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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 05/11/2010 @ 12:31:11, in F) Questa è l'Italia, cliccato 590 volte)
LE CONSEGUENZE DELLA VECCHIAIA ovvero
NON POSSIAMO PIU’ FIDARCI  DI  NESSUNO! [1]
 
Questa è un storiella che mi è stata raccontata da un mio carissimo amico, forse il migliore. Siamo pressoché coetanei ma la nostra amicizia è nata molto tempo fa, fin da quando eravamo bambini e la mamma ci metteva vicini sul vasino. Poi sono passati gli anni e ci ritroviamo ancora insieme alla soglia della vecchiaia. Questo amico mi ha eletto suo confidente e consigliere, così eccomi qua a raccontarvi la storiella
Well, (bene) come spesso dicono gli anglosassoni all’inizio di un discorso che prevedono non facile perché vi sono un mucchio di cose da dire ed è difficile esporle chiaramente e brevemente.
Questa storiella inizia qualche anno fa quando lui si è reso conto che la casa dove abita da un certo numero di anni comincia ad aver bisogno di un po’ di manutenzione, cominciando dal tetto che è fatto di tegole, e quelle rotte fanno filtrare umidità ai soffitti; poi agli infissi interni ed esterni, ai sistemi di riscaldamento e a quelli elettrici: insomma di tratta proprio di vecchiaia
Mi racconta che ha comprato alcuni elettrodomestici nuovi perché quelli esistenti proprio non ne potevano più, che ha cambiato il pavimento di alcune camere i quali erano di moquette ormai consumatissima dopo molti anni di calpestio e l’ha sostituito con il parquet, ha cambiato anche la televisione ormai superata e che doveva essere portata dal tecnico sempre più spesso perché “tossiva” frequentemente, inclusa una nuova antenna ed il decoder per il digitale terrestre, ed infine ha cambiato la caldaia ancora funzionante dopo 25 anni, perché ha appreso che, se la sostituiva con una nuova di modernissima tecnologia, lo Stato gli avrebbe rimborsato il 55% della spesa perché questi tipi di caldaia sono catalogati come impianti ad alto risparmio energetico; ed in più consumano molto meno gas che costa sempre di più.
Naturalmente si rivolge al suo vecchio idraulico, che si è sempre occupato della manutenzione piccola e grande, nonché di nuovi impianti e di necessarie messe a punto, ma lui gli dice chiaramente che non se la sente perché la salute non va affatto bene. Allora l’amico si guarda intorno, si informa dai conoscenti ed amici, e vede anche una bella pubblicità sul giornaletto edito dal Comune dove vive, pubblicità che esprime professionalità dell’artigiano che la fa’. Lo chiama e si fa fare un preventivo….un po’ alto rispetto alle remunerazioni al quale è abituato. Ma infine pensa che il rimborso del 55% rende l’esborso finale relativamente conveniente. All’inizio dell’estate la sostituzione è fatta e tutto va bene.
Dopo un anno c’è altra grana con lo scalda-acqua che deve essere sostituito perché vecchio e si è bucato. Meno male che succede d’estate e per qualche giorno ci si può fare la doccia con l’acqua fredda. Però il servizio di questo artigiano stavolta non è soddisfacente (ritardi, non perfetta messa a punto immediata) e le fatture sono esageratamente alte. Ha dei collaboratori che lavorano al suo posto i quali non sono all’altezza. Iniziano le prime insoddisfazioni e qualche discussione.
Dopo qualche mese si rompono anche dei tubi sotto il pavimento. Questa volta le cose sono importanti ed urgenti e si va avanti rapidamente senza preventivo. L’artigiano predispone il progetto concordato insieme al mio amico però chi lavora non è lui ma due suoi aiutanti di cui uno è ancora molto giovane, quasi un apprendista, ma bravo, l’altro sembra affetto da “lentezzite” cronica. Il titolare - cosi racconta il mio amico - si fa’ vedere solo poche volte e per poco tempo. Nel racconto interviene anche la moglie che mi dice di essersi arrabbiata perché i lavori andavano talmente a rilento che non ne poteva più di dover pulire ed avere operai per casa. In effetti mi ha detto che sono rimasti per 3 settimane con interruzioni più o meno prolungate.
Alla fine arriva il conto che il mio amico paga al 95%, ed ha fatto un grosso sbaglio pagando,. Esamina, solamente dopo, tutti “gli ordini di lavoro” e si rende conto (troppo tardi) che il tempo impiegato è esageratamente alto e che i prezzi dei materiali e attrezzature istallate sono anche loro altissimi. In più il lavoro non è finito e sono stati fatti dei lavori inutili così il tempo è stato prolungato volutamente. Inizia una discussione che finisce in litigio perché il mio amico pretende il rimborso di una parte del pagamento che l’artigiano rifiuta. Mostra il lavoro fatto al suo vecchio artigiano il quale, dopo aver esaminato l’opera, dice che lui lo avrebbe fatto in metà tempo e con i materiali molto meno cari.
Allora chiama un ingegnere consulente della Camera di Commercio e si fa’ fare una perizia ufficiale che dimezza il valore della fattura. Quindi la cosa finisce in Tribunale. Non in Pretura o dal Giudice di Pace, come consigliato dall’avvocato, per evitare lungaggini, ma dal Giudice Conciliatore. Ciò comporta che l’artigiano alla fine riconosca i suoi torti ma il bilancio finale, considerando i pagamenti del consulente e dell’avvocato, è di poco a favore del mio amico.
A questo punto, dato che l’avvocato aveva raccomandato di non far intervenire alcun altro artigiano finché la cosa non fosse risolta, il mio amico cerca il sostituto (perché non si fida più di questo artigiano) che possa occuparsi delle operazioni di manutenzioni di legge, cioè del controllo dell’efficienza della nuova caldaia e della sua pulizia.
Dopo alcune ricerche sul sito del produttore (tedesco) trova i nomi di alcuni manutentori autorizzati dal fabbricante, cioè di aziende i cui tecnici hanno fatto la necessaria formazione. Così si rende conto che il nome dell’artigiano che gli ha istallato la nuova caldaia non è compreso nella lista!!!. Fa’ venire uno di questi che copre la zona di interesse il quale inizia la manutenzione. Apre la caldaia per la pulizia e dichiara che essa non è mai stata aperta da quando è stata istallata. La fa’ vedere al mio amico per dimostrazione e gli dice che anche lui è coinvolto in quanto primo responsabile per non aver fatto fare le manutenzioni di legge. Poi gli fa’ vedere due “elettrovalvole” (cosa sono?) che comandano il funzionamento e anche loro non sono mai state controllate: sono da cambiare perché “bruciate”. Ma il mio amico gli mostra i 2 moduli compilati nei due anni successivi all’istallazione dal precedente artigianoche aveva istallato la caldaia, così il tecnico lo tranquillizza: di fronte alla legge è a posto perché figura che la manutenzione ed i controlli di legge sono stati fatti a norma.….ma solo sulla carta, con tanto di timbro e firma. Accenna al fatto che molti artigiani adesso si dichiarano professionisti ma non conoscono il lavoro da fare… oppure lo fanno volutamente male o incompleto per crearsi del lavoro sicuro aggiuntivo quando l’apparecchio istallato si guasta rapidamente.
Che fare? Il mio amico mi chiede consiglio ed io gli faccio notare che, a parte la noia di ricominciare un’altra diatriba giudiziaria, la manutenzione appena fatta ha cancellato le prove della falsa dichiarazione (in mancanza di testimoni non parenti) e io dubito che il manutentore che è appena intervenuto sarebbe pronto a testimoniare di fronte a un giudice. Gli dico di rassegnarsi e la prossima volta, ed in ogni altra analoga occasione, dovrà sempre presenziare il lavoro dell’artigiano chiamato e controllare che il suo operato rispecchi il preventivo e gli impegni, di legge o non.
A questo punto cosa si può dire? Nient’altro che non ci si può fidare più di nessuno e che ci sono in giro degli imbroglioni, per non dire dei mascalzoni incompetenti che si spacciano per artigiani.
Dunque facciamo attenzione e proviamo a capire qualcosa di più quando le conseguenze della vecchiaia ci costringono a intervenire per risolvere i problemi. Stiamo attenti a chi fa’ dei preventivi troppo bassi ed anche a chi li fa’ troppo alti; informiamoci dai suoi clienti precedenti, cioè pretendiamo delle referenze, ecc. Poi, una volta fatto il lavoro, non paghiamo l’artigiano al 100%: diamogli solo un acconto, aspettiamo che l’impianto riparato funzioni bene, e solo allora paghiamo il saldo.
Il Confidente


[1] Quale ricettore di questa lettera, sono stato molto indeciso se inserirla nella Sezione “Aziende, ecc.” oppure nella “Questa è l’Italia”. Alla fine ho deciso per quest’ultima
 
Di Gennaro Aprea (del 05/09/2010 @ 13:04:03, in F) Questa è l'Italia, cliccato 403 volte)
ASPETTAMI
 
In tutto questo bailamme della politica italiana sono intervenuti e continueranno a intrattenerci i migliori pezzi da novanta del giornalismo italiano, qualcuno in verità dicendo anche qualche frottola. 
Quindi, da giovane – si fa’ per dire - apprendista della cronaca, non mi permetto di intervenire e resto in attesa sul solito ponte che passi il cadavere.
Commenterò invece una cosa banale spiegandovi la ragione del titolo.
“Aspettami” è infatti il titolo di un foglietto pubblicitario delle Poste Italiane che ho trovato in un ufficio postale due giorni fa in occasione di un pagamento.
E infatti qui si tratta di un pagamento nuovo inventato dagli “innovativi” delle Poste per tirar fuori dalle nostra tasche altri denari, come se non bastasse l’eliminazione dell’affrancatura di € 0,45 in favore dei 0,60, “perché la consegna è ormai sempre prioritaria”, cioè entro due giorni. Grossa bugia! Mentre in tutto il resto di Europa, ed anche negli USA, con la posta ordinaria la consegna è sempre brevissima.
Bene, detto questo, vi spiego l’Aspettami. Il sottotitolo si capisce subito: “La tua posta ti aspetta quando non ci sei”. Il che significa che contro pagamento di € 12 per le aziende e € 6 per i privati le Poste custodiscono per due settimane la posta “non a firma” (cioè raccomandate, ecc.) durante l’assenza per ferie, la quale sarà consegnata il giorno successivo alla scadenza della 2 settimane. Si può fare anche per 4 settimane ed i prezzi salgono rispettivamente a € 24 per le aziende e € 12 per i privati.
A parte l’esosità dei prezzi, cosa succede se aziende e privati non aderiscono a questo servizio cosiddetto “con valore aggiunto”?
 
1) si riempie la cassetta delle lettere del destinatario fino all’inverosimile
2) il postino non può più infilare la corrispondenza per il troppo pieno
 
Nel primo caso qualche incivile potrebbe approfittarne oppure la pioggia eventuale potrebbe bagnare la corrispondenza che sporge dalla feritoia della cassetta.
Nel secondo non lo so, ma temo che la corrispondenza di troppo andrebbe al macero
E cosa succede se per una ragione qualsiasi – e vi sono molti casi - il destinatario ritarda il ritorno dalle ferie di uno o più giorni? Dove va a finire la posta custodita per il periodo contrattato?
 
Vorrei saperne di più e chiederò lumi a più di un ufficio postale perché sono quasi certo che avrò risposte differenti.. Voi che ne dite?
 
Di Gennaro Aprea (del 11/08/2010 @ 19:32:24, in F) Questa è l'Italia, cliccato 456 volte)
……PURTROPPO È MORTO UN ITALIANO
 
Spesso, quando succede qualcosa di terribile all’estero, alluvioni, terremoti, incendi, incidenti aerei o di pullman sulle strade, ascolto delle frasi che non accetto e che francamente mi ripugnano. Stamattina ho sentito al giornale radio 3 una di queste frasi che si riferiva alla scomparsa di un giovane studente torinese in Kashmir, trascinato via e sparito in una corrente di fango.
La frase era (più o meno): “Nell’alluvione del Kashmir sono state travolte 35 persone: purtroppo fra di esse c’era un italiano”.
Il tono di questa frase denota un caratteristico menefreghismo italiano di fronte a tragedie di questo genere: si fa’ la cronaca dei danni e dei morti e ci si compiace (“per fortuna”) solo se fra gli scomparsi non c’è alcun italiano, oppure il dolore appare solo se fra i morti vi è uno o più nostri connazionali. Gli altri morti, di qualsiasi nazionalità siano, non meritano un atto di commiserazione.
Solo gli italiani hanno un valore? Siamo arrivati fino a questo punto di menefreghismo, che rasenta l’indifferenza razziale, contro tutti quelli che non sono italiani?
Mi sarebbe piaciuto sentire la frase di stamattina così espressa: “Nell’alluvione del Kashmir sono state purtroppo travolte 35 persone, fra cui un italiano”.
 
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