Omografi? Contatti
Il Blog: discussioni, articoli, pensieri e scambio di idee
\\ Home Page : Storico : F) Questa è l'Italia (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 18/10/2013 @ 15:44:51, in F) Questa è l'Italia, cliccato 367 volte)
L’ITALIA E’ CAMBIATA?....OPPURE NO?
 
Oggi mi è arrivato un messaggio da Claudio Farinati, Presidente dell’Associazione culturale “IL FONTANILE” di Rodano che riporto al 100% con il suo permesso. Mi ha detto che ciò che state per leggere l’ha trovato in un vecchio libro di sua nonna.
Ecco l’estratto emblematico.
 
I quattro imputati stettero in carcere ben due anni e mezzo, aspettando il processo; termine eccessivo e scandaloso in sé, ma purtroppo non anormale pur che si rifletta all’indecoroso costume italiano in proposito; dagli italiani si giunge in tale materia al punto che, talvolta, un giudicabile ha già scontato per via preventiva, all’atto di comparire davanti il magistrato, più del tempo massimo di pena compatibile col titolo del reato ascrittogli: sconcio enorme, di cui non si ha pari esempio in verun altro paese civile; in Germania, non è guari, in meno di due mesi dal fatto seguì il giudizio per doppio omicidio contro …..
…… giacché, eziandio in proposito, risulta incivile e addirittura antisociale il costume italiano; in Italia, non tanto di rado, il dibattimento si protrae per mesi e mesi e poi si cassa il verdetto e si torna daccapo, dando spettacolo di baldorie, di accademie, e servendo interessi malsani coreografici o anche a interessi commerciali o industriali anzi che alla causa della Giustizia …. e accollando gravissimi danni a innocenti, imputati talora di nefandi delitti, senza che lo stato, ed è vergognoso, vegli a risarcire quel detrimento ….
Ben tredici avvocati: e qua pure si tratta d’un torto specificamente italiano … e testé nel nuovo codice di procedura penale … si pose un argine (non più di due difensori) …. e non è guari, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avocati di Milano … si lascò andare a dichiarare <>.
La moda del <> non si può dire nemmeno neolatina bensì ahimè prettamente italiana, giacché pur in Francia – e noi la scimmieggiamo tanto volentieri – di solito, e anche nei dibattimenti più gravi, l’oratore di difesa è uno solo, e brevemente parla: e in Germania è di regola è di regola uno solo …. e quasi sempre il difensore, … non parla oltre mezz’ora; conforme a quanto si pratica pur, e da tanto tempo, negli stati scandinavi.
…. E’ costume pletorico e si sanziona fra l’altro una trista diseguaglianza tra ricchi e poveri, corrispondente all’abito di retorica da cui dobbiamo guardarci come da una delle più frequenti fragilità nostre …
 
Da “Le anime criminali”, di Gino Bertolini, stampato nel settembre 1914.
Avete letto bene: un secolo fa.
 
Allora, con questi precedenti, noi italiani riusciremo mai a cambiare, nonostante l’Europa?
Ho paura di essere pessImista
 
 
Di Gennaro Aprea (del 09/10/2013 @ 11:23:04, in F) Questa è l'Italia, cliccato 442 volte)

SEGUITO ARTICOLO MICHELE SERRA

Non sono riuscito, per mia mancanza di conoscenza tecnologica e dopo numerosi tentativi, a inserirlo alla fine dello stesso articolo di Michele Serra, che considero un monumento. E' apparso su La Repubblica di lunedì 7 ottobre. L'ho riportato quindi in un articolo separato perché sono certo che alcuni di voi non l'abbiano notato o non leggono questo quotidiano. Personalmente considero che i miei punti di vista ed i relativi comportamenti nella mia vita siano esattamente gli stessi di quelli che Michele pensa debbano essere patrimonio comportamentale di noi italiani.

Nel 1957 ero molto giovane e sono andato a lavorare in Nigeria quando questo paese era ancora una colonia inglese. Gli italiani non erano ancora come quelli descritti da Serra però in tutti gli atti collettivi in quel paese c’era qualcosa che non conoscevo nei comportamenti di noi italiani in quegli anni. Quindi ho avuto il cosiddetto “imprinting” inglese. Avete presente gli inglesi in fila? Uno dietro l’altro e nessuno che cerca di infilarsi o di affiancarsi. Ovviamente anche i nativi si comportavano così perché avevano imparato a scuola o dagli inglesi in tutti i luoghi pubblici. Ma non basta; nel 1975 sono andato a lavorare in Brasile nel periodo della dittatura dei militari. La prima volta che presi l’aereo/“shuttle” da Rio a San Paulo nel vecchio aeroporto dove ci si avvicinava a piedi all’aereo uscendo dal “gate”, trovai la fila ordinatissima uno per uno: era “merito” – si fa per dire – del regime politico? forse una sua volontà di dimostrazione propagandistica di un regime serio, però ancora è così. Avete invece presente gli italiani in circostanze analoghe? Condivido il 100% delle giuste critiche di Serra, da Roma (dove ho vissuto da giovane 15 anni della mia vita e quando ci torno mi deprimo come lui) ai cori tribali dello stadio e gli applausi della gente ai funerali, ecc.. Ma aver vissuto e viaggiato in tanti paesi esteri mi fa venire l’idiosincrasia delle persone che vivono così, più di quelli che conoscono meno i paesi più civili del nostro.

 

PS - C'è un'altra cattiva abitudine alla quale Michele Serra non ha accennato. All'inizio di ogni convegno è invalsa da anni l'abitudine del quarto d'ora accademico (di origine professorale/universitaria), che diventa spesso mezz'ora o tre quarti d'ora o anche più. Ai "professori" si aggiungono inoltre i politici i quali contribuiscono ai ritardi dell'inizio. In più chi è chiamato a parlare non rispetta quasi mai il tempo accordatogli/le, né il/la coordinatore/trice non lo riprende e non gli fa notare il ritardo. Risultato: i convegni finiscono sempre in tardo rispetto all'orario previsto; vi sono pochissime eccezioni che confermano l'abitudine ad essere irrispettosi dei partecipanti.

Ho assistito a decine di convegni in numerosi paesi esteri. Se vi sono dei ritardi di 5-10 minuti (mai di più) i coordinatori o gli "speakers" si scusano con la platea. Perché non facciamo uno sforzo per imitarli?: faremmo anche una migliore figura nei confronti di stranieri che assistono sempre più numerosi ai nostri convegni.

 

 
Di Gennaro Aprea (del 09/10/2013 @ 11:04:40, in F) Questa è l'Italia, cliccato 438 volte)

SE IL DISORDINE È SINTOMO DI MALESSERE 
 
    
MICHELE SERRA

--------------------------------------------------------------------------------
 
Che l’ordine e la disciplina siano sempre e comunque salutari non è poi così certo. Ma che il disordine sia insalubre, perché genera ansia, perché corrode l’anima, è invece sicurissimo. Bastano un paio di giorni a Roma — amatissima, anche perché ci sono nato, ma faticosissima — per abbassare le mie difese immunitarie. Arrivo a sera sfinito. Non tanto la quantità del traffico ma la sua qualità (perfino i pedoni fanno manovre folli) mi stordisce, così come il tempo divorato dagli ingorghi e dai ritardi miei e altrui, i taxi che non si trovano, la sensazione di caos permanente, l’idea di non riuscire mai a trovare il bandolo di una città che ti si sfilaccia sotto i piedi, splendida e in perenne disfacimento.
L’ordine ha le sue brave patologie (quella più tipica è la dittatura) e le sue riconoscibili stupidità: alle Olimpiadi di Los Angeles ricordo ancora con totale ilarità certi “percorsi guidati”, righe gialle al centro di enormi piazzali vuoti, lungo i quali noi giornalisti dovevamo camminare in fila indiana sorvegliati da zelanti volontari che ci invitavano a non deviare neppure di un metro da quell’assurdo ricamo sull’asfalto. Ma il disordine è già in sé una patologia, e nel malessere italiano, ultimamente così acuto, non escludo che l’incapacità di fare ordine — riordinare i gesti come i pensieri — sia una delle cause più eclatanti. La proverbiale incapacità di fare la coda (ultimamente, va detto, un poco attenuata) non è che un sintomo. Ho visto recite scolastiche nelle quali i genitori facevano un tale bordello da soverchiare le voci dei loro figli sul palcoscenico. Ho sentito minuti di raccoglimento diventare ricettacolo di urla, applausi e fischi, cori tribali. Non sopporto gli applausi ai funerali, il lutto che muta in caciara, non capisco che cosa abbia fatto di male, il silenzio, ai miei connazionali. Continuo a vedere parecchi italiani sociolesi (mio neologismo) incapaci di comprendere che, quando la metropolitana apre le porte, prima bisogna far scendere chi è a bordo, e solo dopo si può salire.
Queste tipologie del disordine stroncano, anche perché è la loro minuzia a far cadere le braccia. Se in caso di guerra e di bombardamento la gente urla e fugge disordinatamente, è possibile farsene una ragione. Ma il ciclista a testa bassa sul marciapiede, il gippone in doppia fila, la signora sorridente che ti passa davanti alla cassa del grande magazzino, loro non sono soverchiati da alcuna emergenza, costretti da alcuna catastrofe. È l’ordinarietà dell’offesa, la leggerezza con la quale viene inflitta a impedire una reazione organizzata: se non la voglia, sempre più frequente con l’età, di trasferirsi in Provenza o in Svizzera, meravigliosamente noiosa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

  
 
SEGUITO DEL DISORDINE


Nel 1957 sono andato a lavorare in Nigeria quando questo paese era ancora una colonia inglese. Gli italiani non erano ancora come quelli descritti da Serra però in tutti gli atti collettivi della colonia c’era qualcosa che non conoscevo nei comportamenti di noi italiani in quegli anni. Quindi ho avuto il cosiddetto “imprinting” inglese. Avete presente gli inglesi in fila? Uno dietro l’altro uno e nessuno che cerca di infilarsi o di affiancarsi. Ovviamente anche i nativi si comportavano così perché avevano imparato dagli inglesi e a scuola.
Ma non basta; nel 1975 sono andato a lavorare in Brasile, nel periodo della dittatura dei militari. La prima volta che presi l’aereo/“shuttle” da Rio a San Paulo nel vecchio aeroporto dove ci si avvicinava a piedi all’aereo uscendo dal “gate”, trovai la fila ordinatissima uno per uno: era “merito” – si fa per dire – del regime politico? forse una sua volontà di dimostrazione propagandistica di un regime serio, però ancora è così. Avete invece presente gli italiani in circostanze analoghe?
Condivido il 100% delle giuste critiche di Serra, da Roma (dove ho vissuto da giovane 15 anni della mia vita e quando ci torno mi deprimo come lui) ai cori tribali dello stadio e gli applausi della gente ai funerali, ecc..
Ma aver vissuto e viaggiato in tanti paesi esteri mi fa venire l’idiosincrasia delle persone che vivono così, più di quelli che conoscono meno i paesi più civili del nostro.
 

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35

Cerca per parola chiave
 

Ci sono 87 persone collegate

Titolo
A) Aziende, innovazione, produttività, costi, ecc. (31)
B) Belle Immagini (3)
C) Commenti e varie (129)
D) Guerre (11)
E) Omografi (1)
F) Questa è l'Italia (104)
G) Ricette (8)
H) Rodano (41)
I) Sport e Calcio (14)
L) Zero-carbonio (90)
M) Satira e Umorismo (57)
Zero-carbonio (1)

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

< novembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
 
             

Titolo
Ti piace questo sito?

 Eccellente
 Buono
 Così e così
 No.

powered by dBlog CMS ® Open Source 

footer

 

Aggiungi Gennaro Aprea a "Preferiti"

 

HomeChi Sono | Rodano | Discussioni | Omografo? | Contatti

 

Sito ottimizzato in 800x600