janeiro, quasi tutte le domeniche mia moglie ed io andavamo ad una delle molte spiagge, spesso a quella famosa di Copacabana oppure a qualche chilometro fuori città dove non vi era l’affollamento tipico delle giornate di festa e dove l’acqua, e soprattutto la spiaggia, erano più pulite.
Sulle rive dell’Atlantico in Brasile, anche quando il mare è calmo, vi sono le famose onde che fanno la gioia dei surfisti. Alla spiaggia di Copacabana sono meno alte e non vi sono quasi mai correnti, però bisogna stare attenti perché se non sei un buon nuotatore un’onda, alta due o tre metri quando è vicino alla riva, ti può prendere e sbattere sul fondo, perciò devi saperla “infilare”.
E’ pericoloso soprattutto per i bambini che non hanno il permesso di bagnarsi se non insieme ai genitori. Agli inizi del mio soggiorno mi era capitato due volte di salvare un bambino che era stato preso da un’onda ed aveva bevuto tanto da non reagire più. La prima volta eravamo due italiani con amici brasiliani e, dopo averlo raggiunto rapidamente a nuoto (non c’erano bagnini o barche di salvataggio come da noi) ce lo lanciavamo fra un’onda e l’altra che passava sopra la nostra testa tenendolo sempre fuori dell’acqua, mentre ci riavvicinavamo al bagnasciuga.
Però avevo notato una cosa strana e sorprendente: nessuno degli astanti o di quelli che erano già in acqua, compreso la madre, si era lanciato per cercare di salvare il bambino in evidente difficoltà: rimanevano sul bagnasciuga a guardare preoccupati e magari si disperavano, ma non si muovevano..
Quando tutto era finito e l’ambulanza aveva caricato il bambino e la madre, un amico brasiliano della brigata che aveva notato il nostro disappunto, mi aveva spiegato la ragione dell’atteggiamento dei bagnanti.
Mi disse: “In Brasile molti credono che se qualcuno si trova in difficoltà in mare, pensano che ciò dipenda da una “volontà superiore”, e lasciano che il destino faccia il suo corso. Ciò è dovuto alle antiche credenze delle religioni animiste dei vecchi schiavi africani che si sono mescolate a quelle della religione cristiana nel corso di secoli, credenze che si sono radicate nel popolo delle favelas, soprattutto in quello di carnagione scura che, se vi guardate intorno, abbonda dappertutto”.
Una bella domenica di maggio - è la fine dell’estate nell’altro emisfero – ce ne andiamo a cercare come al solito una bella spiaggia fuori Rio a circa 30 chilometri dalla città.
Ci fermiamo sulla strada dove, al di là di una serie di dune, ci appare un’ampia baia con una meravigliosa spiaggia bianca che forma una vera mezzaluna le cui punte estreme distano a occhio e croce almeno tre chilometri. Ogni 100-200 metri c’è un gruppetto di persone, qualche coppia, qualche surfista con le tavole piantate nella sabbia, altri stanno all’ombra delle palme, quindi niente affollamento. C’è anche un gruppo di donne che indossano tutte lunghi vestiti candidi che riconosciamo essere intente a fare un rito di macumba con canti, candele accese, bottiglie di “cashaça” (terribile acquavite di melassa) piantate nella sabbia, e tipici passi ritmati di danza intorno al centro dove è poggiata una statuetta di San Giorgio che uccide il drago.
Ci stendiamo sui nostri grandi teli da mare e dopo un breve periodo di lettura, non resistiamo per il caldo del sole a picco; così sentiamo il bisogno di bagnarci. Questa operazione, normale quando si sta sulla spiaggia in Brasile (alcune signore si bagnano con la bottiglia riempita di acqua di mare) si ripete più volte. Io sono meno resistente e le mie “abluzioni rinfrescanti” sono più frequenti di quelle di mia moglie. Non ricordo il numero di bagnature ma nell’ultima di quella giornata vado in mare e mi spingo un po’ più avanti dove l’acqua mi arriva alla cintola. Improvvisamente un’onda più forte delle altre mi prende e nel riflusso mi trascina dove non tocco più il fondo….ma mi rendo conto che sono già a quasi 50 metri dalla riva. Comincio a nuotare verso terra di buona lena da nuotatore esperto, ma invece di avvicinarmi alla riva, guardando verso le punte estreme della baia vedo che mi allontano verso la linea che le congiunge. Dopo pochi minuti mi rendo conto che sono ormai a circa 300 metri dalla riva nonostante continui a nuotare più velocemente possibile. Qualche onda mi passa sopra la testa e comincio ad essere seriamente stanco. ….e preoccupato.
Mia moglie, alla quale ho fatto dei segnali, pensa subito che io la stia salutando, poi si rende conto che sto scomparendo fra le onde. Capisco che si preoccupa anche lei perché la vedo correre verso un gruppo di persone.
Finalmente scorgo tre surfisti a 50 metri da me che si preparano a prendere l’onda. Gli grido che ho bisogno di aiuto, che si avvicinino per farmi appoggiare alla tavola….ma si degnano solo di uno breve sguardo distratto. Poi la corrente mi fa’ rapidamente allontanare ancora da loro verso il largo.
In quel momento capisco che non ce la farò mai più a tornare a riva e i pensieri si accavallano rapidamente….alla fine concludo che questo è l’ultimo giorno della mia vita e che non vale la pena di fare altro che chiudere gli occhi e aspettare. Mi metto a fare il “morto”, ma l’istinto di sopravvivenza fa sì che per ogni onda che arriva e passa sopra la testa resto in apnea finché non riesco fuori all’aria. Passa ancora qualche minuto e questo tempo mi sembra un’eternità. Poi mi rialzo e cerco di guardare verso riva……le persone sono dei puntini e non riesco più a riconoscere mia moglie; forse ormai sono a più di un chilometro……ma mentre mi giro ancora, vedo che una delle punte estreme della baia si avvicina. Allora riprendo con lena a nuotare e mi rendo conto che la corrente che mi aveva allontanato dal centro della spiaggia a mezzaluna ha girato verso la punta sinistra della baia..…è proprio così, mi sto avvicinando rapidamente alla riva a quasi due chilometri da dove sono entrato in acqua….
E’ fatta, è tutto finito. Mia moglie ha seguito tutto e corre verso di me; io finalmente “tocco terra” e mi metto a correre barcollando anch’io verso di lei; non sento più la stanchezza; mi sembra di essere un ubriaco…..e ci buttiamo uno nelle braccia dell’altro in un silenzioso abbraccio liberatorio.
Sono passati molti anni da quel giorno, era il 1976, ma non potrò mai dimenticare questa straordinaria avventura marina.
Cosa c’è da dire alla fine? Se andate in Brasile ed in altri posti dove il mare è pieno di correnti, state molto attenti, quei mari sono traditori!… La vita è bella, nonostante tutto!
 
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Di Gennaro Aprea (del 21/11/2008 @ 16:09:32, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 1592 volte)
EVVIVA LA GRANDE AZIENDA ENEL !
 
 
 
La lettera che vi offro da leggere mi riguarda particolarmente, ma ritengo sia sintomatica di una situazione ormai “normale” che si è venuta gradualmente a creare nel nostro Paese, povero Paese in mano a imprese che sono rette e gestite da persone che dovrebbe andare a scuola iniziando dalla media inferiore, possibilmente in un Paese diverso dal nostro.
Tengo a precisare che simili situazioni si erano avverate anche con l’ENI Divisione Gas & Power (Italgas) e si sono avverate con l’ENEL che distribuisce energia elettrica ed ancora con ENEL GAS per un piccolo appartamento di vacanze non mio ma che conosco bene per esserci stato ogni tanto. Sarò sfortunato io, oppure capita a molti altri “utenti”? Ho la netta impressione che sia la seconda alternativa.
Se continuano così andranno in malora come Alitalia, Telecom, Cirio; Parmalat, e via continuando.
 
10 Novembre 2008
 
RACCOMANDATA A.R.
ENEL ENERGIA S.p.A.
Servizio Clienti Gas
Casella Postale 1000
85100 Potenza PZ
 
No. CLIENTE 9200 0500 0689 – VOSTRA FATTURA 920008000619 DEL 20/10/08
Vi restituisco la fattura in oggetto perché errata, chiedendovi al tempo stesso di emetterne una nuova con i calcoli corretti. Oggi stesso provvedo ad interrompere l’autorizzazione permanente di addebito sul mio c/c bancario perché sono stanco di ricevere da voi un pesante disservizio che mi impedisce di mantenere un rapporto chiaro con il fornitore e che mi costringe a perdere tempo per correggere i vostri continui errori dall’inizio del 2006 a tutt’oggi.
Appena riceverò la nuova fattura con gli importi esatti provvederò a pagare la fattura corretta e riprenderò il pagamento tramite banca.
Sia ben chiaro che questa è l’ultima volta che tento di ricucire il rapporto con voi. Se i vostri disguidi e disservizi si presenteranno ancora una volta , non solo cambierò fornitore di gas, ma provvederò a denunciarvi all’Autorità Giudiziaria per danni morali e a comunicare alla Stampa nazionale e alla Televisione di Stato i vostri comportamenti che denotano:
-         disorganizzazione in alto grado
-         mancanza assoluta di trasparenza
-         maleducazione nel non rispondere alle mie comunicazioni e richieste scritte ed orali
-         maleducazione degli addetti dei vostri “call centres” (center è americano, in inglese si scrive centre e siamo in Europa) che non lasciano parlare il cliente ed interrompono ogni volta le comunicazioni
-         incredulità sulle dichiarazioni del cliente che giudicate bugiardo o imbecille
-         mancanza di notazione delle mie telefonate che comunicano i consumi nelle date previste
-         in sintesi un penoso “servizio clienti” (?) che non esiste e che comporta un aumento spropositato dei vostri costi che si riflette sulle tariffe del prodotto, le più alte in Europa.
-         altro che “L’energia che ti ascolta” !
 
Le ragioni di questo mio atteggiamento sono le seguenti, tutte convalidate da documentazione in mio possesso che è già stata esaminata dal mio Avvocato.
1)      Alla fine del 2005 per ragioni che ora giudico meno gravi rispetto al vostro comportamento che sarà illustrato qui di seguito, ho abbandonato l’Italgas del Gruppo ENI, precedente fornitore del gas. La mia richiesta di fornitura di gas naturale (Ricarica casa 3000) a voi è stata fatta con il vostro incaricato Signor Diego Dell’Aquila il 26.10.05 con promessa di fornitura il 1° gennaio o “alla prima data utile successiva”
2)      Dopo un lungo silenzio, il 24 gennaio 2006 mi inviate una lettera gentilissima (ma che alla luce degli avvenimenti successivi suona come una presa in giro bella e buona) nella quale mi avvisate che la fornitura sarà attivata il 1° marzo 2006. Commento: dal 26 ottobre al 1 marzo mi sembra un’attesa decisamente eccessiva. Efficienza? In cantina!
3)      Dato che non ricevevo alcuna comunicazione né fattura, con mia raccomandata del 25 luglio 2006 (copia allegata insieme al suo allegato messaggio e-mail del 24 luglio) vi comunicavo la lettura all’1/3/2006 (12.285 mc.) in attesa di una vostra lettura o richiesta di lettura
4)      In ottobre 2006 mi avete fatturato per la prima volta un ridicolo consumo presunto (marzo-ottobre) di 100 mc. Per € 65.01. Efficienza? In cantina!
5)      La successiva fattura è solo del 25/1/07 con un consumo presunto (ancora più ridicolo) di 106 mc. Comunicatemi chi è quell’incompetente che presume un consumo invernale di soli 106 mc.
6)      In data 24/4/07 vi è una successiva fattura che copre la parte residua e sostanziosa del consumo invernale con il consumo presunto di 93 mc. Idem come al punto 5)
7)      Le fatture si susseguono in data 30/7/07, 7/11/07 sempre con consumi ridicoli
8)      L’11/11/07 vi comunico per telefono la lettura del contatore cioè mc. 17.885 di cui non tenete conto
9)      Infatti il 13/3/08 mi inviate un’altra fattura ridicola dove il consumo presunto invernale è di 102 mc. e la lettura presunta è di mc. 12.279 !!!
10) Il 28/4/08 vi comunico per telefono che il contatore segna mc. 20.100 di cui non tenete conto
11) Nello stesso giorno vi invio il messaggio e-mail allegato al quale non si siete degnati di rispondere, nonostante la mia richiesta di informazioni dettagliate
12) Finalmente mi arriva la fattura del 26/7/08 per un “periodo di riferimento feb08-Apr08” (?)
      (€ 3.361,04 per 7.815 mc.) che provvede al conguaglio di tutti i consumi passati di circa 2
       anni e 3 mesi (che efficienza!), ma solo a seguito di una telefonata da parte di una vostra
       addetta che mi chiede di darle in tempo reale i numeri del consumo, senza tener conto di
       tutte le mie comunicazioni verbali e scritte precedenti; il conguaglio è incomprensibile per
       gli addebiti calcolati e, nonostante una telefonata al 800900860, non sono riuscito a capire i
       vostri calcoli. La ragione unica è che il vostro addetto del call centre mi chiude il telefono
       in faccia dicendo che non ha tempo da perdere a dare spiegazioni, che ora pretendo da voi,
       spiegazioni fatte da persona competente per iscritto.
13) Il 28/8/08, cioè nel periodo richiesto, comunico al telefono la lettura del contatore (mc.
      20140)
14) Qualche giorno fa mi arriva la vostra ultima fattura in data 20/10/08 che non tiene conto
      della mia suddetta comunicazione telefonica e mi addebita un “consumo presunto” di 514
      mc. al 31/8/08, così come indicato nella fattura che vi restituisco che indica una lettura
      presunta di 20649 mc. Per vostra informazione alla data di oggi 10 novembre il contatore
      segna 20351, cioè un consumo di soli 211 mc. dal 28.8.08
 
A questo punto pretendo a buon diritto che mi spieghiate perché non tenete conto delle mie comunicazioni, come mai mi addebitiate un consumo presunto così alto, quando in estate il consumo di gas è quasi nullo perché ho i pannelli solari per l’acqua calda fino dal 1982 (quest’anno per la primavera-estate in circa 6 mesi ho consumato solo 5 mc.) il riscaldamento dell’ambiente è nullo, ed infine vi è zero consumo di gas per la cottura perché dal settembre 2007 essa è al 100% elettrica (fornitore Enel Esercizio Elettrico SpA).
 
Attendo vostre comunicazioni dettagliate al più presto possibile per poter pagarvi la nuova fattura con gli importi corretti.
 
Vi saluto con il massimo della disistima.
 
Dr. Gennaro Aprea
 
 
 
Allegati: a) fattura 920008000619; b) raccomandata AR del 25/7/06 con il suo allegato e-mail del 24/7/06; c) raccomandata AR del 25/7/08
 
PS - vi prego di notare che il mio nuovo indirizzo e-mail è : gennaro.aprea.5@alice.it
- avreste potuto inviare nel marzo 2006 un incaricato per la lettura del contatore, cosa che ormai    non fate più per “risparmiare” e al quale avrei potuto dare i dati dei miei consumi medi
     - invece di attendere comunicazioni dal precedente fornitore per inserirmi nella corretta fascia di
       consumo, perché non fate una richiesta al cliente che possiede tutte le precedenti fatture?
 
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Di Gennaro Aprea (del 04/11/2008 @ 19:33:00, in F) Questa è l'Italia, cliccato 1180 volte)
E QUESTA E’ MILANO, LA PIU’ EFFICIENTE CITTA’ PER I TRASPORTI PUBBLICI (si dice)
 
Di ritorno dal viaggio di cui all’articolo precedente, trovo il messaggio della mia cara amica e collaboratrice al sito, che non ha bisogno di ulteriori commenti, salvo per dire che i vituperati ritardi dei mezzi pubblici nelle città di Roma e Napoli hanno buona compagnia nella città che tutti esaltano per l’efficienza…si fa’ per dire.
 
il 30 ottobre mia figlia di 31 anni ed io abbiamo aspettato il 3 in via Torino/piazza Duomo direzione Bausan, dalle 23.00 alle 23.50[1].
A quell'ora non ci sono scuse di traffico ed abbiamo subito il freddo (non eravamo preparate a star ferme 50 minuti di notte al freddo) e l'ansia notturna di due donne sole. Il giorno dopo avevo mal di gola e non potevo lavorare. ATM[2] fa’ il contrario di quanto afferma nella sua “mission”, cioè peggiora la qualità della vita dei cittadini . Approfitta di essere un monopolio supportato dalle nostre tasse, che non perde niente maltrattando i clienti.
Quando siamo salite sul tram c’erano i controllori e mia figlia li ha avvicinati subito e ha detto loro che non avrebbe pagato un disservizio.: era una questione di principio. Il controllore ha ribadito dicendo che allora l’avrebbe fatta scendere e lei si è rifiutata di scendere. La contrapposizione granitica è continuata sino a quando io sono intervenuta e l’ho convinta a pagare il biglietto e le ho promesso che il giorno dopo avrei scritto, come ho poi fatto, ad ATM ed all’associazione delle associazioni consumatori e le ho suggerito di scrivere a qualche blog, tutte iniziative che hanno poche speranze di infastidire il monopolio ATM, ma comunque di più che la perdita di un euro. Poi ho passato la notte in bianco a domandarmi se ero stata corretta ad interferire nella sua scelta di protesta, anche se la ritenevo inutile e sgradevole.
 
Daniela Gilardelli
 
Parlando al telefono con Daniela, le ho suggerito anche di scrivere ai principali giornali che si leggono a Milano, Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, L’Unità, Il Giornale, Libero. Non so se lo farà perché non crede molto ai giornalisti.
 
Devo anche dire che personalmente più volte, ma di giorno, attendendo i mezzi pubblici, ho riscontrato lo stesso disservizio, nel senso che il tram o l’autobus previsto a una certa ora si faceva attendere molto di più, anche 15-20 minuti in orari di punta rispetto alla tabella stampata alla fermata. Alla mia domanda al conducente su quale sarebbe stato l’orario del mezzo che conduceva, regolarmente la risposta è stata quello del mezzo su cui ero salito. In altre parole, l’ATM salta alcune corse mentre dice nei suoi slogan pubblicitari che “l’uso dei mezzi ATM migliora la qualità della vita dei cittadini”.
Che ne dite di organizzare i camioncini che trasportano persone, come si usava nel 1945? Naturalmente usando quelli modernissimi per fare concorrenza all’ATM, ATAC, ANM !


[1] Da notare che a Milano a tutte le fermate vi è un cartello per ogni linea che indica gli orari di passaggio del mezzo; per la linea 3 era previsto un passaggio alle 23.05 – 23.25 e 23.49
[2] ATM : Azienda Trasporti Milano
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