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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 10/07/2013 @ 19:04:09, in L) Zero-carbonio, cliccato 524 volte)
PARLIAMO UN PO’ DI RIFIUTI
 
Nelle ultime settimane ed anche stamattina ho letto ed ascoltato (TV e Radio3/Prima pagina) numerosi interventi sul problema rifiuti e sulle relative soluzioni.
Ho purtroppo notato che molte persone che ne hanno parlato, compreso alcuni giornalisti, hanno però dimostrato di non conoscere a fondo il problema, che è importantissimo. Le loro uscite denotavano evidente mancanza di cultura. In altre parole ne ho sentite delle “belle”, cioè delle grandi balle.
 
Tanto per darvi un esempio per molti esistono solo i “terribili” inceneritori e non sanno la differenza fra questi e i termovalorizzatori per la produzione di energia elettrica da una parte e dall’altra gli impianti di teleriscaldamento con la creazione di reti di acqua calda per il riscaldamento degli ambienti di immobili privati e industriali.
 
Ho deciso quindi di fornire qui solo alcune precisazioni (alcuni hanno scritto libri sull’argomento) grazie alle esperienze che ho fatto in questo campo a partire dalla fine degli anni 80 quando nel piccolo Comune dove abito (Rodano, 4400 abitanti) ho dato un contributo all’organizzazione dei primi passi della raccolta differenziata. Oggi il Comune è divenuto un “comune riciclone” perché si è raggiunta la percentuale del 76%.
Ma si può e si deve aumentare questa percentuale, senza cullarsi sugli allori come hanno già fatto e stanno facendo altri comuni e città del Nord, Centro e Sud Italia. Molti infatti affermano erroneamente che è facile arrivare ad una buona raccolta differenziata solo nei piccoli agglomerati.
 
Ecco due esempi che smentiscono questa diceria:
-          San Francisco (USA), 810.000 abitanti in un complesso metropolitano di circa 7 milioni di persone) aveva iniziato pochi anni fa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani ed a fine 2011 avevano già raggiunto la percentuale del 75% con l’obiettivo di arrivare al 100% nel 2020
-          Capannori, città di 47000 abitanti in Provincia di Lucca, dal 2005 ad oggi ha già raggiunto l’82% con punte del 90; anche Capannori si è prefissata di arrivare al 100% entro il 2020.
 
La soluzione del problema rifiuti sta tutta qui:
-          diminuire la creazione di rifiuti (cominciando dagli imballaggi eccessivi, spesso inutili)
-          raggiungere la raccolta differenziata totale ed il riciclaggio di tutti i vari componenti
 
Posso affermare che il mio nucleo familiare, pur essendo composto da sole 2 persone, che però spesso ospita amici e parenti, ha raggiunto una differenziazione di circa il 95%. In effetti la nostra raccolta differenziata familiare realizzata porta a porta con sacchi e bidoni è di circa un quarto rispetto alla media grazie a :
-          il 98% dei rifiuti organici è da noi trasformato in “compost”, il terriccio fertilizzante usato nel piccolo orto, per i vasi di fiori e piante e per gli alberi, senza che l’operazione crei odori o attrazione di mosche e altri insetti (so di alcuni che hanno fatto questa operazione sui balconi in mancanza di giardini)
-          contro una raccolta settimanale dei sacchi di indifferenziato (il cosiddetto secco), noi lasciamo un solo sacco pieno una volta ogni 3 mesi
-          idem per i sacchi per la plastica ed i metalli: contro una raccolta settimanale, un solo sacco, sempre pieno e mai mezzo vuoto come molti fanno, ogni 3 settimane (da decenni utilizziamo borse per la spesa e non i sacchetti di plastica; quei pochi che ci capitano da altri acquisti li riutilizziamo più volte).
-          e così per la carta, i metalli e il vetro (in Germania da sempre dividono il bianco dal verde e dal bruno).
 
Tuttavia il problema globale dei rifiuti, che sono andati aumentando in maniera incredibile negli ultimi decenni con l’aumento eccessivo dei consumi e degli sprechi, resta tuttora un problema mal risolto.
 
All’inizio si è ricorso alle discariche a cielo aperto con consumo di suolo e che hanno distrutto la natura che le circonda rilasciando gas ed inquinamento nell’ambiente che le circonda.
Quando lavoravo a New York (1989), vedevo sempre lunghi “treni” di chiatte cariche di rifiuti che trainavano in mare aperto per poi scaricarvi i rifiuti; con il risultato che tutti ormai conoscono: varie “isole” di plastica galleggianti in Atlantico e un piccolo “continente” nel Pacifico.
Poi, per disfarsi dei rifiuti, li abbiamo bruciati negli inceneritori con creazione di pesante inquinamento attenuato dai filtri, e del problema aggiuntivo dello smaltimento delle ceneri e dei filtri esauriti. Le cose sono migliorate grazie alla tecnologia, alla creazione di acqua calda e di elettricità, anche se il rendimento è nettamente inferiore alle altre sorgenti di energia.
 
In conclusione le discariche – che nessuno più vuole in Italia – e la combustione dei rifiuti devono essere solo soluzioni temporanee che devono cessare al più presto possibile, sostituite dal riciclo completo dopo la raccolta differenziata del 100%.
 
Per gli impianti di termovalorizzazione – ormai i semplici inceneritori sono solo una piccola minoranza - si deve fare comunque sempre molta attenzione a:
-          cosa si immette nei forni di combustione; se i rifiuti sono indifferenziati, vi sono alti rischi di inquinamento da gas pericolosi per la salute umana fino al cancro
-          che il forno sia mantenuto ininterrottamente in attività massima perché le temperature non devono mai scendere sotto i 900°C per evitare le stesse conseguenze del punto precedente.
 
Un solo esempio tratto dall’Appendice del libro edito nell’ottobre 2012 al paragrafo (d): Inquinanti:
“Diossina – E’ un gas prodotto dalla combustione dei rifiuti domestici indifferenziati a basse temperature (200-800°C) e con scarso ossigeno (per es.: accensione di cumuli di rifiuti dal basso; ricordate l’imbecillità degli incendiari a Napoli ed in altre città? N.d.r.), specialmente in presenza di:
-          ferro (barattoli di latta)
-          rame (residui di fili elettrici o di altre attrezzature domestiche, motori di piccoli elettrodomestici)
-          cloro organico per la presenza di sale (cloruro di sodio,, di calcio e di potassio)
-          il tutto insieme a materiale organico
I primi tre funzionano da catalizzatori, cioè da facilitatori del processo chimico di formazione del gas.
Alcuni isomeri della diossina, cioè di sostanze di composizione identica ma con struttura molecolare diversa, cono contenuti nei “particolati” (polveri) emessi nei fumi delle industrie di pesticidi per l’agricoltura.
La diossina ed i suoi isomeri sono altamente cancerogeni.
Vi sono alcune tecniche di abbattimento, ma solo se la combustione dei rifiuti avviene in impianti specializzati.
 
Per finire ribadisco che la soluzione del problema rifiuti sta nella presa di coscienza di noi umani del problema rifiuti, cosa non facile ma certamente possibile come hanno fatto per esempio a Capannori dove i cittadini affermano: “Qui ricicliamo tutto, l’immondizia è oro”. Questa rivoluzione culturale si estrinseca nel voler fare il bene del proprio Comune e delle proprie tasche. Infatti a Capannori da gennaio 2013 hanno iniziato la “tariffa puntuale”: ogni sacco da riempire con l’indifferenziata ha un codice utente; meno rifiuti consegni e meno paghi la tassa.
 
Invece a Roma (e in molte altre città) vi sono persone che non hanno ancora capito. Un paio di anni fa a casa di una nonna e di sua figlia (con due bambine di 12 e 14 anni), ambedue laureate, ambedue viventi in villa con giardino, mi era capitato di vedere la mancanza assoluta di differenziazione. Avevo raccontato ciò che si faceva a Rodano e l’informazione della tassa rifiuti diminuita del 40% quando la differenziata aveva raggiunto il 50% grazie alla vendita dei materiali differenziati da parte del Comune. Ebbene avevano risposto alla mia domanda, “perché non la fate?”, con queste parole:
“E il Comune cosa mi dà se facciamo la differenziazione? No comment.
 
A Milano, città che si è sempre atteggiata a guida ed esempio del progresso rispetto al resto d’Italia, hanno iniziato la raccolta dell’umido (organico) solo quest’anno, e la differenziata è ancora a poco più del 35%. No comment.
 
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/08/2013 @ 18:40:58, in L) Zero-carbonio, cliccato 517 volte)
ENRICO LETTA, IL DITTATORE DELL’AZERBAIJAN ALIYEV E I GASDOTTI VERSO L’EUROPA
 
Domenica 11 agosto il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri ha reso visita al Presidente dell’Azerbaijan per ringraziarlo della conferma della sua decisione di far arrivare il famoso TAP (Trans-Adriatic Pipeline) in Italia. Questo gasdotto che traverserà la Turchia, la Grecia e l’Albania, raggiungerà le coste del Salento in Puglia.
 
Non sto qui a ripetere quanto è stato raccontato e discusso (poco) ed anche esaltato da tutti i media questo progetto, tuttavia è utile sottolineare che il TAP è in concorrenza con altri due gasdotti, il South Stream russo (Gazprom) che arriverebbe nei pressi di Tarvisio ed il “Nabucco” voluto dall’UE che ha un percorso simile al South Stream, ambedue pensati per evitare i ricatti dei paesi dell’Europa orientale, Ucraina e Bielorussia attraverso i quali passano gli attuali gasdotti del gas russo. Inoltre la strategia energetica europea è quella di differenziare la dipendenza l’origine degli approvvigionamenti di gas che attualmente sono principalmente di origine russa.
 
Se desiderate approfondire l’argomento, su Internet troverete tutto, compreso la “rivolta” dei salentini “No TAP”.
In conclusione risulta chiarissimo che vi sono in ballo interessi enormi di vari paesi ma soprattutto di società energetiche con relativi miliardi di Euro di investimenti.
 
E’ vero che il gas naturale (quello che noi chiamiamo metano) è una fonte energetica decisamente meno inquinante delle altre due fonti fossili, il carbone ed il petrolio, tuttavia queste decisioni europee e italiane di favorire il consumo di gas cozza contro quella di liberarsi da tutte le fonti fossili utilizzando in quantità sempre maggiore quelle alternative e rinnovabili volute dall’Unione Europea e da numerosi paesi europei, soprattutto del Nord. Per esempio è ormai certo che gli impianti di sistemi eolici off shore (in mare aperto) nei Mari del Nord e Baltico, una volta completati fra 5-6 anni, offriranno ai paesi che si affacciano su quei mari una capacità produttiva di energia elettrica 4 volte il fabbisogno attuale. Un altro esempio è la Danimarca la quale ha deciso che nel 2030 sarà al 100% autosufficiente utilizzando solo fonti non inquinanti.
 
In Italia, dove abbiamo venti costanti in quantità inferiore ai mari del nord Europa (ma la tecnologia va sempre avanti con nuovi sistemi molto più efficienti che fanno ben sperare per un maggiore utilizzo dell’eolico anche in Italia), possediamo però un numero di ore diurne annue rispetto al Nord Europa, soprattutto in inverno ove la domanda di energia è maggiore e potremmo sfruttare la luce coscienziosamente; anche in questo campo la tecnologia sta facendo passi da gigante…
 
Sono quindi molto deluso (avevo scritto “un po’”, ma poi l’ho cancellato e l’ho sostituito con “molto”) del comportamento del nostro Enrico Letta che ha spesso affermato la sua (e del Governo) politica in favore dell’ambiente mentre poi conferma ed avalla ufficialmente la politica energetica di tutte le società legate all’utilizzo di fonti fossili, cominciando dall’ENI (si parla anche di incrementare l’utilizzo del carbone) che evidentemente fanno unicamente i loro interessi con il risultato di provocare l’aumento dell’inquinamento ed il deterioramento dell’ambiente a scapito della nostra salute.
 
Nel mio ultimo libro sull’ambiente ho menzionato lo studio di 2 scienziati americani che hanno dimostrato che il mondo intero può sganciarsi 100% da tutte le fonti energetiche fossili inquinanti utilizzando il sole, l’acqua ed il vento. Non ho mai sentito raccontarlo dai media in maniera esaustiva salvo una sola volta in un articoletto brevissimo e non chiaro su “L’Espresso” di poco meno di due anni fa; e sembra che nessun politico ne sappia qualcosa
 
Di Gennaro Aprea (del 26/10/2013 @ 15:30:25, in L) Zero-carbonio, cliccato 529 volte)
 
MARADONA OPPURE SVILUPPO DELL’ATTIVITA’ INDUSTRIALE ITALIANA ?
 
Su Radio3 alle 10 di mattina c’è una interessante trasmissione durante la quale alcuni personaggi discutono su un argomento che è stato oggetto di domande degli ascoltatori al conduttore nella precedente trasmissione “Prima Pagina” dalle 7.15 alle 8.45.
 
Di solito alle 10 sono già al lavoro però quella mattina  (lunedì 21 ottobre) vi erano state, fra i vari argomenti delle domande, un paio che riguardavano l’affare Maradona nella trasmissione di Fazio “Che tempo che fa” della domenica precedente ed un’altra di una signora veneta che aveva lamentato una cosa importantissima (almeno per me, e spero anche per molti altri lettori).
Prima della domanda la signora aveva raccontato una sua esperienza negativa. Ecco il riassunto:
-          avendo deciso di usufruire del rimborso del 65% sui pagamenti delle fatture a fronte di attività edili e di prodotti industriali finalizzati al risparmio energetico delle abitazioni, ho deciso di sostituire tutti gli infissi (finestre e porte-finestre), istallare pannelli fotovoltaici ed acquistare un condizionatore
-          infissi – mi hanno offerto infissi fabbricati in Germania
-          pannelli fotovoltaici – mi hanno offerto (l’ENEL) pannelli tedeschi con celle cinesi (ndr. su tecnologia tedesca)
-          condizionatore – tutte marche straniere, Tedesche, giapponesi, coreane e taiwanesi; quest’ultima aveva il miglior rapporto qualità-prezzo
-          domanda: è possibile che lo Stato spenda il 65% dell’importo totale per far sviluppare le industrie non “made in Italy”? e che solo una piccola parte della spesa in pagamento del lavoro edile e delle istallazioni?
Risposta del conduttore (Dr. Tarquinii, direttore de L’Avvenire): sicuramente l’industria italiana può offrire gli stessi prodotti…risposta manchevole di precisazioni quindi insufficiente.
 
Miei commenti:
 
1)     Ho aspettato invano fino alla fine della trasmissione per vedere se si parlasse di questo secondo argomento; è possibile che la polemica-tiritera su Maradona sia considerata più importante di ben altri importanti problemi come questo e si sia abbassata al livello di un “gossip”?. Abbiamo problemi di “ripresa economica” e quindi di disoccupazione; il governo favorisce le attività di risparmio energetico, recentemente anche con promozione sulle TV, e gli installatori italiani (ENEL)  offrono prodotti costruiti all’estero!
2)     Conosco tuttavia numerose persone di una certa età o piccoli condomini composti di persone anziane i quali, nonostante l’interessante rimborso del 65% hanno rinunciato perché questo rimborso è rateizzato in 10 anni (mentre qualche anno fa per le persone superiori a 65 anni era di 3 anni); altri hanno fatto fare i lavori in nero però hanno ottenuto sconti molto attraenti dalle imprese che non hanno ovviamente fatturato
3)     Qualche tempo fa in questa stessa Sezione “Zero Carbonio” sono apparsi alcuni articoli su questo argomento (30 maggio, 8 giugno e 29 giugno 2013) intitolati “motorino d’avviamento” (dell’economia italiana). Sono al corrente della disponibilità di offerta dell’industria italiana a prezzi e qualità concorrenziali, quindi ritengo inammissibili. i comportamenti degli installatori.
4)     Purtroppo non possiamo, secondo le leggi europee e gli accordi commerciali internazionali, discriminare le industrie straniere stabilendo rimborsi in percentuale minore per i prodotti esteri (non sono al corrente per i cinesi, coreani e i taiwanesi) tuttavia ci vorrebbe almeno una presa di coscienza da parte dei cosiddetti “stakeholders” italiani, cominciando dal governo  e dalle imprese interessate, per non dire dei clienti finali. Spero che siate d’accordo con me.
 
Risposta alla domanda del titolo: Sono certamente più importanti i problemi dell’economia italiana!
Penso che tutti voi siate d’accordo.
Appello ai dirigenti RAI, si prega di prenderne atto per il futuro!
 
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