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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 15/05/2007 @ 11:45:31, in F) Questa è l'Italia, cliccato 7945 volte)
CARTELLI STRADALI
 
  
Questi miei articoli non hanno alcuna pretesa di fare la concorrenza a quanto scrivono molti ottimi editorialisti (alcuni un po’ meno bravi, altri che dovrebbero ritirarsi dalla professione) che leggiamo sui giornali o che raccontano molte storie in televisione o alla radio. Certe volte però mi viene la voglia di chiosare o commentare grazie ad alcune mie esperienze le quali possono aggiungere qualcosa di utile ai fini della completezza dell’argomento. Spesso mi occupo di cose piccole, anche futili, che i grandi giornalisti non trattano e, quando posso, cerco di farlo cercando di strappare un sorriso al lettore.
Oggi, di ritorno da un viaggio in auto che mi ha portato da Rodano nella zona del Chianti – state tranquilli non ho bevuto durante il viaggio – poi a Roma, a Napoli, ad Avellino, continuando per Benevento ed infine a Lucera vicino a Foggia, ho potuto notare ancora una volta lo spreco di denaro speso per la miriade di cartelli stradali lungo tutte le strade, soprattutto fuori delle autostrade. Spreco che porta a confondere il guidatore che, attento a non fare sbagli o contravvenire al codice della strada, non può fare a meno di leggerli tutti mentre guida. La conseguenza è che a volte è perfino distratto da questa pletora di cartelli stradali, per non parlare di quando ti danno indicazioni sbagliate o mancano proprio nel momento in cui ne hai bisogno. La conseguenza di quest’ultima situazione è che si può facilmente sbagliare strada.
Non sto a raccontarvi tutto ciò che ho visto durante questo lungo viaggio, ma non posso fare a meno di raccontarvi un esempio che è significativo della situazione che si ritrova un po’ dappertutto.
L’ultimo giorno del mio viaggio mi trovavo dunque a Lucera ed avevo un appuntamento alle 8 di mattina a San Severo una cittadina a 21 Km; alle 10 ero già di ritorno per un secondo appuntamento a Lucera poi verso le 11,30 ho dovuto riprendere la strada (provinciale) per San Severo e da lì, senza fermarmi e con vari giri inutili dovuti ad indicazioni errate in città, prendere finalmente l’autostrada adriatica per il ritorno verso Milano.
Nel giro di poco tempo ho quindi percorso quella strada 3 volte e mi sono rimasti in mente i cartelli stradali che abbondano e che a mio parere non servono a niente. Non li ho contati, ma credo che in 21 km non ve ne siano meno di 100, cioè in media uno ogni 210 metri.
La strada, salvo tre tornanti iniziali da Lucera che è su una collina, è praticamente tutta diritta. Quindi si potrebbe andare a 90 km/ora. Invece lungo tutto i percorso vi sono dei cartelli che limitano la velocità a 60 km. Le ragioni sono due: alcuni cartelli indicano dossi per 300 m, poi ancora dossi per 400 m poi ancora per 500 m e così di seguito fino al termine; altri indicano la presenza di acqua sulla strada in corrispondenza di alcuni avvallamenti che rendono il piano asfaltato un po’ meno sopraelevato rispetto al piano di campagna.
Ebbene la strada è quasi un biliardo, non vi sono dossi, non vi sono buche, solo qualche pezza di asfalto riparato. Acqua nella depressione? nemmeno la più piccola avvisaglia di umidità nei campi.
Un altro tipo di cartello frequente (ne ho contati sette in 21 km) è quello che vediamo spesso in giro per l’Italia, cioè “controllo elettronico della velocità”, che è una grossa bugia perché di controlli di questo tipo su quella strada non ce ne sono e non ve ne sono nemmeno sulle autostrade.
Confesso che non ho viaggiato a 60 all’ora; mi tenevo fra i 70 e i 90 mentre le auto anche di piccola cilindrata (la mia è di 3000 cc ed ha 230 cavalli di potenza) mi sorpassavano allegramente a velocità molto sostenuta.
Come mai questa situazione? Le mie ipotesi sono le seguenti:
1)     molti, molti anni fa vi erano dossi e buche, poi hanno asfaltato varie volte e la strada è adesso molto ben tenuta…ma i cartelli sono rimasti. Forse costa molto toglierli e rimetterli dove servono altrove?
2)     Idem per le eventuali presenze di acqua sull’asfalto
3)     Il cartello di controllo della velocità è stato messo quando all’inizio serviva come deterrente, ora tutti se ne fregano e guidano su quella strada a non meno 120 km/ora
Commento finale: lo spreco di denaro è evidente …..e io pago! come diceva Totò.
Mentre la Provincia di Foggia è ricca e mantiene cartelli inutili grazie ai contributi dei suoi cittadini.
 
A proposito, perché in Italia vi sono dei limiti di velocità assurdi, cioè 20 o 30 km/ora in presenza di lavori o 60 – 70 sulle autostrade quando per esempio le 3 corsie diventano 2 per lavori, ecc. ecc.?
Negli altri paesi europei i limiti di velocità in questi casi sono più che ragionevoli. Esempio classico sono le autostrade tedesche dove non vi è alcun limite di velocità come invece da noi e in Francia a 130 km/ora. Se vi sono dei lavori in corso mettono dei cartelli (che vengono tolti immediatamente al termine o negli orari di sospensione) che riducono a 110, 100, 90, 80, quest’ultima cifra proprio se la strada si restringe molto. Tutti si adeguano, dico tutti, perché se si sgarra si è controllati veramente e “mazziati” di multe elevatissime. ….dove sono i controlli sulle nostra strade e autostrade?
In questo mio viaggio ho percorso complessivamente 2080 km: ho incontrato solo una, dico una pattuglia di Carabinieri all’interno di un centro abitato! E ho guidato a tutte le ore!
 
 
 
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Di Gennaro Aprea (del 27/04/2007 @ 17:04:24, in C) Commenti e varie, cliccato 806 volte)
LE SPALLATE
 
E’ un po’ di tempo che non sento più parlare di spallate. Chi se ne riempiva la bocca con ferma convinzione di riuscire a darle per ottenere il risultato voluto di far cadere il Governo Prodi era l’opposizione. Hanno iniziato l’anno scorso dicendo in generale che la maggioranza si stava sfaldando, che sarebbe caduta sul riordinamento delle pensioni, sulla legge finanziaria, poi il 1° dicembre 2006 c’è stato il milione (?) di persone che hanno applaudito il Cavalier Berlusconi a S.Giovanni in Laterano a Roma… e ormai era quasi fatta!. Poi i tentativi di spallate si sono ripetuti mentre gli “spallatori” si allenavano in gran segreto contro porte blindate per i prossimi incontri.
Siamo passati ai DICO e al conseguente sfaldamento della maggioranza fra teocon e laici, alla base di Vicenza, alla politica estera, al rifinanziamento delle missioni di pace dei nostri militari inviati in varie parti del globo, soprattutto in Afganistan con conseguente crisi governativa, al portavoce Sircana, al rapimento di Mastrogiacomo e successivi avvenimenti, ecc. Forse me ne scordo qualcun altro, ma avete capito bene di cosa parlo.
Ormai è quasi un anno che il governo Prodi resiste alle spallatone, spallatuccie e spallatine, ma ho l’impressione che tutti quelli che si sono allenati a darle, abbiano preso talmente tanti colpi sulla spalla che gli sia sopravvenuta una peri-artrite con pericolo di cronicità e che stia usando pomate, raggi infrarossi e tutto ciò che fa’ bene per la cura di questi dolori.
E’ un peccato perché vi saranno ancora tante nuove occasioni a breve, medio e più lungo termine grazie alle quali le spallate potrebbero far cadere il Governo, cosicché il nostro amatissimo Cavaliere possa re-insiedarsi a Palazzo Chigi senza ulteriori rinvii e senza aspettare fino ai suoi 75 anni.
Vi do qualche esempio: il mal di pancia di Rosy Bindi mentre si discutono in Parlamento le nuove leggi sulle coppie di fatto, la/e destinazione/i finale/i del “tesoretto” (che non si saprà mai a quanto ammonta) il mal di testa di Bersani per la successiva “lenzuolata”, la foto del Professor Prodi mentre bacia di nascosto la mano di Ségolène Royal che piange per la sconfitta dopo il ballottaggio e la successiva lettera al “Giornale” della Signora Prodi, il litigio fra Pecoraro Stanio e Padoa Schioppa per l’uso della poca acqua rimasta…..
Perché non mi date qualche suggerimento per altre occasioni di spallate?
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Di Gennaro Aprea (del 19/04/2007 @ 19:03:00, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 922 volte)
TELECOM – Privatizzazione zoppa, speculazione e ignoranza politica e mediatica
 Fonte AP
 
In questi giorni si parla molto – troppo e male – di ciò che è avvenuto e sta avvenendo in questa società che sembra sia rimasta l’unica e la più importante rappresentante dell’italianità dell’imprenditoria delle telecomunicazioni.
I miei trascorsi di consulente di direzione e organizzazione che si è occupato a fondo di cose simili in occasione di un’altra importante privatizzazione, quella dell’ENEL, mi spingono a fare anch’io alcuni commenti.
 
1)     LA RETE TELEFONICA - Sembra che tutti si siano accorti all’improvviso che la struttura e la rete di distribuzione telefonica nazionale sia rimasta in mano alla Telecom (ex Sip, ex varie società telefoniche pluriregionali); forse questo giustifica in parte il “canone”, sempre che la Telecom avesse investito nel miglioramento e nella manutenzione, cosa che non sembra sia stato fatto. Quindi è apparsa sui giornali la “grande notizia” che la rete doveva essere staccata dalla Telecom “secondo il modello inglese”, ad immagine di quanto è stato fatto da tempo in Gran Bretagna. Cosa significa questa decisione strategica? Da quando è finito il monopolio statale della telefonia, la rete è rimasta in mano e sotto il controllo della Telecom privatizzata, cioè non più appartenente alla Stato (questo intendo per privatizzazione zoppa perché la concorrenza è limitata pesantemente). Il risultato è che fino ad oggi, se un utente vuole divenire cliente di un concorrente della Telecom può farlo (mi sembra con l’eccezione di Tele 2 perché in questo caso il cliente deve prima fare un contratto con Telecom e poi passare a Tele 2); tuttavia la società concorrente fa’ un contratto con il cliente ma deve chiedere alla Telecom l’utilizzo della rete di distribuzione (cavi, centraline, ecc.) che gli viene ovviamente concessa. Però la Telecom ha sempre finora fatto il comodo suo e sollevato difficoltà (per es. io ho dovuto attendere 4 anni per avere l’ADSL e alla fine ho dovuto farlo con Alice/Telecom) ed il cliente deve attendere per avere la linea telefonica non meno di due mesi. Per farvi un paragone, quando nel 1969, dico 1969, andai a lavorare a New York e l’ufficio ebbe bisogno di due linee telefoniche in più, fu scelta una delle tante società concorrenti (non quella che le forniva le linee già istallate, perché l’offerta era migliore) e le nuove linee furono attivate in 36 ore! Bene, arrivati a questo punto vi dico che quando fu privatizzata l’ENEL, – quindi si potrebbe dire secondo il “modello italiano” derivante da un Regolamento europeo - la rete di distribuzione fu affidata ad un ente indipendente diverso dall’ENEL che si chiamava “Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN), oggi Terna, il quale risponde all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e “…gestisce i flussi di energia, i relativi dispositivi di interconnessione ed i servizi ausiliari necessari…” (DLGS 79 del 16/3/1999 su G.U. del 1/4/99). In altre parole l’Enel non aveva più alcun potere sulla rete di distribuzione (anche se all’inizio molti dirigenti erano ex Enel…) mentre invece TELECOM ha conservato il suo. Ed in effetti c’è la ferma intenzione di separare la rete in modo tale che questo nuovo gestore (probabilmente pubblico ma comunque indipendente) deciderà lui in perfetta obiettività a chi e come affidarne l’utilizzo alle varie società concorrenti. Allora come stiamo? Stiamo scoprendo l’acqua calda?
2)     I POSSIBILI ACQUIRENTI DI TELECOM – Si fa’ anche un gran parlare con critiche pesanti sul comportamento del Governo che – affermano molti personaggi e i media dell’opposizione – abbia fatto di tutto per non far vendere la Telecom agli americani di AT&T e America Movil perché la società deve rimanere italiana…. Io suppongo che gli americani, quando hanno saputo che la società che si accingevano a comprare avrebbe perso il controllo sulla rete, hanno decisoche non era più conveniente acquistarla e se ne sono andati (è notizia di oggi che forse l’AT&T ci ripensa a patto che “il governo non abbia delle interferenze). A mio parere il Governo si è espresso in maniera molto sbagliata, anche se adesso precisa che loro volevano solo auspicare che la Telecom rimanesse italiana. Forse la stesso Tronchetti Provera sapeva in anticipo dell’intenzione di liberalizzare (Bersani?) la rete e ha deciso di vendere?…Comunque una delle ragioni principali per cui molte società europee e non, ci ripensano prima di decidere un investimento in Italia, nasce dalle difficoltà e complicazioni del mercato italiano e dalla pesante burocrazia: i ben noti lacci e lacciuoli.
3)     PERDITA DELL’ITALIANITA’ - Io ho un punto di vista affatto personale che riguarda le internazionalizzazioni. Francamente preferisco che una società italiana, se deve essere venduta (o i proprietari vogliono disfarsene) rimanga nell’ambito europeo perché non mi piace il fatto che le società europee divengano di proprietà americana: ci scorgo una colonizzazione come gli amici di oltreoceano hanno già fatto nel Sud America (lo so bene per averci vissuto e lavorato). Per me una banca o una società telefonica o un’industria europea che fa’ acquisti in Italia è benvenuta soprattutto perché il loro know how manageriale è mediamente ben superiore a quello degli imprenditori italiani, molti - non tutti - dei quali sono dei pessimi imprenditori e si atteggiano ad ottimi finanzieri anche se sbagliano tutto (ricordate Romiti e Fresco alla Fiat e fate il paragone con Marchionne!). In altre parole io penso che se un tedesco o un olandese si compra un’impresa italiana non c'è niente di male, così come non vedo niente di male se un’impresa dello Stato di New York si compra un’impresa dello Stato della California o del Texas. So bene che l’Unione Europea è ancora di là da venire, ma vogliamo cominciare a pensare un po’ più europeo? E non siamo certamente noi italiani che ancora pensiamo “nazionalista”: diamo un’occhiata ai francesi…gli inglesi…,ecc. Eppure una delle società europee che ha molto successo è la BMW che fra l’altro ha concepito qualche anno fa una macchina di successo, la nuova MINI; però la fabbrica è ad Oxford in Inghilterra ed i motori sono Citroen/Peugeot. Che ne dite, non è un buon inizio di europeizzazione?
  
Scusate se sono stato molto lungo nel raccontarvi queste cose; certe volte non se ne può fare a meno.
 
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