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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 15/12/2015 @ 11:43:50, in C) Commenti e varie, cliccato 414 volte)
FORSE COMINCIA A MANCARE UN PO' D'ACQUA AI PIRANHA
Dopo il precedente articolo, si comincia a sentire sui media che i paesi contro il califfato hanno iniziato a parlare, e ad agire, per togliere le possibilità di commercio di petrolio e di finanziamenti di varie origini al cosiddetto stato islamico. Fusse che fusse la volta bbona!
Però il consumo dei magazzini di armi ed armamenti continua. Speriamo che si svuotino presto così ci saranno meno morti e feriti...cosa impossibile finché continuerà la loro produzione.
Vogliamo pensare anche a come risolvere questo problema industriale e politico?
 
Di Gennaro Aprea (del 18/11/2015 @ 18:10:57, in C) Commenti e varie, cliccato 643 volte)
BUSINESS IS BUSINESS - MONEY IS MONEY

Sono quasi 3 mesi che non scrivo un articolo su questo piccolo blog; la ragione è una sola: sono iper-stufo di vivere subissato da notizie dell'Italia marcia, come avevo già scritto nel giugno di quest'anno, ma anche di altri paesi e combriccole di imprenditori internazionali.
Ma di fronte a ciò che è successo a Parigi non posso fare a meno di dire qualche parola che è frutto di mie riflessioni. Non si tratta di esprimere una volta di più la mia solidarietà ai francesi (sabato 14 mattina avevo già telefonato ai miei nipoti francesi e agli amici parigini) ma di cercare di proporre una soluzione - mi rendo conto non facile da realizzare - ma forse possibile per vincere lo "stato islamico" con il quale tutto il mondo civile è in guerra.
Si, il presidente Hollande ha affermato con forza che dobbiamo guerreggiare - e io non sono d'accordo - ma comunque non dice precisamente come: Penso che lui stesso si renda conto, e con lui molti altri decisori importanti di paesi di pari importanza, che non si tratta di una guerra (il più delle volte sbagliata) cui siamo abituati.
Cominciamo col dire che i nostri nemici sono due: il primo è l'esercito "regolare" dell'ISIS che ha già conquistato una buona parte della Siria e si è istallato in numerosi punti strategici in Iraq. Questo nemico si vede, si conosce, si sa dov'è e ci mostra anche gli assassinii dimostrativi dei boia.
Il secondo tipo di nemico non si vede e, nonostante tutte le misure di sicurezza messe in atto ed l'aver aumentato sempre di più le misure quelle di prevenzione dopo ogni attacco terroristico come a Tunisi, Tel Aviv, Bagdad, Beirut, Sinai e Parigi, solo per parlare degli ultimi più eclatanti, è molto difficile se non impossibile identificarli prima del loro attacco (da notare che i terroristi sono  pochi, da due a 10 persone e perfino da una sola) che provoca morti e feriti fra la popolazione innocente e incolpevole. Inoltre questo nemico è ben organizzato in alcuni paesi europei (e negli USA?) ed è composto in massima parte di persone capaci, ben addestrate, sicuramente plagiate e probabilmente drogate, con alla base il cervello fuori posto.
Nonostante le accurate e raffinatissime indagini dei vari servizi segreti, spesso si può identificare qualcuno di questi "nemici" solo da un'impronta digitale di un dito, unico frammento di un corpo auto-esploso. Non si conoscono quelli uccisi, non si sa da dove vengono e, solo dopo un certo tempo si arriva a scoprire che sono giovani pre-addestrati in Siria o in Libia, di nazionalità non accertata perché spesso trovati in possesso di passaporti falsi, francesi inglesi belgi.
Le accurate e raffinatissime indagini e misure di sicurezza servono a poco quindi il rischio di terrorismo diminuisce di poco: il copione si ripeterà all'infinito. E quelli sopravvissuti e fuggiti spesso sono introvabili.
Anche i bombardamenti delle posizioni in Siria ed Iraq del ben equipaggiato ed addestrato esercito dell'ISIS servono a poco salvo (questo è il primo esempio di business del titolo) il largo consumo delle armi e delle munizioni di ambo le parti, soprattutto di quelle delle forze armate aeree degli eserciti occidentali, dagli USA alla Russia passando dalla Francia e da altri europei e australiani, per non parlare di quelli dell'Arabia Saudita, Iran, ecc. che a loro volta hanno acquistato armamenti dai grandi produttori USA, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Russia, Brasile, ecc..
Attaccare l'ISIS con eserciti di terra? Un intervento massiccio potrebbe dare qualche risultato in un tempo ragionevole (credo comunque non meno di un paio d'anni) con costi enormi anche di vite umane, altrimenti l'attuale strategia aerea potrebbe durare anni ed anni senza arrivare a risultati concreti. Ma poi alla fine nessuno ne vuole parlare....salvo i francesi e pochi altri perché gli esecutivi dei vari stati non vogliono perdere la loro popolarità e le nuove elezioni, più o meno vicine.
E allora? Se lo "stato islamico" può continuare ad esistere e a prosperare, pagare ai propri "soldati" e kamikaze fior di quattrini, permettendo loro di fare la "bella vita", morire per andare in un paradiso pieno di donne e predicare la guerra a tutti in nome di Allah (i veri musulmani dicono "not in my name"), la ragione principale di fondo è il "business", che il nuovo califfato ha sviluppato, cioè per esempio il petrolio ed tutte altre risorse necessarie a vivere, donazioni di ricche famiglie o imprese del Qatar, Arabia Saudita e di altri paesi, le quali vogliono creare difficoltà ai loro re o emiri per sostituirsi a loro, anche in nome della differenza enorme di credenza religiosa fra sunniti e sciiti. E i produttori e venditori di armamenti di tutti i tipi stanno esultando, e con loro per esempio quelli dei pick-up della Toyota e di altri costruttori giapponesi e coreani.
E qui azzardo la proposta difficile da realizzare con una metafora anch'essa azzardata. Avete mai visto un video reale o un film dove si vede una persona che cade o attraversa un corso d'acqua nella foresta tropicale di qualche paese dell'America latina? questa persona non sapeva che in quell'acqua c'erano i piranha, così non è più uscito perché all'improvviso è stato attaccato da questi pesci di piccola dimensione che a decine riescono a divorare un corpo umano in pochi minuti. Solo pochi si salvano a costo di numerose gravi ferite o minorazioni grazie a qualche compagno presente. Ebbene gli autori delle stragi sono come i piranha, impossibili da vedere, che spuntano all'improvviso e insanguinano l'acqua come hanno fatto i "nemici" invisibili di Parigi e di altri luoghi.
Se però, una volta conosciuto il pericolo dello specchio d'acqua dove si nascondono i piranha, si fa una diga o si devia l'acqua nella maniera più opportuna, i pesci assassini rimarranno all'asciutto e moriranno.
Allora, invece di fare la guerra guerreggiata, gli stati (a livello mondiale) dovrebbero mettersi d'accordo (difficilmente quelli dell'Unione Europea dati gli esempi recenti) per eliminare tutti i business che fanno vivere l'ISIS cominciando dall'acqua, il petrolio, i pick-up, gli armamenti e tutto il resto, almeno per un periodo tale da portarli alla fame, senza finanziamenti, né aiuti di qualsiasi genere. Niente soldi per pagare i kamikaze e i soldati e via di seguito.
Ripeto che la realizzazione non è facile; tuttavia è questa la strategia che a mio parere dovrebbero adottare i servizi segreti riuniti dei vari stati senza dimenticare quelli dell'Islam moderato, mediante adeguate infiltrazioni, per individuare le spesso lunghe catene di intermediari di tutti i business. E, una volta conosciuti, interrompere uno ad  uno gli anelli della catena, anche mediante gruppi di sabotatori e di hacker, iniziando dai commercianti di armi nascosti in paradisi fiscali che alcune volte potrebbero essere denunciati e bloccati per omissione di pagamento di imposte con la collaborazione dei governi dei paradisi stessi (ricordate le azioni giudiziarie USA contro Al Capone e altri mafiosi?), compreso l'importante anello dei trasporti. Per realizzare questa strategia ed applicarla a costo di sacrifici temporanei di produttori i quali potrebbero essere rimborsati almeno parzialmente con i soldi che si risparmierebbero in minori armamenti, meno petrolio, ecc. e soprattutto in vite umane.
Utopia? per la maggior parte dei produttori sicuramente si; per i capi di stato che pensano alla pace e al benessere dei propri cittadini, forse no...
Sono troppo ottimista.?? .
 
Di Gennaro Aprea (del 27/04/2015 @ 17:49:47, in C) Commenti e varie, cliccato 371 volte)
70 ANNI DALLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO
Sabato mattina sono andato alla manifestazione del 25 aprile che si è svolta qui a Rodano dove abito da molti anni: bei canti di un coro per l'occasione, discorsi di commemorazione dei caduti delle 2 guerre mondiali e della Resistenza 1943-45. Fra di essi uno ottimo del Sindaco che nel salutarlo al termine; mi ha fatto notare con piacere che quest'anno si è cantato anche "Bella Ciao" dopo molti anni di silenzio per il 25 aprile.
Nel pomeriggio con un paio di amici sono stato anche al corteo che si è svolto a Milano da Porta Venezia al Duomo; decine di migliaia di persone nel corteo ed altre migliaia che assistevano ai lati delle strade. Moltissimi i gruppi con bandiere e striscioni di tutti i tipi: compresi di palestinesi, tutti i partiti salvo quelli di destra e Lega Nord, associazioni, Emergency, vari protestatari. Ma i gruppi più numerosi sono stati quelli dell'ANPI che erano venuti da molte città della Lombardia ed altre Regioni con le sezioni dei Comuni che esibivano la medaglia d'oro sulla loro bandiera della resistenza. Per la prima volta rispetto agli anni passati c'era anche un folto gruppo di partigiani della Brigata Ebrea che poi sono stati contestati e insultati dai palestinesi. Ci dobbiamo meravigliare?
Mentre camminavo seguendo il corteo, mi è venuto in mente il periodo che ho vissuto a Roma dal 1943 al 1944-45.
Allora avevo 12 anni, bassino per la mia età, ma ero molto fiero di essere "balilla moschettiere", dopo essere passato dai "figli della lupa" e "balilla semplice"; ero un piccolo fascista plagiato dalla scuola e dalla propaganda e adoravo il nostro Duce. Mio padre militare "in servizio permanente effettivo", era indifferente al fascismo (non l'ho mai visto fare il saluto romano, ma solo quello militare), mia madre invece adorava Mussolini, come molte giovani e meno giovani donne di quel tempo.
Ricordo benissimo che il 25 luglio ascoltai il radiogiornale che comunicò che il "Primo Ministro, Segretario di Stato, Cavaliere Benito Mussolini ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Re", il quale aveva nominato "Primo Ministro, Segretario di Stato il Maresciallo d'Italia Cavaliere Pietro Badoglio". Mio padre non fece commenti ma, per quanto mi riguarda, crollò il mondo intorno a me perché consideravo il Duce l'eterno perfetto Padre della Patria. Per alcuni giorni rimasi incredulo e chiesi spiegazioni a mio padre che si limitò a spiegarmi le ragioni della procedura. Non aderì alla Repubblica di Salò e poco dopo l'8 settembre decise che avrebbe fatto solo l'ingegnere perché era schifato del comportamento della casa reale e naturalmente del fascismo; e così è stato fino alla sua morte.
Dopo pochi giorni la radio e i giornali raccontarono che Mussolini era stato imprigionato, le sue malefatte, i molti sbagli fra i quali quelli di essersi alleato con Hitler e di essere entrato in guerra senza un esercito adeguato. Anche mia madre era molto sconcertata ed incredula. Nelle strade si distruggevano tutti i numerosi busti di Mussolini ed i fasci che affiancavano - al posto delle abituali colonnine - gli ingressi degli edifici pubblici. Ovviamente le immagini del Duce erano sparite all'interno delle scuole e negli uffici pubblici. Da tempo gli italiani erano stufi della guerra e delle disfatte subite dagli eserciti dell'Asse su tutti i fronti per non dire delle migliaia di morti e feriti e, dopo il 25 luglio lo dichiaravano ormai apertamente: Tuttavia il Maresciallo Badoglio comunicò "La guerra continua" e fu subito criticato. Nacquero anche e si diffusero una serie di barzellette che tutti si scambiavano con allegria e che rendevano ridicoli Mussolini, la Petacci e i gerarchi di una certa importanza. Sembrava che nessun italiano fosse stato mai fascista.
I miei dubbi divennero rapidamente certezza con la convinzione che i fascisti fossero stati tutti assassini e ladri; così iniziai ad avere un sentimento di repulsone fino all'odio per tutto ciò che era stato la mia "fede politica" di bambino.
Finché arrivò l'8 settembre con la comunicazione dell'armistizio e il giorno successivo la fuga del Re, famiglia, Badoglio, e la Corte reale, da Roma a Pescara e via nave a Brindisi. Tutti conoscono più o meno questa storia ma l'ho ripetuta brevemente perché questi avvenimenti toccarono da vicino anche noi ragazzi che ascoltavamo le notizie di quei giorni con molta attenzione e ne discutevano fuori del Caffè e Tabacchi Ballerini di Piazza Strozzi, nostro posto di riunione. Cominciavamo ad interessarci di politica esprimendo giudizi senza il timore di essere rimproverati o malvisti. Ma la libertà durò poco.
Prima di partire il re non diede alcuna disposizione ai ministri e ai comandi militari. Alle porte di Roma si registrarono i primi scontri tra italiani e tedeschi; i soldati italiani, rimasti senza superiori e senza ordini, furono facilmente sopraffatti dal più numeroso esercito tedesco a Porta San Paolo che occupò rapidamente Roma e l'Italia per rappresaglia del tradimento dello Stato alleato. Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato da paracadutisti tedeschi e creò la Repubblica di Salò.
Quel giorno noi ragazzini di Piazza Strozzi (vicino a Piazzale Clodio), grazie all'iniziativa di uno più grande di noi (15 anni, ma alto già un metro e ottanta) appassionatissimo e conoscitore di armi, ci riunimmo e ci avviammo per un'incursione nella caserma più vicina, quella della fascista PAI (Polizia Africa Italiana) a via Baiamonti, che trovammo completamente vuota di persone ma piena di armi e munizioni sparse ovunque. Il nostro capo Carlo si impossessò di una "Maschinepistole", la piccola mitraglietta tedesca da 9 mm, e ci disse di prendere tutto il possibile, armi e munizioni; molti di noi lo seguirono, ma poi alcuni rinunciarono per motivi di volume eccessivo o per paura, limitandosi ad impossessarsi di pistole automatiche e di relative munizioni che mettemmo nella camicia infilata nei pantaloni; riempimmo anche di munizioni di mitragliatrice antiaerea da 20 mm. un paio di sacchi di pesante stoffa. La prima cosa che facemmo immediatamente fu di andare nel piccolo bosco della collina di Monte Mario sotto l'osservatorio astronomico, verso Villa Madama, allora chiusa e abbandonata. Non so se ve ne siano ancora, ma c'erano nel bosco alcune piccole grotte di tufo con l'entrata non più alta di 50-70 cm con il pavimento di sabbia di tufo che scavammo per nascondere le armi e le munizioni, non prima di averle coperte con della carta oleata che Carlo aveva raccolto nella caserma. Molti di noi fra cui io stesso ci portammo a casa la pistola con il caricatore pieno (Beretta 7,65); la nascosi in uno dei cassetti della scrivania dietro tutto l'armamentario relativo al disegno; e le munizioni dietro i libri di scuola e i vocabolari che era compito mio spolverare come d'altronde tutta la mia camera. Non so come nessuno in casa si accorse di niente per tutto l'inverno e la primavera successiva.
Nel frattempo Roma si riempì di soldati tedeschi e di un piccolo esercito fascista (repubblichini) al loro servizio. Herbert Kappler, comandante della Gestapo, diventò il "padrone" di Roma; è lui l'autore dei vari editti che proibirono di usare la bicicletta dopo un attentato eseguito dai partigiani (GAP) a militari tedeschi e fascisti e di detenere armi o munizioni in casa o addosso, pena la fucilazione immediata; è lui che stabilì il coprifuoco dalle 17 alle 7 del giorno dopo ed altri numerosi divieti.
Noi invece, avevamo pensato tutti insieme a come utilizzare i nostri armamenti. Le riunioni della squadra - eravamo una dozzina - si svolgevano sempre nel bosco di Villa Madama con "sentinelle" disposte adeguatamente per non essere spiati e ascoltati da possibili intrusi; ogni tanto ci esercitavamo - con molta paura nonostante gli insegna menti di Carlo - nel tiro colla pistola ad un bersaglio da noi preparato. Tutto ciò si svolgeva nei pomeriggi dopo la scuola (mamma, vado a studiare da.....) fino all'ora del coprifuoco perché la luce cominciava a diminuire presto con l'approssimarsi dell'autunno.Le decisioni furono le seguenti:
- le armi serviranno solo per difesa solo se, incontrando i "nemici", avremmo dovuto rispondere al loro fuoco per evitare la certezza di essere sopraffatti da "forze ingenti".....comunque cercando di evitare lo scontro con i tedeschi, molto più efficienti dei fascistelli babbei.
- i proiettili di mitragliatrice da 20 mm serviranno per costruirci delle bombe artigianali con lo scopo di danneggiare i veicoli nemici, o al limite come bombe a mano.
E infatti sfilammo i proiettili dai bossoli ogni volta che decidevamo un attacco, svuotando il bossolo della polvere da sparo che si presentava come corte fettuccine color marrone; poi, riempivamo un barattolo vuoto di pelati da mezzo chilo, quindi abbastanza grande, di polvere da sparo, abbondanti vecchi chiodi, una lunga miccia fatta di cordicelle di spago intrise nella paraffina di candele, molto disponibili perché usate per le frequenti interruzioni di corrente elettrica, il tutto pressato da un coperchio fatto di un pezzo di lamiera di latta chiuso con filo di ferro sotto il quale inserivamo abbondante canapa (quella usata dagli idraulici) pressandola fino all'inverosimile:avevamo così costruito una bombetta (semi-innocua).
In quell'autunno-inverno 1943-44 abitavano e si erano istallate nelle strade vicine alcune fanciulle che chiameremmo oggi "squillo" le quali ricevevano militari tedeschi e fascisti di un certo grado grazie ai quali queste ragazze si arricchivano in una zona di persone, per lo più del ceto impiegatizio, che si erano impoverite per le limitate disponibilità di soldi necessari agli acquisti, soprattutto alimentari che erano razionati e distribuiti con le tessere annonarie. Le avevamo individuate perché le vedevamo passare sempre davanti o dentro il Caffè Ballerini vestite con abiti eleganti e costosi e difese dal freddo da pellicce; sapevamo esattamente dove abitavano; alcune volte lancevamo loro degli insulti in pesante dialetto romanesco. Di solito i militari arrivavano dopo la fine dei turni nel tardo pomeriggio e se ne andavano la sera verso le nove, spesso anche ubriachi; durante le loro visite lasciavano le loro caratteristiche camionette Kuebelwagen Tip 82 in strada: queste furono gli oggetti dei nostri attacchi di "guastatori". Ci mettevamo prima d'accordo per telefono in 6 o 7; poi la "squadra" usciva al completo appena era iniziato il coprifuoco e la luce diurna era ormai sparita. Due di noi si occupavano di mettere quattro bombette per poi accendere le micce sotto le ruote della camionetta mentre gli altri quattro o cinque facevano le sentinelle emettendo vari tipi di fischio concordati per avvisare presenze di passanti, pericoli e ordini di scappare in caso di serio rischio: Se ben ricordo, il primo "attentato", ben coordinato dal nostro capo Carlo, fu ai primi di dicembre e andò benissimo (io fui solo una delle sentinelle). Le strade erano buie perché i lampioni erano volutamente spenti o semi-coperti così come i fari dei veicoli e le finestre con le luci spente e ermeticamente chiuse dalle persiane o tapparelle. Allo scoppio delle bombette si aprirono alcune persiane e finestre ed anche i militari si affacciarono, più interessati dei semplici cittadini perché ormai abituati ai frequenti colpi di pistola o una scarica di fucile mitragliatore dopo l'inizio del coprifuoco; vedemmo questi militari coperti appena da una coperta strillando perché una delle gomme bruciacchiava. Capirono cosa era successo ma non poterono fare niente perché ci eravamo acquattati in angoli bui. Subito dopo scappammo verso i palazzi vicini a quelli dove abitavamo. La ragione di questa precisazione è dovuta al fatto che i palazzi affiancati della piazza e delle strade vicine componevano degli isolati che all'interno avevano grandi cortili o giardini accessibili al piano terreno dall'interno di ciascun palazzo. Noi entravamo in uno di questi (ci eravamo procurati tutte le chiavi necessarie), poi nel cortile e rientravamo in quello dove abitavamo in maniera da evitare di essere trovati facilmente da eventuali inseguitori sui quali avevamo comunque un grande vantaggio di tempo,.
Durante quell'inverno riuscimmo a portare a termine 7 attentati (un paio di volte anch'io accesi le micce). Uno di noi perse quasi 3 dita di una mano per uno scoppio anticipato e fu curato dal fratello maggiore di uno della squadra, studente di medicina al 5° anno; Carlo gli affibbio una medaglia di chissà quale origine in una cerimonia di festeggiamento per il buon esito dell'operazione. Un'altra volta un altro di noi stava per essere raggiunto dai fascisti che entrarono nella scala dove abitava e sentirono la chiusura della porta ai piani superiori; anche lui capì e si appese fuori della finestra attaccato alla tapparella staccata: era più buio del solito perché pioveva e quando i fascisti che perquisirono tutto il palazzo entrarono nell'appartamento, la vecchia zia con la quale abitava che non l'aveva sentito rientrare, capì la situazione e, nonostante la paura, disse che suo nipote era andato 2 giorni prima a Frascati dove abitavano i genitori del ragazzo per una breve vacanza scolastica. Qualche volta i tedeschi ci spararono dalle finestre senza poter individuarci, con nostra grande soddisfazione per essere riusciti nell'intento di fare i guastatori.
Conclusione: da ragazzo ne combinai delle belle facilitato dal fatto che avevamo costituito un gruppo e ci aiutavamo a vicenda per fare le pazzie che vi ho raccontato. Allora la guerra era parte importante della nostra vita quotidiana e non ci si deve meravigliare se anche dei giovani e dei ragazzi (e ragazze) diventarono dei partigiani, cioè "Banditen", come dicevano i tedeschi, e "si meritavano le fosse Ardeatine", torture, impiccagioni ed altre carneficine tedesche sulla popolazione civile in tutta Italia. Molti di questi ragazzi avevano capito che l'Italia doveva cambiare perché avevamo bisogno di democrazia e libertà.
 Il 4 giugno del 44 arrivarono gli alleati: buttammo ciò che restava dei nostri armamenti nel Tevere, salvo Carlo che divenne un importane collezionista di armi antiche e del passato pre-seconda guerra mondiale, ben conosciuto in tutta l'America meridionale perché si trasferì più tardi in Brasile dove lo rincontrai nel 1976.
Io e qualcun altro di noi ragazzini seguimmo da vicino gli avvenimenti della guerra civile fino al 25 aprile del 1945 che festeggiammo ancora insieme. Alcuni entrarono in politica: ora sono molto anziani e addirittura definitivamente "rottamati".
 

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