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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 06/03/2007 @ 19:28:29, in I) Sport e Calcio, cliccato 930 volte)
GIORNALISMO SPORTIVO
 
Domenica 25 febbraio ho avuto una lieta sorpresa: su La Repubblica, giornale cui sono abbonato, le prime tre pagine dedicate allo Sport non parlavano di calcio; nella prima si elogiava la vittoria della nazionale italiana di Rugby ad Edimburgo sulla Scozia, vittoria non risicata cioè 37 a 17. Non è la prima vittoria contro squadre considerate forti in Europa, salvo naturalmente i francesi che in genere battono tutti sonoramente, compreso noi. Questo sport rude ma con un’etica di gioco ammirevole, non ha molto seguito in Italia – mentre invece lo è in altri paesi, in alcuni casi alla pari del calcio – sta prendendo piede lentamente ma in maniera consistente, anche perché – dico io – i vecchi tifosi del calcio stanno dando chiari segni di stanchezza.
Nella seconda pagina oltre al seguito della prima sul rugby, si mette in evidenza la medaglia di bronzo di un altoatesino, Pietro Piller Cottrer nello sci di fondo in Giappone.
Nella stessa pagina c’è un articolo di Gianni Mura intitolato “Le scene da stadio in senato”, per dire che i senatori non si sono comportati da galantuomini.
Nella terza pagina si annuncia la vittoria di Biaggi in una gara del mondiale superbike a Doha. Segue un piccolo trafiletto su un bambino argentino di 11anni che vuole diventare calciatore e giocare in Spagna ed infine un altro che dà notizie sul Tennis, lo Sci a Garmisch, il Basket anticipi di A1 ed il Volley, sempre anticipi di A1.
In quarta pagina arriva il calcio che parla della prossima patita dell’Inter con il Catania in campo neutro, dei due anticipi di serie A , che a Bari i teppisti entrano in campo e picchiano un giovane dell’Avellino….tanto per cambiare. Infine c’era anche la serie B.
Allora è stato un caso o una svista dei giornalisti che hanno tralasciato il calcio per dei veri Sport? Ho paura di si, però se questi sport aumentano la loro popolarità, forse vedremo il calcio relegato in pagine staccate. Io me lo auguro.
Vorrei avere qualche riscontro da quelli che la pensano come me. E’ possibile che tutti siano diventati drogati del calcio?
 
PS – Nei giorni successivi il calcio è tornato in prima pagina, però ogni tanto qualcosa di più serio riesce ad infilarsi nell’apertura delle pagine dedicate agli sport
 
Di Gennaro Aprea (del 16/02/2007 @ 18:24:38, in I) Sport e Calcio, cliccato 663 volte)
ANCORA CALCIO! UFFAH!
 
Quando leggo i giornali mi piace molto scorrere le lettere dei lettori che spesso sono scorci di vita sconosciuta ai più. Su La Repubblica di ieri, fra le altre, ne ho lette due che riguardano i recenti avvenimenti del calcio, avvenimenti che in questi giorni spesso stanno sulle prime pagine.
Ve le voglio citare perché sono decisamente significative e mi hanno portato alla meditazione.
La prima è del Signor Fedele Balla indirizzata a Corrado Augias e lamenta il fatto che i provvedimenti adottati non risolveranno la situazione. L’ottimo Augias gli risponde dicendo che l’industria del calcio non si lascerà facilmente “correggere”. Alla fine aggiunge che i calciatori non si sono fatti sentire come era loro dovere. Se la prende giustamente anche con Totti, da lui giudicato un atleta serio, il quale, quando la curva ha fischiato la Polizia, avrebbe dovuto andare verso i fischiatori e utilizzare il suo dito per zittirli mettendolo davanti al naso invece che usarlo come ciuccio. E conclude: “Brutto segno che non ci abbia pensato nemmeno lui, bruttissimo segno”.
La seconda è della Signora Valeria Petrella la quale ha uno dei suoi 4 figli disabile che tutti evitano e, quando porta i suoi figli maggiori alle partitelle del campionato dei bambini sente i genitori scalmanati incitare i propri figli a giocare senza regole mentre inveiscono contro l’arbitro.
Al Torneo di Carnevale di Viareggio i giocatori della squadra argentina Arroyo di Santa Fè che giocava contro il Genoa ad Arenzano hanno più di una volta preso di mira i giocatori italiani per riempirli di botte (e in parte ci sono riusciti), e l’Arbitro (preso a calci), tant’è che 6 di loro sono stati espulsi ed il Genoa ha vinto a tavolino perché – non lo sapevo – il regolamento dice che due squadre non possono più giocare se una ha meno della metà dei giocatoti previsti. Ma non vi sono altri regolamenti che potrebbero far ritornare il calcio ad essere uno sport? Evidentemente no.
Non si può fare a meno di constatare, dopo la meditazione alla quale vi invito, che la gente si sta veramente stancando di questo “Gioco dei calci”.
E allora - RIPETO - non chiamiamolo più sport, non confondiamolo con i veri sport, mettiamolo al bando una volta per sempre!!!
Sapete che vi dico? Non vale più la pena che io scriva sul calcio. Forse scriverò di sport, quelli che le varie TV oggi relegano a pochi secondi di cronaca.
Forse riprenderò a scriverne se il calcio ritornerà ad essere uno sport, ma temo che ciò non succederà più o per lo meno prima della mia scomparsa.
 
Di Gennaro Aprea (del 07/02/2007 @ 15:38:35, in I) Sport e Calcio, cliccato 1216 volte)
Calcio e gladiatori
 
“Non è più uno sport…” Questo non lo dico io, come ho già scritto nel mio primo articolo sul calcio l'anno scorso. L’ho sentito dire da una persona qualunque, intervistata da una troupe televisiva dopo l’assassinio dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti eseguito da giovani tifosi di una squadra di calcio, non si sa ancora quale, ma non ha importanza.
Allora mi sembra che il mio pensiero che il calcio non sia più uno sport e che esso sia una scuola di violenza non è lo sfogo di una persona come me amante degli sport, che in passato tifava per la squadra della città di origine e che ha giocato qualche volta da portiere e da terzino.
Mentre scrivo, il Governo non ha ancora deciso se gli stadi che non sono a norma di sicurezza ospiteranno le partite a porte chiuse. Mi auguro vivamente che questa volta queste punizioni per i tifosi, per le società di calcio conniventi con le tifoserie violente, e soprattutto per le “ganghe” più o meno politicizzate che “supportano” (questo verbo è volutamene satirico) le proprie squadre con atti delinquenziali dentro e fuori gli stadi, siano messe in atto con la massima severità. Non come quella “buffonata” di processi e di condanne dell’anno scorso che si sono dimostrate un “buffetto” e non un bel paio di schiaffoni alle squadre condannate in serie B o C con aggiunta di punteggi negativi. Condanne che sono iniziate con punizioni esemplari e che poi, man mano che passava il tempo, si sono ridotte quasi a dolci carezze. Tutto ciò per non far perdere denaro e fama agli interessi capitalistici, spesso sporchi, delle società di calcio.
Visto dal mio punto di vista, il fatto che gli stadi negli ultimi 4 anni abbiano perso e continuino a perdere spettatori è un’ottima notizia e non vale il fatto che siano aumentati di poco gli spettatori delle partite in TV.
Ho l’impressione, e spero di non sbagliarmi, che la gente abbia già iniziato a stancarsi di questi spettacoli dove i giocatori si comportano con violenza sul campo, incitati dalle tifoserie sugli spalti, tifoserie che, sempre più frequentemente, continuano a fare ciò che è successo a Catania, a Bergamo, solo per parlare degli ultimi episodi.
A proposito di violenza in campo, un paio di settimane fa quell’ottimo giornalista di Piero Angela e dell’altrettanto ottimo figlio d’arte Alberto (che ho avuto il piacere di conoscere a La Madeleine in Val d’Aosta quando Alberto aveva circa 10 anni) hanno mandato in onda una puntata di Superquark nella quale hanno descritto la storia dei Gladiatori e degli anfiteatri (lèggi stadi), in primis il Colosseo, al tempo dell’impero romano. Ebbene si è visto che i gladiatori erano come oggi sono i giocatori di calcio (salvo beninteso poche eccezioni), molti schiavi o ex schiavi, comprati a suon di denaro, scambiati fra un padrone e l’altro, che divenivano ricchi e si compravano la loro libertà, adorati dalla donne romane anche dell’alta aristocrazia (le cosiddette VIP di ora) alle quali piaceva andarci anche a letto insieme, ecc. ecc. Sugli spalti, pardon sulle gradinate, vi era il pubblico che li incitava a vincere uccidendosi l’un l’altro, oppure a lottare con le bestie feroci quasi a mani vuote; e se volevano che il perdente vivesse, mettevano il pollice in giù, quindi l'imperatore doveva quasi sempre seguire il parere della folla avendo solo  lui diritto di vita o di morte sui duellanti.
Così gli Angela hanno fatto un paragone con l’odierno gioco del calcio (violento) ed hanno trovato moltissime similitudini, salvo una.
I ”tifosi” di un gladiatore non si scontravano con quelli dell’altro che combatteva contro il primo, né sulle gradinate, né fuori. In altre parole vi era ancora un’etica “sportiva” seppur su uno spettacolo violento ed efferato, e non, come adesso, una “vocazione all’illegalità” diffusa.
Qualche tempo fa ho letto un suggerimento di un giornalista, che proponeva di dividere il gioco del calcio in due. Quello dei professionisti – che lui stesso giudicava non più uno sport ma, oltre alla violenza, solo un grosso business – e quello dei dilettanti che invece poteva essere considerato ancora uno sport perché non legato al giro finanziario (stadi, TV, scambi di giocatori e stipendi di milioni, ecc.) e giocato da persone che amano e vogliono fare sport, quindi "teoricamente" corrette e sostenute da spettatori corretti, spesso parenti, amici, figli-bambini. Mi è sembrata un’ottima idea e mi ripromettevo di parlarne proprio qui per approfondirla.
Poi ho visto qualche giorno fa al telegiornale e letto sulla stampa che un dirigente di una squadra di terza categoria, cioè in pratica di dilettanti, è stato ucciso da tifosi a calci e pugni perché voleva difendere un giocatore della sua squadra aggredito in campo, un campetto di paese. Allora mi sono cadute le braccia e mi sono detto che con il calcio non c’è proprio più niente da fare. Non resta che cancellarlo da ciò che si chiama “sport” con conoscenza di causa, e lasciarlo andare al diavolo.
Intorno ad altri sport girano molti interessi, danaro e pubblicità, ecc., la Formula 1, la pallacanestro, la palla a volo, il tennis, lo sci, il ciclismo e perfino l’atletica leggera ed altri ancora. Ma i tifosi, seppur accaniti ed organizzati, non sono violenti, non incitano alla violenza, non uccidono.
Chi è d’accordo con me si faccia sentire; chi non condivide le mie idee si faccia sentire lo stesso, spero senza improperi, ma con proposte intelligenti e costruttive per una soluzione di questo problema.
Un ultimo rispettoso pensiero all’Ispettore Raciti e alla sua Famiglia.
 
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