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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/12/2014 @ 18:52:33, in L) Zero-carbonio, cliccato 578 volte)
UN LIBRO OBSOLETO.…MA NON TUTTO
 
Abitualmente non parlo di me, come giustamente fanno le numerose persone che scrivono, persone importanti e meno note come è il mio caso. Tuttavia questa volta penso che ciò che sto per scrivere sia utile per i lettori che si interessano ai problemi ambientali ed apprezzano quanto si scrive sull’argomento, che è vasto e spesso complicato. Ma anche per persone che non sono dei “fan” di questi argomenti, ma cominciano a percepire che qualcosa sta cambiando intorno a noi.
 
Per fortuna negli ultimi 2-3 anni si parla sempre di più di problemi ambientali legati al cambiamento del clima e al riscaldamento terrestre: ciò è un ottimo segno per noi umani, per la nostra salute e quella dei nostri discendenti che comprendono i nostri figli, se siamo giovani, i nipoti se lo siamo di meno e in generale per chi vivrà fin verso la fine del nostro giovane secolo durante il quale – credetemi, non esagero - se non cambiamo i nostri comportamenti, potrebbe essere l’ultimo per l’umanità intera.
 
Come molti di voi sanno per aver letto in passato questo piccolo blog e gli articoli della Sezione “Zero Carbonio”, ho iniziato ad occuparmi di fonti di energia nel 1954 e di problemi di inquinamento nel 1970. Quindi, lavorando in questo settore, ho preso coscienza da tempo dei problemi derivanti dall’uso del carbone, petrolio e gas (per non parlare di energia nucleare) che si sono sviluppati in maniera sempre crescente con i risultati che vediamo intorno a noi nel mondo intero.
 
Nel 2011 ho avuto l’idea di scrivere un saggio che è stato realizzato insieme ad una cara amica ex compagna di università che è diventata un’eccellente Prof alle Sapienze di Pisa e Roma. Ambedue ci siamo occupati a fondo di Marketing durante il nostro periodo lavorativo, materia che abbiamo introdotto nel libro nell’intento di utilizzarlo per un contributo alla soluzione dei problemi di cui stiamo parlando..
 
Il libro era diviso in tre parti: la prima era la descrizione di tutte le fonti di energia, quelle di origine fossile, la nucleare e le rinnovabili, con tutti i loro vantaggi e svantaggi derivanti dal loro uso (questo argomento era compreso nell’Appendice); la seconda parte conteneva la descrizione delle situazioni di numerosi paesi nel mondo, i comportamenti delle imprese con le loro potenti lobby, dei politici e le discussioni fra i vari scienziati ed esperti, obiettivi e di parte, La terza ed ultima parte illustrava perché e come il Marketing avrebbe potuto essere utile.
 
Le prime due parti, nonostante il saggio sia stato ideato e realizzato solo 3 anni fa, è parzialmente obsoleto: per esempio c’era solo un accenno al petrolio e gas ricavati dal cracking delle argille bituminose, i cosiddetti shale oil e shale gas che hanno sconvolto i  mercati a livello mondiale, compreso quello del carbone; possiamo constatarlo perché se ne parla spesso su tutti i media (es. forte diminuzione del prezzo del petrolio).
Le fonti alternative e rinnovabili sono nel frattempo progredite tecnologicamente in maniera talmente rapida che alcune sono diventate competitive rispetto a quelle più usate, anche senza considerare gli alti costi sociali delle fossili e del nucleare che invece si basa più o meno sulle stesse tecnologie del secolo scorso.
 
Anche le situazioni di numerosi paesi sono cambiate in maniera marcata: in alcuni in meglio, in altri in peggio; alcuni politici hanno appena mostrato buone intenzioni, cioè quelle di diminuire drasticamente le emissioni di gas serra responsabili dell’aumento della temperatura terrestre (Europa: impegno “20-20-20”) altri a scadenza meno immediata (USA e Cina); altri non hanno ancora la ferma intenzione di fare qualcosa di positivo (Africa, Brasile, altri sud americani, Australia, India, ecc.) adducendo come scusa il fatto che la situazione attuale della temperatura terrestre deriva dall’uso esagerato delle energie inquinanti da parte dei paesi industrializzati in passato, quindi essi non devono e non possono frenare il proprio sviluppo.
 
E’ importante sottolineare che nel 2014 vi sono state alcune importanti decisioni, per altro inaspettate, con grande soddisfazione degli ambientalisti.
Per prima l’Università di Glasgow ha deciso di disinvestire l’intera sua dotazione finanziaria di 128 milioni di sterline dalle imprese che producono energie fossili; la seconda è stata poco dopo la LEGOche ha interrotto la sua collaborazione con la Shell per la vendita dei componenti Lego nelle stazioni di servizio di questa società petrolifera; ancora l’Università di Oxford,  l’Associazione dei Medici britannici e l’università di Stanford (California) si sono comportate come Glasgow disinvestendo i propri patrimoni (miliardi di US$) dalle attività del carbone, petrolio e gas. A settembre, alla vigilia dell’incontro sul clima delle Nazioni Unite a New York, la Fondazione Rockefeller, erede della prima e maggiore impresa al mondo nel settore delle energie fossili, ha deciso di fare marcia indietro cambiando la destinazione dei propri investimenti da energie fossili a energie rinnovabili.
Infine il 12 novembre vi è stato l’accordo-impegno USA/ Cina di diminuire le loro emissioni di anidride carbonica del 26-28% rispetto a quelle del 2005 entro il 2025 (USA) e di non superare l’aumento di emissioni entro il 2030 o prima, ed anche di produrre 1000 Giga-watt di elettricità con energie rinnovabili (Cina).
 
Inoltre, fra settembre 2013 e settembre 2014 l’IPCC (International Panel of Climate Change), emanazione delle Nazioni Unite, composto da 1500 scienziati di tutto il mondo, hanno pubblicato il loro 5° Rapporto (che viene fatto ogni 6 anni) in cui hanno dimostrato e confermato che il riscaldamento terrestre è sulla via di aumentare fino 4°C in media alla fine del secolo, a meno che non si adottino politiche energetiche tali da diminuire drasticamente le emissioni di gas serra;.
Un altro ente intergovernativo a livello mondiale, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ha confermato le previsioni della modifica del clima in senso peggiorativo unito all’andamento delle temperature terrestri e degli oceani, come stiamo già osservando in tutto il mondo.
 
Nonostante queste notizie, buone da una parte e cattive dall’altra, le lobby continuano a fare di tutto per ritardare il cambiamento in meglio in favore del pianeta per la semplice ragione che nei loro statuti e scopi sociali è scritto che per guadagnare denaro ed aumentare i profitti è necessario cercare, estrarre, trasportare, distribuire carbone, petrolio e gas.
 
Una dimostrazione recentissima di questo andamento è il risultato delle recenti discussioni fra 196 paesi svoltesi in Perù (2 settimane di conferenza più 30 ore di negoziati) dove non si è arrivati ad alcun accordo in vista del vertice mondiale del 2015 a Parigi. Questo vertice dovrebbe condurre ad un accordo globale per arrestare definitivamente il riscaldamento terrestre. La temperatura non dovrebbe superare 2° C alla fine di questo secolo. Se non si trova un accordo – insisto - la temperatura media aumenterebbe di più di 4° con conseguenze disastrose.
Per fortuna vi saranno due altre iniziative prima del vertice di Parigi simili a quella che si è tenuta a Lima, per continuare a discutere e raggiungere accordi preliminari per l’interruzione dell’uso del carbone, petrolio e gas o la loro drastica diminuzione in tutti i paesi che ne fanno un uso sfrenato.
 
In conclusione vi renderete conto che in soli 3 anni le cose sono talmente cambiate che il nostro libro è divenuto in grande parte obsoleto.
 
Quindi arriviamo alla terza parte del saggio: quella sull’impiego del marketing.
Avevamo scritto che i decisori finali delle politiche energetiche e ambientali, cioè i politici, erano pesantemente condizionati e influenzati dall’enorme potenza delle lobby, anche con la corruzione (lo sono ancora). Quindi i molti scienziati ed esperti che avevano studiato e controllato la situazione ambientale ed il riscaldamento terrestre non erano ascoltati dai politici. Tuttavia la necessità di affrettare i tempi del risanamento ambientale era secondo noi molto importante.
Probabilmente gli accordi del prossimo anno in Francia potranno fare qualcosa di positivo (anche se si parla di lasciare ancora 5 anni prima di imporre l’inizio del cambiamento in tutti i paesi che firmeranno). Però riteniamo che ancora non si è arrivati alla soluzione finale di diminuire il riscaldamento terrestre eliminando le emissioni di gas serra nel più breve tempo possibile.
 
Avevamo quindi pensato che la soluzione fosse legata al problema della presa di coscienza di un grandissimo numero di persone nel mondo riguardo alla situazione, cioè di raggiungere in pochi anni alla consapevolezza piena della gente comune dei pericoli ai quali va incontro l’umanità. Se alcune centinaia di milioni di persone si fossero rese conto dei pericoli per la nostra terra e per la nostra salute, molto probabilmente avrebbero avuto la capacità di influenzare in alto grado i politici, come tentano di fare gli scienziati, gli esperti e gli ambientalisti.
 
Ed ecco in breve come si è sviluppato il nostro pensiero.
Da quando la produzione ed il consumo dei beni e dei servizi è divenuta parte della nostra vita fin nella notte dei tempi, cioè da quando si è passati gradualmente dall’artigianato (che è ancora importantissimo in alcuni settori) alla grande industria e la produzione in serie, anche nel settore agricolo, le aziende hanno impegnato tutti i loro sforzi per convincere noi consumatori ad acquistare i loro prodotti e servizi.
Hanno utilizzato il marketing (cosiddetto strategico) per battere la concorrenza. Hanno cioè strategicamente studiato i mercati dei consumatori ed i loro bisogni offrendo prodotti innovativi che potessero avere successo.
Poi hanno usato il marketing (cosiddetto operativo) per far sì che i loro prodotti divenissero talmente “desiderati” da portarli fino al “bisogno” dei consumatori di acquistarli. Hanno usato, e sempre di più usano, tutte le infinite forme di pubblicità e di promozione, Tutti noi le conosciamo… e spesso siamo stufi di subirle…
 
Abbiamo quindi stimato che la soluzione era quella di fare del marketing operativo al fine di far sì che l’ambiente che ci circonda e la salute dell’umanità divenissero un “bisogno” per un gran numero di persone comuni nel giro di 5-6 anni: Così, una volta trasformate in “ambientalisti consapevoli” avrebbero votato quei politici che avessero messo nelle principali priorità dei loro programmi l’eliminazione totale dei gas serra e l’uso di tutte le energie alternative non inquinanti. Naturalmente una volta eletti i politici, i nuovi ambientalisti avrebbero dovuto controllarli da vicino e continuamente.
Le tecniche per raggiungere questo traguardo ci sono: le avevamo studiate attentamente e sono sempre valide. E’ per questo che ho voluto affermare che la “terza parte” del nostro libro non è obsoleta perché finora i problemi di cui abbiamo parlato sono sempre trattati solo dagli esperti ambientalisti e dai politici, spesso gli uni contro gli altri, mentre il “popolo bue” non partecipa come potrebbe e dovrebbe.
 
Se questo messaggio trovasse la strada giusta, potremmo noi tutti dare una mano al nostro pianeta, cioè a noi stessi, per rendere il miglioramento più vicino nel tempo.
 
Di Gennaro Aprea (del 13/11/2014 @ 18:14:12, in L) Zero-carbonio, cliccato 522 volte)
L’ACCORDO USA CINA SUL CONTENIMENTO DELLE EMISSIONI PER LA DIMINUZIONE DELLE TEMPERATURE TERRESTRI
 
Ieri i due Presidenti delle nazioni che inquinano da sole il mondo per il 40%, Obama e Xi Jinping, hanno raggiunto un accordo per diminuire le loro emissioni di gas serra entro il 2030.
Leggendo i titoli della stampa ed ascoltando la radio e la televisione sembra che i pesanti problemi legati all’uso delle energie fossili, soprattutto carbone e petrolio (ma anche gas seppur in misura minore) saranno risolti abbastanza presto. In effetti l’accordo è una buona notizia perché gli impegni del Protocollo di Kyoto del 1997 che avevano lo stesso scopo non erano stati mantenuti (anzi le emissioni erano aumentate del 50%), soprattutto perché gli USA e la Cina e gli altri paesi del BRIC non avevano aderito. E’ una buona notizia perché costituisce un primo piccolo passo avanti in vista della Conferenza sull’Ambiente e l’Energia che si terrà a Parigi nel 2015 dove saranno discussi nuovi impegni fra la maggior parte dei paesi aderenti alle Nazioni Unite.
Tuttavia, se si va un po’ più nei dettagli dell’accordo di ieri fra i due paesi, si può capire meglio che, dietro i titoli, ci sono molte cifre che dimostrano la mediocrità dell’accordo.
Non posso qui dare dettagli, ma suggerisco di leggere su La Repubblica di oggi 13 novembre due interviste ad altrettanti scienziati che spiegano perfettamente cosa c’è dietro le strette di mano; una delle due è stata intitolata “I confini dell’ottimismo”; questa è del Professor Pascal Acot, francese. L’altra intervista è a Richard Brubaker, americano, che insegna a Pechino, Ambedue se ne intendono molto: se non avete il quotidiano a disposizione, sicuramente lo potete chiedere alla direzione del giornale o andare su Google dove sicuramente troverete i due articoli. Vale la pena di leggerli attentamente.
Mi limito fare un commento personale.
La gente comune ha cominciato a rendersi conto che qualcosa sta cambiando intorno a noi:
-          il cambiamento del clima con la sparizione delle stagioni intermedie con sintomi quali l’aumento della frequenza delle punte di temperature minime e massime o stagioni invernali ed estive irriconoscibili
-          le alluvioni sempre più frequenti che a loro volta provocano danni ingenti alle persone e agli ambienti: naturale, agricolo, rurale, e urbano
-          si parla molto dei problemi economici legati all’approvvigionamento e molto meno alle conseguenze dell’uso continuo delle fonti di energia fossili
-          accanto queste (carbone, petrolio e gas) si sono aggiunte le fonti alternative, prima il nucleare, e più recentemente altre alternative cui si sono aggiunte le rinnovabili di cui si conosce ancora poco perché la loro tecnologia è in continua e rapida evoluzione.
-          Le fonti di informazione parlano male o bene di tutte le fonti di energia, cosa che impedisce l’esatta conoscenza o addirittura confonde la gente la quale rinuncia ad approfondire la conoscenza; una delle ragioni principali è che le lobby dei produttori/venditori di energie fossili sono potentissime e condizionano politici e  altri decisori.
La cosa più grave è che la gente comune, salvo poche eccezioni legate a particolari siti industriali, non collega ancora molte di queste situazioni ai gravi danni all’ambiente in generale che sono a loro volta strettamente legati alla nostra salute, derivanti dall’inquinamento delle polveri e dai “gas serra” prodotti dalle fonti fossili, danni che sono in continuo aumento.
A fine settembre 2013 a fine marzo e a settembre 2014 l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle’ONU composto da circa 500 scienziati di tutto il mondo, ha presentato il suo 5° Rapporto sul Clima che ha confermato il deterioramento del clima e l’aumento delle temperature terrestri per cause antropiche, cioè come conseguenza dei comportamenti umani.
Sarebbe quindi necessario offrire una maggiore chiarezza e comprensione rispetto ai numerosi saggi esistenti, scritti in genere dagli “addetti ai lavori” e dai loro scambi di idee e discussioni in convegni ed incontri dove è praticamente assente la gente comune anche perché per alcuni sarebbero di difficile comprensione.
Inoltre è auspicabile che tutti i mezzi di informazione parlassero sempre più di frequente di questi problemi che riguardano direttamente noi e le generazioni future perché è necessario che le azioni per salvare il pianeta, cioè per “cambiare verso”, come dice il nostro giovane Presidente del Consiglio, siano realizzati al più presto possibile altrimenti non ce la faremo.
Tutti noi dobbiamo interessarci di questi argomenti per capire di più: è importante.
A proposito, il nostro giovane Presidente non se ne interessa come dovrebbe: nel decreto ”Sblocca Italia” ci sono numerose azioni che esaltano la ricerca e l’utilizzazione delle fonti fossili.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 25/09/2014 @ 17:43:11, in L) Zero-carbonio, cliccato 379 volte)
LA GIORNATA SULL’AMBIENTE ALLE NAZIONI UNITE

 
L’altro Ieri, 23 settembre, si è parlato molto di ambiente nell’aula delle Nazioni Unite. In 125 città nel mondo milioni di persone (in Italia Roma e Milano) hanno manifestato in favore dell’ambiente e contro l’uso delle fonti di energia che producono i gas serra che hanno un forte impatto sul clima, sulla temperatura terrestre, quindi sulla salute dell’umanità (Antonio Cianciullo - Intervista a Pascal Acot - La Repubblica).
Queste notizie mi hanno reso felice perché, come sapete, sono un convinto ambientalista e, nel mio piccolo, molto piccolo, ho cercato finora di trasmettere alla gente comune questo grande problema non ancora risolto.
Un’altra ottima notizia è che la Fondazione Rockefeller che appartiene alla famosa e antica famiglia che ha rappresentato finora la stella del capitalismo americano, ha deciso di non finanziare più alcuna impresa che si occupa delle fonti di energia fossili (carbone, petrolio e gas naturale (metano) e dei loro derivati, i quali sono tutti la causa dell’aumento dei gas serra insieme alla deforestazione. Questa decisione significa che la mobilitazione che viene dal basso ha aiutato anche gli scienziati, che studiano e controllano la situazione da anni, a convincere un rappresentante di una famiglia che ha fondato la Standard Oil nel XIX secolo, poi divenuta ESSO e iseguito EXXON, CONOCO, MOBIL e CHEVRON a ritirare tutti i finanziamenti in favore di chi inquina e cedere tutte le loro partecipazioni in queste società. I finanziamenti saranno d'ora in poi riservati a chi si occupa di energie rinnovabili (Federico Rampini su La Repubblica).
 
All’Assemblea hanno parlato numerosi personaggi importanti in favore dell’ambiente (persino Leonardo di Caprio) e molti capi di governo, fra i quali, oltre al Presidente Obama, anche il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi.
Ieri sera sul tardi ho sentito le sue parole che confermavano la ferma volontà del governo italiano di adottare lo sviluppo della “green economy”.
Di tutte queste notizie non ho visto e sentito molti commenti sui media, nemmeno su La Repubblica dei giorni successivi, perché i nostri giornalisti mettono avanti a tutto gli incontri per incrementare la coalizione per la guerra all’ISIS, le discussioni/beghe sull’Articolo 18 e l’uccisione del turista francese in Algeria.
E’ importante sottolineare comunque che le affermazioni di Matteo Renzi all’ONU sono in netto contrasto con le politiche della compagine ministeriale che continua a favorire l’estrazione del petrolio e del gas in Adriatico, Sicilia e Basilicata, in terra ferma e in mare aperto; ha riconfermato l’accordo per il gasdotto Transadriatico (che farebbe affluire questa fonte di energia non prima del 2020, quindi una politica non a breve termine, non fa obiezioni sull'aumento continuo dell'uso del carbone in alcune centrali elettriche, ecc..
Mi farebbe molto piacere se le parole di Renzi si trasformassero in realtà perché è necessario capire che la politica energetica deve trasformarsi in una rapida de-carbonizzazione, come alcuni paesi virtuosi ha già iniziato ad attuare.
Ciò significa confermare e continuare a dare finanziamenti alle energie rinnovabili in maniera intelligente (non come hanno fatto finora i passati governi), sviluppando la geotermia come e più dell’eolico e dei vari tipi di solare; e soprattutto significa dare lavoro a produttori di materie prime e seconde per l’efficienza energetica dei vecchi edifici e all’attività edilizia, facendo al contempo risparmiare sugli acquisti di petrolio e gas che importiamo, eliminando il carbone al 100%.
L’ENI dovrebbe aggiungere allo scopo sociale del suo statuto lo sviluppo delle energie alternative non inquinanti, come ha già fatto l’ENEL con la sua Enel Green Power che (stranamente ??) lavora più all’estero che in Italia.
 
Potrei continuare a lungo ma ritengo che queste brevi note siano sufficienti e chiudo con l’augurio che i media inizino a creare rubriche permanenti sui problemi dell’ambiente e del cambiamento del clima perché la gente comune deve poter prendere seriamente coscienza dei problemi importanti che incidono sulla qualità della vita di tutti noi.
 
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