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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 24/05/2014 @ 16:51:29, in L) Zero-carbonio, cliccato 688 volte)
DOBBIAMO TRIVELLARE ANCORA L’ADRIATICO PER OTTENERE PETROLIO E GAS?
 
A seguito dell’intervista del Messaggero a Romano Prodi del 18 maggio scorso, vi sono stati numerosi interventi e commenti sui vari media: Fra gli altri, durante la trasmissione Prima Pagina di Radio 3 condotta questa settimana da Perluigi Vercesi, direttore di “Sette”, ne ho sentite di tutte e di belle, soprattutto da parte degli ascoltatori che telefonavano.
Per mettere un po’ di chiarezza, è necessario ricordare che Romano Prodi aveva detto nell’intervista che l’Italia potrebbe/dovrebbe ricavare dai giacimenti nell’Adriatico 22 milioni di tonnellate di petrolio che darebbero luogo a investimenti e ad elevati impieghi di mano d’opera, oltre al risparmio di petrolio finora importato.
Proprio oggi nella trasmissione “Ambiente Italia” della RAI, il Dr. Luca Pardi del CNR di Pisa, che si occupa di riserve di petrolio a livello mondiale, ha dimostrato che 22 milioni di tonnellate costituiscono circa un terzo dei nostri consumi di prodotti petroliferi di un anno, quindi si tratta – parole sue – di una grande “frottola”. Un altro partecipante, Presidente dell’Associazione Italiana dei Geologi, ha affermato che è molto probabile che trivellazioni ed estrazioni di petrolio e gas possano provocare terremoti in quella zona
 
Sulla base di questa situazione, che già conoscevo ma non avevo riscontri così validi, mi sono deciso a scrivere un messaggio al dottor Vercesi che riporto integralmente perché ritengo sia utile a più di una persona fra quelle che mi leggono, cioè quelle a cui interessano i problemi energetici e l’impatto delle fonti di energia fossili sull’ambiente. Eccola:
 
 
Egregio Dottor Vercesi,
 
ho molto apprezzato la sua dichiarazione di oggi con la quale ella ha messo in evidenza l’importanza dell’impatto derivante dell’uso delle energie, non solo sul paesaggio ma anche sulla nostra salute.
Mi occupo di energie e di problemi ambientali da decine d’anni e continuo a studiare e fare opera di diffusione (conferenze, libro, corsi, convegni, ecc.)
Ci sono troppi luoghi comuni sulle conseguenze delle fonti di energia fossili (carbone, petrolio e gas) e sulle sue soluzioni. Fra i tanti ce n’è uno importante che deve cadere al più presto possibile perché è falso: “le fonti di energia rinnovabili non riusciranno mai a sostituire quelle (cosiddette) tradizionali, cioè le fossili”. Un secondo è quello che afferma: “le fonti rinnovabili hanno un costo superiore alle tradizionali”. Anch’esso è falso perché le potentissime lobby delle fossili volutamente dimenticano gli alti costi sociali, quelli sulla natura e sul clima (vedi 5° Rapporto IPCC 9/2013-3/2014) derivanti appunto dall’uso delle fossili.
Quasi nessuno conosce le dimostrazioni di numerosi scienziati americani (cittadini degli USA che sono i maggiori inquinatori del mondo pro-capite) che dimostrano la necessità e la possibilità di sostituire tutte le fonti fossili e la nucleare con le rinnovabili.
tre soli esempi:
1)  Studio di fattibilità del 2011 di Mark Delucchi e Mark Jacobson di 2 università californiane (Davis e Stanford) sulla reale possibilità di sostituire tutte le fonti attualmente usate nel mondo con acqua (idro, correnti, maree, onde), sole, vento e geotermia. Esse possono coprire tutti i fabbisogni dell’aumento dei consumi dei prossimi 20 anni (sopratttutto quelle dei grandi paesi in via di sviluppo accelerato) e sostituire le attuali nei successivi 30 anni (lo studio esteso è presso di me) con un sistema di “smart grids”
2) Jeremy Rifkin Presidente della Foundation on Economic Trends, ha dimostrato con la sua “Terza Rivoluzione Industriale” (del 2009 ma disponibile in edizione italiana dal 2013) con l’uso diretto ed indiretto dell’idrogeno ed il sistema di smart grids
3) James Hansen astrofisico e climatologo che ha dimostrato (G8 2010 all’Aquila) la necessità di diminuire immediatamente l’emissione di gas serra (CO2 da combustione delle fossili ed emissioni dirette di metano) al fine di contenere le temperature mondiali di più di quanto affermi l’IPCC, per evitare l’aumento oltre i 2°C per la fine del secolo.
 
In conclusione dobbiamo pensare urgentemente a un programma energetico nazionale, europeo e mondiale in termini di de-carbonizzazione, non di aumento dell’uso delle fonti fossili, soprattutto evitando il carbone che costituisce più del 35% dei consumi mondiali e che in Italia sta crescendo grazie al suo prezzo apparentemente più interessante; apparentemente perché, per abbattere l’inquinamento (solo parzialmente) i costi finali per la produzione di energia elettrica sono elevatissimi. E dobbiamo aumentare anche i consumi di elettricità in ogni settore del fabbisogno energetico.
 
Cordiali saluti
Gennaro Aprea
 
In conclusione voglio ribadire che ancora molte persone, compreso Romano Prodi, non hanno ancora capito che è necessario un cambiamento radicale nelle politiche energetiche nel più breve tempo possibile per evitare di giungere ad una situazione di non ritorno che porterebbe il mondo intero alla distruzione. La tecnologia potrà aiutare, ma è obbligatorio una svolta mentale dei decisori.
 
Di Gennaro Aprea (del 12/03/2014 @ 18:15:23, in L) Zero-carbonio, cliccato 556 volte)
PARLIAMO UN PO' DI RIFIUTI
Ho mandato questa lettera alla Responsabile dell'Ufficio Ambiente del Comune di Rodano dove risiedo dal 1969. Ritengo che sia interessante per i lettori che si interessano di problemi di miglioramento del nostro comportamento di cittadini consumatori e utilizzatori di imballaggi 
 
 
Cara Ada,
 
da vecchio conoscente, ogni tanto mi permetto di fare due chiacchiere con te sui rifiuti perché ritengo che l’ottimizzazione della raccolta differenziata sia cosa importante, quindi necessaria nell’interesse di tutti noi cittadini. Se si facessero ulteriori progressi in questo servizio, il Comune potrebbe risparmiare una interessante quantità di Euro che mancano sempre a tutte le amministrazioni comunali in Italia, salvo poche eccezioni le quali dimostrano che il miglioramento è possibile anche in questo settore, nonostante la situazione italiana sia ancora molto lontana dai programmi fissati dalla Commissione Europea,
 
So benissimo che Rodano è diventato un “Comune riciclone” con il 76% circa di selezione ed in questo tu hai il merito di aver gestito bene il servizio. Tuttavia sono certo – e lo dimostrerò subito – che questa percentuale può aumentare grazie ad una migliore organizzazione (si possono modificare alcuni termini del contratto di appalto mediante un’adeguata trattativa) ma soprattutto con una accurata comunicazione alle famiglie.
 
La dimostrazione riguarda il comportamento della la mia famiglia, composta da due adulti pensionati, che consuma 3 normali pasti al giorno (quando lavoravamo ambedue a Milano il pranzo era consumato fuori casa), che ha un giardino e molta attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti domestici e di quelli portati all’Area Ecologica Comunale.
Ho iniziato dunque ad annotare per 12 mesi da Marzo 2013 a fine Febbraio 2014 le quantità ed i giorni nei quali ho lasciato sul marciapiede i sacchi, i secchi, la carta e i rifiuti del verde.
1)      SECCO o indifferenziato – ritiro programmato dal contratto: ogni martedì, cioè 52 volte l’anno. Sacchi semitrasparenti da noi lasciati in 12 mesi: 5 (cinque)
2)      PLASTICA e METALLI – ritiro programmato dal contratto: ogni giovedì, cioè 52 volte l’anno; sacchi gialli esposti nei 12 mesi : 15 (quindici)
3)      CARTA in scatole o pacchi legati - ritiro programmato ogni martedì, cioè 52 volte/anno lasciati nell’anno: 12 (dodici) volte, tutta carta pulita, ad esclusione della carta oleata e di quella sporca che vanno nel secco e nell’organico; in media un’equivalenza di 4 scatole (50x40x30cm) per volta
4)      ORGANICO – ritiro programmato 2 volte la settimana, cioè 104 volte l’anno; lasciati nell’anno 12 sacchetti singoli biodegradabili; la ragione è che da sempre faccio compostaggio e nei sacchetti vi sono solo carta sporca, ossa di vari tipi di carne, teste e spine di pesce e gusci d’uovo, perché non posseggo un trituratore
5)   AREA ECOLOGICA COMUNALE – portiamo tutto ciò che è previsto, oli vegetali usati, lampadine, rifiuti ingombranti, apparecchi elettronici, ecc.
6)   VARIE batterie usate, medicinali scaduti: lasciati negli appositi ricevitori.
  
Da notare: il 100% dei sacchi sono lasciati sempre pieni, il secchio del vetro ugualmente; nel sacco della plastica i metalli sono sempre tutti insieme in un sacchetto di plastica chiuso.
L’erba del prato (800 mq.) viene lasciata sul prato perché il tosaerba la macina sminuzzandola e rendendola concime.
In conclusione ritengo che la nostra raccolta differenziata sia superiore al 95%.
 
Commenti: passando per le strade di tutto il Comune continuo a vedere, davanti alle case con giardino che hanno meno problemi di spazio per alloggiare i contenitori dei rifiuti:
-       raramente i sacchi della plastica e del secco sono pieni, oppure spesso vi sono addirittura due sacchi riempiti a metà         
-       quasi tutte le famiglie che posseggono un giardino – e sono molte - potrebbero fare “compost”, contribuendo così a migliorare le finanze del Comune e risparmiare sui sacchetti biodegradabili
 
In conclusione la cosa più importane è eliminare gli sprechi e quindi la spesa per il ritiro tutti i sacchi distribuiti che sarebbero in numero decisamente inferiore.
 
Ti ringrazio per l’attenzione e ti saluto cordialmente
 
Gennaro Aprea
 
PS – ci farebbe piacere conoscere il risultato del sondaggio presso i Rodanesi (2013) circa la bontà del servizio, e della domanda fatta alle famiglie se avrebbero gradito una nuova tassazione basata principalmente sul minor peso percentuale del secco, oltre ai mq e al numero dei componenti l’abitazione. Credo che queste notizie potrebbero interessare anche tutti i Rodanesi.
 
Di Gennaro Aprea (del 05/03/2014 @ 18:31:16, in L) Zero-carbonio, cliccato 489 volte)
 
MALA INFORMAZIONE
 
Qualche giorno fa ho ascoltato una telefonata fatta a Gian Antonio Stella, famoso ed ottimo editorialista del Corriere della Sera e rinomato scrittore, il quale conduceva “Prima Pagina” di Radio 3. Devo dire francamente che sono saltato sulla sedia perché le dichiarazioni di chi chiamava erano a dir poco assurde.
 
Infatti la telefonata è stata di una signora di Italia Nostra, una delle molte (troppe) associazioni ambientalistiche italiane, se ben ricordo, dalla Puglia.
Ha attaccato brutalmente le energie rinnovabili, in particolare le torri eoliche istallate nella sua Regione che hanno, a suo parere, deteriorato il paesaggio, così come le enorme distese di pannelli fotovoltaici che hanno tolto terreno alle produzione agricole.
Il giorno successivo ha chiamato un altro signore che ha anche lui lamentato la distruzione del paesaggio delle colline del Leopardi nelle Marche per le istallazioni di pannelli fotovoltaici.
Ambedue hanno fatto intendere che sarebbe meglio non sviluppare affatto l’uso delle energie rinnovabili lasciando pensare che è meglio interrompere la loro adozione e continuare ad usare quelle “tradizionali”, eufemismo per definire le energie fossili (carbone, petrolio e gas) e l’energia nucleare, cioè quelle che causano si gravissimi danni alla natura, al paesaggio e in generale alla salute umana, alla biodiversità, al clima, ed infine che provocano il riscaldamento globale.
Questa è cattiva e falsa informazione e cercherò di dimostrare che quella signora, proprio perché appartiene ad una associazione ambientalista, fa della pessima informazione.
 
Torri eoliche
Iniziamo a parlare di danni al paesaggio dando uno sguardo a due foto
 
 
 
 
Le torri eoliche devono essere istallate dove non si presenta “rugosità”, cioè qualsiasi costruzione o ostacolo (es. abitato, alberi, ecc.) che interrompono il libero flusso del vento, altrimenti l’efficienza non è ottimale; quindi l’ideale è di istallarle in mare o in terreni incolti, e brulli non adatti per le coltivazioni di qualsiasi genere.
I tralicci per il trasporto dell’energia elettrica ad alta tensione possono - e sono già – istallati ovunque, sono di aspetto peggiore delle torri eoliche. Il fatto è che siamo abituati a vederli da decenni e non ci facciamo più caso. Voglio ricordare che pochi anni fa un traliccio esistente in Svizzera e costruito a suo tempo in una foresta alpina, a causa di forti eventi meteorologici, si abbatté sugli alberi, i cavi si spezzarono dandogli fuoco e mezza Italia rimase al buio per un paio di giorni. La loro presenza è visibile ovunque, compreso nei pressi di abitati vicini a complessi industriali o simili. Infine vi è un inquinamento elettromagnetico prodotto dalle linee elettriche ad alta tensione.
Se vi sono stati degli abusi nell'istallazione delle pale eoliche, ciò è dovuto principalmente alle leggi e regolamenti italiani emanati da persone (compresi i parlamentari) non competenti e da amministrazioni locali “compiacenti”; per non parlare della burocrazia.
 
Fotovoltaico
E’ vero che vi sono stati degli abusi da parte di proprietari terrieri che hanno istallato o fatto istallare grandi distese di pannelli su terreni coltivabili (o con scarsa coltivabilità?), ma la colpa dei loro comportamenti è condivisa anche in questo caso da leggi, regolamenti, burocrazia e dalla condotta degli amministratori locali.
La legge è stata corretta da tempo ed ora proibisce le grandi istallazioni di fotovoltaici su terreni coltivabili; gli agricoltori possono utilizzare solo i tetti degli edifici ove abitano o di capannoni necessari alla produzione agricola e di allevamento.
 
Sono dunque particolarmente infuriato per quella pessima informazione proveniente da una rappresentante di Italia Nostra che dovrebbe essere informata delle conseguenze del continuo uso delle fonti fossili e che dà notizie allarmistiche e volutamente errate
 
 
 
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