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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gennaro Aprea (del 19/04/2009 @ 12:01:51, in C) Commenti e varie, cliccato 634 volte)
ANCORA SUL TERREMOTO E LE RAGIONI DEL DISASTRO
C’è qualcosa in più oltre le costruzioni mal fatte?
 
Ho ricevuto da una ormai frequente collaboratrice del sito, una notizia che non avevo ancora mai sentito o letto sui media, TV radio e stampa.
Si tratta di un accorato appello di un geologo il quale lamenta che la sua categoria professionale non sia ascoltata quando si tratta di programmare e progettare costruzioni in aree sismiche.
Fra l’altro dice:
“Si parla di case (mal costruite) ma non di suolo, di terremoto come energia, senza la quale non sapremmo nulla sul pianeta….Prendiamo iniziative serie…gli organi ufficiali non ci ascoltano e i giornali impazzano con totali fesserie….Basta con le città senza relazione geologica nei piani regolatori, o (al massimo) come appendice per le carte colorate…denunciamo chi non ha autorizzato a fare le carte geologiche…..
Basta, basta, nessuno si è vergognato di fronte alle 300 bare, nessuno si domanda: ma la casa su che poggia, sull’aria? Che cosa è l’effetto sito? Che cos’è l’amplificazione di un’onda sismica?....”
Poi vi è un resoconto di un intervento del Docente di geologia ambientale Prof. Enrico Miccadei a una delle trasmissioni di Porta a Porta dei primi giorni subito dopo il disastro (che io non ho avuto modo di ascoltare e vedere) di cui riporto quanto a sua volta riportato da un ascoltatore (Capelli, Presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia).
Miccadei chiede a Vespa: 
“Nelle trasmissioni che lei sta facendo, giustamente sulla sua città, non ho mai visto una sezione geologica della città dell’Aquila. Il problema è qui, non (solo) nelle costruzioni”. Poiha fatto una domanda semplicissima  : “Chi ha fatto il piano regolatore della città? C’è la relazione geologica? Di quanti anni è? Non basta intervistare politici e presidenti degli ordini. La città dell’Aquila ha un’evoluzione geologica molto complessa. E’ una depressione riempita da depositi lacustri, lime e argille, fluviali, ghiaie calcaree e brecce calcaree di versante, dovuti a vecchi versanti, su cui pascolavano elefanti e ippopotami: Questo – lei mi dirà – che c’entra? Mettiamolo su una sezione geologica, mettiamoci le faglie e poi mettiamoci sopra le case del 1000, 1200 , 1600 ecc., fino a quelle di oggi comprese…
“L’ospedale…l’ospedale è costruito su depositi alluvionali e questi amplificano le onde. E su cos’è che bisogna ragionare? Quando un’onda sismica si sprigiona ed incontra rocce diverse, si amplifica, e amplificandosi travolge tutto e rompe anche dove sembrerebbe di no, anche dove le costruzioni sono fatte con metodi antisismici. L’Aquila è studiata da sismologhi di tutto il mondo: la faglia Pizzoli/Barete-l’Aquila-Valle dell’Aterno fino a Sulmona, è pubblicata a livello internazionale. Perché questo non si trasforma in cultura delle costruzioni? Gli ingegneri, architetti, i geometri, tutti gli ordini potentissimi, devono dire perché non fanno fare la relazione geologica, perché a Pescara una relazione costa 50 € lordi…ed i geologi sono conniventi e non si impongono; facciamolo, e così la gente capirà. Per questo sono cadute tutte le case nuove di Aquila ovest ed est; il piano regolatore ha fatto costruire su conoidi di versante e queste (case) si sono liquefatte al terremoto. Ragionare con i geologi va bene e con quelli bravi significa PREVENIRE; e questo ci eviterà di contare altre 300 bare; questo significa ricostruire con criterio, questo significa pianificare bene sul territorio. Questo già succede in California, in Turchia, in Giappone.
Lei è potente e l’ascoltano tutti: faccia dire delle cose serie e non le solite fesserie sui terremoti, come dopo S.Giuliano, Irpinia, ecc., faccia iniziare una nuova cultura di educazione geologica”.
Io sono completamente ignorante di questi argomenti tecnici, però le parole dette a BrunoVespa mi sembrano ragionevoli. Mi dispiace che non siano state divulgate e ben comunicate dai media finora. Speriamo che le “autorità competenti” – si fa per dire – ne prendano conoscenza ed agiscano di conseguenza.
                                                                              
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Di Gennaro Aprea (del 23/04/2009 @ 13:00:50, in G) Ricette, cliccato 1171 volte)
L’ARECATATA (  o ARECANATA) (piatto estivo…ma anche no)
 
Questo piatto mi è stato offerto da una cara amica napoletana vedova di un signore calabrese. Perché questi dettagli? La questione sta nell’incertezza dell’origine, perché potrebbe essere di origine napoletana, così come provenire dalla Calabria, terra di grandi sapori. Ho assistito alla discussione su questo fatto fra lei ed il fratello, anche lui nostro amico fraterno. La mia conclusione è che forse, al tempo del Regno delle due Sicilie, anche i menu si fondevano e si “inter-comunicavano” quando si trattava di cose buone
L’ho trovata così appetitosa e rapida da preparare che la passo a quelle/i cui piacciono le cose semplici e gustose al tempo stesso.
Si tratta di un primo a base di pasta. Però ci vorrebbe un tipo di pasta che non è facile da trovare, cioè i “mezzanelli” (1), tipica pasta napoletana, che sono come gli “ziti” cioè la pasta lunga da spezzare per il “ragù” napoletano che non ha niente a che fare con l’ottimo bolognese. I mezzanelli (esistono anche i “mezzani”) sono di minore diametro degli ziti (ma più grossi dei bucatini) e si spezzano come gi ziti, perché anche quando sono cotti sarebbe difficile avvoltolarli sulla forchetta.
E veniamo agli ingredienti e alla preparazione.
 
Per 4 persone:
-          450 gr. di mezzanelli da spezzare disordinatamente in lunghezze varie (dai 4 ai 7 cm)
-          Pomodori freschi (preferibilmente ciliegini o di Pachino), oppure pelati ben scolati: 200-250 gr. tagliati a pezzetti
-          Arec(a)t(e) (origano) abbondante
-          Aglio abbondante (partner, amici e colleghi permettendo) cioè almeno un grosso spicchio
-          Basilico fresco, quando c’è
-          Abbondante pecorino piccante (sardo o romano) da grattugiare : minimo 100 gr.
-          Olio: è bene esser prodighi
-          Sale: è bene esser prudenti
Mescolare bene il tutto a crudo, escluso la pasta naturalmente, che invece avrete fatto bollire a parte in acqua salata per il tempo necessario a mezza cottura, e che alla fine mescolerete al condimento.
Infornare il tutto a 180°C finché non vedrete che la pasta assume un leggero colorito e un po' di crosticina; durante la cottura in forno è bene tirare fuori la tegila un paio di volte per mescolare e far bagnare bene di olio la pasta.                
 
 
(1) Il pastificio Russo di Pomigliano d’Arco possiede questi formati - cercarlo su Google, chiedere il punto vendita del vostro Comune. Se non trovate i mezzanelli, sono preferibili i bucatini agli ziti, sempre spezzati.
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Di Gennaro Aprea (del 24/04/2009 @ 18:20:41, in M) Satira e Umorismo, cliccato 556 volte)
MAZZATE E GUAIE ARREVANO TUTTE ‘NZIEME (vecchio proverbio napoletano)
 
Non mi piace parlare di me, però quando mi capita l’occasione di auto-prendermi in giro, allora faccio un’eccezione alla regola.
Nella settimana precedente la Pasqua sono stato menzionato tre volte sulla stampa, la prima su un mensile di Rodano edito da una a parrocchia nel quale c’è la recensione di uno spettacolo e si parla di me in quanto “vecchio Conte Roberto” in una commedia degli Scombinati (la compagnia teatrale dilettantistica di Rodano) alla quale ho partecipato; la seconda volta in un settimanale locale “La Gazzetta della Martesana” (giornale che si occupa delle vicende della zona dove scorre questo famosa naviglio lombardo); la terza in un giornale nazionale, ancora nella cronaca lombarda.
I giornalisti di questi due ultimi hanno scoperto questo sito che è stato lodato ma, stranamente, i titoli erano pressoché identici, cioè mi hanno affibbiato il titolo di “nonno blogger” a causa della mia età “avanzata”. Ed avevano anche ripreso la foto che appare nell’intestazione
Infine ho ricevuto, sempre in quella settimana, un catalogo pubblicitario della D-mail (vendite per corrispondenza) riservato agli anziani….
Il risultato è stato che io, senza figli, e tanto meno nipoti, mi sono sentito per la prima volta un vecchietto, cosa che in fondo sono, ma devo ammettere che questo pensiero finora era stato sempre rifiutato nel mio subcosciente.
Bene mi devo rassegnare, sono davvero nella terza età e mi sto avvicinando a grandi passi alla quarta… Gennaro: nun pazzià’ a fa’ o giuvinotto!
 
PS – penso che sia il titolo che l’ultima frase, ambedue in napoletano, non abbiano bisogno di traduzione
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