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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 13/08/2014 @ 18:50:18, in L) Zero-carbonio, cliccato 364 volte)
FONDI STRUTTURALI EUROPEI E CAPACITA’ ORGANIZZATIVE
 
Oggi, mercoledì 13 agosto, su tutti i media ma principalmente sui quotidiani, si parla della lettera inviata dalla Commissione Europea al governo italiano in cui lo si rimprovera del ritardo, dopo un primo avviso del marzo di quest’anno, del programma preciso dell’utilizzazione dei Fondi Strutturali assegnati all’Italia.
In breve di che si tratta:
 
-          I fondi strutturali europei sono finanziamenti per lo sviluppo dei paesi dell’Unione Europea. Essi costituiscono il 37% dell’intero bilancio dell’UE.
      Gli obiettivi principali sono tre:
1)      riduzione delle disparità degli sviluppi dei vari paesi e regioni
2)      aumento della competitività e dell'occupazione
3)      sostegno della cooperazione fra i vari paesi.
-          l’UE ha assegnato finanziamenti all’Italia per 41,5 miliardi di Euro per i 7 anni dal 2014 al 2020
-          Inoltre lo Stato italiano deve assegnare lo stesso ammontare di finanziamenti nello stesso periodo
-          Lo strumento per l’assegnazione dei Fondi consta di 37 pagine e 249 punti
-          Gli obiettivi tematici degli assegnamenti si dividono fra i FERS (fondi di sviluppo regionale) e FSE (fondo sociale europeo); fra le varie tematiche si notano alcuni finanziamenti che sarebbe opportuno recepire al più presto.
-          Per i FERS : cambiamenti climatici : 932 milioni
                           economia bassa emissione : 3,50 miliardi
      Per il FSE : occupazione : 3, 938 miliardi
      Per un totale di poco meno di 8 miliardi,
      da raddoppiare considerando la parte dello Stato italiano
    
Perché considero questi argomenti prioritari?
a)      Abbiamo un problema di cambiamenti climatici ed economia a bassa emissione; potremo migliorare la situazione con il risparmio energetico degli edifici pubblici, scuole, ecc. Risparmio energetico significa coibentare ogni edificio (muri e tetti con il “cappotto, finestre, produzione di energia da fonti rinnovabili come geotermia o fotovoltaico, ecc.) per risparmiare energie inquinanti e produttrici di gas serra utilizzate attualmente per il riscaldamento ed il rinfrescamento; di edifici pubblici da ristrutturare ve ne sono a migliaia in tutta Italia
b)     Abbiamo altissima disoccupazione, specialmente al Sud; queste ristrutturazioni potrebbero dare lavoro a migliaia di lavoratori nel comparato delle piccole e medie imprese edili che soffrono da tempo la crisi edilizia. Non solo; queste ristrutturazioni di risparmio energetico darebbero lavoro a industrie, possibilmente italiane ed europee, dei comparti del legno, della plastica, del vetro per gli infissi, e della chimica e del legno per le coibentazioni murali, nonché ai produttori di macchine e impianti per le energie rinnovabili.
 
E’ necessario che il governo, dopo le prime soddisfazioni per le modifiche istituzionali, si dia da fare immediatamente e senza tentennamenti per il coordinamento fra autorità centrale e locale (regioni, province e città metropolitane) cosa che l’UE ci sta rimproverando per la lentezza delle azioni: cioè chi fa cosa, quando e come.
 
Di Gennaro Aprea (del 05/06/2014 @ 19:07:49, in L) Zero-carbonio, cliccato 435 volte)
LA GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE
 
Oggi, 5 giugno, è la giornata mondiale dell’ambiente. Purtroppo non ho la possibilità (e il tempo) di leggere più di un quotidiano però, come più volte ho accennato, la mattina presto dalle 6.50 alle 9, ascolto su RAI Radio 3 la rassegna della stampa internazionale e quella della stampa italiana; quindi ho un’idea abbastanza chiara e completa di ciò che scrivono i quotidiani del nostro Paese e stranieri.
 
Ebbene sono arrivato alla conclusione che, soprattutto ai nostri giornalisti, i problemi ambientali non interessano molto, anzi quasi per niente.
 
Un paio di dimostrazioni.
1)     martedì 3 giugno, nei 25 minuti che dura l’intera rassegna della stampa straniera su Radio 3 RAI, il giornalista di quel giorno ha parlato unicamente dell’abdicazione del re di Spagna Juan Carlos. Francamente non so quanto interessi questa notizia in quella misura ed i commenti relativi; a me sarebbe bastato un 30% del tempo
2)     La stessa mattina il giornalista di turno (direttore del quotidiano l’Adige) alla rassegna stampa italiana non ha accennato a due articoli che ho letto su La Repubblica di cui uno dei due era menzionato in prima pagina.
 
Di che si trattava? Il giorno dell’abdicazione del re di Spagna Obama aveva emanato una legge che obbliga le centrali elettriche (specialmente a carbone) a diminuire del 30% le emissioni di CO2, e gas serra equivalenti, entro il 2030 sulla base delle emissioni del 2005 negli USA; notizia importante perché gli USA (i più grandi inquinatori al mondo pro-capite) non avevano mai firmato il protocollo di Kyoto. Obama aveva sottolineato l’importanza di questa decisione riferendosi ai danni all’ambiente e alla salute degli americano derivanti da queste emissioni
 
Il secondo articolo era intitolato: “E in Italia il sorpasso delle rinnovabili”;
non c’è bisogno di alcun commento ulteriore
 
3)     Oggi non ho trovato su La Repubblica nemmeno un trafiletto che menziona giornata mondiale dell’ambiente
4)     Nella rassegna stampa dei quotidiani non vi è stato ugualmente alcun accenno.
 
Azzardo un’ipotesi: allora,come mai la gente comune non sa quasi niente di queste situazioni che riguardano tutti noi da vicino? Non sarà mica perché, fra i comunicati giornalieri di imprigionamenti e simili di “cleptocrati” uomini/donne politici e alcuni giornalisti che ci ammanniscono notizie di parte, mancano ancora quelli che si sono arricchiti grazie a elargizioni delle lobby dei produttori di energie inquinanti? Spero proprio di sbagliarmi ma ho paura di questa possibile realtà.
 
Oppure i nostri editorialisti non hanno ancora capito quali sono le priorità che possono difendere l’ambiente e la salute della gente che li legge?
 
Di Gennaro Aprea (del 24/05/2014 @ 16:51:29, in L) Zero-carbonio, cliccato 560 volte)
DOBBIAMO TRIVELLARE ANCORA L’ADRIATICO PER OTTENERE PETROLIO E GAS?
 
A seguito dell’intervista del Messaggero a Romano Prodi del 18 maggio scorso, vi sono stati numerosi interventi e commenti sui vari media: Fra gli altri, durante la trasmissione Prima Pagina di Radio 3 condotta questa settimana da Perluigi Vercesi, direttore di “Sette”, ne ho sentite di tutte e di belle, soprattutto da parte degli ascoltatori che telefonavano.
Per mettere un po’ di chiarezza, è necessario ricordare che Romano Prodi aveva detto nell’intervista che l’Italia potrebbe/dovrebbe ricavare dai giacimenti nell’Adriatico 22 milioni di tonnellate di petrolio che darebbero luogo a investimenti e ad elevati impieghi di mano d’opera, oltre al risparmio di petrolio finora importato.
Proprio oggi nella trasmissione “Ambiente Italia” della RAI, il Dr. Luca Pardi del CNR di Pisa, che si occupa di riserve di petrolio a livello mondiale, ha dimostrato che 22 milioni di tonnellate costituiscono circa un terzo dei nostri consumi di prodotti petroliferi di un anno, quindi si tratta – parole sue – di una grande “frottola”. Un altro partecipante, Presidente dell’Associazione Italiana dei Geologi, ha affermato che è molto probabile che trivellazioni ed estrazioni di petrolio e gas possano provocare terremoti in quella zona
 
Sulla base di questa situazione, che già conoscevo ma non avevo riscontri così validi, mi sono deciso a scrivere un messaggio al dottor Vercesi che riporto integralmente perché ritengo sia utile a più di una persona fra quelle che mi leggono, cioè quelle a cui interessano i problemi energetici e l’impatto delle fonti di energia fossili sull’ambiente. Eccola:
 
 
Egregio Dottor Vercesi,
 
ho molto apprezzato la sua dichiarazione di oggi con la quale ella ha messo in evidenza l’importanza dell’impatto derivante dell’uso delle energie, non solo sul paesaggio ma anche sulla nostra salute.
Mi occupo di energie e di problemi ambientali da decine d’anni e continuo a studiare e fare opera di diffusione (conferenze, libro, corsi, convegni, ecc.)
Ci sono troppi luoghi comuni sulle conseguenze delle fonti di energia fossili (carbone, petrolio e gas) e sulle sue soluzioni. Fra i tanti ce n’è uno importante che deve cadere al più presto possibile perché è falso: “le fonti di energia rinnovabili non riusciranno mai a sostituire quelle (cosiddette) tradizionali, cioè le fossili”. Un secondo è quello che afferma: “le fonti rinnovabili hanno un costo superiore alle tradizionali”. Anch’esso è falso perché le potentissime lobby delle fossili volutamente dimenticano gli alti costi sociali, quelli sulla natura e sul clima (vedi 5° Rapporto IPCC 9/2013-3/2014) derivanti appunto dall’uso delle fossili.
Quasi nessuno conosce le dimostrazioni di numerosi scienziati americani (cittadini degli USA che sono i maggiori inquinatori del mondo pro-capite) che dimostrano la necessità e la possibilità di sostituire tutte le fonti fossili e la nucleare con le rinnovabili.
tre soli esempi:
1)  Studio di fattibilità del 2011 di Mark Delucchi e Mark Jacobson di 2 università californiane (Davis e Stanford) sulla reale possibilità di sostituire tutte le fonti attualmente usate nel mondo con acqua (idro, correnti, maree, onde), sole, vento e geotermia. Esse possono coprire tutti i fabbisogni dell’aumento dei consumi dei prossimi 20 anni (sopratttutto quelle dei grandi paesi in via di sviluppo accelerato) e sostituire le attuali nei successivi 30 anni (lo studio esteso è presso di me) con un sistema di “smart grids”
2) Jeremy Rifkin Presidente della Foundation on Economic Trends, ha dimostrato con la sua “Terza Rivoluzione Industriale” (del 2009 ma disponibile in edizione italiana dal 2013) con l’uso diretto ed indiretto dell’idrogeno ed il sistema di smart grids
3) James Hansen astrofisico e climatologo che ha dimostrato (G8 2010 all’Aquila) la necessità di diminuire immediatamente l’emissione di gas serra (CO2 da combustione delle fossili ed emissioni dirette di metano) al fine di contenere le temperature mondiali di più di quanto affermi l’IPCC, per evitare l’aumento oltre i 2°C per la fine del secolo.
 
In conclusione dobbiamo pensare urgentemente a un programma energetico nazionale, europeo e mondiale in termini di de-carbonizzazione, non di aumento dell’uso delle fonti fossili, soprattutto evitando il carbone che costituisce più del 35% dei consumi mondiali e che in Italia sta crescendo grazie al suo prezzo apparentemente più interessante; apparentemente perché, per abbattere l’inquinamento (solo parzialmente) i costi finali per la produzione di energia elettrica sono elevatissimi. E dobbiamo aumentare anche i consumi di elettricità in ogni settore del fabbisogno energetico.
 
Cordiali saluti
Gennaro Aprea
 
In conclusione voglio ribadire che ancora molte persone, compreso Romano Prodi, non hanno ancora capito che è necessario un cambiamento radicale nelle politiche energetiche nel più breve tempo possibile per evitare di giungere ad una situazione di non ritorno che porterebbe il mondo intero alla distruzione. La tecnologia potrà aiutare, ma è obbligatorio una svolta mentale dei decisori.
 
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