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\\ Home Page : Storico : A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc. (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 09/10/2006 @ 17:24:05, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 842 volte)
Uffah! …ancora Telecom
 
 
 
Inauguro questa nuova Sezione che concerne le aziende con un articolo che mi riguarda personalmente e che cerca di dimostrare, come gli altri che seguiranno, quanto le nostre aziende avrebbero di bisogno di cambiare, ovviamente in meglio.
Un paio di settimane fa, nell’interessante trasmissione di Ballarò, il bravissimo comico Crozza ha parlato della Telecom, che è stata uno dei principali soggetti della serata.
Ebbene alla fine del suo monologo, il Crozza ha concluso dicendo che né Prodi né Tronchetti Provera ci avevano capito niente nella questione dibattuta.
Anch’io non ci capisco niente quando si parla di un’azienda come Telecom, e vi spiegherò perché.
Sono 4 anni che cerco di avere l’ADSL e nessuno è riuscito a spiegarmi perché. La prima volta, da bravo ingenuo, l’ho chiesta a Tiscali perché sulla posta elettronica era arrivata una proposta economica interessante. Mi hanno mandato subito il loro modem, gratis, poi mi sono messo in paziente attesa. Dopo qualche mio sollecito mi hanno detto che l’ADSL non poteva essere istallato a causa di difficoltà con l’”ultimo miglio” cioè con la Telecom.
Ho chiesto se volevano che gli restituissi il modem, ma hanno detto che non c’era alcun bisogno.
Le offerte e le promozioni speciali si sono ripetute con frequenza, da Tin 3-4 volte, da Alice tantissime volte. Mi hanno sempre mandato il modem quando ho telefonato accettando l’offerta, quindi ho collezionato finora 4 modem. Nessuno lo ha mai voluto indietro.
Qualche tempo fa mi sono intestardito per sapere perché non potevo avere l’ADSL, anche perché molti vicini di casa, nella stessa strada dove abito, lo posseggono da tempo.
Le risposte multiple sono state le seguenti:
1)     La centrale che contiene il suo numero ha assegnato a circa 80% dei numeri la possibilità di avere l’ADSL. Il suo numero è fra quelli del 20%. Forse in un futuro…
2)     Il suo numero non può avere l’ADSL (a conferma di quanto detto sopra). Se accetta di cambiare numero potrà averlo. Pur pensando alle pesanti noie di dover avvisare tutti i mie contatti, di lavoro e non, ho accettato. Dopo qualche giorno mi hanno chiamato pronti a cambiare numero. Ho ribadito che ciò era condizionato alla possibilità di avere l’ADSL con il nuovo numero; al che l’interlocutore non mi ha affatto assicurato questa possibilità, quindi ho rinunciato.
Ogni volta ho parlato a lungo con persone gentilissime dei call center, uomini e donne che però non sono riusciti a risolvere il problema. Uno mi ha detto il 17 luglio scorso che mi “avrebbe mandato un tecnico”: lo aspetto ancora.
 
Per cambiare leggermente il discorso, il 4 Ottobre la Telecom mi ha mandato una e-mail in cui è scritto che la Nuova TIN Srl a partire dal 1° Ottobre 2006 è confluita per incorporazione nella Telecom Italia SpA.
A questo punto non ci capisco veramente più niente: io sapevo che la TIN era già confluita da tempo nella Telecom. Me l’avevano detto quelli dei call center qualche mese fa.
 
C’è una sola cosa che capisco, cioè che queste piccole cose che vi ho raccontato – non quelle che dicono i grandi esperti economisti e giornalisti nei loro esami critici delle aziende italiane – denotano l’inefficienza, la disorganizzazione, lo spreco di denaro e di tempo del personale in una delle più importanti aziende italiane.
Vi racconterò ancora altri casi (paradossi) simili di altre grandi e piccole aziende…che poi si lamentano di non essere competitive! il fatto è che molti imprenditori italiani non sono imprenditori, ma solo finanzieri di latta, quindi imprenditori incompetenti.
 
In conclusione considero questo articolo un po’ uno “Januarius pro domo mea”. Infatti lancio un SOS. Chi mi può aiutare ad ottenere l'ADSL? 
 
Di Gennaro Aprea (del 24/10/2006 @ 16:27:33, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 849 volte)
Finanziamenti alle imprese
 
In questi giorni si parla molto di ciò che il Governo ha formulato nella proposta di Legge Finanziaria per aiutare le imprese a diminuire il costo del lavoro al fine di renderle più competitive (mi pare che si tratta di una “donazione” di 6,5 miliardi).
Vorrei quindi fare una breve riflessione, che non può essere esaustiva in un sito come questo, della situazione italiana. La faccio perché ritengo di possedere una certa esperienza derivante da 28 anni di professione quale Consulente di Direzione e Organizzazione preceduti da 21 anni di attività come quadro, dirigente e alto dirigente in 8 aziende piccole, medie e grandi, in Italia e in 6 paesi esteri.  
Ovviamente sono d’accordo che la voce costo del lavoro nel costo totale di produzione di un bene o di un servizio abbia un peso che spesso non permette all’impresa di essere competitiva sia in Italia nei confronti di imprese estere che vendono i loro prodotti qui, che per vendere i nostri prodotti in paesi esteri. Le imprese italiane hanno sempre elevato alti lamenti per questo costo che le strozza.
1)     Vorrei iniziare dicendo che, grazie allo sviluppo tecnologico, in alcuni importanti settori, e non solo nelle grandi aziende, il costo del lavoro è divenuto una percentuale infima rispetto a tutti gli altri che concorrono alla formazione del costo del prodotto, quindi incide in maniera spesso trascurabile
2)     La competitività delle aziende italiane ha avuto per decenni le sue basi soprattutto sulla continua svalutazione della Lira, cosa che non è successo nella struttura produttiva di altri paesi europei e degli USA. Quando l’Italia è entrata nell’EURO, le aziende italiane si sono trovate spiazzate – da qui gli alti lamenti contro la nuova moneta - perché si erano sedute e non avevano operato nel tempo le necessarie strategie che invece ha reso competitivi gli altri produttori europei e americani.
3)     Ci sarà pure una ragione che giustifica il fatto che nel 2004 la Germania è stato il primo paese a livello mondiale per le esportazioni, più della stessa Cina (non conosco ancora i dati del 2005)! Ci sarà pure una ragione che giustifica il fatto che la produttività della Germania è aumentata del 10% dal 2000 al 2005, e che quella della Francia è aumentata del 12%, mentre in Italia la produttività è diminuita nello stesso periodo dell’1%! Questa situazione ha fatto sì che il PIL della Germania nel 2006 aumenterà probabilmente ben oltre il 2% (ed anche la sua disoccupazione diminuirà notevolmente) mentre quello dell’Italia raggiungerà forse l’1,7%, che resta comunque il più basso di tutta l’area europea.
4)     Durante gli anni in cui ho prestato la mia consulenza alle imprese ho toccato con mano – e continuo a notare ancora nei contatti di privato cittadino-cliente di aziende italiane grandi e piccole – la disorganizzazione che crea alti costi, la mancanza di comunicazione interna dall’ alto verso il basso e viceversa e orizzontalmente fra gli stessi livelli che crea disorganizzazione e quindi ancora alti costi. E dire che basterebbe poco a eliminare queste grosse deficienze e inefficienze. In qualche successivo articolo mi divertirò a farvi divertire raccontandovi cose strabilianti che succedono nelle aziende.
5)     Ma non basta: non solo gli imprenditori italiani si sono seduti, si sono anche addormentati o non hanno fatto più lavorare il cervello. Hanno dimenticato che il segreto del successo è l’innovazione, produttiva e tecnologica (ho spiegato nel mio primo libro “Prodotto innovativo o innovazione tecnologica?” la differenza). In altre parole non hanno ripensato il futuro. La maggioranza degli imprenditori oggi deve ancora digerire il fatto che l’azienda è in continuo divenire ed il cambiamento è rapidissimo, inarrestabile e continuo.
6)     Hanno sottovalutato o dimenticato la necessità di formazione della forza lavoro (colletti blu, bianchi e dirigenti) per aggiornarla al cambiamento dei tempi. Qualche anno fa mi sono occupato di offrire (e fare) formazione finanziata al 100% dalla Regione. Una mia collaboratrice telefonava ai responsabili d’azienda per fissare appuntamenti per me ed i miei colleghi nei quali spiegavamo i vantaggi. Nel 90% dei casi non ascoltavano o le segretarie non passavano il responsabile; poi nel caso di incontro, la reazione era a sua volta negativa al 90%! Ci chiedevamo se fossero tutti imbecilli, poi abbiamo deciso che si trattava di incompetenza della classe direttiva e padronale.
 
Ho parlato male delle aziende italiane, è vero, perché nel 2006 la maggioranza di esse è tuttora su queste posizioni di lamento continuo nei confronti dello Stato. Ovviamente esiste purtroppo solo una piccola minoranza illuminata che non fa’ parte di questa zona grigia dell’imprenditoria italiana. Sono loro che fanno aumentare il PIL italiano, ma sono troppo poche.
Ma sono solamente le imprese? Non dimentichiamoci che l’azienda Italia è in peggiori condizioni delle imprese. L’organizzazione dell’amministrazione statale, centrale e locale. compreso la sanità , la scuola, i servizi, ecc. ha gli stessi difetti che ho appena descritto aggravati da molti altri fattori che è troppo arduo elencare e che formano la famosa inefficiente e costosa burocrazia italiana.
 
“Last but not least” (ultima cosa, ma non trascurabile) è la strategia globale delle imprese riguardo ai paesi emergenti (la Cina, l’India ed altri paesi asiatici, per non parlare del Brasile, già ormai non si possono più considerare emergenti) che fanno concorrenza all’Italia. Questo problema non è solo delle imprese singole, ma delle Associazioni di categoria, dei Sindacati e dei Governi. Non si può pensare di resistere alla concorrenza a meno che non si riesca a creare – innovando continuamente – prodotti che sono appetibili nel mondo, anche se di alto prezzo. Alcuni eccellenti industriali italiani lo hanno fatto e sono esempi da imitare.
Per il resto non c’è altro da fare che chiudere e cambiare, cioè fare cose che i concorrenti stranieri non hanno in assoluto la possibilità di fare o di copiare anche se la loro mano d’opera costa un decimo di quella italiana.
Ma questo argomento sarà oggetto di un altro articolo, perché ciò che avete letto finora è già troppo.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 15/03/2007 @ 11:50:34, in A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc., cliccato 995 volte)
RISPARMIARE ACQUA, ENERGIA, ECC.
 
Da qualche mese scienziati ed esperti ci hanno presentato un quadro terribile di ciò che potrebbe accadere al nostro pianeta se non cambieremo le nostre abitudini di consumo che contribuiscono in maniera pesante alla sua distruzione per un cumulo di motivi. I politici si sono giustamente accodati; perfino uno come George W. Bush che ha sempre rifiutato di firmare gli accordi di Kioto ci sta ripensando. Recentemente la Signora Angela Merkel, Premier tedesco, ha detto che si farà promotrice del piano per diminuire del 20% i gas serra, così come indicato a livello centrale europeo, entro il 2020. Insomma siamo bombardati da queste notizie….
Ma noi cosa facciamo?
Da lunghi anni io mi interesso di ambiente, di risparmio energetico, di selezione dei rifiuti solidi urbani, di risparmio di acqua. Ho cercato di trasmettere questo mio interesse alle persone che frequento e che incontro, e finora la reazione quasi sempre è stata di disinteresse o di alzata di spalle o addirittura contraria….”ma non rompere!..”. Eppure ciò che ho fatto ha mi dato il risultato di spendere meno, anche nelle piccole cose; e negli anni queste piccole somme addizionate le une alle altre, sono diventate grandi somme.
Quando feci costruire nel 1981-82  la casa dove abito, era da poco (1979) uscita una legge che imponeva dei parametri minimi di coibentazione per le nuove costruzioni (ciò che comportava fra l’altro per esempio l’obbligatorietà dei doppi vetri). Parlando con l’architetto che mi doveva fare il progetto gli dissi: “Cerca di non prevedere aperture sul lato nord e quelle che sarà necessario creare dovranno avere dimensioni minori (le finestre) rispetto a quelle del lato sud. Prendi i parametri di coibentazione di legge e raddoppiali, ecc.”
Il risultato è stato che il consumo di gas per il riscaldamento invernale della mia casa è sempre stato inferiore di un terzo rispetto a quello delle case di due miei amici e vicini che hanno costruito insieme a me, nonostante la volumetria della loro casa sia inferiore a quella della mia di un buon 15-20%. In definitiva ho risparmiato fior di quattrini nel consumo di gas, anche perché feci istallare dei pannelli solari per l’acqua calda.
Nell’articolo che ho scritto sulla Sezione “Rodano” sui rifiuti e la raccolta differenziata, ho già raccontato il risparmio del 40% sulla tassa RSU. E’ istruttivo e vi consiglio di dargli un’occhiata.
Da anni ho istallato a casa molte lampade a risparmio energetico; da più di un anno, dato che l’ENEL mi ha messo il contatore elettronico, ho il nuovo contratto bi-orario che mi permette di risparmiare dal 3 all’8% sui consumi elettrici totali utilizzando le apparecchiature ad alto consumo dalle 20 alle 7 e durante gli interi fine settimana e le feste comandate. Infatti la lavatrice è usata solo la domenica, la lavastoviglie (che come è noto fa’ risparmiare il 50% di acqua ed il 40 % di energia rispetto al lavaggio a mano) è messa in funzione solo la sera dopo cena, ecc.
Cerco di non lasciare mai le luci accese nei vani vuoti di persone.
In giardino feci istallare un serbatoio interrato di 4 mc. che raccoglie le acque piovane del tetto. Quest’acqua mi serve (in parte) per innaffiare, così risparmio acqua per l’ambiente risparmiando al contempo sul consumo.
Per il riscaldamento, da quando ho messo un termostato programmato per tutti i giorni della settimana (limito il calore a 15 gradi per la notte, 20,5° dalla ore 6 alle 9, 19 gradi dalle 9 alle 18, poi ancora 20,5 gradi fino alle 24) il risultato è che, nonostante l’aumento del prezzo del metano del 14% negli anni 2005-2006, la fattura è diminuita del 10%!
Ho anche 2 camini in casa di cui uno è un camino-caldaia nel senso che fa’ riscaldare i radiatori.
E infine vi racconto un’ultima cosa sulla quale forse vi farete un sorriso di compatimento… ma è anche possibile che la leggiate con interesse!. Da molto tempo ciò che vi sto per dire è diventato un mio comportamento abituale.
In Italia siamo più di 57 milioni di abitanti. A parte i neonati, tutti ci laviamo i denti due volte al giorno salvo pochissime eccezioni. Credo che, escludendo alcuni “matti” come me, tutti aprono il rubinetto e lo tengono aperto durante il tempo del lavaggio che non è inferiore a 3 minuti. Le mamme che fanno lavare i denti ai loro bambini li tengono certamente più di 3 minuti anche perché per tenerli buoni spesso li fanno giocare con l’acqua.
Sapete quanta acqua scorre in 3 minuti? In media 3 litri.
Se supponiamo quindi che gli italiani si lavino i denti 2 volte al giorno (la mattina e la sera) il consumo di acqua è di 6 litri che moltiplicato per 55 milioni fa’ 330 milioni di litri.
Se tutti si comportassero come me e pochi altri, potremmo diminuire questo consumo del quantitativo irrisorio per bagnare lo spazzolino inizialmente; poi si chiude subito il rubinetto riaprendolo solo a fine operazione per sciacquare la bocca e lo spazzolino; in tutto diciamo che il consumo totale è di ½ litro invece di 3 litri: Totale consumo corretto 55 milioni (2 volte al giorno quindi 1litro) cioè il 17% del consumo calcolato se si lascia sempre aperto il rubinetto!
Questi risparmi di acqua possono essere fatti anche facendo più docce e meno bagni, lavando con la lavastoviglie invece che a mano, ecc.
Ed il risultato finale è che risparmiamo anche sulla spesa!
Dovremmo meditare seriamente su queste cose, seppure apparentemente insignificanti, e cambiare approccio e comportamenti. Aiuteremo noi stessi, i nostri figli e nipoti.
 
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